Nazione e Religione. Lezione di Paolo Naso. Relazione di Anna Violino, Alessia Greselin, Fatima Seltane, Laura Popa

Politica, cultura e teologia dalle origini del paradigma puritano al processo Scopes  

Dall’ottica essenzialmente religiosa che caratterizza le origini dellidentità americana nel Seicento si passa, nel secolo successivo, all’erivoluzionaria e repubblicana, in cui il linguaggio religioso diventa principalmente inclusivo e al contempo più profano, con parziale abbandono della dimensione teologica ed escatologica, per dare prevalenza ad una dimensione più “comprensiva”. 

Questo nuovo linguaggio emerge dalla lettura del primo emendamento che, adottato nel 1791, sancisce che il Congresso non potrà emanare leggi per il riconoscimento di una religione di Stato o per proibirne il libero culto. L’emendamento, che rappresenta un punto di svolta fondamentale nel rapporto tra lo Stato americano e la religione, non trova eguali provvedimenti in Europa. Al contrario, negli States la volontà è proprio quella di discostarsi dalla storia di guerre religiose che ha caratterizzato il Vecchio Continente nel corso dei secoli. Ciò permette anche di comprendere perché molti culti religiosi nascano proprio negli Stati Uniti, come i Mormoni, gli Avventisti del Settimo Giorno e i Testimoni di Geova. 

Non tutti gli Stati, però, si dimostrano favorevoli all’adozione del primo emendamento. La resistenza è percepibile e spinge Jefferson a rispondere, nel 1802, ad alcuni contestatori con una lettera indirizzata ai Battisti di Danbury, in cui sottolinea come lo Stato debba occuparsi della formazione comportamentale del cittadino e non della salvezza della sua anima. Del contenuto della lettera particolare importanza ricopre l’espressioneWall of Separation, che Jefferson utilizza per indicare la distanza che deve esistere tra Chiesa e Stato (Peterson 1994: 510). Questo “muro” è duramente criticato oggi dai fondamentalisti statunitensi, i quali lamentano il fatto che la critica di questo principio della separazione si trovi in un testo extra costituzionale e dunque privo di autorità giuridica. 

All’interno di questa svolta inclusiva, è necessario prestare attenzione alla cosiddetta “eccezione cattolica”: il Romanismo all’epoca era ritratto come un vero e proprio mostro. Questo è principalmente dovuto al fatto che la Chiesa cattolica fosse di stampo unitario e non congregazionista, e soprattutto che fosse un’autorità politica. Nell’immaginario statunitense, dunque, un cattolico che giura fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti è comunque da trattare con diffidenza, poiché con il battesimo egli ha in precedenza giurato fedeltà al Papa.  

Un ulteriore passo avanti nella relazione tra Stato americano e religione viene fatto tra il 1910 e il 1915, quando vengono pubblicati i saggi “The fundamentals”, con l’intento di riproporre la lettura letterale della Bibbia. Questa serie rimanda alle ricerche dei teologi del gruppo autodefinitosi “Niagara Falls”, che aveva come scopo la ripresa di alcuni principi cristiani fondamentali (Naso 2006-2007).  La vendita dei saggi fu un assoluto successo editoriale, con circa tre milioni di copie vendute (Naso 2010). Da un punto di vista teologico, la volontà di ritornare alle origini cristiane e la rilevanza di determinati valori fondamentali non comportano particolari complicazioni, che invece subentrano quando questa lettura ortodossa vuole essere inserita all’interno di un processo di normazione. 

