Gli Stati Uniti visti dall’Italia. Gli studi americanistici nel 2013-2014

I numerosi studiosi italiani che si occupano di Stati Uniti hanno dato vita a una tradizione storiografica oggi più che mai prolifica e innovativa. Questa preziosa rassegna storiografica degli studi di nordamericanistica pubblicati in Italia (o da studiosi italiani) nel 2013 e 2014 di Matteo Sanfilippo è il più recente contributo di una rubrica storiografica curata dallo stesso autore e pubblicata da Il Veltro dal 1987. La rubrica – insieme ai numeri precedenti a partire dal 1987 – è consultabile anche sul sito del CISPEA all’indirizzo http://www.cispea.org/Sezione.jsp?idSezione=153&idSezioneRif=5.

 

Il 2013–2014 ha ereditato alcuni spunti del 2012–2013, in particolare la tendenza a lavorare su Obama: il numero monografico Obama: four more years, “Ácoma”, n.s., 4, 2013; Tommaso Di Gioia, Obama 2012. La vittoria del ceto medio, Mapical, Bari 2014; Stefano Lucchini e Raffaello Matarazzo, La lezione di Obama. Come vincere le elezioni nell’era della politica 2.0, Baldini & Castoldi, Milano 2014; Marta Degani, Words That Matter: The Significance of “Stories” in Obama’s 2008 Election Campaign, “Iperstoria”, 3, marzo 2014, www.iperstoria.it; Claudio Taddei, Colloqui con l’America. Figure di uno stallo nella democrazia USA, Robin, Roma 2013 (sulla politica fiscale). 1 Il filone presidenziale è restato dunque preponderante ed ha visto esaminare anche i meccanismi istituzionali (Andrea Buratti, Veti presidenziali. Presidenti e maggioranze nell’esperienza costituzionale statunitense, Carocci, Roma 2013; Raffaella Baritono, “An Invitation to Struggle?” The Congress and the U.S. Foreign Policy, ISPI “Analysis”, 229, 2014, pp. 1–8) e le retoriche discorsive di più presidenti (Anna Romagnolo, L’America nella retorica presidenziale: identità (con)divise, perdute e ritrovate, “Fictions”, XII, 2013, pp. 119–128). Inoltre sono stati seguite la storia e le strategie internazionali delle presidenze passate: questo tema è introdotto dalla riflessione ad ampio spettro di Marco Mariano, L’America nell’“Occidente”. Storia della dottrina Monroe (1823–1963), Carocci, Roma 2013, e da quella più a breve, ma sempre a partire da Monroe, di Nico Perrone, Progetto di un impero. 1823. L’annuncio dell’egemonia americana infiamma la borsa, La Città del Sole, Reggio Calabria 2013. Seguono numerosi contributi sul Novecento, di seguito elencati secondo la cronologia dei presidenti studiati: Mario Del Pero, Wilson e wilsonismo: storiografia, presentismo e contraddizioni, “Ricerche di storia politica”, 1, 2013; Lucio Tondo, Woodrow Wilson, la crisi di Veracruz e il contrasto con il Kaiserreich (aprile 1914), “Eunomia. Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali”, III, 1, 2014, pp. 77–142; Cristina Rossi, Santa Sede e Stati Uniti d’America tra le due guerre: tentativi di dialogo delle presidenze Harding e Coolidge, in Fede e diplomazia. Le relazioni internazionali della Santa Sede nell’età contemporanea, a cura di Massimo De Leonardis, EDUCatt, Milano 2014, pp. 95–112; Fulvio Lorefice, La politica del governo degli Stati Uniti nella Guerra civile spagnola, “Ricerche di storia politica”, 2, 2013; Bruno Pierri, American Interests in the Persian Gulf and the Implementation of the Nixon Doctrine: the Case of Iraq, 1968–1972, “Studium”, CIX, 6, 2013, pp. 886909, e CX, 1, 2014, pp. 116136, e The United States and Revolutionary Libya, 19681973: Evidence from Newly Declassified Records, “Eunomia. Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali”, III, 2, 2014; Ida Libera Valicenti, Le relazioni dell’Amministrazione Nixon-Kissinger con l’Africa Subsahariana (1969–1974), “Storia e futuro”, 35 (2014), http://storiaefuturo.eu/relazioni-dellamministrazione-nixon-kissinger-lafrica-subsahariana-1969-1974/; L’amministrazione Nixon e il continente africano, a cura di Danilo De Luca, FrancoAngeli, Milano 2014; Giovanni Bernardini, Nuova Germania, antichi timori. Stati Uniti, Ostpolitik e sicurezza europea, Bologna, il Mulino, 2014; Francesco Chiamulera, Candidato Reagan. L’alba di un’epoca americana, Torino, Nino Aragno, 2013; Massimiliano Guderzo, Ordine mondiale e buon vicinato. Gli Stati Uniti e l’America latina negli anni di Carter 19771981, Polistampa, Firenze 2012 (ma 2013). Si noti l’attenzione agli scenari dei differenti continenti che torna anche nel recente Silvio Favari, Scacchiera africana. Confronto di strategie tra Cina e Stati Uniti nel continente nero, Fuoco Edizioni, Roma 2014.

