Gli Stati Uniti visti dall’Italia. Gli studi americanistici dal giugno 2014 al marzo 2016.

Il periodo in esame ha ereditato molti spunti degli anni precedenti, in particolare la tendenza a continuare a seguire Obama e i rapporti fra Vecchio e Nuovo Mondo. 1 Per i lavori sul presidente uscente, si ricordino in primo luogo gli articoli del 2014–2015: Tommaso Di Gioia, Obama 2012. La vittoria del ceto medio, Mapical, Bari 2014; Stefano Lucchini e Raffaello Matarazzo, La lezione di Obama. Come vincere le elezioni nell’era della politica 2.0, Baldini & Castoldi, Milano 2014; Elisa Bordin, Fathers of the Nation: Barack Obama Addresses Nelson Mandela, “Altre modernità”, 12 (2014), pp. 29–39; Marta Degani, Words That Matter: The Significance of “Stories” in Obama’s 2008 Election Campaign, “Iperstoria”, 3, marzo 2014, www.iperstoria.it; Antonio Cremone Catello, La riforma del sistema sanitario negli Stati Uniti d’America. The Patient Protection and Affordable Care Act – Obama Care, Aracne, Roma 2015; Massimo Teodori, Obama il grande, Marsilio, Venezia 2016. Sono quasi tutti abbastanza positivi, però, la politica estera del presidente è giudicata molto negativamente in Claudio Taddei, Mito e realtà del magnifico nuovo mondo, Robin Edizioni, Torino 2015. Nel 2016 l’avvicinarsi della scadenza elettorale porta all’analisi delle primarie: vedi i commenti nel sito https://www.ceraunavoltalamerica.it/, nonché quelli di Mario Del Pero per “Italiani Europei” (http://mariodelpero.italianieuropei.it/) e per “Il Mulino” (Parlare d’America, www.rivistailmulino.it). Inoltre spinge a riflettere sul ruolo dei presidenti nella storia statunitense, come mostra il primo volume, autoprodotto e autodistribuito, di Mauro della Porta Raffo, USA 1776/2016. dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016, I, Dissensi & Discordanze, 2016. Sembra invece scarsa l’attenzione per i meccanismi istituzionali e le relazioni fra presidenza e parlamento, a parte Raffaella Baritono, “An Invitation to Struggle?” The Congress and the U.S. Foreign Policy, ISPI Studies, Analysis No. 229, January 2014.

Per i rapporti fra Vecchio e Nuovo Mondo, cioè per il secondo elemento di continuità nella riflessione storiografia italiana sugli Stati Uniti, abbiamo in primo luogo qualche analisi puntuale sugli interventi politico-militari in Eurasia e in America Latina. Vedi, ad esempio: Patrizia Caratta, Washington e Riyadh. Fra confronto bipolare e guerra fredda araba (1961–1963), Aracne, Roma 2016; Claudia Castiglioni, Gli Stati Uniti e la modernizzazione iraniana (1960–1969), Mondadori Università, Milano 2015; Leopoldo Nuti e Laura Fasanaro, Romano Prodi (1999–2004): so much to do at such a critical time, in An Impossible Job? The Presidents of the European Commission, 1958–2014, a cura di Jan van der Harst e Gerrit Voerman, Harper Publishing, London 2015, pp. 223–248 (con alcune pagine sulla guerra in Iraq del 2003); Federico Romero, Neoconservative Fantasies and the Japanese Analogy, in Legacies of the U.S. Occupation of Japan. Appraisals after Sixty Years, a cura di Rosa Caroli e Duccio Basosi, Cambridge Scholars Publishing, Newcastle upon Tyne 2015, pp. 155–165; il monografico “Impero seduttore”. Il soft power nelle relazioni Stati Uniti – America Latina, a cura di Benedetta Calandra ed Erminio Corti, “Ácoma”, 8 (2015). Sono quasi tutti sul presente o sul passato prossimo, ma non mancano riflessioni che rimontano più indietro nel tempo: Marco Mariano, Identity, Alterity and the “Growing Plant” of Monroeism in U.S. Foreign Policy Ideology, in U.S. Foreign Policy and the Other, a cura di David Ryan e Michael Cullinane, Berghahn Books, New York-Oxford 2015, pp. 59–78; Francesca Somenzari, “What about the German Prisoners?”. La gestione statunitense dei prigionieri di guerra tedeschi (1943–1946), “Scienze e ricerche”, 7 (2015), pp. 65–70 (ennesima rielaborazione di quanto nel precedente I prigionieri tedeschi in mano statunitense in Germania (1945–1947), Zamorani, Torino, 2011); Fulvio Lorefice, La politica del governo degli Stati Uniti nella Guerra civile spagnola, “Ricerche di storia politica”, 2 (2013), pp. 183–198, e L’Amministrazione Roosevelt e la Guerra civile spagnola, “Spagna Contemporanea”, 44 (2013), pp. 83–101; Raffaella Baritono, Rendere il mondo sicuro per la democrazia”: Gli Stati Uniti e la prima guerra mondiale, in I cinque anni che sconvolsero il mondo. La prima guerra mondiale (1914–1918), a cura di Paolo Pombeni, Edizioni Studium, Roma 2015, pp. 146–158.