È in quest’ottica che ha luogo il cosiddetto caso Scopes del 1925: John Scopes, professore di biologia, era stato accusato di blasfemia in violazione del Butler Act del 1925, con il quale si imponeva l’insegnamento del creazionismo, per aver proposto ai propri studenti la teoria evoluzionistica darwiniana (Naso 2006-2007).  Il processo viene sfruttato come rampa di lancio da entrambe le parti in causa, darwinisti e creazionisti, visto il crescente rilievo mediatico attorno al caso. Il tema vero che si discute in quell’aula è la consacrazione o la delegittimazione del fondamentalismo biblico come principio giuridico orientativo del sistema politico degli Stati Uniti. Con questo processo, il fondamentalismo politicamente innocente e mite delle origini (Naso 2010: 59), quando la corrente ideologica sembrava essere di fatto politicamente neutrale (Naso 2006-2007), assume una strategia più aggressiva che negli anni a venire avrebbe prodotto una frizione sempre più acuta nei rapporti tra religione e Stato. Nonostante l’apparente vittoria morale, il professor Scopes fu condannato al pagamento di una multa (Naso 2010: 59-61). La neutralità delle origini del fondamentalismo biblico con il caso Scopes viene definitivamente meno, cedendo il passo a una logica di unione con la porzione più conservativa del panorama politico, un’alleanza che sarebbe divenuta più chiara in futuro (Naso 2006-2007). 

Lo scontro tra evoluzionisti e creazionisti permane ancora oggi, tanto che diversi studi statistici riportano il dato per cui all’incirca il 45% degli americani sarebbe convinto che il mondo sia stato creato da Dio, mentre solo una minoranza si riconosce nelle tesi dell’evoluzionismo scientifico (Naso 2010: 56). Il dibattito più recentemente si è spostato sull’Intelligent Design, tesi che nega di fatto il darwinismo, sostituendo il processo evolutivo autonomo esistente in natura con un “agente intelligente”, effettivo responsabile dell’insieme dei processi evolutivi (Naso 2010: 62). Non si deve commettere l’errore, tuttavia, di ritenere questa visione dell’evoluzione limitata a frange minoritarie della popolazione: essa è invece sostenuta dalle fila della destra religiosa, che più si è distinta in questo senso durante i due mandati presidenziali di G.W. Bush. Un riscontro indiretto ma indicativo della forza numerica dei gruppi di cittadini orientati a proteggere i propri figli dall’evoluzionismo e da un approccio scientifico ai temi della creazione è dato dalla diffusione del sistema educativo dell’home schooling: secondo fonti governative, nel 2007 oltre 1,5 milioni di studenti americani, pari al 2,9 per cento del totale, sono stati educati all’interno delle proprie mura domestiche (Naso 2010: 63). 

  

Politica, cultura e teologia nella seconda metà del Novecento  

In seguito al caso Scopes e all’ampio dibattito creatosi in merito, nella seconda metà del Novecento il paradigma puritano si declina ed evolve secondo diverse modalità. All’interno della società e cultura americana, esso viene utilizzato in contesti apparentemente distanti fra loro, come all’interno del Civil Rights Movement, ma anche in funzione antisovietica durante la Guerra Fredda. 

Per quanto riguarda il Civil Rights Movement guidato da Martin Luther King durante gli anni Cinquanta e Sessanta, al suo interno vengono ripresi i punti del paradigma puritano, segno che una sua declinazione sia avvenuta anche all’interno di movimenti non bianchi. Ed è proprio nei suoi discorsi pacifisti che Martin Luther King cita testualmente le parole di Mosè, dichiarando di voler fare la volontà di Dio, di essere pronto ad attraversare il deserto, di salire sul monte e di aver visto la terra promessa. 

D’altra parte, nel periodo di tensione geopolitica determinato dalla Guerra fredda (1947-1989) il paradigma puritano assume un carattere fondamentalista sposandosi bene con gli interessi americani in funzione anti-sovietica. In questa chiave, gli Stati Uniti d’America, democratici e fedeli “a nation under God si pongono in netto contrasto rispetto ai comunisti atei. Ma in che cosa consiste il fondamentalismo puritano della Guerra fredda? Esso è contraddistinto da una lettura molto fedele dei testi sacri applicata poi in maniera molto stretta alla politica, portando ad una visione in cui il fondamentalista non ritiene esservi alcuna separazione tra vita politica e vita religiosa. È proprio nel contesto del caso Scopes del 1925 che il puritanesimo, inizialmente neutro, assume un certo carattere politico. 