Questi saggi ci introducono nel più vasto campo delle relazioni internazionali, che stanno annettendo bibliograficamente gli studi americanistici, come è già accaduto a livello accademico, dove il macrosettore delle relazioni ha annesso quelli più specifici delle storie dei continenti extraeuropei. L’attenzione è per il momento centrata sulla guerra fredda (Giuliana Iurlano, “Contenimento” anglo-americano e “contro-contenimento” sovietico. Alle origini della guerra fredda (febbraiosettembre 1946), “Nuova Storia Contemporanea”, XVII, 4, 2013, pp. 6192; Mario Del Pero, La guerra fredda, Carocci, Roma 2014, e Gli Stati Uniti, i limiti e i dilemmi della modernizzazione, “Ricerche di storia politica”, 2/2014, pp. 187196; Federico Romero, Cold War Historiography at the Crossroads, “Cold War History”, 14, 4, 2014, pp. 119; Lucrezia Cuminelli, L’Italia sotto tutela. Stati Uniti, Europa e crisi italiana degli anni Settanta, Mondadori Education, Milano 2014) o su alcuni aspetti specifici di quest’ultima in aree di particolare frizione come la Jugoslavia e Cuba (Carla Konta, Antiamericanismo e titoismo. Gli anni cinquanta e la “zona grigia iugoslava”, “Contemporanea”, XVI, 1, 2013, pp. 6990; Domenico Vecchioni, Ana Belen Montes. La spia americana di Fidel Castro, Greco & Greco, Milano 2014). Tuttavia non mancano approcci di più vasto respiro, come Antonio Donno, Una relazione speciale. Stati Uniti e Israele dal 1948 al 2009, Le Lettere, Firenze 2013, oppure Ennio Di Nolfo, Dagli imperi militari agli imperi tecnologici. La politica internazionale dal XX secolo a oggi, Laterza, Roma-Bari 2013, e International Summitry and Global Governance: The Rise of the G-7 and the European Council, a cura di Federico Romero ed Emmanuel Mourlon-Druol, Routledge, London 2014, mentre Arnaldo Testi ripropone aggiornato e ampliato Il secolo degli Stati Uniti, il Mulino, Bologna, 2014. Si riflette quindi ancora sull’eccezionalità dell’esperienza statunitense: Giulia Bassi, “The Most Diverse Nation on Earth”. Gli Stati Uniti: una storia eccezionale?, “Historia Magistra”, 14 (2014), pp. 4664. Però, cominciano ad apparire valutazioni sulla fine del mondo unipolare: in questo primeggiano i giornalisti, divisi fra quelli che insistono sulla fine della preminenza statunitense (Sergio Romano, Il declino dell’impero americano, Longanesi, Milano 2014) e quelli che negano tale possibilità (Maurizio Molinari, L’aquila e la farfalla. Perché il XXI secolo sarà ancora americano, Rizzoli, Milano 2013). Tuttavia non mancano gli interventi di storici e politologi, si veda il forum The End of American Century?, a cura di Raffaella Baritono, “RSA Journal  Rivista di Studi Americani”, 23, 2012 (ma stampato 2014). Non difettano infine i lavori sulla lotta al terrorismo dopo il 2001: per esempio alcuni autori ne scandagliano la dimensione, o forse la degenerazione, socio-culturale, si vedano il fascicolo collettivo Vita negli anni della guerra al terrorismo, “Ácoma”, n.s., 6, 2014, e Pierandrea Amato, In posa. Abu Ghraib 10 anni dopo, Cronopio, Napoli 2014. Altri invece tornano a riflettere sull’undici settembre e sui miti che ha generato: 11/9 La cospirazione impossibile, a cura di Massimo Polidoro, nuova edizione, CICAP, Padova 2014, con un intervento di Umberto Eco sul complottismo.

