Gli Stati Uniti visti dall’Italia. Gli studi americanistici nel 2016

Articolo pubblicato sulla rivista “Il Veltro”. Si ringrazia l’autore per la gentile concessione.

Nella scorsa rassegna si era accennato ad alcune opere pubblicate nel 2016, ma giunti alla fine dell’anno è possibile fare il punto con maggior precisione e verificare eventuali differenze con gli anni precedenti[1]. In particolare nel 2016 hanno avuto luogo le presidenziali e in occasioni consimili tale scadenza ha sollecitato la riflessione sulla vita politica statunitense e sulle sue tradizioni. Nel 2016 i contributi generali su questi temi sono stati pochi: lo stringato, ma documentato Mattia Ferraresi, Politica americana. Una piccola introduzione, LUISS University Press, Roma 2016; Rodolfo Bastianelli, Il presidente degli Stati Uniti. Dalla dichiarazione di indipendenza ad oggi, Eurilink, Roma 2016; e il primo volume, autoprodotto e autodistribuito, di Mauro della Porta Raffo, USA 1776/2016. dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016, Dissensi & Discordanze, 2016. Quest’ultimo, però, è di fatto una sintesi della storia statunitense, simile dunque ad altre opere benemerite, quali Stefano Luconi, La nazione indispensabile. Storia degli Stati Uniti dalle origini a oggi, Le Monnier, Milano, 2016, e Giovanni Borgognone, Storia degli Stati Uniti. La democrazia americana dalla fondazione all’era globale, Feltrinelli, Milano 2016 (edizione maggiorata di un’opera uscita nel 2013).

La riflessione sulla campagna elettorale propriamente detta è stata invece demandata ai siti web, in primo luogo all’ottimo “C’era una volta l’America” (https://www.ceraunavoltalamerica.it/), il blog dei giovani americanisti italiani nato dalla Summer School del CISPEA. Questo infatti non solo ha seguito puntualmente le tappe delle presidenziali statunitensi, ma ne ha pure accompagnato le analisi con i lavori di lezioni e seminari sugli Stati Uniti fra XX e XXI secolo: basti ricordare gli interventi di Matteo Battistini, Daniele Fiorentino e Federico Romero. La riflessione sulle presidenziali è poi continuata sulle pagine web di alcuni studiosi, da quelle di Mario Del Pero sul sito di “Italiani Europei” (http://mariodelpero.italianieuropei.it/) al blog di Arnaldo Testi, https://shortcutsamerica.com/. Sarebbero da schedare anche gli interventi singoli, sparsi fra vari indirizzi, basti qui menzionare quanto scritto da Tiziano Bonazzi: Le tante Americhe che non sappiamo vedere, 12 febbraio 2016, http://www.rivistailmulino.it/item/3114, e Sanders e l’America. Alle radici di un’esperienza politica, 4 luglio 2016, http://www.pandorarivista.it/articoli/sanders-e-lamerica/. Sennonché, è praticamente impossibile setacciare tale settore, se non grazie alle indicazioni dei singoli autori o degli amministratori dei singoli siti.

Nel tradizionale campo della storia politica statunitense la carta stampa è dunque arretrata davanti alla produzione digitale, ma, tuttavia, ha mollato del tutto la presa. Non pochi libri sono infatti apparsi sui due candidati presidenziali. Molto è stato traduzione quasi simultanea da opere statunitensi, inglesi o tedeschi; però, abbiamo anche contributi originali, quali Mattia Ferraresi, La febbre di Trump. Un fenomeno americano, Marsilio, Venezia 2016; Oliviero Bergamini, Chi è Hillary Clinton? Un enigma americano, Ombre corte, Verona 2016; Silvana Giacobini, Hillary. Vista da molto vicino, Cairo Publishing, Torino 2016. Si possono inoltre evidenziare i tentativi di bilancio dell’esperienza Obama: Massimo Teodori, Obama il grande, Marsilio, Venezia 20016; Il mondo di Obama. 2008-2016. L’America nello scenario globale, a cura di Paolo Magri, Oscar Mondadori, Milano 2016; Obama: un bilancio, dossier nel n. 5 del 2016 della rivista “Il Mulino” con interventi di Raffaella Baritono, Moreno Bertoldi, Tiziano Bonazzi, Mario Del Pero, Stefano Luconi, Arnaldo Testi, Federico Toth, Elisabetta Vezzosi. Sullo stesso numero Franco Minganti, Oltre Philip Roth: la letteratura americana al tempo di Obama, pp. 820-827, ha proposto inoltre di identificare un’era Obama, delimitata dai suoi due mandati presidenziali. Può sorprendere, ma anche altre presidenze sono servite da contrassegno cronologico, soprattutto per quanto riguarda la politica estera, si vedano L’amministrazione Nixon e il continente africano: tra decolonizzazione e guerra fredda (1969-1974), a cura di Antonio Donno e Giuliana Iurlano, Franco Angeli, Milano 2016, e Massimo De Leonardis, Alla ricerca della rotta transatlantica dopo l’11 settembre 2001, EDUCatt, Milano 2016.

