Idealisti o no? Amleto 2.0

Idealisti o no? Amleto 2.0

Seggio di Nashua, NH, 9 febbraio 2016.

Seggio di Nashua, NH, 9 febbraio 2016.

Le primarie in New Hampshire si sono concluse con le vittorie di Bernie Sanders e di Donald Trump. Il primo, ha chiuso con un netto distacco di 22 punti da Hillary Clinton, mentre Trump ha lasciato dietro di sé un improbabile John Kasich con circa il 20% di voti in meno.

In New Hampshire hanno votato 530 mila persone su 1,3 milioni di abitanti, di cui il 94% è bianco e i cui parametri di benessere sono superiori alla media nazionale. L’elettorato che ha assegnato la vittoria a Sanders è in prevalenza giovane (86% degli elettori tra i 18 e i 24 anni) e di sesso femminile, ponendo di fatto alla Clinton un problema con le elettrici, fino ad oggi considerate fondamentalmente in linea con la sua campagna. Intervistato da Stephen Colbert a The Late Show, in modo molto lucido, Sanders ha attribuito le ragioni del voto giovanile tanto all’idealismo che spinge i più giovani a immaginare un mondo diverso quanto alle difficoltà di immaginarsi un futuro prosperoso. In campo repubblicano si è invece consolidato il dubbio che l’elettorato del New Hampshire, storicamente moderato, middle class e in linea con le tendenze nazionali, si stia spostando verso posizioni più intransigenti, scatenando così la reazione dell’establishment di partito, che non si riconosce in alcun modo in Trump.

Dal tranquillo Nord-est, il circo elettorale si è poi spostato verso le prossime due tappe: il Nevada ospiterà i caucuses democratici il prossimo 23 febbraio, mentre il GOP si esprimerà con le primarie in South Carolina appena tre giorni prima, con un’elezione che ha tutta l’aria di diventare una primaria tra le primarie, volta a diminuire drasticamente il numero dei candidati e coalizzare intorno a uno/due moderati i voti che sfidano Trump, monopolizzando il dibattito sul duello anti-establishment v. establishment. È per questo verosimile pensare che la sfida reale, in uno stato rosso e a maggioranza evangelica (oltre che patria del negative campaigning), sia tra il magnate Trump e Ted Cruz, che in questi giorni ha ripetutamente portato il piano delle differenze tra lui e il contendente su temi quali l’aborto, il matrimonio e l’intervento del governo nell’economia.

Seggio di Manchester, NH, 9 febbraio 2016.

Seggio di Manchester, NH, 9 febbraio 2016.

Il dibattito in campo democratico ha virato invece bruscamente verso la questione delle minoranze, anche perché in Nevada il 10% della popolazione è afroamericano e il 28% è di origine ispanica. Per questo, gli occhi dei media e degli attivisti sono puntati sulle modalità con cui Sanders declinerà  il suo impegno sui temi della lotta di classe e di razza. Per contro, Clinton ha sempre beneficiato dello storico sostegno di cui suo marito Bill godeva sin dai tempi della sua presidenza – “The First Black President” fu l’appellativo datogli da Toni Morrison. Nella lunga battaglia per gli endorsement, se da un lato il Congressional Black Caucus PAC (un gruppo interno al CBC storico e più ristretto) ha dichiarato di sostenere la candidatura di Hillary Clinton, dall’altro intellettuali e scrittori come Michelle Alexander (autrice di The New Jim Crow, 2010) e Ta-Nehisi Coates hanno messo in discussione il voto per Clinton in favore di una scelta di voto critica e consapevole delle reali condizioni delle comunità nere del paese.

La strategia è cambiata anche all’interno dei circoli mediatici: è importante segnalare come la programmazione dei media si sia dovuta piegare ai dati emersi dai seggi, modificando così in modo sensibile la copertura di notizie sui candidati.

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