Le paure della guerra fredda e quelle della lotta al terrorismo sono riprese in L’atomica. Scienza, cultura, politica, a cura di Emilia Fiandra e Leopoldo Nuti, FrancoAngeli, Milano 2014. Sulla nascita del timore nucleare, leggi inoltre Paolo Agnoli, Hiroshima e il nostro senso morale. Analisi di una decisione drammatica, Guerini e associati, Milano 2013, e Maurizio Zinni, Schermi radioattivi. L’America, Hollywood e l’incubo nucleare da Hiroshima alla crisi di Cuba, Marsilio, Venezia 2014. Il tema è poi affrontato dall’angolo della sicurezza europea in The Euromissile Crisis and the End of the Cold War, a cura di Leopoldo Nuti, Frédéric Bozo, Marie-Pierre Rey e Bernd Rother, The W. Wilson Center Press, Washington DC 2014.

Talvolta nell’approccio ai temi della guerra fredda entrano varianti legate allo specifico della politica interna e del dibattito culturale statunitensi: Ferdinando Fasce, Between international and domestic public relations: cultural diplomacy and race in the 1949 ATMA Round-the-World Tour, in Pathways to Public Relations. Histories of practice and profession, a cura di Burton St.John III, Margot Opdycke Lamme e Jacques L’Etang, Routledge, London-New York 2014, pp. 17792, e Alberto Benvenuti, Cuba si, Yanqui no! Gli afro-americani e la Cuba di Castro dalla rivoluzione alla Baia dei Porci, “Contemporanea”, XVII, 2, 2014, pp. 251272. Qui scoviamo la dimensione più specificamente americanistica, perché gli specialisti puri della scena statunitense tendono a far progredire di pari passo l’attenzione al dentro e quella al fuori dello scacchiere nordamericano, secondo una chiave particolarmente evidente nelle cosiddette ricerche transatlantiche, ottimamente riassunte dal già menzionato volume di Mariano, da Beyond the Nation: Pushing the Boundaries of U.S. History from a Transatlantic Perspective, a cura di Ferdinando Fasce, Maurizio Vaudagna e Raffaella Baritono, Otto, Torino 2013, e da Ennio Di Nolfo, e Il mondo atlantico e la globalizzazione. Europa e Stati Uniti: storia, economia e politica, Mondadori Università, Milano 2014. Allo sviluppo di questa prospettiva transatlantica contribuiscono anche la storia economica (Europa e Stati Uniti. La sfida del mercato transatlantico, a cura di Cosimo Ceccuti e Italico Santoro, Polistampa, Firenze 2014) e quella costituzionale ed istituzionale (Luca Stroppiana, Gli Stati Uniti d’America, il Mulino, Bologna 2013). Inoltre si suggeriscono nuove angolature, come quelle annunciate da Simone Cinotto, The Europeanization of the United States: Consumer Cultures in the Transatlantic Century, in corso di stampa. In genere il contributo più ricorrente riguarda la storia pura e semplice, basti ricordare ancora Marco Mariano, Il Mondo atlantico tra storia moderna e contemporanea: periodizzazioni, confini, parole-chiave, “Ricerche di storia politica“, 2/2013, pp. 199210, e Federica Morelli, Il mondo atlantico. Una storia senza confini (secoli XVXIX), Carocci, Roma 2013, nonché i dossier La lunga storia atlantica, a cura di Cristina Bon, “Newsletter”, 5, 2013, www.ceraunavoltalamerica.it, e Dallo Stato europeo allo Stato globale, a cura di Matteo Battistini, “Scienza & politica”, 48, 2013. Infine introduce la dimensione religiosa Paolo P. Macrì, L’American Friends Service Committee e il soccorso quacchero in Europa dalla Grande guerra al 1923, Piero Manni, San Cesario di Lecce 2013. In questo sottosettore sono da considerare le riflessioni sui rapporti tra Stati Uniti e Vaticano: Luca Castagna, A Bridge Across the Ocean. The United States and the Holy See between the Two World Wars, The Catholic University of America Press Washington DC 2014 (traduzione rivista di Un ponte oltre l’oceano. Assetti politici e strategie diplomatiche tra Stati Uniti e Santa Sede nella prima metà del Novecento (19141940), il Mulino, Bologna 2011), e Lucio Valent, Non c’è libertà lontano dalla verità. Giovanni Paolo II e gli Stati Uniti, 19781987, Unicopli, Milano 2014.