Al discorso sulle presidenziali e sui presidenti futuri si può legare quello sui presidenti passati, ad esempio su Thomas Jefferson. Questi non è stato studiato, però, studiato soltanto per il suo ruolo istituzionale. Infatti è al centro di due libri particolari: Enrico Graziani, Giudice del proprio benessere. Happiness and Wretchedness: Thomas Jefferson, David Walker, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2016, ed Ezra Pound, Jefferson e Mussolini, a cura di Luca Gallesi, Bietti, Milano 2015. Quest’ultimo ci dice ovviamente molto di più sul pensiero del poeta, mentre il lavoro di Graziani tocca il tema della felicità esplorato, in chiave politologica, anche da Felicità della politica/Politica della felicità, a cura di Enrica Asquer, Anna Scattigno ed Elisabetta Vezzosi, EUT, Trieste 2016: vedi in particolare il saggio di Raffaella Baritono, Felicità della politica/Politica della felicità: introduzione al tema. L’attenzione per la presidenza è molto più puntuale nella ricca messe su Abramo Lincoln[2]. Il presidente della Guerra di secessione è al centro di due straordinari volumi di Tiziano Bonazzi, Abraham Lincoln. Un dramma americano, il Mulino, Bologna 2016, e La guerra civile americana, Il Corriere della Sera, Milano 2016, approfonditamente discussi in una tavola rotonda a disposizione su http://www.ricerchedistoriapolitica.it/tavole-rotonde-e-convegni/un-dramma-americano-tavola-rotonda-su-abraham-lincoln-libro-di-tiziano-bonazzi/, di un intervento di Francesco Cappellani, Un curioso falso storico: una lettera di Abraham Lincoln pubblicata sull’Illustrazione Italiana del 18 agosto 1940, 23 giugno 2016, leggibile all’indirizzo https://www.dissensiediscordanze.it/un-curioso-falso-storico-lettera-abraham-lincoln-pubblicata-sull-illustrazione-italiana-del-18-agosto-1940/, e di una fine analisi politologica di Marco Sioli, Abraham Lincoln. Le parole, le politiche e l’uso politico, Ibis, Como-Pavia 2016.

Il tema presidenziale è infine esplorato anche da Pier Francesco Galgani e Luigi Lenti, La Casa Bianca al cinema. JFK, Nixon, W. I presidenti nella storia e nei film di Oliver Stone, Robin Edizioni, Torino 2015, e da Luca Mencacci, The best man. Le campagne elettorali viste da Hollywood, Rubbettino, Soveria Mannelli 2016. Questi due libro meritano, però, un discorso a parte e non soltanto per l’originalità dell’approccio. Servono infatti a introdurre il fenomeno sempre in crescita dei contributi sul cinema americano. I libri su questo argomento sono stati tanti e di natura assai diversa. Si possono infatti citare alla rinfusa: Paul Schrader e il cinema della trascendenza, a cura di Alberto Castellano, Mimesis, Sesto San Giovanni 2016; Umberto Calamita e Clara Stroppiana, Terra di classe. Il lavoro dei campi tra Hollywood e Bollywood, i Sovietici e Cinecittà, Falsopiano, Alessandria 2016; Deborah Toschi, La ragazza del cinematografo, Mimesis, Sesto San Giovanni 2016 (su Mary Pickford); George A. Romero. Appunti sull’autore, a cura di Claudio Bartolini, Bietti, Milano 2016; Mauro Marchesini, La finestra sul cortile, Edizioni cineforum, Bergamo 2016 (saggio sull’omonimo film). In quasi tutti è evidente la volontà di esplorare non soltanto il cinema statunitense, ma i rapporti tra questo e la società che descrive.

