Il Proibizionismo cent’anni dopo. Movimenti femminili, il suffragio universale e la lotta all’alcol

17 gennaio 1920. Erano le 12:59 a Chicago e sei uomini erano intenti a rubare da un treno merci casse di whiskey dal valore di centomila dollari. La polizia, inconsapevolmente, nello scrivere il report e citando il contrabbando di alcol, documentò la prima violazione del Volstead Act nella storia americana. La nuova legislazione era entrata in vigore da poco più di dodici ore, dopo essere stata approvata dal congresso nell’ottobre 1919 e dopo aver superato il veto del presidente Wilson. Prevedeva il divieto completo di “produrre, vendere, servire, trasportare, importare, esportare, spedire, fornire o possedere alcuna bevanda alterante” (vino, birra e liquori), eccetto ciò che fosse previsto dalla legge, cioè liquidi contenenti soltanto lo 0,5% di alcol (questo limite fu eliminato, nel giugno 1920, soltanto per il vino fatto in casa, ma rimase in vigore per la birra fino al 1933). Incredibilmente il Volstead Act non significò la chiusura di tutte le distillerie. I produttori di vino cominciarono a vendere un succo d’uva a cui aggiungere alcol in casa, mentre a sei compagnie fu data licenza di produrre e vendere un tipo di whiskey “prescrivibile” da un medico. Il liquore rubato a Chicago quel 17 gennaio aveva infatti l’etichetta di “Whiskey medicinale”, un’altra curiosità di quegli anni Venti. Non serve dire che d’improvviso il whiskey divenne la panacea per ogni tipo di male, dalla pressione alta, alla tubercolosi, al mal di stomaco. “There were a lot of sick people in Kentucky during the dry days”, è una vecchia battuta che ancora rende perfettamente l’idea. Queste trovate (a cui potremmo aggiungere quelle per acquistare vino da messa) hanno un sapore quasi folkloristico e comico. Tuttavia, l’era del Proibizionismo, iniziata con l’approvazione del diciottesimo emendamento nel 1917 e la sua relativa ratifica da parte del Nebraska il 16 gennaio 1919, provocò una famigerata ondata di crimine e violenza, con un effetto domino che colpì ogni aspetto della vita sociale, culturale e politica degli Stati Uniti fino agli anni della Grande Depressione e oltre. Il Congresso, con un semplice voto, aveva tramutato milioni di cittadini in criminali. Cento anni dopo gli storici, pur essendo d’accordo riguardo gli effetti di lunga durata di questo tentativo di imporre moralità per legge, dibattono ancora riguardo le sue origini e le sue implicazioni, soprattutto nell’esperienza politica delle donne americane. Potrebbe avere fallito nel suo obiettivo, il ventunesimo emendamento fu infatti approvato il 5 dicembre 1933, ma il Proibizionismo può essere di diritto inserito nella grande storia dei movimenti femminili statunitensi e della loro capacità di rendere temi a loro cari parte integrante del dibattito politico nazionale. Nomi come Frances Willard e Carry Nation, tra le più agguerrite attiviste antialcol del diciannovesimo secolo, ancora risuonano più di ogni altro nell’immaginario americano e nella narrazione scolastica della storia. Anche a causa di ciò, parte della narrazione del fenomeno sin dalle origini volle che il proibizionismo e tutto ciò che esso scatenò fosse colpa delle donne. Giornalisti, politici e storici dimenticarono o sminuirono presto i nomi degli uomini che legarono il proprio nome alla legislazione antialcol (il cosiddetto father of Prohibition, Neal Dow, o Wayne Wheeler, capo dell’Anti-Saloon League, o lo stesso Andrew Volstead). A questo proposito nel 2019 Mark Lawrence Schrad ha pubblicato una sua ricerca su Politico. Utilizzando i database di Google Books, si può rintracciare infatti la notorietà di un individuo attraverso la ricorrenza del suo nome su oltre 500 miliardi di parole contenute in più di 15 milioni di libri digitalizzati. Ebbene, dal 1933, gli uomini responsabili per il proibizionismo hanno cominciato letteralmente a sparire dalla storia, a “favore” delle più note esponenti dei movimenti femminili antialcol. Dal suo articolo su Politico si evince che

Histories dismiss prohibition derisively as a pseudo-reform carried about America by the rural-evangelical virus, and a wrongheaded social policy waged by puritanical zealots of a bygone Victorian era. We describe prohibitionists in the same way we talk about Al Qaeda or ISIS: They were ruthless extremists, deeply antidemocratic, fanatics and fools, who posed a threat to individual freedoms. These evildoers are almost universally understood to be women.”