Ulteriori puntualizzazioni si possono trovare nei contributi di Susanna Delfino, Mario Del Pero e Maurizio Vaudagna a Historians across Borders. Writing American History in a Global Age, a cura di Nicolas Barreyre, Michael Heale,Stephen Tuck e Cecile Vidal, University of California Press, Oakland 2014.

Negli studi sulle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico godono di ottima salute le riflessioni su Italia e Stati Uniti. I rapporti politico-diplomatici tra le due nazioni sono asseverati da quattro libri: Daniele Fiorentino, Gli Stati Uniti e il Risorgimento d’Italia 18481901, Gangemi Editore, Roma 2013; Gioanpaolo Ferraioli, L’Italia e l’ascesa degli Stati Uniti al rango di potenza mondiale (18961909), ESI, Napoli 2013; Liliana Saiu, Basi e strutture militari degli Stati Uniti in Italia. Il negoziato, 19491954, Aracne, Roma 2014; Antonio Varsori, L’Italia e la fine della Guerra fredda: la politica estera dei governi Andreotti (19891992), il Mulino, Bologna 2013. Si leggano inoltre gli articoli di Leopoldo Nuti, La politica estera italiana negli anni della distensione: una riflessione, in Aldo Moro nella dimensione internazionale. Dalla memoria alla storia, a cura di Alfonso Alfonsi, FrancoAngeli, Milano 2013, pp. 4062, e Gli Stati Uniti e Fanfani: gli anni del Centro-sinistra, 19561963, in Amintore Fanfani storico dell’economia e statista, a cura di Anna Maria Bocci Girelli, FrancoAngeli, Milano 2013, pp. 434454.

La dimensione culturale è invece scandagliata da Ferdinando Fasce, Modernità transatlantica. Fascismo, americanismo e tecnologia negli anni trenta, in Transatlantico Rex. Il mito e la memoria, a cura di Paolo Piccione, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2013, pp. 1731; Andrea Mariuzzo, “Explaining Europe to Americans and America to Europeans”. Mario Einaudi e gli studi politici internazionali nel secondo dopoguerra, “Contemporanea”, XVI, 3, 2013, pp. 409428; Luigi Guarna, L’italia degli anni settanta vista da Washington. Un nuovo strumento per la ricerca, “Mondo contemporaneo”, 2/2013, pp. 161171; Simona Tobia, Ascoltatori italiani buonasera! Voice of America e l’Italia 19421957, Il Libraccio, Milano 2014; Stefano Luconi, L’istituzione e gli sviluppi dell’insegnamento di Storia Americana all’Università di Firenze, in Vespucci, Firenze e le Americhe, a cura di Giuliano Pinto, Leonardo Rombai e Claudia Tripodi, Olschki, Firenze 2014, pp. 423439. Tra politica e cultura troviamo anche Salvatore Giannella, Operazione salvataggio. Gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre, Chiarelettere, Milano 2014, e Michela Morgante, War’s toll, i monumenti italiani negli USA (194647). Una strategia per immagini, “Ricerche storiche”, XLIII, 2, 2013, pp. 223240. Il quadro economico è invece chiarito dal bel saggio di Elisabetta Bini, La potente benzina italiana. Guerra fredda e consumi di massa tra Italia, Stati Uniti e Terzo mondo (1945–1973), Carocci, Roma 2013. Purtroppo non tutti gli studi su questi temi sono di qualità, come dimostra il confuso Ennio Caretto, Quando l’America si innamorò di Mussolini, Editori Internazionali Riuniti, Roma 2014.