Nonostante questa sia ormai la stagione del web, molti critici ritengono che i mezzi audiovisivi tradizionali costituiscano ancora una illuminante illustrazione dell’immaginario statunitense. In questa chiave sono utilizzate non soltanto le pellicole cinematografiche, ma anche le serie tv: anzi ormai sono soprattutto queste a essere ritenute una chiave per capire la società d’oltre Atlantico. Federico Boni, American Horror Story, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2016, propone così di capire gli Stati Uniti attraverso il moderno gotico televisivo, mentre Andrea Carosso, Archivi del terrore: film e serie tv americane intorno alla “guerra del terrore”, “Acoma”, 10, 2016, pp. 87-99, scheda ben 250 opere, fra piccolo e grande schermo, per capire l’immaginario delle più recenti guerre. Aldo Grassi e Cecilia Penati, La nuova fabbrica dei sogni, Il Saggiatore, Milano 2016, esemplificano il sostrato teorico di queste analisi e applicano alla serialità televisiva quello che una volta era pensato per il romanzo e il cinema statunitense. In sostanza l’insieme della produzione di serie per la televisione e ora per il web, o per entrambi come nel caso di Netflix, sembra ai loro occhi riformulare quella che una volta era chiamata “la grande narrazione americana”. A tal proposito Federico Chio, American Storytelling. Le forme del racconto nel cinema e nelle serie tv, Carocci, Roma 2016, presenta una discussione, a volte un po’ schematica, ma spesso anche stimolante, di tutta la narrativa statunitense, tenendo conto dei suoi passaggi dalla carta stampata al grande schermo e da questo al piccolo. La stessa questione, ma mettendo a fuoco eroi particolari, è al centro del divertente Eroi. Superman, Batman, Tex, 007, Harry Potter e altre figure dell’immaginario, a cura di Vanni Codeluppi, FrancoAngeli, Milano 2016, che, però, allarga il discorso a tutta la produzione culturale anglo-americana e chiama in gioco libri per l’infanzia, fumetti e cartoni animati.

Anche nello studio dell’immaginario statunitense si è molto lavorato in digitale, basti vedere l’esperienza della rivista “Acoma”, dal 2015 disponibile soltanto sul west. Inoltre la rivista “Iperstoria” (www.iperstoria.it) è particolarmente attenta proprio a questo discorso. Il n. 7, primavera 2016, è dedicato a Old and New West / Vecchio e nuovo West ed è curato da Stefano Rosso, il grande specialista italiano di tale argomento, e al di fuori del dossier abbiamo un articolo di Valerio Massimo De Angelis sul romanzo Ceremony di Leslie Marmon Silko, una dei maggiori esponenti della “Native American Renaissance”. Siamo sempre nel discorso su vecchio e nuovo West (quello di Silko è successivo alla seconda guerra mondiale), un nodo centrale per la comprensione dell’evoluzione statunitense, come mostra l’importante lavoro di Andrea Buratti, La frontiera americana. Una interpretazione costituzionale, Ombre corte, Verona 2016, nonché i temi alla base di Texas, l’America futura, dossier di “Limes”, n. 8 del 2016.

Non tutti i contributi italiani sul ruolo del West nella vicenda statunitense hanno l’originalità dei contributi appena ricordati e spesso si ricade in argomenti già utilizzati vedi i divulgativi Mario Raciti, Piombo, polvere e sangue. La violenza nella storia del West, 1848-1900, Villaggio Maori, Catania 2016, e Alberto Paleari, Cowboy. La realtà di un mito, Edizioni dell’Ambrosino, Cologno Monzese 2016. Tuttavia anche le riproposizioni più scontate, si pensi alla passione italiana per gli indiani, possono riservare piacevoli sorpresa, vedi la nuova versione di Black Hawk, Autobiografia di un capo indiano, Castelvecchi, Roma 2016, a cura di Massimo De Pascale e con una bella introduzione di Anna Scannavini, nonché il tentativo di sintesi offerto da Massimiliano Galanti, La questione indiana. Da Colombo al terzo millennio, Odoya, Bologna, 2016. Non bisogna mai dimenticare l’enorme presa sul pubblico italiano degli indiani d’America e le dimensioni della produzione relativa. Il sito http://www.ilgiardinodeilibri.it/ mette in vendita 120 libri sul tema e suggerisce di accompagnarne la lettura con l’ascolto di 52 CD di musiche degli autoctoni americani. Non tutto è divulgativo o legato a facili interessi, basti pensare al breve, ma ponderato saggio di Fedora Giordano, Archivi e nativi americani, prigione e memoria vivente, “Acoma”, 10, 2016, pp. 41-48.

