The Loudest Voice: Roger Ailes e la voce altisonante della destra statunitense

Nel corso del mese di dicembre 2019 è andata in onda su Sky Atlantic la serie TV in sette puntate The Loudest Voice. Sesso e Potere.

Sviluppata da Alex Metcalf (sceneggiatore di serie come The Mindhunter) e Tom McCarthy (regista di film tra cui Il caso Spotlight) e basata sul libro del giornalista Gabriel Sherman The Loudest Voice in the Room, la serie racconta la nascita e la crescita del canale Fox News, dalla sua fondazione allo scandalo sessuale che ha coinvolto il suo controverso amministratore delegato Roger Ailes.

Nato a Warren, Ohio, nel 1940, Ailes, fu consigliere chiave per i presidenti repubblicani Richard Nixon, Ronald Reagan e George W. Bush. Nel 1995, dopo essere stato licenziato dalla NBC per comportamenti molesti ai danni delle sue sottoposte, incontrò il magnate dell’editoria Rupert Murdoch che lo assunse per creare all’interno del suo gruppo editoriale un canale TV dedicato all’informazione h24, battezzato Fox News. Come nei propositi di Ailes, Fox News diventerà “the loudest voice in the room”, ossia la voce più forte nella stanza, uno strumento in grado di imporre un’agenda rigidamente conservatrice alla politica, attraverso uno sguardo filtrato sulla realtà e una tendenza a semplificare e a spettacolarizzare quanto più possibile le notizie. Ailes portò in tv contenuti reazionari e populisti, in aperto contrasto col mondo liberal dell’informazione (termine tradotto erroneamente in “liberale” e non in un più calzante “progressista” nella versione italiana dei dialoghi) che accusa a più riprese di detenere il controllo dei media.

Il bersaglio preferito delle sue innumerevoli invettive diventa il canale dominante del panorama all news alla fine degli anni Novanta, la CNN, che definisce spesso e con disprezzo “Clinton News Network”. “La gente non vuole essere informata, vuole sentirsi informata”, afferma in una delle battute simbolo della prima puntata. E ancora in un dialogo col giornalista Joe Lindsay (interpretato da Emory Cohen) nella quarta puntata: “Alla Fox, abbiamo uno o due semplici punti e li ripetiamo in continuazione. E alla fine si arriva al punto in cui, nella mente delle persone, questa è la verità che conoscono meglio.” Le logiche televisive in un paese in cui sono i “telegiornali a dettare legge” (altra battuta simbolo dell’intera serie) arrivano così a sovrastare l’etica dell’informazione ed Ailes, consapevole del potere dei notiziari di influenzare il pubblico, fa del mezzo televisivo uno strumento a proprio uso e consumo, imbottendo le trasmissioni di ideologia razzista e misogina, notizie false e contenuti privi di qualsiasi fondamento. Fu proprio Fox News a divulgare le presunte prove che giustificarono la guerra in Iraq nel 2003 oppure a infiammare la retorica contro Barack Obama, accusato di essere musulmano e socialista. E dietro a tutto, onnipresente e onnisciente, c’era lui, Roger Ailes.

Nell’arco delle sette puntate, intitolate con il relativo anno di ambientazione, prendono forma due interi decenni della storia americana. Si parte dal sodalizio fra Ailes e Murdoch e il debutto di Fox News, per passare all’attentato alle Torri Gemelle; la conquista della Casa Bianca da parte di Barack Obama e la sua rielezione, per arrivare infine, al periodo compreso fra l’inizio della parabola politica di Donald Trump, e il momento in cui le accuse di molestie sessuali contro Ailes vengono rese pubbliche.

La caduta di Roger Ailes cominciò il 6 luglio del 2016 con la denuncia dell’ex conduttrice Gretchen Carlson, la quale rivelò di essere stata licenziata dal canale per non aver accettato le avancesdel suo capo ed essersi lamentata con lui del comportamento avvilente del suo co-presentatore Steve Doocy. Negli Stati Uniti l’eco della vicenda fu vastissima. Il polverone sollevato dalle dichiarazioni di Carslon fu alimentato dopo breve tempo da numerose altre testimonianze simili, venute fuori da una indagine indipendente ordinata da James e Lachlan Murdoch (figli di Rupert) sulla condotta di Ailes. A quel punto anche la superstar di Fox News, Megyn Kelly, divenuta celebre nell’estate del 2015 quando contrastò in diretta tv la misoginia di Donald Trump, affidò a un noto studio legale newyorchese una causa per molestie. Fu il colpo di grazia. Roger Ailes non poté usare contro la Kelly l’argomento usato per screditare la denuncia di Gretchen Carlson, ossia che le accuse sarebbero state una vendetta e una ritorsione da parte di una giornalista delusa per mancate opportunità di carriera. La vicenda giudiziaria si chiuderà con un accordo tra la Carlson e la Twenty Century Fox (gruppo proprietario di Fox News e controllato dai Murdoch) che riconoscerà alla conduttrice pubbliche scuse e un cospicuo risarcimento economico. Dal canto suo, Roger Ailes darà le dimissioni da ogni incarico in Fox Newse accetterà di diventare consulente per la campagna elettorale di Donald Trump. Ailes morirà il 18 maggio 2017 per le conseguenze di una caduta in casa.