Questo articolo vuole rintracciare il vero ruolo delle donne nella storia del Proibizionismo, cercando anche di riabilitare le figure che più si contraddistinsero in una delle battaglie sociali più importanti della storia americana. Dinamiche di genere infatti, insieme a problematiche sociali e razziali, definirono tutta la storia del Proibizionismo, da prima della guerra civile. Questo portò a contrapporre città alle campagne, protestanti ai cattolici, autoctoni agli immigrati, donne agli uomini, e contribuì a esacerbare un processo di costruzione di identità nazionale ancora non del tutto concluso. Bere alcol, che tipo di alcol e dove, arrivò a definire chi fosse americano, un buon cristiano, un marito responsabile e chi invece no.

 

L’alcol, la temperanza e il voto alle donne

La storia del consumo di alcol segue di pari passo lo sviluppo politico e industriale degli Stati Uniti. Nel diciannovesimo secolo rum, whiskey e altri liquori ad altissimo contenuto alcolico divennero sempre più disponibili, grazie a nuovi mezzi produttivi, economie di scala e innovazione nel sistema dei trasporti. Nel 1832, nella città di New Salem, Illinois, uno sconosciuto di nome Abraham Lincoln vendeva liquore al barile nel suo negozio. Più tardi avrebbe detto “Intoxicating liquor was used by all, repudiated by nobody. Da secoli la birra era ritenuta un modo di dissetarsi migliore dell’acqua proveniente da fiumi fangosi e altre fonti insicure. Ma con l’arrivo della produzione di massa di cereali nelle vaste pianure del West, la birra a basso contenuto alcolico che era comune in tutte le comunità anglosassoni fu progressivamente sostituita da liquori fatti in casa o distillati in grandi stabilimenti industriali. In alcune contee si arrivò ad un consumo equivalente a 30 bottiglie di whiskey l’anno per ogni adulto. Le spese complessive degli americani in alcol superavano di gran lunga l’intero budget del governo federale. Dagli anni Trenta in poi quella che veniva spesso definita come un’epidemia fu costantemente documentata da vignette, satiriche o meno, che circolavano molto tra i nascenti movimenti anti-alcolcome quelle del caricaturista britannico Cruikshank. Una nazione di mariti, padri e fratelli ubriachi spendeva l’equivalente di stipendi interi nei saloons o nei cosiddettigrog shops, rendendo milioni di donne e bambini vittime di abbandono, maltrattamenti e violenze.

The Weaver Brothers Saloon in Summit County, Colorado, 1890.

Un’abitudine che era considerata costitutiva dell’identità maschile, il bere alcol, stava progressivamente diventando la negazione stessa della mascolinità come definita nella società di allora, in quanto gli uomini non potevano spendere tutti i propri soldi al saloon e allo stesso tempo provvedere alle necessità della famiglia. Il rituale degradante del marito che torna ubriaco dal saloon e diventa violento è protagonista di molti dei racconti dell’epoca. E, dato che parliamo di un periodo in cui il divorzio rappresentava il più delle volte una condanna alla fame, o in cui non esisteva il concetto moderno di violenza domestica, o di stupro maritale, è facile capire perché molti cominciarono a parlare del problema incolpando principalmente l’alcol e il suo consumo.