Un settore a parte è costituito dai saggi su guerra fredda e confronto nucleare. Qui oltre alla riedizione di Mario Del Pero, La Guerra fredda, Carocci, Roma 2014 (edizione originale 2001) abbiamo un folto gruppo di titoli: Adriana Castagnoli, La guerra fredda economica 1947–1989, Laterza, Roma-Bari 2015; Ida L. Valicenti, Stanley Hoffmann e il «dilemma della guerra fredda», Nuova Cultura, Roma 2015; Michele Cosentino, Tredici giorni all’Armageddon. Ottobre 1962: la crisi di Cuba e il confronto militare fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, In edibus, Vicenza 2015; The Euromissiles Crisis and the End of the Cold War, a cura di Leopoldo Nuti, Frédéric Bozo, Marie Pierre Rey e Bernd Rother, Stanford University Press, Stanford 2015; Nuclear History and the Cold War: Trajectories of Research, a cura di Leopoldo Nuti e Christian Ostermann, numero monografico di Cold War History Special Issue, 15, 3 (2015); Leopoldo Nuti, Le armi nucleari e la guerra fredda, in Nuclear Energy in the Twentieth Century: New International Approaches, a cura di Igor Londero e Elisabetta Bini, numero monografico di “Contemporanea”, 18, 4 (2015), pp. 619–626. Un altro settore è costituito dai contributi che si concentrano sul caso italiano: Paolo Soddu, Gli Stati Uniti e il compromesso storico, “Giornale di storia contemporanea”, 1, 2 (2014), pp. 111–117; Michaela Sapio, Spie in guerra. L’intelligence americana dalla caduta di Mussolini alla liberazione 1943–1945, Mursia, Milano 2015; Luigi Guarda, Richard Nixon e i partiti politici italiani (1969–1972), Mondadori Università, Milano 2015; Francesco Bello, Fabio Luca Cavazza e il veto americano nella formazione del centrosinistra italiano, “Ricerche di storia politica”, 2 (2015), pp. 189–200; Giannicola Sinisi, Sicilian Patriot. Giovanni Falcone e gli Stati Uniti d’America, Cacucci, Bari 2015.

Talvolta gli studiosi mirano a comporre un quadro più vasto della competizione internazionale: Ennio Di Nolfo, Il mondo atlantico e la globalizzazione, Mondadori Università, Milano 2014, e Storia delle relazioni internazionali, vol. 2, Gli anni della guerra fredda, e vol. 3, Dalla fine della guerra fredda a oggi, Laterza, Roma-Bari 2015–2016; Gian Enrico Rusconi, Le guerre che ridefiniscono l’Occidente, “Ricerche di storia politica”, 2 (2015), pp. 167–176; Modern European-American Relations in the Transatlantic Space, a cura di Maurizio Vaudagna, Otto, Torino 2015; Federico Romero, The Democratic Yardstick: How the United States Transformed the Grammar of International Relations in the 20th Century, in The American Exceptionalism Revisited, a cura di Marcello Fantoni e Leonardo Morlino, Viella, Roma 2015, pp. 57–76; la tavola rotonda The End of the American Century?, a cura di Raffaella Baritono, “RSA Journal”, 23 (2012, ma in realtà 2014), pp. 91–128. Altre volte puntano sulla comparazione: Nazionalizzazione e modernità. Italia, Europa e Stati Uniti (1861–1901), a cura di Tiziano Bonazzi, Daniele Fiorentino e Annunziata Nobile, Roma, Aracne, 2014. Inoltre alcuni insistono sulla collaborazione fra le due sponde oceaniche, soprattutto in campo economico: Matteo Pretelli, La Olivetti, la sponsorizzazione culturale, gli Stati Uniti, “Mondo Contemporaneo”, 2, 2014, pp. 33–58; Paolo Griseri, La Fiat di Marchionne. Da Torino a Detroit, Einaudi, Torino 2015; Roberto Bonzio, Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley, Egea, Milano 2015; Silvia Salvatici, Trent’anni di umanitarismo internazionale, “Ricerche di storia politica”, 2, 2015, pp. 177–188. Nel campo politico, invece, alcuni altri insistono sulle influenze reciproche, come nel purtroppo malissimo assemblato Sara Samorì, La tigre e il serpente verde. Trame associative nell’Italia radicale e nella New York della Tammany Hall. Il caso Maroncelli (1833–1890), Franco Angeli, Milano 2015.

Per quanto riguarda l’aspetto cooperativo e lo scambio, soprattutto fra Italia e Stati Uniti, si confrontino: Giuseppe Monsagrati, Margaret Fuller and Mazzini again: an almost unedited letter, “Journal of Modern Italian Studies”, 19, 2 (2014), pp. 132–144; Mirko MennaGiuseppe Antonio Borgese, un antifascista in America, attraverso il carteggio inedito con Giorgio La Piana (1932–1952), Lang, Bern 2015; Daniela Rossini, Donne e propaganda internazionale. Percorsi femminili tra Italia e Stati Uniti nell’età della Grande Guerra, FrancoAngeli, Milano 2015; la cura di Renato Camurri di Gaetano Salvemini, Lettere americane 1927–1949, Donzelli, Roma 2016. Parallelamente non bisogna dimenticare i saggi nei quali è approfondita la difficile coabitazione tra anticomunismo e antiamericanismo: Federico Robbe, L’America di Indro Montanelli tra atlantismo, anticomunismo e disagio verso il culto del progresso, 1953–1956, “Nuova Rivista Storica”, XCIX, 3 (2015), pp. 797–821; America! America? – Sguardi sull’Impero antimoderno, numero monografico di “Antarès” n. 6/2014; Francesco Alberoni, Tradimento. Come lAmerica ha tradito lEuropa e altri saggi (2012–2015), Leima Edizioni, Palermo 2015.

La diffusione della cultura italiana all’estero, anche attraverso l’emigrazione, offre una porta preziosa per questo tipo di studi, si veda la seconda parte di Martino Marazzi, Danteum. Studi sul Dante imperiale del Novecento, Franco Cesati, Firenze 2015, in particolare i capitoli sulle riappropriazioni dantesche fra gli italo-statunitensi e sugli studi americani di Dante. Vedi inoltre i saggi dello stesso autore Circolazione di un bene immaginario. Il caso della rima fratelli ribelli, in La letteratura italiana nel mondo. Nuove prospettive, a cura di Luigi Bonaffini e Joseph Perricone, Cosmo Iannone, Isernia 2015, pp. 77–87, e Lingua e letteratura nel contesto dell’emigrazione italiana. Alcune riflessioni, in Immaginari migranti, a cura di Mario Domenichelli e Rosanna Morace, monografico della rivista “La Modernità Letteraria”, 8, 2015, pp. 13–26. Consulta infine i saggi sugli Stati Uniti in Pier Paolo Pasolini nelle Americhe, a cura di Alessandra Ferraro e Silvana Serafin, “Oltreoceano”, 10 (2015).

