Proviamo a parlare di programmi: il terzo dibattito fra i due candidati alla Casa Bianca, di Alice Ciulla

Proviamo a parlare di programmi: il terzo dibattito fra i due candidati alla Casa Bianca, di Alice Ciulla

Difficile, difficilissimo parlare di proposta politica in questa campagna elettorale americana. Quello che si è delineato in questi lunghi mesi di corsa alla Casa Bianca è stato tuttavia uno scontro tra persone e tra narrazioni diverse più che tra programmi dettagliati. D’altra parte è una tendenza che si va affermando da tempo negli stati democratici, assieme alla pratica di verificare la “fitness” dei candidati a ricoprire il ruolo di presidente.

Quando uno dei due candidati è Donald Trump è poi ancora più facile cedere alla tentazione di indirizzare lo scontro verso la credibilità della persona (anche perché spesso è stato lui ad alzare i toni contro l’avversaria, accusandola di non avere la “stamina” per reggere il peso della presidenza e dicendo più volte che dovrebbe essere in prigione per la vicenda delle e-mail): le dichiarazioni sopra le righe come la proposta della costruzione del muro alla frontiera con il Messico (“The Mexicans will pay for the wall” è sottolineato in rosso sul sito ufficiale della campagna elettorale), la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, la pubblicazione del video in cui faceva dichiarazioni sessiste (seguito da un’innumerevole serie di accuse da parte di donne su sue presunte molestie), lo stato di salute delle sue imprese, hanno occupato una parte preponderante della dialettica. Hillary Clinton, da parte sua, ha dovuto difendersi dalle accuse legate all’utilizzo della sua casella di posta elettronica, al contenuto stesso delle e-mail (tra cui il presunto finanziamento alla sua fondazione da parte del Qatar) e rispondere, o evitare di cadere nel tranello di rispondere, alle accuse uguali e contrarie sulle presunte molestie sulle donne da parte del marito ed ex presidente Bill. In ogni caso, le conseguenze di queste elezioni incideranno sulla politica americana e sulla cultura politica della nazione.

I principali quotidiani statunitensi hanno riportato in prima pagina la dichiarazione che il candidato repubblicano ha rilasciato durante l’ultimo dibattito con Hillary Clinton: quando il moderatore di Fox News Channel, Chris Wallace, gli ha chiesto se avrebbe accettato il risultato delle urne, Trump ha risposto con un laconico: “I will keep you in suspense”. Qualche ora dopo ha dichiarato che accetterà l’esito del voto solo se sarà lui a vincere, mettendo sostanzialmente in discussione le regole stesse della democrazia statunitense, con le conseguenze che questo potrebbe avere.

In Profile: 100 Years In US Presidential Races

Ciononostante, nell’ultimo dibattito tra i candidati alla presidenza presso l’Università del Nevada, sono emerse alcune delle loro proposte per il paese. Cercheremo quindi di passare in rassegna le più importanti nella sfera della politica interna.

Le tasse. Entrambi i candidati propongono di ridurle, con una differenza (secondo il Tax Policy Center, l’applicazione della totalità dei due programmi avrebbe risultati molto diversi): nel programma di Trump si legge che la riduzione deve riguardare tutti, soprattutto chi percepisce redditi medi o medio-bassi ma che anche i ricchi devono “pagare il giusto senza che questo mini la loro competitività”; nel programma di Clinton viene proposta la Buffett Rule, una tassa sui grandi patrimoni di cui si discute da cinque anni. In generale, la differenza è che la proposta di Trump inciderebbe negativamente sul deficit ma positivamente sul mercato del lavoro e sugli investimenti, quella di Clinton al contrario ridurrebbe il deficit tramite una maggiore tassazione sui redditi alti (che riguardano circa lo 0.3% degli americani).

Le armi. Nel programma di Trump si legge: “Il diritto delle persone a possedere armi non deve essere violato. Punto”, così come recita il secondo emendamento. Si tratta poi, come ha più volte ribadito, di garantire la sicurezza dei cittadini attraverso l’applicazione della legge. Parole d’ordine: law and order. Come sottolinea il Washington Post, sulla questione delle armi Clinton ha una posizione sfumata. Nel suo programma si legge la volontà di aumentare i controlli sulle vendite, sugli abusi e l’abolizione del Charleston loophole, uno stratagemma che secondo il Time ha consentito di vendere circa 3000 pistole a persone che non ne avrebbero avuto diritto.