Probabilmente in questa altalena tra approfondimento e divulgazione è determinante l’approccio italiano alla vicenda statunitense: un misto di grande curiosità e di ricorso ai più abusati stereotipi (positivi e negativi) che servono a contraddistinguere la “diversità” americana senza, però, allontanare i lettori. In questo (difficile) equilibrismo si distingue l’innovativo Alberto Giuffrè, Un’altra America. Viaggio nelle città «italiane» degli Stati Uniti, Marsilio, Venezia 2016, che studia le varie Rome, Milan, Naples, Venice, Florence, Palermo, Verona, Genoa degli Stati Uniti. Dallo stesso sforzo nascono anche Emanuela Crosetti, Come ti scopro l’America. Da Sant Louis al Pacifico con i leggendari Lewis e Clark, Exorma, Roma 2016, che ripercorre i passi del celebre viaggio di Meriwether Lewis e William Clark nel 1804. Sono forse meno originali, ma non prive di interesse, opere analoghe uscite negli ultimi anni: Gianpaolo Luzzi, La mia Route 66, Meloria Educational, Livorno 2014; Franco Gattesco, Avventure sulle strade americane. In viaggio con Kerouac da New York a San Francisco, il Far West e la Route 66, Campanotto, Udine 2015; Mauro Buffa, USA coast to coast. Da New York a San Francisco in Greyhound attraverso quindici stati, quattro fusi orari e un uragano, Ediciclo, Portogruaro 2015. Risulta inoltre assai peculiare Giulio D’Antona, Non è un mestiere per scrittori. Vivere e fare libri in America, Minimum Fax, Roma 2016: l’autore infatti vi esplora l’America dei libri, intervistando scrittori, agenti ed editor e visitando i luoghi da questi frequentati. Infine Maurizio R. Maniscalco prosegue a descrivere gli Stati Uniti, dove si è trasferito da oltre venti anni e ai quali ha già dedicato vari volumi, con God bless America. Un diario a stelle e strisce, Società Editrice Fiorentina, Firenze 2016.

Ripiegando su terreni più tradizionali, spesso discussi nelle passate rassegne, vediamo come anche quest’anno non sono mancati i lavori sul ruolo statunitense nelle relazioni internazionali del Novecento: Patrizia Caratta, Washington e Riyadh. Fra confronto bipolare e guerra fredda araba (1961-1963), Aracne, Roma 2016; Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, vol. 3, Dalla fine della guerra fredda a oggi, Laterza, Roma-Bari 2016; il prossimo numero della rivista “Acoma” su Gli Stati Uniti e le guerre del nuovo millennio , a cura di Giorgio Mariani[3]. Un aspetto particolare è illustrato con abilità da David W. Ellwood, L’evoluzione del «soft power», da Hollywood al Ttip, “Il Mulino”, n. 5, 2016, pp. 739-754. Inoltre cisi continua ad interessare alla questione nucleare: Dario Fazzi, The Nuclear Freeze Generation: The Early 1980s Anti-nuclear Movement between “Carter’s Vietnam” and “Euroshima”, in A European Youth Revolt. European Perspectives on Youth Protest and Social Movements in the 1980s, a cura di Knud Andresen e Bart van der Steen, Palgrave, London 2016, pp. 145-158; Leopoldo Nuti, Ambizioni, incertezze, difficoltà, calcoli, decisioni e velleità: la politica di potenza, la politica estera italiana e le armi nucleari , in Nuove questioni di storia delle relazioni internazionali. Studi in onore di Ennio Di Nolfo, a cura di Bruna Bagnato, Massimiliano Guderzo e Leopoldo Nuti¸ Laterza, Roma-Bari 2015, pp. 83-107, e A Turning Point in Postwar Foreign Policy: Italy and the NPT Negotiations, in Negotiating the Nuclear Non-Proliferation Treaty. Origins of the Nuclear Order, a cura di Roland Popp, Liviu Horovitz e Andreas Wegner, Routledge, London 2017, pp.75-96; Iacopo Piccinini, La politica italiana e la Forza Nucleare Multilaterale, “Nuova storia contemporanea”, vol. XX, n. 1, 2016, pp. 47-64. A Nuti dobbiamo anche una interessante riflessione sul ruolo italiano nella Guerra fredda: Extended Deterrence and National Ambitions: Italy’s Nuclear Policy, 1955-1962, in Extended Deterrence in Europe and East Asia during the Cold War – A Reappraisal, a cura di Id. e Christian Ostermann, numero speciale de “The Journal of Strategic Studies”, vol. 39, n. 4, 2016, pp. 559-579.