All’interno del fondamentalismo puritano sviluppatosi negli Stati Uniti, è necessario comunque distinguere approcci differenti e distanti fra loro, tra cui analizzeremo il classico e l’apocalittico.
Il movimento fondamentalista classico, di cui fanno parte gli evangelicals, si occupa maggiormente di temi etici, quali la famiglia, l’educazione, la procreazione e il rapporto tra i generi. Il fondamentalismo apocalittico o dispensazionalismo, invece, rivolge i propri interessi verso temi geopolitici. Il dispensazionalismo è una corrente teologica che trova la sua origine nelle predicazioni del prete irlandese J. Nelson Darby (1800-1882), caratterizzate dalla sua personale interpretazione dell’apocalisse. É opportuno, ad ogni modo, ricordare che il dispensazionalismo è una delle correnti che si è sviluppata a partire del puritanesimo e quindi non è il puritanesimo stesso; in secondo luogo, è da sottolineare che all’interno del dispensazionalismo vi sono molteplici correnti, proposte da differenti personalità. 

Per quanto riguarda la nostra analisi, Darby, a partire da una lettura ripetuta ed intensiva della Bibbia, individua al suo interno sette “dispensazioni” ovvero sette epoche o cicli ben definiti che precedono l’Armageddon, cioè lo scontro finale tra il Bene ed il Male, tra Cristo e l’Anticristo.  

A partire dalle speculazioni di Darby sono state elaborate nuove teorie, specialmente diffusesi negli anni Settanta del Novecento, che interpretano i diversi eventi storici come “segni” che preannunciano l’Armageddon. Tra queste teorie si annovera il lavoro The Late Great Planet Earth proposto dall’evangelico statunitense Hal Lindsey. I segni utilizzati per sostenere le tesi darbyane sono individuati in eventi di grande rilevanza nel contesto socio-culturale e politico mondiale: 

  1. Il primo evento è la costituzione dello Stato di Israele nel 1948, profetizzato in decine di testi biblici.
  2. L’unificazione europea nel 1957 è il secondo tra i segni, considerata come una Babele delle lingue, un tentativo di riunire degli Stati che Dio ha separato e quindi una sfida e una minaccia nei suoi confronti.
  3. Il terzo segno è rappresentato dall’emergere del fondamentalismo islamico, demonizzato particolarmente dopo i fatti dell’11 settembre 2001 e che darà ulteriore visibilità e popolarità alle nuove teorie apocalittiche. 
  4. Il quarto segno è la rivelazione dell’Anticristo, identificato durante la Guerra Fredda nell’Unione Sovietica ed oggi facilmente individuabile nelle Nazioni Unite, le cui missioni di pace sono rivolte alla cooperazione internazionale, contraria ideologicamente al disegno divino da realizzare.
  5. Il quinto segno è individuato nella corsa verso un’unica religione mondiale, in netto contrasto con l’ecumenismo dispensazionalista.
  6. L’ultimo e più importante segno secondo queste teorie è la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, considerato come la sfida contemporanea più grande in quanto il luogo sacro corrisponde al territorio dove oggi sorge Al Aqsa, uno dei monumenti più sacri per l’Islam.

 

Politica e teologia dei fondamentalisti evangelici dagli anni Ottanta ai giorni nostri 

Il coinvolgimento nella vita politica statunitense da parte dei fondamentalisti evangelici si sviluppa fino a raggiungere notevole influenza nel corso degli anni Ottanta (Naso 2006-2007). Le elezioni presidenziali del 1976 vedono i due candidati Carter e Ford definirsi come born-again Christians (Anderson 2017), cercando così di guadagnarsi il supporto politico dei fondamentalisti evangelici, parte dei quali, a partire dal processo Scopes, avevano abbandonato la neutralità politica per inserirsi nella vita pubblica americana adottando una logica di alleanza con le frange politiche più conservatrici (Naso 2006-2007). 