La reazione al fenomeno fu prima religiosa e poi prettamente femminile, andandosi a legare a due grandi fenomeni culturali e politici della seconda metà del secolo, l’emergere del cosiddetto terzo grande risveglio religioso protestantee la battaglia per il diritto di voto alle donne. Dagli anni Cinquanta in poi, infatti, cominciò un periodo di forte attivismo religioso da parte di confessioni protestanti riformate e di stampo pietista. Alimentato soprattutto da uno spirito riformista da prima della guerra civile, questo movimento fatto di tante chiese locali, gruppi spontanei e associazioni nazionali fece sua la visione di un Vangelo Sociale, cioè un’applicazione più o meno radicale dello spirito cristiano alle problematiche sociali. Questo periodo vide l’adozione da parte di questi movimenti di importanti cause morali, come l’abolizione della schiavitù e appunto il proibizionismo. Bere alcol era per molti abolizionisti non meno peccaminoso e sbagliato che possedere schiavi. La guerra civile da una parte contribuì a focalizzare sulla causa dell’abolizionismo la predicazione e l’attività dei movimenti religiosi, mettendo in pausa la lotta all’alcol che aveva visto alcuni successi legislativi a livello locale a inizio anni Cinquanta. Dall’altra rinvigorì, soprattutto con il finire delle ostilità, la causa contro l’alcolismo, dato che il governo federale, per finanziare le spese di guerra, nel 1862 legittimò di fatto la produzione e vendita di alcol tassando entrambe. In breve, un terzo dell’intero budget dell’Unione proveniva dal commercio di birra e liquori. A movimenti non-religiosi come quello dei Washingtonians, tra i primi ad applicare i principi dei moderni Alcolisti Anononimi, le organizzazioni religiose risposero con proprie congregazioni che si ispiravano all’ormai variegato Temperance Movement, come i i Sons and Daughters of Temperance, Templars of Honor and Temperance o iKnights of Jericho. Anche se le donne iscritte venivano chiamate ausiliarie, in assenza degli uomini o in reazione al maschilismo presente in queste organizzazioni esse cominciarono a prendere il controllo dei movimenti antialcol o a crearne di propri. Le donne si misero in prima linea nella battaglia contro l’alcol, presentando in maniera prorompente una questione di genereal centro del dibattito politico nazionale. Quando a Susan B. Anthony venne negato il diritto di parola in un congresso dei Sons of Temperance, ella fondò la Women’s State Temperance Society nello stato di New York, con la presidenza di Elizabeth Cady Stanton. Durante la sua presidenza dell’organizzazione, Stanton scandalizzò molti sostenitori suggerendo che l’ubriachezza dovesse essere considerata di fatto causa sufficiente per il divorzio. Il fatto che entrambe queste donne siano ricordate oggi soprattutto per la loro lotta per il voto alle donne non deve sorprendere. La relazione tra il suffragio femminile e il temperancemovement non era affatto accidentale. I due movimenti avevano interessi comuni e complementari, con il suffragio femminile che ricopriva il ruolo di causa del movimento e il proibizionismo che ne diventava l’effetto naturale. Una volta ottenuto il diritto di voto, le donne avrebbero potuto esercitare pressioni sulla politica statale e nazionale per punire e limitare l’ubriachezza, percepita come un problema che coinvolgeva in gran parte il sesso maschile.

Il concetto forse è reso molto più graficamente dal famoso discorso “Everybody’s war, pronunciato nel 1874 da Frances Willard, più tardi la seconda presidentessa del Woman’s Christian Temperance Union.

Try to fathom the unfathomable lessons of these words: a drunkard’s wife. There is a war about this in America, a war of mothers and daughters, sisters, and wives”. L’uomo “loiters away his time”nei saloon e “fritters away his earnings” and then goes home, “to the house where he is best loved, to the best friends he has in the world, where they love him better than they do anybody else. Yet upon that wife that loves him so well and little children clinging about his neck, he inflicts atrocities which imagination cannot picture, and no tongue dare describe”.

L’alcol diviene in quegli anni il capro espiatorio di tutto ciò che il temperance movementriteneva essere il fallimento della società americana. Una comunità pura, astemia, morigerata, cristiana non avrebbe permesso la schiavitù, senza alcol non ci sarebbero state povertà, violenza domestica o prostituzione. In poco tempo la soluzione morale ad ogni problema del paese divenne il proibizionismo, una causa che alimentava il consenso verso l’estensione del voto alle donne, le uniche ad avere il capitale morale per abbattere il maggiore di tutti i mali.

 

