Il Sud e la nazione americana. Lezione di Daniele Fiorentino. Relazione di Edoardo Barsotti, Edoardo Frezet e Andrea Vuolo

Nazione e identità: riflessioni sul Southern Exceptionalism  

La questione del Sud degli Stati Uniti e del suo rapporto con il resto del paese continua ad essere uno dei temi più dibattuti dalla storiografia sulla Guerra Civile americana, per non parlare della Americanistica tout-court. La questione si articola quasi sempre su due livelli: In primo luogo, il ruolo del Sud nell’evoluzione della costruzione dello stato-nazione statunitense e, in secondo luogo, la possibile esistenza, a partire dalla crisi pre-Guerra Civile, di un nazionalismo “sudista” a sé stante. La relazione di Daniele Fiorentino cerca di illustrare l’evoluzione di questi due filoni di ricerca, di esplorare la loro interazione e, da ultimo, di fornire una risposta alle due questioni. Il nostro obiettivo è quello di riassumere in queste pagine la posizione di Fiorentino ed evidenziare alcuni nodi problematici che emergono dall’intreccio delle due questioni. 

La questione dell’identità e soprattutto delle identità nazionali è di non facile soluzione per qualsiasi studioso. Nel caso della genesi di un’identità nazionale “sudista” (prima che Confederata), la storiografia fornisce, come sottolinea lo stesso Fiorentino, tre periodizzazioni relative al diciannovesimo secolo, che illustreremo sommariamente: 

  1.   Il periodo pre-bellico e dell’aggravarsi del sectional divide, e, in particolare, gli anni Venti e Trenta e l’elaborazione intellettuale di un’identità politica sudista da parte di John Calhoun (1782-1850) e Robert Rhett (1800-1876) (Potter 1976).
  2.   Il periodo della Guerra stessa (1861-1865) e, in particolare, della condivisione, da parte dei diversi stati confederati, dell’esperienza bellica e della costruzione di un comune apparato militare. Questa è la tesi, come sottolinea Fiorentino, di Drew Gilpin Faust, e soprattutto di Yael Sternhell. In altre parole, come per molte altre esperienze, è la guerra stessa a creare l’identità nazionale “sudista (Faust 1989).
  3.    La nascita di un’identità sudista viene paradossalmente post-datata al periodo della Ricostruzione e di Jim Crow, e, in particolare, della elaborazione culturale di una letteratura di genere – la cosiddetta Lost Cause e la visione idealizzata di un Sud agrario e “cavalleresco”, dove il rapporto con gli schiavi viene dipinto come benevolmente paternalista e addirittura mirante al benessere di questi ultimi.

Spingendosi oltre il diciannovesimo secolo, forse è il fenomeno politico del cosiddetto Solid South ovvero l’identificazione di tutta l’ex Confederazione con il Partito Democratico in opposizione ad un Grand Old Party “unionista” a rappresentare la persistenza di una identità “sudista” fino agli anni Sessanta del Novecento e, in particolare, la presidenza di Lyndon B. Johnson e la fine della Segregazione (1964) (Grantham 1988; Woodward 1951). 

Se tutte queste interpretazioni si fondano sull’individuazione di una agency “sudista,” d’altra parte si è sottolineato, in sede storiografica, il ruolo del cosiddetto “Nord” nel plasmare, anche per via indiretta, una “peculiarità sudista”. È perciò la grande trasformazione in senso industriale del North-East, del Mid-Atlantic, e del Midwest a partire dagli anni Quaranta a sancire la progressiva alterità di Dixie rispetto al resto del paese. In questo senso, la genesi del futuro American Way of Life avrebbe finito per marcare lo sganciamento del Sud agricolo e socialmente statico dall’autorappresentazione di mera matrice “nordista” degli Stati Uniti.  Nemmeno la “riconciliazione” successiva al Compromesso del 1877 (e, quindi, la conseguente liquidazione della Reconstruction e la nuova estromissione degli afroamericani dal corpo politico della nazione) era riuscita ad eliminare le peculiarità socio-economiche di un Sud fondamentalmente arretrato e depresso (Blight 2001). È solo con il New Deal e, successivamente, con il boom economico della cosiddetta Sun Belt a partire dagli anni Cinquanta, che il Sud riesce a integrarsi nella nuova America pur mantenendo alcuni tratti specifici nel suo folklore e nella sua cultura materiale. 