Nel 1979 Jerry Falwell, leader religioso e predicatore televisivo, fonda la Moral Majority”, la prima grande lobby esplicitamente cristiana con l’obiettivo di contrastare i processi di secolarizzazione, particolarmente attenta alla valorizzazione del ruolo sociale della famiglia, anti-abortista e contro i diritti della comunità LGBTQ+ (Naso 2006-2007). La Moral Majorityaiutò a mobilitare le frange religiose in supporto di Ronald Reagan, il quale si circondò di numerosi consiglieri spirituali di matrice fondamentalista. A partire da Reagan passando per George H. W. Bush, tutti i candidati repubblicani cominciarono ad orbitare intorno alla destra religiosa, riconoscendone l’influenza politica come blocco elettorale (Jain 2017). 

Nel 1989 la Moral Majority si sciolse per dare spazio alla Christian Coalition. Pat Robertson, a capo della Coalizione, supervisionò diverse campagne locali e nazionali volte alla cristianizzazione degli Stati Uniti d’America. Ralph Reed contribuì a ridefinire il modello organizzativo della Christian Coalition evidenziando il bisogno di aumentarne la visibilità permettendo così all’organizzazione di ottenere risalto politico ed importanti risultati tra i quali la nomina a speaker della Camera dei Rappresentanti di Newt Gingrich nel 1994 (Naso 2007-2007). La Coalizione fu molto attiva negli anni della presidenza Clinton, durante i quali il movimento fu particolarmente coinvolto nel tentativo di impeachment del presidente (Ozzano 2009: 135). Nel 1997 Reed lasciò la Coalizione e l’influenza della lobby cominciò a declinare (Naso 2006-2007). 

Gli eventi dell’11 settembre inaugurano una nuova fase di coinvolgimento politico dei fondamentalisti evangelici. Si assiste all’emergere di una nuova corrente teologica e politica, il fondamentalismo apocalittico, che trae ispirazione dalle opere di Nelson Darby. Aderiscono alla teoria dispensazionalista alcune chiese evangeliche statunitensi insieme alle chiese battiste. La pubblicazione negli anni Settanta del libro The Great Planet Earth ricostruisce le profezie bibliche secondo lo schema di Darby, culminando con la profezia di un’imminente guerra, l’Armageddon, che inizierà con l’invasione di Israele da parte degli arabi e della confederazione russa. Secondo la profezia tale evento porterà alla più grande conversione degli ebrei al cristianesimo. Più recentemente, la teologia di Nelson Darby viene ripresa dalla saga Gli esclusi, che registra più di cinquanta milioni di vendite nel mercato statunitense. In questo caso a scatenare l’Armageddon sarebbe un capo delle Nazioni Unite con l’obiettivo di instaurare una religione universale fondata sulla venerazione della sua persona. La battaglia finale, l’Armageddon, permetterebbe l’instaurazione del regno millenario di Cristo (Ozzano 2009: 135) 

La diffusione di tale teologia genera un’ansia apocalittica che porta alla valutazione ed alla interpretazione degli eventi storici contemporanei come parte di un piano divino che culminerebbe, alla fine dei tempi, con l’inevitabile scontro tra il Bene ed il Male, Cristo e l’Anticristo (Naso 2006-2007). L’emergere del dispensazionalismo apocalittico segna una nuova fase nella quale il coinvolgimento politico dei fondamentalisti evangelici non si esaurisce più nella politica interna statunitense ma sfocia nella geopolitica, nelle decisioni di politica estera e nel mantenimento di un rapporto privilegiato con lo stato di Israele. Questa terza ondata si caratterizza per l’attivismo di gruppi ed esponenti del mondo fondamentalista cristiano al di fuori dei confini statunitensi, come mostrato da una recente indagine che ha riscontrato il trasferimento di oltre cinquanta milioni di dollari destinati a finanziare gruppi ultraconservatori europei, alcuni dei quali legati all’estrema destra europea, insieme a campagne per la difesa dei valori della famiglia, contro l’aborto ed i diritti LGBTQ+. Tali fondi sarebbero stati trasferiti, tra gli altri, da esponenti del mondo fondamentalista cristiano legati all’amministrazione Trump (Fitzgerald and Provost 2019). 

