Mission (almost) accomplished: Trump, Hillary e i partiti in trasformazione

Mission (almost) accomplished: Trump, Hillary e i partiti in trasformazione

donald-trump-republican-nomination-pollLa campagna elettorale per le elezioni di novembre può ufficialmente cominciare, almeno per il Partito Repubblicano. Il 26 maggio, l’Associated Press ha annunciato che Donald Trump ha vinto la nomination repubblicana: egli avrebbe superato la soglia del 1237 delegati necessari per assicurarsi l’incoronazione del partito grazie all’appoggio di delegati eletti alla Convention ma non legati ad un candidato preciso, che avrebbero deciso di appoggiare l’unico candidato rimasto in corsa per l’investitura. Ciò nonostante, l’establishment di partito ancora nicchia, con personaggi importanti come i Bush e lo speaker della Camera Paul Ryan che non sciolgono la riserva sull’endorsment ufficiale all’ormai certo presumptive nominee.

BN-LG601_DEBATE_G_20151114213718In campo democratico, la nomination per Hillary Clinton arriverà presumibilmente dopo le primarie della California del 7 giugno prossimo. Su di lei pesa nuovamente lo scandalo e-mail gate, ossia l’uso di un server di posta elettronica privato quando era Segretario di Stato. Il 25 maggio  il Dipartimento di Stato ha reso noto il contenuto del rapporto dell’indagine interna commissionata quando lo scandalo esplose.  Intanto, Bernie Sanders ha ottenuto un riconoscimento importante, impensabile all’inizio della sua campagna per la nomination. Cinque personalità da lui indicate siederanno nel Platform Drafting Committee, il comitato che deve stilare la piattaforma programmatica che in autunno accompagnerà la campagna elettorale presidenziale, espressione dell’equilibrio di forze e idee all’interno del partito. Riconoscere e rappresentare le istanze di Sanders è importante ed è un segno non scontato di pacificazione e impegno reciproco, dopo settimane di contestazioni e scontri con l’establishment.

Le primarie 2016 saranno ricordate come un momento di passaggio fondamentale per le constituencies dei due partiti. Diversi commentatori politici hanno dedicato articoli di approfondimento alle trasformazioni dei partiti in questa tornata elettorale.

Secondo Donald Brownstein su The Atlantic, la campagna elettorale presidenziale tra Donald Trump e Hillary Clinton accelererà la trasformazione in atto delle identità dei due partiti. Una corsa Hillary Clinton – Donald Trump minaccia di sradicare definitivamente le ultime vestigia dello schieramento politico che ha definito gli Stati Uniti nel Novecento, da Franklin Roosevelt attraverso gli anni Sessanta e Ottanta, fino ad oggi. Michael Lind su Politico afferma che le coalizioni di elettorato che hanno contraddistinto la base di consenso del Partito democratico e del Partito repubblicano per decenni hanno cominciato a separarsi diverso tempo fa: questo riallineamento è ormai giunto a conclusione, dopo quasi mezzo secolo di riposizionamenti del voto basati su blocchi demografici, economici, geografici, culturali. Quello che sta accadendo quest’anno sancisce tale politica di riallineamento, con le piattaforme programmatiche di partito che recepiscono il cambiamento già avvenuto nella composizione dell’elettorato.

Al contrario, per Benjamin Wallace-Wells di The New Yorker, queste elezioni possono essere anche viste come un’ultima prova di quanto sia potente la polarizzazione politica negli Stati Uniti. Il populismo è stato sì un terremoto, ma le sue scosse non hanno alterato la mappa della politica elettorale del paese. Se Trump riceverà il supporto della stessa base che sostenne Mitt Romney nel 2012, e se Clinton riuscirà a catturare l’elettorato di Barack Obama in un partito sempre più spostato a sinistra, allora l’onda della rabbia populista che ha caratterizzato le primarie del 2016 potrebbe pesare meno di quanto si pensi nello far slittare consensi in maniera trasversale da un partito all’altro.

COMMENTI

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    […] As CISPEA showed last week, analyses of the GOP are providing the most interesting picture, since Trump’s definite nomination is stimulating questions and reflections on the electorate he has attracted. Many newspaper columns are debating Trump and the positions of the Republican coalition, which generally agree with his aggressive solutions against immigration and identity politics, while they are more varied and diverse on reproductive and civil rights. Indeed, the Trump effect seems to be historically disruptive, since whites are splintering along education and gender lines: if combined, these two elements show how the Republican candidate could win the favour of 76% of white males without a college degree, while Clinton could win 57% of the vote from female graduates, a gap that has not happened for at least thirty years. That is why GOP women are trying to make their voices heard, but the GOP is also reflecting on the difficulty of gathering support from women. However, gender politics are still hardly getting attention during primaries, even though the female vote could be the key to Trump’s victory, and, more generally, will be one of the deciding factors of the results in November. […]

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