Preghiera e non-violenza, il WCTU

Il Women Christian Temperance Unionsimboleggia molto più di altre la lotta femminile contro il consumo di alcol, per la radicalità degli strumenti usati e per la portata, anche internazionale, delle attività dell’unione. La sua creazione fu l’effetto di un movimento nato in Ohio in forma di protesta spontanea. Figlia del governatore dell’Ohio Allen Trimble, Eliza Jane Thompson aveva fatto esperienza diretta degli effetti dell’alcolismo. Suo figlio aveva sviluppato una dipendenza a causa di una prescrizione medica ed era morto nel 1873 in un ospedale per alcolisti (chiamato all’epoca inebriate asylum). Il 23 dicembre dello stesso anno, sua figlia ascoltò a Hillsboro una lezione di Diocletian Lewis, un attivista del temperance movement[i]. Lewis, figlio a sua volta di un alcolista, era convinto del ruolo che le donne avevano nel portare alla fine dell’epidemia. Thompson fu convinta dalla figlia ad andare ad una riunione, con l’intenzione di prendere parte alla crociata. Quella Vigilia di Natale duecento donne, con una bibbia in mano, guidate da Eliza, marciarono dalla chiesa presbiteriana di Hillsboro fermandosi davanti ai saloons e alle drogherie, pregando, cantando inni e facendo firmare alle persone una petizione per fermare la vendita di bevande alcoliche. Suo marito, come altri uomini del temperance movement, era scettico. Per lui l’idea di donne che pregavano davanti ad un saloon era tomfoolery, una pagliacciata. La risposta di Eliza è diventata famosa, ed è citata in molti testi riguardo la Hillsboro Crusade:

the men have been in the tomfoolery business a long time… and it might be God’s will that the women should now take part”[ii].

La natura non-violenta delle marce, il fatto che donne di alta società partecipassero, il loro semplice pregare di fronte ai saloon rappresentavano in sé un atto di radicale protesta contro le istituzioni della società americana. Tuttavia, il fatto che i sit-in consistessero nel cantare inni religiosi, mettendo in imbarazzo gli avventori, e soprattutto che il fine fosse la difesa di valori familiari, faceva sì che queste manifestazioni rientrassero perfettamente in quello che all’epoca veniva considerato un comportamento accettabile per una donna. Ciò ne decretò il successo a livello nazionale. Altre iniziative, chiamate Visitation Bands, vennero promosse ovunque in Ohio e poi in altri trentadue stati. Tuttavia, in città più grandi, le marce incontrarono opposizione e a volte risposte violente o denigratorie. A Cincinnati dovette intervenire la polizia, che disperse le donne che pregavano davanti ad una drogheria. Altre, che erano entrate in un saloon, furono assalite con secchiate di birra dagli avventori. A San Francisco una folla inferocita lanciò pietre ad un gruppo di donne che marciavano per la strada. Ciononostante, il numero totale di marce è impressionante, 911 città in 31 stati, con più di un migliaio di drogherie che firmarono la petizione e si impegnarono a non vendere alcol nemmeno di fronte ad una prescrizione medica. La crociata di Hillsboro tuttavia non portò a cambiamenti legislativi, i saloon continuarono a vendere alcol al numero crescente di avventori. Sebbene di breve durata, la crociata rappresentò il battesimo politico di un movimento, fatto di donne che difficilmente avrebbero accettato di tornare semplicemente ad occuparsi di faccende familiari. Nel 1874, a Cleveland, il movimento si diede una struttura organizzativa e un nome, appunto Women’s Christian Temperance Union.

Le donne a capo dell’unione, Annie Wittenmyer e poi Frances Willard, diventarono tra le persone più prominenti nel dibattito politico dell’epoca, promotrici di riforme che cambiarono profondamente la vita nazionale. Lo scopo del WCTU infatti non si limitò alla lotta all’alcol. Willard, con il suo motto Do Everything, era convinta che la sua missione fosse quella di cambiare la società in toto. Ella sapeva che la causa della drunkard’s wifeavrebbe portato le donne, anche in ambienti patriarcali e conservatori, ad essere più propense ad appoggiare una serie di riforme di più ampio spettro, come il suffragio, l’innalzamento dell’età del consenso e il limite delle otto ore lavorative. Nel suo Home Protection Manualla lotta per il voto era motivata proprio usando l’arsenale valoriale e retorico del temperance movement.

The movement … the object of which is to secure for all women above the age of twenty-one years the ballot as one means for the protection of their homes from the devastation caused by the legalized traffic in strong drink”.

Il concetto di partecipare alla vita politica nazionale per proteggere sé stesse e i propri figli si rivelò un successo, propagandato tramite il settimanale del WCTU, The Union Signale, dagli anni Ottanta, dalla Illinois Woman’s Press Association. Dal 1874, prima come segretaria e poi, dal 1879, come presidente dell’Unione, Willard fu sempre in viaggio, insieme alla sua segretaria Anna Adams Gordon, dando un media di quattrocento lectures all’anno. Il movimento nel 1911 arrivò ad avere duecentocinquantamila iscritte e, tramite la leadership di Willard, uscì persino dai confini degli Stati Uniti, con conferenze della neonata World WCTU tenute in contemporanea con le Fiere internazionali di Londra, Toronto e Glasgow. Fu Gordon, presidentessa del WCTU dal 1914, a vedere di persona le due più grandi vittorie del movimento, l’approvazione del diciottesimo e poi del diciannovesimo emendamento, che stabilì il suffragio universale.