Un’altra dinamica di costruzione dell’alterità meridionale consiste, utilizzando una prospettiva prettamente culturale, nella costruzione di un Sud come fomite e incarnazione di tutti i vizi e difetti nazionali. In quest’ottica, esasperando le colpe del Sud quali, ad esempio lo schiavismo e il razzismo segregazionista si sarebbero nascoste le pesanti corresponsabilità del Nord nella tratta degli schiavi, nei compromessi politico-costituzionali, e nell’odio verso gli afroamericani. In altre parole, come riporta Fiorentino citando Howard Zinn, il Sud sarebbe “lo specchio di un’America altrimenti progressista”. 

Il dibattito riguardo lidentità nazionale sudista resta ancora aperto. Alcuni studiosi come Matthew Lassiter e Joseph Crespino hanno definito l’alterità sudista come qualcosa di mitologico mentre Glenn Feldman sostiene ancora l’esistenza di questa identità. Con questa “ipostatizzazione” dell’immagine del Sud, Fiorentino conclude il suo excursus storiografico arrivando a conclusioni simili a quelle di Lassiter e Crespino, e ponendo quindi in evidenza come in realtà, sebbene la storiografia abbia tenuto ben presenti i caratteri e le peculiarità culturali e politiche della sezione (si pensi anche all’osservazione di Reinhold Niebuhr sul dualismo politico tra un Nord caratterizzato da un New England Puritanism e un Sud egemonizzato da un Virginian Jeffersonianism), essa ha fondamentalmente mancato di individuare una vera e propria identità nazionale “sudista” che faccia da contraltare a quella statunitense. Anzi, come sottolinea Fiorentino, sotto certi aspetti è il Sud stesso ad aver offerto, nel corso degli ultimi secoli, due dinamiche che non possono che contraddire l’ipotesi di una “nation within a nation. Da un lato l’auto-rappresentazione meridionale, nel 1860 come oggi, di essere i “veri portatori” dei valori americani. Dall’altro, il persistente localismo che fa del singolo stato federato (o tra il 1861 e il 1865 con-federato) il depositario della sovranità politica ma non per questo di un nuovo sentimento di appartenenza nazionale. Continuando questo percorso attraverso la storia statunitense, è anche lo stesso Solid South, come sostiene Fiorentino, a rivelare, nelle sue divisioni politiche, una mancanza di unicità di intenti come nelle elezioni presidenziali del 1948 e del 1968 che possa  riflettere un comune interesse e sentire nazionale. 

Pur concordando con l’interpretazione offerta da Fiorentino, abbiamo individuato almeno due nodi che meriterebbero un maggiore approfondimento quando si intende esplorare la questione dell’identità, e dell’identità nazionale in particolare.   

Disomogeneità del Sud  

Se nella relazione si accenna alla disomogeneità politica nel Sud post-bellico, tuttavia non si evidenziano a sufficienza le divisioni interne alla stessa Confederazione e le ripercussioni di queste sullo sviluppo del conflitto. Si pensi, ad esempio, agli studi di storici come William W. Freehling (1966, 2001) e Stephanie McCurry, che evidenziano le fratture politiche e sociali all’interno dello stesso Sud. Un filone che è stato di recente ulteriormente esplorato con l’obiettivo di aggiungere profondità storica all’esplorazione del locus della sovranità nei differenti discorsi legati all’identità nazionale (Parks 2018). 