Fra gli studi sui rapporti culturali fra Vecchio e Nuovo Mondo, fra Italia e Stati Uniti, troviamo anche le riflessioni dei viaggiatori statunitensi in Italia e nel Mediterraneo e di quelli italiani negli Stati Uniti analizzate in: Eugenio Ragni, Gli Italian banditti di Washington Irving, in Briganti laziali. Testimonianze incise di un immagine, a cura di Vincenzo De Caprio e Renato Mammuccari, Città di Castello, Luoghi Interiori, 2015, pp. 9–10 (è il catalogo di una mostra all’Istituto Nazionale di Studi Romani); Orizzonti mediterranei e oltre. Prospettive inglesi e angloamericane, a cura di Leo Marchetti e Carlo Martinez, Edizioni universitarie LED, Milano 2014; Armando De Simone, Carlo Gentile. Un napoletano tra gli indiani d’America, Controcorrente, Napoli 2015; nonché le testimonianze dirette di Diego Gabutti, C’era una volta in America, Milieu, Milano 2015 (riedizione di un memoriale scritto al momento del film, in cui Gabutti era una comparsa), e Mario Bellini, USA 1972, Humboldtbooks, Milano 2015 (reportage fotografico di un viaggio di 44 anni fa). Inoltre abbiamo i numerosi lavori sulla presenza italiana in America e sulla nascita di una cultura italo-statunitense: Cultura e politica nell’America italiana, a cura di Ottorino Cappelli, Franco Cesati, Firenze 2015; Marina Loffredo, Bartolomeo Boggio pittore. Dal Piemonte alle Americhe, Aracne, Roma 2012, e Libertà e identità: la fede e l’arte nelle colonie italoamericane negli anni dell’emigrazione di massa. L’esempio di Bartolomeo Boggio, “Diacronie”, 15, 3 (2013), http://www.studistorici.com/2013/10/29/loffredo_numero_15/.

La produzione storica sugli italiani negli Stati Uniti è enorme, ma dominata da due nomi: Stefano Luconi e Matteo Pretelli. Del primo si ricordino: Fascism and Italian-American Identity Politics, “Italian Americana”, 33, 1 (2015), pp. 6–24; Beyond the Label: Deconstructing Little Italy, in L’Italia allo specchio. Linguaggi e identità italiane nel mondo, a cura di Fabio Finotti e Marina Johnston, Marsilio, Venezia 2015, pp. 373–87; Sviluppi e prospettive della ricerca sul comportamento elettorale degli italoamericani, “Altreitalie”, 50 (2015), pp. 100–108; The “Land of the Free”? The United States in the Eyes of Italian American Radicals, in Discourses of Emancipation and the Boundaries of Freedom, a cura di Leonardo Buonomo e Elisabetta Vezzosi, Edizioni Università di Trieste, Trieste 2015, pp. 97–105; Le comunità italoamericane negli Stati Uniti e la prima guerra mondiale, “Dimensioni e Problemi della Ricerca Storica”, 1 (2015), pp. 91–110; “Garibaldi Day” Die Feiern zur Einnahme Roms in der italianischen Gemeinde von New York, 1880–1930, “Zibaldone: Zeitschrift für italianische Kultur der Gegenwart”, 59 (2015), pp. 21–33; Italian Immigrants’ Political Adjustment in the Americas: The Case of the United States and Argentina, “IdeAs”, 6 (2015), http://ideas.revues.org/1259. Di Pretelli si leggano: Italian Migrants in Italian Exhibitions from Fascism to the Early Republic, in Moving Bodies, Displaying Nations National Cultures, Race and Gender in World Expositions Nineteenth to Twenty-first Century, a cura di Guido Abbatista, Trieste, EUT, 2014, pp. 173–196; Transatlantic Historiography of the European Migration to the United States in a Global Context, in In Reinstating Europe in American History in a Global Context, a cura di Maurizio Vaudagna, Otto, Torino 2015, pp. 177–196; Mussolini’s Mobilities: Transnational Movements between Fascist Italy and Italian Communities Abroad, “Journal of Migration History”, 1 (2015), pp. 100–120; Italian Migrants in the United States, 1820–1945, nella collezione di materiali  Migration to New Worlds, Adam Matthew Digital, http://www.migration.amdigital.co.uk/Explore/Essays/ItalianMigrants. Inoltre Luconi ha curato con Mario Varricchio Lontane da casa, donne italiane e diaspora globale dall’inizio del Novecento a oggi, Centro Altreitalie – Accademia University Press, Torino 2015.

La letteratura sull’emigrazione italiana negli Stati Uniti non si esaurisce con Luconi e Pretelli, anche se ne sono i due esponenti più importanti. Sul tema possiamo infatti menzionare i due volumi dedicati allo scomparso Rudolph Vecoli: Italoamericani. L’opera di Rudolph J. Vecoli (1927–2008), a cura di Emilio Franzina, Vincenzo Lombardi e Matteo Sanfilippo, Cosmo Iannone Editore, Isernia 2014, e Francesco Durante, Oh Capitano! La vita favolosa di Celso Cesare Moreno in quattro continenti, 1831–1901, Marsilio, Venezia 2014. Abbiamo inoltre una testimonianza della religiosità emigrata in Una comunità di immigrati italiani e i padri scalabriniani. La chiesa di Sant’Antonio da Padova a Buffalo, a cura di Maria Antonietta Abenante, Vito Antonio Leuzzi e Cristina Vituli, Edizioni dal Sud, Bari 2014, e della vita materiale in Making Italian America: Consumer Culture and the Production of Ethnic Identities, a cura di Simone Cinotto, New York, Fordham University Press, 2014. Abbiamo infine libri sulla mafia d’oltre Atlantico (Carlo M. Lomartire, La prima trattativa Stato–mafia. Lucky Luciano e gli Stati Uniti 1942–1946, Mursia 2014; Luciano Armeli Iapichino, L’uomo di Al Capone, Armenio, Brolo 2014) 2 e un recupero di Sacco e Vanzetti (Flavia Tudini, Sacco e Vanzetti: caso giudiziario o affaire?, “Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, 14, 2013, http://www.studistorici.com/2013/08/29/tudini_numero_14/), nonché due interessanti lavori sul sistema educativo, che approfondiscono sia la questione italo-statunitense, sia gli scambi culturali fra Italia e Stati Uniti: Erica Moretti, Montessori Goes West: La prima ricezione di Montessori negli Stati Uniti, in Maria Montessori e l’infanzia svantaggiata, a cura di Renato Foschi e Giovanna Alatri, Fefè Editore, Roma 2013, pp. 98–112, e Teaching to be American: the quest for integrating the Italian-American child, “History of Education”, 44, 5 (2015), pp. 651–666. 3