Questa nuova fase è esemplificata anche dall’emergere delSionismo cristiano”, una variante del dispensazionalismo che enfatizza gli eventi storico-politici che si verificano nel Medio-Oriente, inserendoli nel piano divino cronologicamente determinato dai derbysti. L’estrema destra israeliana gode del supporto dei sionisti-cristiani, le cui idee sono affermate attraverso la politica di supporto incondizionato per l’occupazione israeliana dei territori contesi e l’opposizione a qualsiasi concessione politica nei confronti dei palestinesi. Va ricordato come, nel quadro della teologia derbysta, l’amore per Israele sia strumentale alla riaffermazione della cristianità come unica via di salvezza. Tra le principali organizzazioni del Sionismo cristiano l’“International Christian Embassy of Jerusalem si oppose alla decisione di Sharon di ritirare le truppe israeliane dalla Striscia di Gaza nel 2005 (Naso 2006-2007). 

Secondo il Washington Post, l’80% degli evangelici bianchi ha votato per Donald Trump. È importante evidenziare, inoltre, che l’attuale vicepresidente Mike Pence è un evangelico praticante che si riconosce nella teologia del Sionismo cristiano ed è ritenuto l’ispiratore della decisione di politica estera di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Seppur l’ipotesi dell’emergere di un regime teocratico non è sostenibile, il ruolo politico del conservatorismo religioso nella politica statunitense rappresenta un tratto caratteristico di innegabile rilevanza della dinamica politica degli Stati Uniti che, seppur in maniera diversificata e non omogenea, negli ultimi decenni ha regolarmente fatto parte della vita pubblica del paese (Naso 2006-2007). 

  

Leggere il rapporto religione-nazionalismo: una lettura alternativa  

In un articolo pubblicato nel 2012, intitolato Religion and Nationalism: Four Approaches, il professor Rogers Brubaker della University of California indicava quattro approcci che posso essere utilizzati nell’analisi del rapporto tra religione e nazionalismo:  

  1.  considerare religione e nazionalismo come fenomeni analoghi
  2.  analizzare come la religione abbia influito sul concetto di nazionalismo
  3.  interpretare la religione come strettamente intrecciata al nazionalismo;
  4.  nazionalismo religioso.

 

L’approccio del professor Naso sembra vertere sulla terza via: è infatti il paradigma puritano la chiave di lettura che regge la sua interpretazione del rapporto tra nazionalismo americano e religione. 

Religione e nazionalismo, infatti, vanno di pari passo con la costruzione dell´identità americana in una lunga storia che parte dal patto dei Padri pellegrini nel Seicento, cioè un’alleanza religiosa caratterizzata da una duplice dimensione: quella verticale tra il popolo, inteso in senso biblico come comunità di credenti, i puritani protestanti, e Dio, e quella orizzontale, cioè il contratto politico tra uomini e donne. L’intreccio tra religione e nazionalismo passa poi per l’età rivoluzionaria/repubblicana nel Settecento, caratterizzata da un linguaggio nazionalistico più inclusivo ma essenzialmente ancora religioso. Il rapporto religione-nazionalismo attraversa poi l’Ottocento, con lespansione territoriale verso Ovest e il concetto di Manifest Destiny, dove la dimensione religiosa intesa come vocazione ultraterrena del popolo americano giustifica la politica imperialistica. Nel Novecento, l’intreccio tra nazionalismo politico e religione si manifesta sia nella lotta contro il comunismo ateo che nel Civil Rights Movement. Il paradigma puritano cambia rotta a partire dagli anni Ottanta, con la presidenza di Ronald Reagan e la forte mobilitazione politica degli evangelici fundamentalists 