Un aspetto particolare delle relazioni fra Italia e Nuovo Mondo è legato alle narrative di viaggio, o comunque ispirate dalle permanenze all’estero. Questo argomento ha sempre attirato gli editori italiani. Rizzoli ha così ristampato Oriana Fallaci, Viaggio in America: una permanenza del 1955, molto prima dunque che la giornalista si trasferisse al di là dell’Atlantico. Vale la pena di ricordare anche le lettere e i quadri esposti nella mostra veronese di Emilio Vedova, De America (catalogo a cura di Germano Celant, Skira, Milano 2013). I viaggi generano inoltre una propria sub-letteratura specialistica, esemplificata per New York da Gianfranco Cordara (Misteri, segreti e storie insolite di New York, Newton Compton, Roma 2013, e 101 cose da fare a New York almeno una volta nella vita, Newton Compton, Roma 2014). Sempre sulla stessa città è Paolo Cognetti, Tutte le mie preghiere guardano verso Ovest, EDT, Torino 2014, attento precipuamente ai luoghi di ristoro. Per il Pacifico si può invece vedere Federico Rampini, San Francisco-Milano. Un italiano nell’altra America, Laterza, Roma-Bari 2013. Il West ha meno presa, ma va ricordato l’autoprodotto Roberto Bettacchi, Purezza originaria, Youcanprint, Lecce 2014, sui paesaggi dello Utah e del Wyoming. L’insieme delle narrative di viaggio e delle frequentazioni americane porta a una sorta di conoscenza diffusa del Nuovo Mondo, spesso stereotipata, sintetizzata in Enrico Deaglio, La felicità in America. Storie, ballate, leggende degli Stati Uniti a uso di giovani, vecchi, ostili ed entusiasti, Feltrinelli, Milano 2013, e Lucio Villari, America amara. Storie e miti a stelle e strisce, Salerno, Roma 2013. Inoltre suggerisce inaspettate traslazioni, come quella studiata da Giorgio Mariani, Pulp(y) Fiction: A Dylan Dog Adaptation of Moby-Dick, “Leviathan. A Journal of Melville Studies”, 15, 2013, pp. 90103. Sul fronte degli statunitensi in Italia vi è solo Mauro Colombo, Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno. 22 novembre 1963. Cinquant’anni dopo, JFK visto dagli americani d’Italia, Monti, Saronno 2013

Un blocco enorme delle relazioni tra Italia e Stati Uniti nasce dall’emigrazione, che ormai è divenuta un campo a sé anche nella Penisola, come ricordano Italoamericani. L’opera di Rudolph J. Vecoli (19272008), a cura di Emilio Franzina, Vincenzo Lombardi e Matteo Sanfilippo, Cosmo Iannone Editore, Isernia 2014; Dì bän so. Migrazioni e migranti nella storia: articoli, saggi e studi di e su Emilio Franzina che va in pensione, a cura di Matteo Sanfilippo, Sette Città, Viterbo 2014; E Andreina De Clementi, L’assalto al cielo. Donne e uomini nell’emigrazione italiana, Donzelli, Roma 2014. La storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti è di norma il territorio di caccia di Stefano Luconi e Matteo Pretelli, due ottimi studiosi rimasti purtroppo fuori dell’Università italiana. Il primo ha firmato numerosi articoli: The Lynching of Italian Americans: A Reassessment, in Southern Exposures: Locations and Relocations of Italian Culture, a cura di  Alan J. Gravano e Ilaria Serra, Italian American Studies Association, New York 2013, pp. 5878; Integrazione e coscienza etnica nell’impegno politico degli italo-americani tra primo e secondo dopoguerra, in L’emigrazione italiana in 150 anni di storia unitaria, a cura di Silvana Casmirri, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Cassino 2013, pp. 207226; The Lynching of Southern Europeans in the Southern United States: The Plight of Italian Immigrants in Dixie, in The U.S. South and Europe: Transatlantic Relations in the Nineteenth and Twentieth Centuries, a cura di Cornelis A. van Minnen e Manfred Berg, University Press of Kentucky, Lexington 2013, pp. 12543; Italian Americans, the New Deal State, and the Making of Citizen Consumers, nel già menzionato Making Italian America, pp. 137147 e 279283; Il monumento a Verdi a New York e la costruzione di un’identità italiana tra gli immigrati a New York all’inizio del Novecento, in Dì bän so. Migrazioni e migranti nella storia: articoli, saggi e studi di e su Emilio Franzina che va in pensione, a cura di Matteo Sanfilippo, Sette Città, Viterbo 2014, pp. 157171. Il secondo ha sistematizzato i suoi precedenti lavori in Italians and Italian-Americans, 18701940, in Immigrants in American History: Arrival, Adaptation, and Integration, a cura di E.R. Barkan, ABC-Clio Books, Santa Barbara CA 2013, pp. 437448, e Italians and Italian-Americans, 1940-Present, ibidem, vol. 2, pp. 10411050, nonché nella voce enciclopedica Little Italy, in Multicultural America: A Multimedia Encyclopedia, a cura di Carlos E. Cortés, SAGE Reference, Thousand Oak 2013, pp. 136263. Sempre di Pretelli è inoltre da vedere il contributo Italian Migrants in Italian Exhibitions from Fascism to the Early Republic, IN Moving Bodies, Displaying Nations National Cultures, Race and Gender in World Expositions Nineteenth to Twenty-first Century, a cura di Guido Abbatista, EUT, Trieste 2014, pp. 173196.