Non vanno naturalmente trascurati i saggi nelle principali riviste migratorie. In particolare quelli apparsi su “Altreitalie” (Stefano Villani, Le tre vite di Costantino Stauder (1841–1913), la chiesa episcopale italiana di New York e la comunità italiana di Londra tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, 49, 2014, pp. 48–79; Massimo Di Gioacchino, L’impegno missionario dei fratelli Taglialatela negli Stati Uniti (1890–1916)ibidem, pp. 83–90), su “Archivio storico dell’emigrazione italiana” (Massimo Di Gioacchino, Religione e società nelle Little Italies statunitensi (1876–1915). Una rassegna tra studi e fonti, 11, 2015, pp. 95–108; Matteo Brera, Italiani in Tennessee tra identità nazionale e americanizzazione. Una prima indagine, 12, 2016, pp. 74–87; Matteo Binasco, Nuove fonti ecclesiastiche romane per lo studio dell’emigrazione italiana in Nord Americaibidem, 12, 2016, pp. 94–97) e “Studi Emigrazione” (il monografico Le tragedie del fordismo in migrazione, a cura di Sandro Cattacin e Toni Ricciardi, 196, 2014). Inoltre Ferdinando Fasce e Stephen Brier, Beyond Separate Shores: Researching and Writing the History of Italian immigrant Workers in America in the Global Age, “Quaderni SISLAV” 2015/1, pp. 135–151, propone un approccio transnazionale della ricerca per lo studio dell’emigrazione italiana, secondo un modello ulteriormente approfondito, ma non solo per la storia delle migrazioni, da Transnationalism in American History. An International View, a cura di Ferdinando Fasce e Marco Mariano, “RSA Journal”, 26, 2015. 4 Infine non bisogna trascurare il catalogo delle MnM Edizioni di Poggio Rusco (Mantova) con le riedizioni commentate di testi otto-novecenteschi, in particolare le pagine di Ausonio Franzoni appena riedite in La Colonia italiana in New York 1908, oppure L’altro italo-americano. La straordinaria storia di Vincenzo James Capone, sul fratello di Al Capone divenuto agente di polizia, e l’antologia di testi Italiani agli Stati Uniti. Immigranti e coloni.

Se restano in una posizione di preminenza le linee di ricerca nate nel passato, sin qui ricordate, il periodo qui sotto esame si è anche distinto per la decisa sterzata verso il mondo dei mass media. Mai come in questi ultimi tre anni l’America è stata par l’Italia il paese dei film, delle serie televisive, dei videoclip, della letteratura d’evasione, della musica. Le pubblicazioni sui registi statunitensi sono state numerosissime e spesso questi ultimi sono serviti a interpretare aspetti specifici della cultura o del discorso americano, come suggerisce Roberto Manassero, Paul Thomas Anderson. Frammenti di un discorso americano, Milano, Bietti, 2015. 5 Inoltre sono stati esplorati i mondi estetici o politici creati da alcuni registi: Roberto Lasagna, Il mondo di Kubrick, Mimesis, Sesto S. Giovanni 2015; Camera Gun. Il cinema ribelle di Lech Kowalski, a cura di Alessandro Stellino, Agenzia X, 2015. Sono stati pure approfonditi particolari fasi dello sviluppo politico e cinematografico: Stefano Cambi, Diplomazia di celluloide. Hollywood dalla Seconda guerra mondiale alla Guerra fredda, Franco Angeli, Milano 2015.

Spesso in questo campo si è riflettuto sulla confluenza di più elementi: musica e cinema nei film del secondo dopoguerra (Cristina Cano ed Emiliano Battistini, Musica e cinema nel dopoguerra americano, Gremese, Roma 2015); cinema e letteratura nella fantascienza critica (Umanesimo e rivolta in Blade Runner. Ridley Scott vs Philip K. Dick, a cura di Luigi Cimmino, Alessandro Clericuzio e Giorgio Pangaro, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015; 6 Lune d’Acciaio – I miti della fantascienza, numero monografico, “Antarès”, 9, 2015); cinema e horror (Rob Zombie, monografico, “Inland”, 1, 2015, ma anche H.P. Lovecraft #2 – L’orrore cosmico del Maestro di Providence, monografico, “Antarès”, 8, 2014); cinema, fumetti e parchi divertimenti (Walt Disney – Il mago di Hollywood, monografico, “Antarès”, 10, 2015). Fabio Vittorini, Narrativa USA 1984–2014. Romanzi, film, graphic novel, serie tv, videogame e altro, Pàtron, Bologna 2015, e il monografico Oltre il libro: nuove forme di narratività sugli/dagli USA, a cura di Donatella Izzo e Vincenzo Bavaro, “Ácoma”, 9 (2015), incrocia tutti i settori dell’intrattenimento per enucleare le tendenze della cultura statunitense e la stessa scelta è fatta da Alessandra Calanchi, Alieni a stelle e strisce. Marte e i marziani nell’immaginario USA, Aras Editore, Fano 2015, ma con uno spettro più ridotto. Elisa Bordin, Masculinity & Westerns. Regenerations at the Turn of the Millennium, Ombre Corte, Verona 2014, è incentrato sulla letteratura, ma non disdegna cinema e serie televisive. Un altro scambio molto seguito è quello fra cinema, musica e web: Luca Pancilio, I videoclip nell’era di YouTube. 100 videomaker per il nuovo millennio, Milano, Bietti, 2014; Andrea Del Castello, Il videoclip. Musicologia e dintorni dai Pink Floyd a Youtube, Cavinato, Brescia 2015.

