Clinton VS Trump: il primo dibattito in alcune analisi della stampa statunitense.

Clinton VS Trump: il primo dibattito in alcune analisi della stampa statunitense.

Il primo dibattito televisivo tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton per il Partito democratico e Donald Trump per il Partito repubblicano, si è tenuto alla Hofstra University di Hempstead, nello stato di New York, il 26 settembre ed è stato moderato dal giornalista del network NBC Lester Holt. Confronto attesissimo, trasmesso praticamente da ogni canale televisivo statunitense e in diretta sui principali social network, il dibattito ha catalizzato una audience vicina ai cento milioni di persone.

Per James Fallows, The Atlantic, i dibattiti presidenziali del 2016 vanno visti perché sono lo scontro politico, personale e intellettuale più estremo nella storia della democrazia americana. Emisfero destro del cervello contro emisfero sinistro; pancia contro testa; istinto contro calcolo; e ovviamente uomo contro donna. Le convention dei partiti quest’estate hanno mostrato un grande contrasto di tono, immagine e protagonisti. Ma sono avvenute in momenti diversi e in città diverse. Il primo dibattito sarà la presenza di materia e antimateria nello stesso momento e nello stesso posto. I grandi eventi sportivi, come le Olimpiadi o le finali dei Mondiali, sono diversi da tutte le altre cose che vediamo in tv – e attirano un pubblico enorme, in diretta – perché nessuno sa come andranno a finire. Lo stesso vale per i dibattiti tra i candidati alla presidenza, soprattutto se uno di questi è Donald Trump.

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I sondaggi basati su appositi focus group di elettori e divulgati dalla CNN a dibattito appena concluso hanno decretato la vittoria di Hillary Clinton. Secondo Rogere Borosage su The Nation, l’approccio preparato dalla Clinton riassume la sua personalità: lei è il candidato più qualificato ad essere presidente dai tempi di Richard Nixon. Questo è emerso chiaramente nel dibattito anche se potrebbe non essere proprio una benedizione in un Paese alla disperata ricerca di cambiamento. Invece, Donald Trump non è riuscito a mostrarsi all’altezza di lei né a dare di sé l’immagine plausibile di un potenziale presidente.

Anche secondo Roger Cohen del New York Times, Donald Trump non è riuscito ad apparire presidenziale. Ha inveito più che ragionato e ha ripetuto falsità, più e più volte, senza curarsi di cercare di catturare i voti degli elettori indecisi che saranno fondamentali per vincere le elezioni. Hillary Clinton, da parte sua, si è battuta con mano ferma, al tempo stesso paziente e risoluta. Ha attaccato Trump sulla mancata divulgazione della sua dichiarazione dei redditi, ha messo alla gogna le sue affermazioni contro le donne e insistito sull’infinita polemica portata avanti per anni dal suo avversario sul luogo di nascita di Barack Obama. Donald Trump, quando è costretto sulla difensiva, è una noia ed è questo che il fuoco di fila di Clinton intendeva dimostrare.

D’altra parte, nonostante la performance non proprio esaltante, Donald Trump non ha commesso nessuna gaffe eclatante, ha evitato le questioni più controverse della sua campagna (in particolare il tema dell’immigrazione) e gli attacchi personali a Hillary Clinton sulla sua salute o sulle infedeltà del marito Bill. In ciò i repubblicani in Congresso hanno visto uno spiraglio positivo. Un simile comportamento ha fatto tirare a molti di loro un sospiro di sollievo: Donald Trump non ha pregiudicato le loro prospettive di rielezione.

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