Come si vede, non scarseggia la voglia di valutare i rapporti tra Italia e Stati Uniti e lo comprovano anche Daniele Fiorentino, “Da che la guerra è cominciata”. La stampa statunitense e la neutralità italiana (1914-1915), in Osservata speciale. La neutralità italiana nella prima guerra mondiale, a cura di Riccardo Brizzi, Le Monnier, Firenze 2015, pp. 291-309; Marco Patricelli, Il nemico in casa. Storia dell’Italia occupata 1943-1945, Laterza, Roma-Bari 2016; Matteo Pretelli, Italian-American Root Tourism in Fascist Italy, in Visioni mediterranee: Itinerari e migrazioni culturali, a cura di Marco Marino e Giovanni Spani, Rocco Carabba, Lanciano 2016, pp. 103-114. Sempre sui rapporti tra i due paesi, segnaliamo Gaetano Salvemini, Lettere americane 1927-1949, a cura di Renato Camurri, Donzelli, Roma 2016, nonché i numerosi lavori sugli italo-statunitensi o, più in generale, sulla emigrazione italiana verso il Nord America. Qui le pubblicazioni sono al solito numerose e variate: Matteo Brera, Italiani in Tennessee tra identità nazionale e americanizzazione. Una prima indagine, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, n. 12, 2016, pp. 74-87; Matteo Binasco, Nuove fonti ecclesiastiche romane per lo studio dell’emigrazione italiana in Nord America, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, n. 12, 2016, pp. 94-97; Stefano Villani, L’Emanuello e la missione protestante episcopale di Filadelfia (1882-1945), “Altreitalie”, n. 52, 2016; Idanna Pucci, La signora di Sing Sing, Società Editrice Fiorentina, Firenze 2016; Umberto Mucci , We the italian. Cinquanta interviste sull’Italia negli USA, Armando Editore, Roma 2016; Matteo Sanfilippo, Ladies and tramps. Trois générations de chanteurs d’origine italienne dans les pays de langue anglaise, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, n. 12 (2016), pp. 89-92, e The Debate on Personal Sources for the History of Italian Emigration, in From the Records of my Deepest Memory. Personal Sources and the Study of European Migration, 18th-20th centuries, a cura di Óscar Álvarez Gila e Alberto Angulo Morales, Bilbao, Universidad del País Vasco, 2016, pp. 123-136; Martino Marazzi, Raccontarsi bilingue. “Le Vie di New York” di Martino Iasoni, “Lingue Culture Mediazioni. Languages Cultures Mediation”, vol. 3, n. 1, 2016, pp. 135-149; Chiara Grilli, Lost in Astoria: History, Self, and Italian American Identity in Robert Viscusi’s Astoria, nel già citato numero di “Iperstoria”; Paolo Barcella, Archivi familiari, storia e migrazioni. Percorsi di ricerca tra Stati Uniti e Italia, “Acoma”, n. 10, 2016, pp. 49-59. Infine spiccano i consueti e sempre intelligenti saggi di Stefano Luconi: Across the Atlantic from the Mediterranean Basin: Italian Immigrants in the United States and the Reshaping of Their Ethnic Identity, 1900-1943, in Visioni Mediterranee. Itinerari e migrazioni culturali, a cura di Marco Marino e Giovanni Spani, Rocco Carabba, Lanciano 2016, pp. 91-102; Opera as a Nationalistic Weapon: The Erection of a Monument to Giuseppe Verdi in New York City, “Italian Americana”, vol. 34, n. 1, 2016, pp. 37-61; Black Dagoes? Italian Immigrants’ Racial Status in the United States: An Ecological View, “Journal of Transatlantic Studies”, vol. 14, n. 2, 2016, pp. 188-199. Ancora sull’emigrazione, ma questa volta irlandese, è Francesco Landolfi, Storia criminale di una città. Boston e la Winter Hill Gang (1965-1995), Aracne, Roma 2016.