Sulla sola musica, ma comunque con richiami al web, vedi la crescente bibliografia su Bruce Springsteen: Patrizia De Rossi, Bruce Springsteen e le donne, Imprimatur, Reggio Emilia, 2014; Alessandro Portelli, Badlands. Springsteen e l’America: il lavoro e i sogni, Donzelli, Roma 2015; Paola Jappelli e Giovanni Scognamiglio, Like a vision. Bruce Springteen e il cinema, Graus Editore, Napoli, 2015. 7 Springsteen domina questo settore, ma anche altri interpreti e altri momenti della musica statunitense godono di attenzione, magari a sprazzi: Luca Pollini, Amore e rivolta a tempo di rock. Storia degli hippie, il movimento che ha fatto sognare il mondo, No Reply, 2014; Salvatore Amara, Un salto nel Blues. La colonna sonora della mia anima… ain’t nothin’ but the blues, CUEC, Cagliari 2015; Massimo Donà, La filosofia di Miles Davis, Mimesis, Sesto San Giovanni, 2015; Renzo Stefanel, Sesso, droga, calci in bocca. Storie del rock maledetto, Giunti, Firenze 2016. Si vedono inoltre gli articoli di Aldo Pedron sulla storia del jazz nella rivista digitale “Dissensi & discordanze”, diretta da Mauro della Porta Raffo (https://www.dissensiediscordanze.it/author/aldo-pedron/).

Di cinema e musica ci siamo occupati spesso nei decenni ormai passati, dunque la loro crescita non stupisce più di tanto. Il settore sorprendentemente esploso nel 2014–2015 è quello televisivo, grazie all’enorme curiosità per le serie tv. Secondo alcuni critici esse sono ormai il più importante riflesso della cultura e della storia del loro Paese. Per altri rispecchiano soprattutto la tradizione del piccolo schermo statunitense. La prima opinione è sostenuta da Federico Boni, American Horror Story, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2016, nel quale si propone di capire l’America attraverso il moderno gotico televisivo. Alla stesso tentativo approdano Chiara Checcaglini, Breaking Bad. La chimica del male: storia, temi, stile, Mimesis, Sesto S. Giovanni 2015, e Chiara Poli, C’è un solo leader. Anatomia della serie tv The Walking Dead, Saldapress, Reggio Emilia 2015. Altre analisi si pongono obiettivi più limitati, ma comunque sostanziosi, si veda l’equiparazione fra serie britanniche e statunitensi rapportate al canone sherlockiano in Adele Guerra, Sherlock on air. Conan Doyle nelle serie tv Elementary e Sherlock, Aras Edizioni, Fano 2015.

Si tenta anche di andare più lontano e di considerare l’intrattenimento come la frontiera creativa del sistema economico statunitense: Paola Brembilla ed Edoardo Mollona, Game of strategy. Analisi strategica del settore delle serie TV nell’industria televisiva statunitense, Giappichelli, Torino 2015. Oppure si lavora sull’inglese di televisione, cinema e soprattutto videogiochi, discutendone i problemi di traduzione ed evidenziandone la significatività per comprendere le differenze culturali fra Vecchio e Nuovo Mondo, cfr. il numero monografico Across Screens Across Boundaries della rivista digitale inTRAlinea curato da Rosa Maria Bollettieri Bosinelli, Elena Di Giovanni e Linda Rossato e disponibile all’URL http://www.intralinea.org/specials/article/2078. Infine si evidenzia la difficoltà di marcare il confine tra notizia e intrattenimento nei così detti social media che rimettono in giro anche materiali televisivi: Lorenzo Fabbri, Google, Facebook e gli altri. Per una mappa delle culture digitali, “Problemi dell’informazione”, XL, 3 (2015), pp. 625–645. 8

Una rivista digitale molta attenta a tali questioni è “Iperstoria” (www.iperstoria.it). Viene subito in mente il saggio “Some sort of need for biblical atonement”. Breaking bad e altre variazioni sul tema di Giobbe di Donatella Izzo, un’autrice che segue da tempo le serie americane, 9 nel numero 6 dell’autunno 2015, nonché Everybody Loves Guido: Italian Characters on Modern U.S. Sitcoms di Marco Cicciò nel numero 5, primavera 2015. In questa rivista non è mai mancato un focus sul cinema (vedi il monografico Django Unchained di Quentin Tarantino, a cura di Elisa Bordin e Stefano Bosco, 2, ottobre 2013), la musica (Camilla Fascina, Hip-hop culture invasion: A dialogue between America and Italy, 6), la traduzione e la lingua (vedi il monografico Teaching English for Specific Purposes in Higher Education a cura di Sara Corrizzato e Valeria Franceschi, 5, primavera 2015), la letteratura (vedi il monografico Ancestors/Antenati, a cura di Roberto Cagliero e Donatella Izzo, 4, autunno 2014).

