Un passo in avanti verso la sfida Clinton-Trump


Clinton, Trump pick up big winsNon abbiamo ancora la certezza matematica
, ma è ormai quasi sicuro che la sfida per la Casa Bianca di novembre sarà tra Donald Trump e Hillary Clinton. Nelle elezioni di martedì notte, Clinton ha vinto in quattro stati, lasciando a Sanders solamente il Rhode Islands. Ancora meglio è andata a Trump che ha conquistato cinque stati su cinque, con percentuali sempre sopra al 60 per cento.

Una volta conosciuti i risultati, i due (quasi certi) sfidanti hanno smesso di focalizzarsi sui propri oppositori interni per iniziare a delineare la propria corsa alla Presidenza. Da una parte, Trump ha dedicato un comizio alle sue idee di politica estera, un discorso criticato su molti media perché contraddittorio e semplicistico. Dall’altra parte, Clinton ha incominciato a bersagliare Trump con spot e articoli sul “pericolo” rappresentato da un potenziale Presidente razzista, sessista, e con nessuna esperienza in politica estera. Non che Trump si sia trattenuto dall’attaccare l’ex Segretario di Stato democratico: subito dopo la vittoria di martedì, il tycoon di New York ha dichiarato, senza tante mezze misure, che “francamente, se Hillary Clinton fosse un uomo, prenderebbe il 5 per cento dei voti. La sola cosa che ha è il fatto di essere donna (“the only thing she’s got going is the woman’s card”)”. Le parole di Trump hanno innescato un furioso dibattito, scrive il Boston Globe. Secondo il New York Times, considerando che ci avviamo a una sfida tra la prima donna alla guida di uno dei due grandi partiti  e un opponente accusato di misoginia, la questione di genere sarà inevitabilmente la nota caratteristica di tutta la prossima campagna elettorale.

Per i restanti contendenti alla Casa Bianca, la settimana è trascorsa tra rassegnazione e tentativi di salvare il salvabile. Nei mesi passati Sanders ha sempre dichiarato di voler andare fino in fondo alla corsa delle primarie, ma le voci circa i licenziamenti tra il suo staff sembrano indicare che ormai si sia rassegnato all’inevitabile sconfitta. Piuttosto, tra i media si è già aperta la discussione su quale sarà il lascito, sul breve e sul lungo termine, del movimento popolare iniziato dal senatore del Vermont. Cruz e Kasich hanno stresso un patto di non belligeranza poco dopo i catastrofici risultati di martedì. Nessuno dei due ha più la possibilità matematica di ottenere la maggioranza dei delegati. L’unica speranza è arrivare alla Convention di luglio senza che Trump abbia superato il 50 percento. Cruz, che in settimana è stato apostrofato dall’ex-Speaker Repubblicano della Camera John Boehner un “lucifero in carne ed ossa”, ha annunciato Carly Fiorina come sua Vice-President in caso di elezione. Su Kasich, l’unica cosa da segnalare è che Trump, finalmente, ha affibiato un soprannome anche a lui: 1 for 41” – “simpatico” richiamo alla quantità di stati vinta finora dal Governatore dell’Ohio. In ogni caso, benché la sua corsa a questo punto non abbia più molto significato, Kasich ha annunciato che non ha intenzione di ritirarsi.

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