Il testo di Villani, disponibile nel sito www.altreitalie.it, richiama altre ricerche di storia religiosa, che contengono elementi importanti sulle migrazioni, in particolare gli ottimi interventi di Paolo Barcella, Notes on Catholic Immigrants and Parish Schools in the United States, nel già più volte menzionato numero di “Iperstoria”, e di Luca Codignola, Angelo Inglesi, from Rome with Love: The Ultimate Scoundrel Priest in North America, 1814-25, “Itineraria”, n. 15, 2016, pp. 145-197. Al contrario è assai deludente Manlio Graziano, In Rome we trust. L’ascesa dei cattolici nella vita politica degli Stati Uniti, Il Mulino, Bologna 2016, perché l’autore sembra conoscere poco la letteratura sull’argomento e ancora meno la documentazione disponibile, se non quella giornalistica di facile reperibilità sul web. In questo è molto simile all’appena ripubblicato in versione ampliata Massimo Franco, Imperi paralleli. Vaticano e Stati Uniti: oltre due secoli di alleanza e di conflitto, Il Saggiatore, Milano 2016. Tuttavia quest’ultimo è stato il primo tentativo di divulgazione rapida su questo soggetto e ha almeno i diritti di primogenitura.

Sempre sul versante della storia religiosa e dei rapporti tra Stato della Chiesa e i nascenti Stati Uniti, si possono invece vedere i contributi, come sempre accuratissimi, dell’appena menzionato Luca Codignola, Material-culture Dimensions in Some North Atlantic Networks in the Late Eighteenth and Early Nineteenth Century. An Overall View, nel volume in onore di Francesca Cantù di prossima uscita, a cura di Paolo Broggio, Luigi Guarnieri Calò Carducci e Manfredi Merluzzi, e Benjamin Franklin and the Holy See, 1783-1784. The Myth of Non-Interference in Religious Affairs, “Journal of Early American History”, vol. VI, nn. 2-3, 2016, pp. 1-9. Infine documenti interessanti sulla Chiesa cattolica statunitense si trovano in American dream. In viaggio con i santi americani, a cura di Mathieu S. Caesar e Pietro Rossotti, Marietti 1820, Genova 2016, catalogo di una mostra organizzata per il meeting di Rimini di questo anno. Potrebbe sembrare mera agiografia, ma è un soggetto nuovo, appena approfondito anche negli Stati Uniti e sui quali si aspetta una prima parola definitiva ad opera di Kathleen S. Cummings, direttrice del Cushwa Center all’Università Notre Dame dell’Indiana. Il libro in questione dovrebbe uscire l’anno prossimo per la University of North Carolina Press e intitolarsi Citizen Saints: Catholics and Canonization in America. Il richiamo a Cummings potrebbe sembrare pretestuoso, ma bisogna ricordare come il suo Centro diriga vari progetti presso la succursale romana della sua università e vi stia organizzando assieme a Matteo Binasco e Luca Codignola una serie di seminari italo-europo-statunitensi, che a breve produrranno un certo numero di testi: American Catholicism in a World Made Small: Transnational Approaches to U.S. Catholic History (giugno 2014); Roman Sources for Global Irish Catholicism (giugno 2015); North Atlantic Catholic Communities in Rome, 1622-1939 (giugno 2017).