Sia sulle riviste digitali, sia sulla carta stampata lo studio della produzione su cinema-televisione-videogiochi-letteratura porta ad analizzare le nuove vie di esplorazione/esposizione della storia del paese: Giulia Crisanti e Marta Gara, Memorial Day 2015. La memoria contestata della Guerra in Vietnam, https://www.ceraunavoltalamerica.it/2015/05/memorial-day-2015-la-memoria-contestata-della-guerra-in-vietnam/. Inoltre offre angolature particolari per capire come sono descritti segmenti della società americana. Queste ultime sono particolarmente interessanti per quanto riguarda la posizione degli afro-americani nella società e nella cultura statunitensi: Elisabetta Soro, Il Florida Federal Writers’ Project. Il caso di Zora Neale Hurston, Aracne, Roma 2014; Elisabetta Bini, Drawing a Global Color Line: “The American Negro Exhibit” at the 1900 Paris Exposition, in Moving Bodies, Displaying Nations: National Cultures, Race, Gender in World Exhibitions, Nineteenth to Twenty-first Century, a cura di Guido Abbattista, EUT, Trieste 2014, pp. 39–66; Alessandro Bottero, Il razzismo nei fumetti da All-Negro alla Black Panter, da Martin Luther King a Slam Dunk, Nicola Pesce Editore, Battipaglia 2015; Eddy Menichelli, La questione razziale negli Stati Uniti. Il racconto della conquista dei diritti civili sulle pagine de “Il progresso italo-americano” 1961–1965, Alcheringa, Anagni 2015; Anna Scacchi, Da Gordon a Django. Figurazioni dell’eroismo e memoria della schiavitù negli Stati Uniti, “Iperstoria”, 6, autunno 2015, www.iperstoria.it; la scheda di Marco Mariano su Selma della regista afro-americana Ava DuVernay, http://www.ricerchedistoriapolitica.it/cinepresa-e-storia/la-lezione-di-selma-il-lungo-cammino-verso-i-diritti-civili-tra-passato-e-presente-2/.

Con molti di questi contributi scivoliamo verso un altro versante della ricerca, quello sulla letteratura intesa non soltanto come forma di intrattenimento. Qui non sono mancati interventi interessanti, si pensi alla riflessione sulla riscrittura dei classici in Salvatore Proietti, In the Shadow of No Whales: Rewriting Moby-Dick in Samuel R. Delany’s Nova, “Leviathan, 15”, 3 ( 2013), pp. 104–116, oppure alle rielaborazioni sulla questione femminile e quella autoctona nei saggi di Women in Love. Ritratti donne in letteratura, a cura di Gianfranca Balestra, Artemide, Roma 2014, e dal contributo di Laura Coltelli in Howling for Justice. New Perspectives on Leslie Marmon Silko’s Almanac of the Dead, a cura di Rebecca Tillett, University of Arizona Press, Tucson 2014.

Tornando alla questione afro-americana e pensando ai suoi rapporti anche con l’Italia non possiamo dimenticare il monografico La “realtà” trasnazionale della razza. Dinamiche di razzializzazione in prospettiva comparata a cura di Tatiana Petrovich Njegosh nel già citato numero 6 di “Iperstoria”, nonché il volume collettaneo Transatlantic Memories of Slavery. Reimagining the Past, Changing the Future, a cura di Elisa Bordin e Anna Scacchi, Cambria Press, Amherst NY 2015. Inoltre sono fondamentali per la comprensione storica del passato e del presente afro-statunitense: Stefano Luconi, Gli afro-americani. Quattro secoli di storia, Cleup, Padova 2015, e Nadia Venturini, La strada per Selma. La mobilitazione afroamericana e il Voting Rights Act del 1965, FrancoAngeli, Milano 2015. Infine il monografico curato da Federica Morelli e Clément Thibaud, I liberi di colore nello spazio atlantico, “Quaderni storici”, 1 (2015), inquadra un aspetto della questione in un’area geografica più ampia.

Sulle differenze sociali, etniche e di genere negli Stati Uniti vedi i quadri generali offerti da Discourses of Emancipation and the Boundaries of Freedom, a cura di Leonardo Buonomo ed Elisabetta Vezzosi, EUT, Trieste 2015. Alcuni saggi più brevi offrono inoltre ottimi spunti: Francesco Lorefice, I ruggenti anni Venti: benessere e diseguaglianze negli Stati Uniti, “Critica Marxista”, 4 (2015), pp. 66–74; Matteo Battistini, Il declino della classe media americana, “il Mulino”, 3 (2015), pp. 564–573; l’intervento di Lorenzo Carchini sugli ispanici in https://www.ceraunavoltalamerica.it/2015/09/most-of-us-were-once-foreigners-il-bilinguismo-americano-e-la-visita-di-papa-francesco-negli-stati-uniti/.

Altri studiosi hanno cercato di definire la specificità del mondo politico statunitense, vedi per esempio i saggi in The American Exceptionalism Revisited, a cura di Marcello Fantoni e Leonardo Morlino, Viella, Roma 2015, e quelli di Arnaldo Testi, A good deal of bodily exertion. I corpi degli elettori e il body politic repubblicano: trasformazioni nell’Ottocento degli Stati Uniti, “Ricerche di Storia Politica”, 18 (2015), pp. 3–22, e La mossa del cavallo: le primarie negli Stati Uniti, “Il Mulino”, 64 (2015), pp. 927–936, nonché i contributi di Massimo L. Salvadori, Le stelle, le strisce, la democrazia. Tocqueville ha veramente capito l’America, Donzelli, Roma 2014; Giovanni Dessì, I confini della libertà. Realismo e idealismo nel pensiero politico americano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015; Oliviero Bergamini, Democrazia in America? Il sistema politico e sociale degli Stati Uniti, Ombre Corte, Verona 2015; Giacomo Viggiani, Dal diritto alla privacy al diritto di matrimonio. L’omosessualità nella giurisprudenza costituzionale statunitense, Mimesis, Milano 2015. Si leggano inoltre le prospettive peculiari identificate da Marcello Flores, Traditori. Una storia politica e culturale, il Mulino, Bologna 2015, e Cecilia Tognon, Il caso di Ethel e Julius Rosenberg, la coppia che scelse di resistere, “Diacronie. Studi di Storia Contemporanea”, 14 (2013), http://www.studistorici.com/2013/08/29/tognon_numero_14/.