Nell’approccio del professor Naso, i fondamentalisti evangelici rappresentano un punto di rottura con la costruzione puritano-teista del nazionalismo statunitense. Questo fondamentalismo americano di seconda ondata, con la sua doppia enfasi sulla necessità di una cristianizzazione della società americana e sullo schieramento geopolitico in chiave millenarista, rompe sia con la visione classica del fondamentalismo evangelico ottocentesco, interessato alla purezza teologica in opposizione al modernismo teologico, sia con il puritanesimo delle origini, attento ad evitare qualsiasi strumentalizzazione politica della religione.  

Diventeranno gli Stati Uniti, quindi, una teocrazia? Questa è la domanda centrale di un articolo pubblicato dal professor Naso nel 2007, The Political Dimension of Evangelical Fundamentalism in the USA, che appare oggi ancora più attuale alla luce dell’attuale amministrazione Trump-Pence, così incentrata sui principi religiosi escatologici e millenaristi.  

Si ritiene in questa sede che la scelta del professor Naso di vedere nei fondamentalisti la rottura del paradigma puritano potrebbe indirizzare l’analisi del rapporto religione-nazionalismo negli Stati Uniti verso la quarta modalità suggerita da Brubaker, il nazionalismo religioso, e questo potrebbe rappresentare un limite del suo approccio. Nella storia statunitense, la religione nelle sue varie declinazioni protestanti ha avuto sin dal principio una forte dimensione escatologica. L’ala radicale della Riforma protestante, quali mennoniti, anabattisti o hutteriti del Cinquecento e Seicento, e i grandi movimenti di revival dell’Ottocento, rappresentano la complessità del paradigma puritano. La tensione che emerge nell’intreccio tra religione e politica continua ad esistere, senza tuttavia tramutarsi in nazionalismo religioso. 

 

BIBLIOGRAFIA  

Anderson T., How Evangelicals Revolutionized US Politics, Billmoyers.com, 20 aprile 2017. https://billmoyers.com/story/how-evangelicals-revolutionized-us-politics/ 

 

Brubaker, R., Religion and Nationalism: Four Approaches”, Journal of the Association for the Study of Ethnicity and Nationalism– Nations and Nationalism, 18.1 (2012): 2–20. 

 

Fitzgerald M., Provost C., Trump-Linked US Christian “Fundamentalists” Pour Millions of “Dark Money” into Europe, Boosting the Far Right, Truthout, 30 marzo 2019. https://truthout.org/articles/trump-linked-christian-fundamentalists-pour-millions-into-european-far-right/ 

 

Jain K., How the Religious Right Shaped American Politics: 6 Essential Reads”, The Conversation, 21 dicembre 2017. http://theconversation.com/how-the-religious-right-shaped-american-politics-6-essential-reads-89005 

 

Naso P., The Political Dimension of Evangelical Fundamentalism in the USARSA Journal, 17/18 (2006-2007): 33–47. 

 

Naso P. “La polemica antidarwiniana negli USA tra religione e politica”, Protestantesimo, 65 (2010): 5563. 

 

Naso P., L’apocalisse vista dalla Casa Bianca, Limes (forthcoming). 

 

Ozzano L., Religious Fundamentalism and Democracy, Politics and Religion, 1.3 (2009): 127–153. https://www.ispionline.it/it/documents/Religioni2011/Ozzano_Religious%20fundamentalist.pdf 

 

Peterson M.D., ed., Thomas Jefferson: Writings, New York, Library of America, 1994.  

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