They did believe earnestly in the efficacy of women’s temperance as a means for uplifting their sex and transforming the hierarchical relations of gender apparent across a wide range of cultures[iii].

 

Il saloon, al centro della lotta tra mascolinità sociale e rivendicazione femminile

Ma a dispetto dell’impegno del Temperance Movement, dei Washingtonians, del WTCU, sempre più saloons venivano aperti ogni giorno in America alla fine del diciannovesimo secolo. Le ondate migratorie di fine secolo portavano con sé non solo culture, lingue e modi di vivere diversi, ma anche abitudini alcoliche nuove. Soprattutto le comunità irlandesi e tedesche ritrovarono nella produzione e vendita di birra un’occasione di successo nel nuovo mondo, creando cooperative, associazioni di categoria e grossi impianti industriali, compagnie che oltre a produrre alcol, possedevano direttamente molti saloon, uno dei primi modelli di franchising su larga scala. Questo rendeva i proprietari di queste catene, colossi come Pabst o Busch, una lobby potente, che controllava i luoghi di maggiore aggregazione sociale di chi aveva il diritto di voto all’epoca, gli uomini. Per milioni di loro infatti il saloon era un rifugio, sia dal lavoro che dai doveri familiari. Esso costituiva il centro della loro vita sociale. Lo scrittore Travis Hoke affermava che “the shiny brass rail (la barra d’ottone dove appoggiare i piedi, seduti al bar) was more than a footrest; it was a symbol of masculinity emancipate, of manhood free to put its feet on something”[iv]. Il saloon era essenziale per la sopravvivenza del lavoratore, si pensava, soprattutto per chi, come gli immigrati appena arrivati, cominciava una nuova vita in una nazione straniera. Il saloon non era soltanto un posto dove bere alcol. Per la stragrande maggioranza della popolazione proletaria di fin de siéclecostituiva il salotto che non si aveva in casa, il club, il luogo dove si poteva far spedire la posta, dove pagare debiti e incassare la paga, il posto dove si imparava l’inglese, dove si trovava un lavoro, dove ci si accaparrava voti. Quest’ultimo aspetto fa comprendere il legame stretto tra il saloon e la politica durante la fine dell’Ottocento. Come ricorda Ken Burns nel suo famoso, ed ora su Netflix, documentario sul proibizionismo, nel 1890 11 membri del consiglio municipale di New York su 24 erano proprietari di bar. La fortuna che Patrick J. Kennedy, figlio di immigrati irlandesi, accumulò grazie a tre saloon di Boston e a alla sua compagnia di importazione di liquori contribuì a far diventare suo nipote il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Il barista aveva una funzione sociale di valore non diverso da quello di un prete, dell’ispettore di polizia, del magistrato. Non sorprendentemente erano le grandi città della costa a rappresentare tutto ciò che le riformatrici del Temperance Movementconsideravano come il male della società, con la loro enorme concentrazione di saloon e bar, il tutto unito ad una componente razzista, antitedesca e anticattolica (e quindi anti-irlandese) che sarà essenziale per la propaganda, nel periodo prebellico e durante il conflitto mondiale, dell’Anti-Saloon League, fondata negli anni Novanta, e che porterà alla vittoria politica del diciottesimo emendamento. Quartieri di grandi città diventarono famosi, e venivano citati nei sermoni, nei congressi del WCTU e sulle riviste, come il Midtown Tenderloin a New York, soprannominato Satan’s Circus, Storyville a New Orleans, Barbary Coast a San Francisco e Skid Road a Seattle. Il saloon rappresentava più di ogni altra cosa ciò che i riformatori volevano far scomparire dalla società americana, un pensiero fisso che portò anche a conseguenze violente.