Un quadro dei rapporti internazionali, militari-politici-culturali, esce anche da alcuni notevoli libri di taglio più vicino alla storia economica: Bruno Pierri, Giganti petroliferi e grandi consumatori: gli Stati Uniti Uniti, la Gran Bretagna e la rivoluzione petrolifera, 1968-1974, Edizioni Studium, Roma 2015; Ferdinando Fasce, Elisabetta Bini e Bianca Gaudenzi, Comprare per credere. La pubblicità in Italia dalla belle époque a oggi, Carocci, Roma 2016; Bruno Settis, Fordismi. Storia politica della produzione di massa, Il Mulino, Bologna 2016. Un taglio più divulgativo e una riflessione molto più povera contraddistingue invece interventi pubblicistici come Claudia Berton, Terrorismo dove è NATO e chi lo USA, Dissensi, Viareggio 2016, mentre resta di notevole livello l’analisi dei movimenti di sinistra statunitensi. Si pensi in particolare a opere di grande spessore come: Giorgio Mariani, Waging War on War: Peacefighting in American Literature, University of Illinois Press, Champaign 2016; David Gilbert, Amore e lotta. Autobiografia di un rivoluzionario negli Stati Uniti, a cura di Giacomo Marchetti e Nora Gattiglia, Mimesis, Milano 2016; Pietro Adamo, L’anarchismo americano nel Novecento. Da Emma Goldman ai Black Bloc, Franco Angeli, Milano 2016; James Simon Kunen, Fragole e sangue. Diario di uno studente rivoluzionario (1969), con introduzione di Bruno Cartosio, Sur, Roma 2016; Raffaella Baritono,“Double Jeopardy”: Angela Davis tra Black Power, femminismo africano-americano e femminismo postcoloniale, in Genealogie della modernità. Teoria radicale e critica postcoloniale, a cura di Carmine Conelli e Eleonora Meo, Deco[K]now, in corso di pubblicazione. L’intervento di Baritono si deve leggere assieme al contributo della stessa su Michelle Obama e la First “ladyship” nel già citato Obama: un bilancio. Formano un dittico assai interessante per cogliere le scelte delle borghesia nera del secondo dopoguerra, ovviamente tenuto conto della differenza d’età fra le due donne al centro dell’analisi. Sulla questione nera negli Stati Uniti si vedano inoltre gli interventi di Alessandro Portelli, in genere raccolti sul suo http://alessandroportelli.blogspot.it e organizzati cronologicamente.

L’appena citata Baritono si propone di rivivificare gli studi sulle donne e sul gender nel dossier da lei curato assieme a Valeria Gennero, Gender, Women’s and American Studies, per la rivista “RSA”, 2016. Sempre sulle questioni di genere abbiamo un innovativo saggio di Roberto De Felice, Just married. Il matrimonio same-sex nella giurisprudenza degli Stati Uniti (1970-2015), Mimesis, Milano 2016, che ricostruisce un’evoluzione giuridica e sociale iniziata nel 1970 e durata sino alla decisione della Corte Suprema Obergefell v. Hodges del 26 giugno 2015. In effetti, come avverte Bonazzi nei suoi lavori su Lincoln, non bisogna mai dimenticare l’importanza della giurisprudenza negli Stati Unit, così un altro contributo molto interessante è quello Paola Monaco, La toxic tort litigation, ESI, Napoli 2016.

Per finire questa rapida cavalcata non resta che sottolineare come sul paino della ricerca storica vera e propria non ci sia moltissimo. Abbiamo alcuni lavori sulla lotta per l’indipendenza e la sua influenza: Luca Codignola, Guerra d’Indipendenza americana, Corriere della Sera, Milano 2016; Matteo Battistini, Atlantic Fragments of Thomas Paine, c. 1819-1832, in The Legacy of Thomas Paine in the Transatlantic World, a cura di Sam Edwards e Marcus Morris, Routledge, London 2016. Ed alcuni lavori sul secondo Novecento: Antonio Donno, La guerra dello Yom Kippur e il fallimento della Cia, “Nuova storia contemporanea”, vol. XX, n. 1, 2016, pp. 65-79, ed Elisabetta Vezzosi, Scienziati statunitensi tra distensione e diritti umani: la Committee of Concerned Scientists negli anni Settanta, “Contemporanea”, vol. XIX, n. 3, 2016, pp. 419-435.