A partire da film come Dentro la notiziadi James L. Brooks (1987) e Sesso e potere(1997) di Barry Levinson, fino ad arrivare a serie TV quali The Newsroom(2012) o The Morning Show (2019), l’evoluzione del rapporto fra opinione pubblica e mezzo televisivo è da decenni oggetto di attenzione costante per il mondo del cinema e della TV. E proprio le interconnessioni fra il giornalismo televisivo e la politica sono fra gli aspetti centrali della serie The Loudest Voice.La serie racconta un momento cruciale del panorama mediatico statunitense negli anni a cavallo del nuovo millennio: lo sviluppo di programmi all newsnei canali via cavo, in un mercato televisivo dominato dalla CNN e in cui duellano colossi come Disney, Microsoft e Twenty – Century Fox per accaparrarsi fette di pubblico sempre più ampie. Con i suoi programmi urlati, faziosi e spregiudicati Fox Newsdiventò nell’arco di un decennio dal suo lancio nell’etere il canale più seguito degli Stati Uniti, superando infine anche CNN. La serie tratteggia il profilo di Roger Ailes come un uomo senza scrupoli, dedito alla manipolazione delle persone in ogni aspetto della sua vita, dall’ambito lavorativo, dove per decenni ha molestato qualsiasi donna avesse avuto a che fare con lui, alla vita privata, quando grazie al giornale locale comprato dalla moglie Beth aizza i suoi concittadini gli uni contro gli altri con una campagna diffamatoria contro il consiglio comunale perché gli era stato notificato l’esproprio di una parte della sua tenuta per la costruzione di una strada.

Sullo schermo Roger Ailes ha la stazza mastodontica e il volto dai lineamenti stravolti di Russell Crowe. Nonostante l’impressionante lavoro di trucco protesico che lo rende irriconoscibile, Crowe regala una prova d’attore superlativa che gli è valsa già la vittoria di un Golden Globe come migliore attore in una miniserie o  film per la televisione assegnato a Los Angeles il 5 gennaio 2020. L’attore riesce a trasmettere con efficacia la rabbia di Ailes verso un mondo esterno che lo fa sentire minacciato, in cui il suo ego gli fa percepire pericoli ovunque e lo fa sentire sempre vittima di attacchi e complotti, un mondo in cui difendersi costantemente con guardie del corpo, stanze blindate, telecamere a circuito chiuso. Il suo patriottismo ostentato, la venerazione per la bandiera e la ricerca costante di un nemico da cui guardarsi le spalle, che a un occhio esterno possono sembrare semplici trovate per far crescere gli ascolti televisivi, sono in realtà un sistema di valori di cui Ailes è un sostenitore convinto, sempre più incattivito e paranoico con l’avanzare dell’età e dei problemi di salute.

All’attore australiano si accompagna un cast di primissimo livello, tra cui Sienna Miller (la moglie Beth), Naomi Wats (l’accusatrice Gretchen Carlson), Seth MacFarlane (il responsabile delle pubbliche relazioni Brian Lewis) e Simon McBurney (Rupert Murdoch).

Ci si avvicina alla visione di The Loudest Voice credendo di avere a che fare esclusivamente con il racconto dello scandalo sessuale del decennio, quando il MeToo era ancora lontano e Harvey Weinstein il produttore cinematografico di maggior successo a Hollywood. C’è immediata solidarietà per le vittime di Ailes, tanto quanto si prova una istintiva antipatia per lui, per il suo modo di essere e di lavorare. Ma non si può non riconoscere, seppur non condividendolo, il contributo rivoluzionario nel modo di fare televisione dato da Roger Ailes attraverso Fox News. The Loudest Voice è sì la serie sullo scandalo sessuale del decennio, ma è soprattutto una serie sulla televisione e sul mondo dell’informazione. Ci si ritrova di fronte a un racconto appassionato e ad una denuncia forte ed efficace delle conseguenze pericolose dell’uso distorto dell’informazione nella realtà politica contemporanea.

 

 

 

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