The Smasher’s Mail, 1901

Carry Nation, un nome divenuto famoso nei decenni successivi, era presidente del WCTU di Barber County, in Kansas. Lo stato aveva già bandito la vendita di alcol, nel 1881, ma la legge era ovunque ignorata. Le marce pacifiche delle donne del WCTU, le lettere, le petizioni non avevano sortito alcun effetto. Nation, che aveva perso alcuni membri della propria famiglia a causa dell’alcol, si convinse che la missione di sradicare il suo consumo non poteva essere portata avanti solo con metodi non violenti. Seguendo l’esempio di alcune donne che nel 1855 a Lawrence avevano distrutto un saloon, cominciò a organizzare raid contro ogni esercizio commerciale che vendesse alcol. Nel 1899, insieme ad una compagna del WCTU, mise a soqquadro una drogheria in Medicine Lodge, come pure la farmacia e il saloon di fronte, distruggendo bottiglie, finestre e bicchieri. Il 6 giugno 1900 si mise in viaggio verso Kiowa e attaccò una serie di saloon sulla strada principale, terrorizzando proprietari e avventori. Ma l’evento che la rese famosa fu quando, nel dicembre dello stesso anno, entrò con un’accetta nell’Hotel Carey Saloon di Wichita, mandando in fuga i clienti e distruggendo i locali. Il gennaio e febbraio del 1901 videro un’escalation di violenza in Kansas, con centinaia di donne che, seguendo l’esempio di Nation, assaltarono saloon e bar in tutto lo stato. Il Senate Saloon di Topeka, la capitale, frequentato da politici e membri del parlamento statale, fu distrutto il 5 febbraio.Il 12 il Kansas State Temperance Union e vari WCTU locali, ispirati e spinti da Carry Nation, aderirono alla campagna violenta contro i saloon, con decine di raids, chiamati hatchetations, compiuti da centinaia di persone, come quello guidato proprio da Nation contro un magazzino di liquori a Topeka il 17 febbraio. Fu arrestata e rilasciata quattro volte solo quel giorno. “I tell you ladies, you don’t know how much joy you will have until you begin to smash, smash, smash”disse in risposta a critiche proveniente dai ranghi del Temperance Movement. La campagna di terrore di Carry Nation terminò nel marzo del 1901[v], quando il Senato del Kansas passò leggi più restrittive nei confronti della vendita di alcol, per il puro scopo di acquietare quello che era diventato un movimento, soprannominato Home-Defenders’ Army. Pur avendo appeso al muro la propria accetta, Nation non smise mai di scrivere e parlare contro i saloon in tutto il paese, tramite anche il suo giornale, The smasher’s Mail.

 

Il Volstead Act e la lotta al femminile per la sua sopravvivenza

Il diciottesimo emendamento e il Volstead Act rappresentarono la grande vittoria del Temperance Movemente dell’Anti-Saloon League. Ma simboleggiavano anche uno spartiacque storico. La nuova legge andò ad imporre una moralità ormai ottocentesca ad una società post-bellica in rapida evoluzione. L’ideale della donna di casa con il dovere di proteggere dal marito violento e ubriaco sé stessa e i propri figli non aveva più soltanto l’uomo come rivale, ma anche una nuova figura femminile. Questa era rappresentata dalla donna emancipata, urbana, che condivideva con gli uomini lo svago del bere, negli speakeasy, nei club, nei cafè, ovunque fosse in vendita alcol di contrabbando, la nuova fonte di reddito della criminalità organizzata. L’alcol, che fungeva da espressione di mascolinità e aggregazione sociale maschile nei secoli precedenti, cominciò ad essere uno dei simboli dell’emancipazione femminile nella società del ventesimo secolo. Non fu comunque una coincidenza che a dirigere l’enorme macchina di implementazione delle nuove norme fu proprio una donna: la trentaduenne assistente procuratore generale degli Stati Uniti Mabel Walker Willebrandt. In qualità di persona così in alto nella gerarchia di governo, supervisionò la messa in atto del Proibizionismo durante tre amministrazioni. I media la chiamavano Prohibition Portiae Mrs. Firebrand. Finì sulla copertina di Time nel 1929.

She was regarded by the establishment in D.C. as doing a woman’s job on the basis that women had been the primary movers and shakers in getting Prohibition enacted, and therefore a woman should be in charge of it. And in a very cynical way, men wanted to hang it on women if it failed[vi].

Ma ormai le donne non erano unite nel combattere il consumo di alcol. Molte furono arrestate in operazioni anticontrabbando, sia come membri di organizzazioni criminali che come proprietarie o bariste in speakeasy in tutto il paese. Williebrandt a questo proposito si fece portavoce della battaglia politica per la creazione della prima prigione federale per donne.