Complessivamente si possono sottoscrivere le tristi conclusioni cui giunge Sulla crisi degli studi nordamericani in Italia, un articolo di Mario Del Pero e Ferdinando Fasce, apparso nel supplemento domenicale del Sole 24 ore del 17 luglio 2016. I due autori vi sottolineano “lo scarto, invero macroscopico, tra quanto si parla di Usa in Italia e come se ne parla; tra la presenza pubblica – pervasiva e talora quasi ossessiva – delle cose statunitensi e quella accademica – limitata e decrescente. È chiaro come gli Stati Uniti stiano nella nostra quotidianità più di qualsiasi altro paese. Le molteplici proiezioni della loro egemonia – contestata e sfidata quanto si vuole – investono direttamente e indirettamente le nostre vite. Con l’America, come continuiamo a chiamarla pur sapendo che non è politicamente corretto farlo, sentiamo tutti di avere ancora un’intima familiarità. E pensiamo quindi di poterne parlare – e magari scrivere – senza conoscerla o averla studiata davvero. Siamo un popolo non solo di commissari tecnici, ma anche di americanisti. […] Se di Stati Uniti si parla male e tanto perché tutti, come per il calcio, si sentono titolati a farlo, per qual motivo si dovrebbe studiarne in profondità la storia?”. Tuttavia l’americanistica in Italia non è del tutto estinta, sebbene sopravviva sempre più nella microeditoria, spesso difficile da localizzare, e sul web. Inoltre cerca di elaborare una propria riflessione sul modo di studiare il soggetto prescelto, come hanno recentemente mostrato Modern European-American Relations in the Transatlantic Space. Recent Trends in History Writing, a cura di Maurizio Vaudagna, Otto, Torino 2015, e Archivi. Storie, teorie, pratiche, a cura di Paolo Barcella, Sonia Di Loreto e Cinzia Schiavini, “Acoma”, n. 10, 2016.

 

[1] I precedenti interventi sono apparsi ne “Il Veltro” XXXII (1988), 5-6, pp. 566-576; XXXIII (1989), 1-2, pp. 129-137; XXXIV (1990), 5-6, pp. 535-555; XXXV (1991), 5-6, pp. 575-584; XXXVII (1993), 5-6, pp. 541-555; XXXIX (1995), 1-2, pp. 163-173; XL (1996), 5-6, pp. 607-617; XLI (1997), 5-6, pp. 481-490; XLII (1998), 5-6, pp. 500-507; XLIII, (1999), 5-6, pp. 646-658; XLIV (2000), 5-6, pp. 581-597; XLVI, 5-6 (2002), pp. 594-605; XLVIII, (2004), 1-2, pp. 154-165; LI (2007), 1-2, pp. 109-133; LIII (2009), 1-2, pp. 115-127, e 5-6, pp. 101-113; LVI, 1-2 (2012), pp. 132-149; LVII (2013), 1-6, pp. 199-208; LVIII, 1-6 (2014), pp. 204-215; ”, LX, 1-3 (2016), pp. 138-148. I testi dei vecchi articoli sono disponibili nel sito del CISPEA: http://www.cispea.org/Sezione.jsp?idSezione=374. Come al solito, in questo lavoro, ho contratto un debito di gratitudine con colleghi e amici, che mi hanno informato della loro attività: Paolo Barcella, Raffaella Baritono, Matteo Battistini, Tiziano Bonazzi, Luca Codignola, Claudia Evangelista, Ferdinando Fasce, Stefano Luconi, Martino Marazzi, Leopoldo Nuti, Matteo PretelliFederico Romero, Anna Scacchi, Marco Sioli, Edoardo Tortarolo, Elisabetta Vezzosi e Stefano Villani.

[2] Sulla guerra civile sono da ricordare anche Paolo Poponessi, DIXIE. Storia italiana della guerra civile americana, Il cerchio, S. Marino 2015, e Luca S. Cristini, American civil war. 150 years & 150 photos, Soldiershop, s.l. 2016, nonché Daniele Fiorentino, Re-Building the Nation-State: The American Civil War in a Transnational Perspective, “Hispania Nova. Revista de Historia Contemporánea”, 13, 2015, pp. 201-217.

[3] Luca Codignola, Ma che cosa è questo Atlantico? Un modernista di fronte alla storiografia delle buone intenzioni, nel numero speciale in onore di Antonio Donno, “Eunomia” , 2016, affronta in maniera più vasta lo specifico discorso delle relazioni transatlantiche.

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