Un’angolatura peculiare è indicata da Giovanni Borgognone, Tecnocrati del progresso. Il pensiero americano del Novecento tra capitalismo, liberalismo e democrazia, UTET, Torino 2015. 10 La lettura di questo saggio può essere accompagnata da quella di Ferdinando Fasce, Consigli per gli acquisti. Trent’anni di storia della pubblicità negli Stati Uniti, “Contemporanea”, XVIII, 4 (ottobre 2015), pp. 651–663, e Pubblicitari e PR nella propaganda statunitense delle due guerre mondiali, “Acóma”, n.s., 8 (2015), pp. 80–97, nonché di Ferdinando Fasce ed Elisabetta Bini, Irresistible empire or innocents abroad? American advertising agencies in post-war Italy, 1950s–1970s, “Journal of Historical Research in Marketing”, 7, 1 (2015), pp. 7–30, per raggiungere una comprensione più complessiva di molti rivoli sia dello sviluppo statunitense, sia della sua influenza sul Vecchio Mondo. Vale la pena di aggiungervi anche gli studi delle esposizioni: Marco Sioli, Expo d’America. Dalla mostra di Barnum all’evento globale, Ibis, Pavia 2014; Ferdinando Fasce, Esposizioni universali negli Stati Uniti. Vendere, informare, intrattenere, in Expo 1851–2015. Storia e immagini delle grandi esposizioni, a cura di Alberto Abruzzese e Luca Massidda, Utet, Torino 2015, pp. 3–9.

Arrivati a questo punto sono esauriti i settori nei quali il numero di pubblicazioni è rilevante. Rimangono quindi soltanto quelli che oggi godono di scarsa attenzione. Tra questi ultimi troviamo purtroppo la storia. Gli storici ormai non posso aspirare a pubblicazioni particolarmente visibili, a meno che non scrivano in ambiti che raggiungono il pubblico (o comunque il gusto degli editori) perché legati ai settori oggi trainanti, vedi ad esempio il bel lavoro di Tiziano Bonazzi, Abraham Lincoln. Un dramma americano, il Mulino, Bologna 2016. Per quanto è di più propriamente storico, oggi, ancora di più che nel passato, la curiosità è suscitata da quanto è accaduto dopo la seconda guerra mondiale, mentre scarseggia per gli avvenimenti più lontani nel tempo. Così l’ambito coloniale e post-rivoluzionario è demandato ai soli Luca Codignola (Luca Codignola, Le missioni nell’area nord-atlantica, 1622–1830. Linee interpretative, in Ad ultimos usque terrarum terminos in fide propaganda. Roma fra promozione e difesa della fede in età moderna, a cura di Massimiliano Ghilardi et al., Sette Città, Viterbo 2014, pp. 245–253; The Molding of a Roman Élite: Ralph Smith and Felix Theophilus Dougherty, the First American Students at Rome’s Collegio Urbano, 1783–1824, “Itineraria. Travel Literature and Knowledge of the World from Antiquity to the Renaissance”, 13, 2014, pp. 1–15; The Issue of Tridentine Marriage in a Composite North Atlantic World: Doctrinal Strictures vs. Loose Practices, 1607–1738, “Journal of Early American History”, V, 3, 2015, pp. 201–270) e Matteo Battistini (Insurrections, Bank and Private Contracts: How Society shaped the Constitutional Order during the American Revolution, “Storicamente”, 33, 2014, http://storicamente.org/battistini_rebellion). Abbiamo poi American Frontier, numero monografico della rivista “archphoto 2.0”, 5 (2015), che, però, è dedicato alla frontiera nell’immaginario artistico e architettonico attuale. Si parte quindi dal saggio di Turner sulla frontiera come crogiolo della cultura statunitense, ma poi si arriva subito all’oggi. A quest’ultimo è dedicato anche il monografico Città d’America a cura di Bruno Cartosio e Fiorenzo Iuliano, “Ácoma”, 7 (2014), nonché il curioso Marco Stoini, Il soccer non è football … ma neanche calcio. Storie vere, di America e di Soccer, Luglio, Trieste 2015.

Una conclusione di questa veloce cavalcata attraverso la produzione sugli Stati Uniti negli ultimi due anni potrebbe quindi essere che alla lunga quest’ultima è sfuggita al monopolio detenuto sino a poco tempo fa dai giornalisti. Tuttavia tale evento non ha prodotto un ritorno della saggistica di taglio storico e ha invece ulteriormente incrementato il focalizzarsi sul Novecento e sull’oggi. Di fatto chi scrive sugli Stati Uniti o più in genere li studia finisce per descriverli, anche non volendo, come una realtà con pochissima profondità storica. In questo campo la già ricordata proposta di David Armitage e Jo Guldi (meglio conoscere cinque secoli di storia che gli ultimi cinque mesi) nel loro History Manifesto (http://historymanifesto.cambridge.org/) appare completamente perdente e desueta.

 

Note:

