Just one day to go: le primarie agli sgoccioli

All’appello mancano ancora California, Montana, New Jersey, New Mexico e South Dakota e finalmente domani, martedì 7 giugno, arriverà il tanto atteso rush finale delle primarie del partito repubblicano e democratico (quest’ultimo, in realtà, dovrà attendere ancora il 14 giugno per il risultato del Distretto di Columbia). Con le carte ormai quasi tutte scoperte, il dibattito sembra concentrarsi poco sulle previsioni dei risultati elettorali, privilegiando invece uno sguardo più lungo e tendente alle convention che aspettano entrambi i partiti nelle prossime settimane.

Come abbiamo già mostrato la settimana scorsa, sono soprattutto le analisi sul GOP a regalarci le letture più interessanti, vista la ormai consolidata nomination di Trump che stimola domande e riflessioni sull’elettorato da lui attratto. Si sono succeduti diversi e stringenti editoriali a interrogarsi sulle effettive posizioni della coalizione repubblicana a sostegno del magnate newyorchese, generalmente in linea con le proposte aggressive di blocco dell’immigrazione, con la difesa delle forze dell’ordine e con una stretta opposizione alle identity politics, mentre risultano più articolate e divise in merito ai diritti riproduttivi e ai diritti civili. Anzi, l’effetto Trump sembra essere storicamente dirompente proprio per il Donald Trumpriposizionamento dell’elettorato bianco: istruzione e gender sono le principali categorie di interesse degli analisti poiché, se combinati assieme, mostrano come il candidato repubblicano potrebbe conquistare il 76% del favore dei maschi bianchi senza laurea, mentre Clinton il 57% delle donne laureate, un gap che non si verificava almeno da trent’anni. Alla luce di ciò, le componenti femminili del partito repubblicano stanno cercando di imporsi e di far sentire la loro voce, ma anche i vertici del GOP si stanno accorgendo delle difficoltà nel raccogliere l’appoggio delle donne. D’altra parte, però, le gender politics continuano con difficoltà a conquistare ampia attenzione in campagna elettorale, anche se proprio le donne potrebbero rappresentare la chiave di volta per la vittoria di Trump e, più in generale, costituiranno uno dei fattori decisivi per leggere i risultati di novembre.

All’interno dello schieramento democratico, invece, tutto passa in secondo piano di fronte alla preoccupazione più grande di Hillary Clinton: contrastare le proiezioni che la danno perdente contro Trump – che ha appena ottenuto anche l’endorsement di Paul Ryan –, stando ad ABC e Fox News e che hanno contribuito a catapultare i discorsi della settimana ben oltre le primarie, surriscaldando il clima per la competizione finale. Nel dare ormai precedenza all’attacco contro Trump, Hillary ha scelto alcune questioni ben precise, puntando moltissimo sulla politica estera e in particolare su Libia, Siria, ISIS e Corea del Nord, temi peraltro su cui si è ampiamente preparata rispondendo alle sferzate di Bernie Sanders durante tutte le primarie. 02fd-sanders2-master768

Proprio il Senatore del Vermont, d’altra parte, continua a insistere nel dare filo da torcere alla sua avversaria e all’intero establishment del partito – interessante l’intervista per Rolling Stone uscita martedì scorso – avendo annunciato che ha intenzione di portare avanti la sua campagna fino alla convention democratica, prevista per fine luglio a Philadelphia e in cui si è già ritagliato una posizione non trascurabile

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