Part of her argument was that some of these women are doing this because they don’t have any other thing they can do — their husbands have left them or they’re looking to make extra money for the home, and we need to treat them better than they’re being treated[vii].

Ma già verso la metà degli anni Venti era evidente a tutti che il Proibizionismo fosse impossibile da far rispettare. Il crimine imperversava, le organizzazioni criminali erano sempre più potenti, e i pochi agenti disponibili non potevano nulla contro il proliferare di luoghi in cui fosse possibile comprare alcol. Ancora una volta le donne presero l’iniziativa.

Nel 1929, Pauline Morton Sabin fondò la Women’s Organization for National Prohibition Reform, che mobilitava le donne, molte delle quali repubblicane da sempre, per il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt, poiché favoriva l’abrogazione del diciottesimo emendamento. Rivolgendosi alla seconda convenzione annuale del WONPR nell’aprile 1931, promise di arruolare “an army of women so great that its backing will give courage to the most weak-kneed and hypocritical Congressman to vote as he drinks. Women will prove to them that the ballots of an aroused people are irresistible in the achievement of a fundamental project”. Nel suo volume sulla storia del WONPR, Grace Root immagina i mariti d’America esclamare “what have you done to my wife, Mrs. Sabin? She now insists upon reading the editorial page before she will pour my breakfast coffee!”.

 

Finalmente il Volstead Act e il diciottesimo emendamento furono aboliti tramite il ventunesimo emendamento nel 1933. Il proibizionismo aveva cercato, nel suo breve periodo di vita, di mettere fine al consumo di alcol, ma l’alcolismo, la malattia che lo aveva ispirato, non è mai scomparsa. Essa distruggeva vite nel 1880, nel 1920 e continua a farlo ancora oggi. Nel 1935, due alcolisti, Bill Wilson e Bob Smith, scoprirono che parlando tra loro, pregando e consigliandosi l’uno con l’altro trovavano la forza di smettere di bere. L’organizzazione che fondarono, Alcolisti Anonimi, oggi ha milioni di membri. Il Proibizionismo non funzionò, il tentativo di vietare per legge l’uso di certe sostanze continua ancora oggi a non essere la soluzione. Tuttavia, la sua eredità continuò a vivere per decenni, e gli effetti del cambiamento radicale che portò, nelle abitudini, nel vivere sociale e nella politica, sono riconoscibili ancora oggi. Dopotutto esso fece molto di più che semplicemente chiudere per sempre i saloon, che comunque non tornarono neanche dopo il 1933. Sia la lotta per renderlo realtà che quella per abolirlo diedero alle donne gli strumenti per diventare parte integrante del dibattito pubblico americano come poche cose prima di allora. Esse, attraverso metodi tra i più variegati, dalle marce ai picchetti, alle accette, ai raid, dalle petizioni ai congressi, dall’uso della forza pubblica alle convention dei partiti, invasero spazi prima regno assoluto dell’uomo, rivendicando il diritto di avere una voce nella vita morale, culturale e politica della società americana. Willebrandt e Sabin, come Eliza Thompson, Annie Wittenmyer, Frances Willard, Anne Gordon, Carry Nation e tantissime altre

really did change women’s view of themselves in politics and men’s view of women in politics and what they could and couldn’t do,” aggiunge Schutter. “When they saw what Sabin could do by marshalling this army of women, men had to think a lot more seriously about how they were trying to use women to bolster their own vote counts, and that was part of what Sabin was trying to say also. Not just, ‘Women need to take Prohibition away because we brought it,’ but, ‘Look at what we can do without your help, and you should be nervous about that[viii].

[i]Gately, Iain, Drink: A Cultural History of Alcohol. New York: Penguin Group Inc., 2008, p. 318.

[ii]Holly Berkley Fletcher, Gender and the American Temperance Movement of the Nineteenth Century, Routledge, 2008, p. 84.

[iii]Tyrrell, Ian, Woman’s World/Woman’s Empire: The Woman’s Christian Temperance Union in International Perspective 1880-1930,1991 p. 61

[iv]Lori Rotskoff, Love on the Rocks: Men, Women, and Alcohol in Post-World War II America, University of North Carolina Press, 2003, p. 34.

[v]Per una cronologia completa vedere il sito della Kansas Historical Society

[vi]John Schuttler, Liberated Spirits: Two Women Who Battled Over Prohibition, Berkley, 2018, p. 145

[vii]Idem.

[viii]Idem.

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