  1. I precedenti interventi sono apparsi ne “Il Veltro” XXXII (1988), 5–6, pp. 566–576; XXXIII (1989), 1–2, pp. 129–137; XXXIV (1990), 5–6, pp. 535–555; XXXV (1991), 5–6, pp. 575–584; XXXVII (1993), 5–6, pp. 541–555; XXXIX (1995), 1–2, pp. 163–173; XL (1996), 5–6, pp. 607–617; XLI (1997), 5–6, pp. 481–490; XLII (1998), 5–6, pp. 500–507; XLIII, (1999), 5–6, pp. 646–658; XLIV (2000), 5–6, pp. 581–597; XLVI, 5–6 (2002), pp. 594–605; XLVIII, (2004), 1–2, pp. 154–165; LI (2007), 1–2, pp. 109–133; LIII (2009), 1–2, pp. 115–127, e 5–6, pp. 101–113; LVI, 1–2 (2012), pp. 132–149; LVII (2013), 1–6, pp. 199–208; LVIII, 1–6 (2014), pp. 204–215. I testi dei vecchi articoli sono disponibili nel sito del CISPEA: http://www.cispea.org/Sezione.jsp?idSezione=374. Come al solito, in questo lavoro, ho contratto un debito di gratitudine con colleghi e amici, che mi hanno tenuto informato della loro attività: in particolare con Raffaella Baritono, Matteo Battistini, Simone Cinotto, Luca Codignola, Claudia Evangelista, Ferdinando Fasce, Stefano Luconi, Martino Marazzi, Marco Mariano, Leopoldo Nuti, Alessandro Portelli, Matteo Pretelli, Salvatore Proietti, Federico Romero, Marco Sioli, Maurizio Vaudagna e Nadia Venturini.
  2. Vi è un evidente interesse per l’underworld statunitense, sottolineato anche da Francesco Landolfi, Storia criminale di una città. Boston e la Winter Hill Gang (1965–1995), Aracne, Roma 2016.
  3. L’attenzione per gli sviluppi pedagogici statunitensi è testimoniata pure da Luana Salvarani, Nascita di una nazione. Esperienze e modelli dell’educazione nell’America dell’Ottocento, Anicia, Roma 2015.
  4. Per altre riflessioni storiografiche si possono vedere quelle nei due libri curati da Maurizio Vaudagna e citati più oltre, oltre che la Tavola rotonda su “The History Manifesto” di Jo Guldi e David Armitage, “Ricerche di storia politica”, http://www.ricerchedistoriapolitica.it/tavole-rotonde-e-convegni/historians-of-the-world-unite-tavola-rotonda-su-the-history-manifesto-di-jo-guldi-e-david-armitage-2/.
  5. Per analisi più tradizionali, ma non per questo meno interessanti, dedicate a singoli registi: Il cinema di Ernest B. Schoedsack, a cura di Mario Gerosa, Il Foglio Letterario, Piombino 2015; Wes Anderson. Moonrise Cinema, a cura di Pietro Masciullo, goWare, Firenze 2015; Massimo Zanichelli, Christopher Nolan. Il tempo, la maschera, il labirinto, Bietti, Milano 2015; Fabio Zanello, Francis Ford Coppola. Il romanticismo pre-digitale, Historica, Cesena 2015.
  6. Su Dick, vedi pure il secondo numero (2013–2014) di “Anarres”, la rivista di fantascienza on-line diretta da Salvatore Proietti (http://www.fantascienza.com/anarres/numeri/2/).
  7. Ma non si dimentichino i precedenti: Marina Petrillo, Nativo americano. La voce folk di Bruce Springsteen, Feltrinelli, Milano 2010; Alessandro Portelli, Note americane. Musica e culture negli Stati Uniti, Shake, Milano 2011; Henry Ruggeri e Vittorio Pio, Our love is real. Bruce Springsteen in Italia, Arcana, Roma 2013; Aldo Tredici, Il sogno e la realtà. Bruce Springsteen e l’America, Luglio, Trieste 2013. Cfr. inoltre Matteo Sanfilippo, Ladies and tramps. Trois générations de chanteurs d’origine italienne dans les pays de langue anglaise, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, 12 (2016), pp. 89–92, e il monografico della stessa rivista Cantanti ed emigrazione, a cura di Stefano Pifferi, 10 (2014).
  8. Per una riflessione peculiare sul mondo digitale, vedi Luca Codignola, Too Much of a Good Thing? Or, A Historian Swamped by the Web, in New Publication Cultures in the Humanities: Exploring the Paradigm Shift, a cura di Péter Dávidházi, Amsterdam University Press, Amsterdam 2014, pp. 63–87.
  9. Cfr. i monografici I Soprano e gli altri, a cura di Donatella Izzo e Cinzia Scarpino, “Ácoma”, 36 (2008), e The Wire e gli altri. L’America nelle sue serie TV, a cura di Fiorenzo Iuliano, Donatella Izzo e Cinzia Scarpino, “Ácoma”, nuova serie, 3 (2012). Vedi inoltre Il Graphic Novel negli Stati Uniti, a cura di Vincenzo Bavaro e Donatella Izzo, “Ácoma”, 38 (2009).
  10. Di questo studioso ci siamo già occupati, ma vale la pena di ricordare la sua ricca e variegata produzione, esemplificata dai seguenti titoli: James Burnham. Totalitarismo, managerialismo e teoria delle élites, Stylos, Aosta 2000; Max Eastman e le libertà americane, FrancoAngeli, Milano 2004; La destra americana. Dall’isolazionismo ai neocons, Laterza, Roma-Bari 2004; Il socialismo dal basso. Hal Draper e la rifondazione democratica del marxismo, Olschki, Firenze 2008; Superpower Europe? Interpretazioni statunitensi del «sogno europeo», Giuffré, Milano 2010; con M. Mazzonis, Tea Party. La rivolta populista e la destra americana, Marsilio, Venezia 2012; I New York Intellectuals dalla sinistra antistalinista alla democrazia americana, in L’altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico, a cura di Pier Paolo Poggio, III, Il capitalismo americano e i suoi critici, Jaca Book, Milano 2013, pp. 391–408; Storia degli Stati Uniti. La democrazia americana dalla fondazione all’era globale, Feltrinelli, Milano 2016 (prima edizione 2013); Neomachiavellismo, realismo e tecnocrazia nella teoria politica americana, in Il realismo politico. Figure, concetti, prospettive di ricerca, a cura di Alessandro Campi e Stefano De Luca, Rubbettino, Soveria Mannelli 2014, pp. 315–334; infine l’introduzione a Robert F. Kennedy, Sogno cose che non sono state mai. Discorsi 1964–1968, Einaudi, Torino 2012, anticipata dall’articolo Robert Francis Kennedy, “Belfagor”, LXVI (2011), pp. 295–318.

COMMENTI

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0

VOL 3 (2019) CALL FOR SUBMISSIONS!

FIND MORE HERE