Definizione 

Il punto più importante, tuttavia, riguarda la mancata definizione sia del concetto di identità, che, soprattutto, del concetto di identità nazionale. Anzi, alcune volte si ha l’impressione che i due concetti siano usati come sinonimi, ma, in realtà sussistono delle importanti differenze che è opportuno approfondire. Considerando che la stessa politica (e la cronaca) ci dimostrano ogni giorno che il concetto stesso di identità è proteiforme, tutt’altro che monolitico e lineare, una definizione pur arbitraria e convenzionale potrebbe essere utile nell’identificazione di alcuni trend storici, ma ancor più nell’evitare confusioni tra nozioni che non sono integralmente sovrapponibili: identità nazionale, nazione, nazionalismo (Lepore 2019). In primo luogo, si può ragionevolmente sostenere che esistono molte forme di identità declinate su piani diversi, ma che l’identità nazionale è, soprattutto nell’era dell’affermazione dei nazionalismi e degli stati-nazione, qualcosa di identificabile; è il frutto di processi di “costruzione dell’identità” appunto ben individuabili. Si pensi, ad esempio, guardando sia all’Europa che al Nord America, alla questione del rapporto tra i “valori fondanti” di una comunità politica con la dimensione etno-linguistica e, alcune volte, razziale di un paese (Leerseen 2018). La storia culturale del nazionalismo ci offre una vasta panoplia di strumenti per analizzare lo sviluppo di un discorso nazional-patriottico mirante ad identificare in una determinata comunità non soltanto la legittima fonte della sovranità, ma anche alcuni caratteri e una esperienza storica specifica (più o meno “inventati,” ovviamente). E gli Stati Uniti dell’Ottocento pace gli storici eccezionalisti ci offrono molti spunti di comparazione con i modelli del nazionalismo europeo. Quindi, se ai nostri occhi il tifo fanatico per il football, i telepredicatori e il pollo fritto non sono sufficienti ad identificare una vera e propria mitografia nazionale, non lo è neppure la semplice divergenza di fenomeni strettamente economici e politici. 

D’altro canto, serve forse essere nazioni diverse per fare una guerra civile? La storia sembra offrirci una pletora di esempi che smentiscono questa interpretazione. Tuttavia, riteniamo che un approccio culturalista del concetto di “nazione” nel lessico politico del Sud meriti di essere ulteriormente approfondito, a condizione di definire rigorosamente le regole del gioco. 

 

BIBLIOGRAFIA 

 

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Blight, D.W., Race and Reunion: The Civil War in American Memory. Cambridge, Harvard University Press, 2001. 

 

Crespino J., Lassiter M., The Myth of Southern Exceptionalism. New York, Oxford University Press, 2010. 

 

Doyle D.H., The Cause of All Nations: An International History of the American Civil War, New York, Basic Books, 2015. 

 

Faust D.G., Mothers of Invention. Women of the Slaveholding South in the American Civil War. Chapel Hill & London, University of North Carolina Press, 1996. 

 

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Faust, D.G., The Creation of Confederate Nationalism: Ideology and Identity in the Civil War South. Baton Rouge, Louisiana State University Press, 1989.  

 

Feldman G., Nation within a Nation: The American South and the Federal Government. Gainesville, University Press of Florida, 2014. 

 

Freehling W., Prelude to Civil War: Nullification Controversy Crisis in South Carolina. New York and London, Harper. & Row 1966. 

 

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Grant, S.M., North Over South: Northern Nationalism and American Identity in the Antebellum Era. Lawrence, University Press of Kansas, 2000. 

 

Grantham W.D., The Life and Death of the Solid South: A Political History, Lexington, University Press of Kentucky, 1988. 

 

Kramer L., Nationalism in Europe and America: Politics, Cultures, and Identities Since 1775, Chapel Hill, UNC Press, 2011. 

 

Leerseen J., Encyclopedia of Romantic Nationalism in Europe, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2018.Lepore J., This America. The Case for the Nation. New York,Liveright, 2019 

 

Parks B., American Nationalisms. Imagining Union in an Age of Revolutions, Cambridge, Cambridge University Press, 2018.Potter D., The Impending Crisis 1848-1851. New York, Harper & Collins, 1976. 

 

Woodward C.V., Reunion and Reaction. The Compromise of 1877 and the End of Reconstruction. New York, Oxford University Press, 1951. 

 

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