L’immigrazione. Per Trump, occorre chiudere le frontiere al più presto per garantire il maggior numero possibile di posti di lavoro agli americani. Per Clinton, bisogna mettere in pratica una riforma delle politiche migratorie che punti all’integrazione, all’estensione del diritto alla salute e alla chiusura dei campi d’accoglienza gestiti privatamente. Sulla questione, sono estremamente indicativi i programmi riportati sui siti dei candidati: da una parte pochi e chiari punti, dall’altra proposte articolate in continuità con le misure proposte dall’amministrazione Obama.

L’aborto. Si sospettava che questo tema dovesse venire fuori, così come era successo durante il dibattito tra i vicepresidenti dello scorso 4 ottobre. Le posizioni di Trump su questo tema sono chiarissime: nonostante nel suo programma i diritti delle donne non vengano menzionati, durante l’ultimo dibattito della campagna elettorale ha usato il tema dell’aborto per attaccare l’avversaria, accusandola di voler consentire l’interruzione di gravidanza alle donne al nono mese. Clinton, da parte sua, ha sottolineato la necessità di rispettare la libertà di scelta personale: “Women’s personal health decisions should be made by a woman, her family, and her faith, with the counsel of her doctor”, si legge sul sito internet della candidata alla voce Justice and Equality, capitolo Women’s right and opportunity.

TrumpClinton

Tra i temi che non sono emersi nell’ultimo dibattito e che meritano un accenno ce ne sono almeno altri due: la riforma sanitaria e l’ambiente, che non hanno occupato alcuno spazio nel dibattito nonostante l’evidente importanza a livello globale. Le differenze in questi ambiti sono nette. Da una parte Trump dichiara di voler abolire la riforma sanitaria implementata da Obama e favorire l’utilizzo delle forme assicurative private Health Savings Accounts (HSAs), assicurazioni personali non soggette a tassazione, da stipulare direttamente con la compagnia senza la partecipazione del datore di lavoro (un tipo di assicurazione, quest’ultima, che riguarda la maggioranza degli americani). Dall’altra Clinton promette una revisione della riforma sanitaria che aumenti controllo e trasparenza sulle prestazioni mediche, che secondo una ricerca della Kaiser Family Foundation hanno rappresentato un elemento di criticità per molti cittadini che hanno avuto accesso a cure senza sapere i loro costi effettivi. La questione è comunque molto complessa: secondo alcuni la riforma Obama ha rappresentato notevoli passi avanti nell’estensione del diritto alla salute, secondo altri ha alzato i costi in modo insostenibile. Come spesso accade negli effetti pratici di una legge, entrambe le posizioni contengono una parte di verità, come sottolinea la ricerca della Kaiser Family Foundation e quest’articolo del Time del febbraio scorso.

Che la questione del cambiamento climatico non sia emersa in nessuna fase del dibattito tra i candidati è di per sé un dato. Ancora di più quando si ricordino alcune affermazioni fatte da Trump sull’esistenza di un complotto organizzato da paesi economicamente rivali per falsare i dati e lanciare allarmi non realistici sul futuro del pianeta (la Cina è stato il bersaglio principale degli attacchi, poi definiti scherzosi). In ogni caso, la questione non viene trattata nel programma del candidato repubblicano se non alla voce Regulations, in cui la Waters of U.S. Rule e il Clean Power Plan vengono citati come esempi di intrusione illegittima da parte del governo sulle imprese private da abolire immediatamente. Clinton ha una sezione dedicata nella quale spiega di voler implementare l’utilizzo di pannelli solari, evitare gli sprechi e ridurre l’utilizzo del petrolio. In ogni caso, il cambiamento climatico non è stato un tema centrale di questa campagna elettorale: né i candidati né i giornalisti che li hanno intervistati sembrano aver voluto richiamare l’attenzione sull’ambiente. D’altra parte sembra non interessare il pubblico, se, come rivela il Guardian, solo il 15% degli elettori di Trump e circa la metà di quelli di Clinton hanno dimostrato sensibilità verso le questioni ambientali. Vedremo quale sarà il peso di questi e altri punti dei programmi dei due candidati nei pochi giorni che rimangono alle elezioni.

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