I contributi alla storia dell’emigrazione non si limitano, però, a questi soli due autori. Per quanto concerne il consumo di cibo, ma anche il consumismo in genere è ormai impossibile dimenticare l’opera di Simone Cinotto, che ha curato il notevole Making Italian America: Consumer Culture and the Production of Ethnic Identities, Fordham University Press, New York 2014, ed inoltre ha visto tradotto un suo studio sul cibo e la socialità nelle famiglie italo-statunitensi, The Italian American Table: Food, Family, and Community in New York City, University of Illinois Press, Urbana IL 2013. Possiamo poi ricordare i saggi sugli Stati Uniti in Risorgimento ed emigrazione, a cura di Emilio Franzina e Matteo Sanfilippo, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, 9 (2013); la ricostruzione della morte di 126 giovani lavoratrici il 25 marzo 1911 a New York in Ester Rizzo, Camicette bianche. Oltre l’8 marzo, Navarra Editore, Marsala 2014; la descrizione di un’altra rilevante vicenda nel notevole Silvia Cassamagnaghi, Operazione spose di guerra. Storie d’amore e di emigrazione, Feltrinelli, Milano 2014; i ritratti di Filippo Manganaro, Dynamite girl. Gabriella Antolini e gli anarchici italiani in America, Nova Delphi, Roma 2013, e Alessandro Portelli, Scalpellini e minatori: italiani in Appalachia, “Lares”, LXXVIII, n. 12, pp. 211220. Inoltre dagli Stati Uniti arrivano riedizioni di vecchi testi e vecchie foto: Linda Barrett Osborne e Paolo Battaglia, Trovare l’America. Storia illustrata degli italo-americani nelle collezioni della Library of Congress, Anniversary Books, Modena 2013, e Giuseppe Prezzolini, La strage di New Orleans, Barion, Milano 2013, mentre in Italia si prosegue a ragionare sul ruolo della mafia italo-statunitense: Carlo M. Lomartire, La prima trattativa Stato-mafia. Lucky Luciano e gli Stati Uniti 19421946, Mursia, Milano 2014. Infine merita una sentita segnalazione l’acribia e l’abnegazione, con le quali Francesco Durante ha completato l’ultima ricerca di Rudolph Vecoli: Oh Capitano! La vita favolosa di Celso Cesare Moreno in quattro continenti, 18311901, Marsilio, Venezia 2014.

Lo studio dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti ha portato anche alla ricognizione di aspetti letterari. Ancora Francesco Durante ha ripreso i propri lavori per iniziare una nuova Storia e letteratura degli italiani negli Stati Uniti aggiornatissima, della quale è uscito per ora La scena di Little Italy, Tullio Pironti Editore, Napoli 2013. Martino Marazzi ha continuato a lavorare su narratori e poeti emigrati otto-novecenteschi: Peppino: l’emigrazione di un ragazzino per bene, in Com’esuli pensieri, a cura di Ernesto L’Arab e Cosma Siani, Lampyris, Castelluccio dei Sauri 2014, pp. 2937, e Novel Dante, in Per Joseph Tusiani, a cura di Antonio Motta, Centro Documentazione Leonardo Sciascia / Archivio del Novecento, San Marco in Lamis 2014, pp. 4149. Un quadro più ampio risulta da The Emerging Canon of Italian-American Literature, a cura di Leonardo Buonomo e John Paul Russo, “RSA Journal  Rivista di Studi Americani”, 2122, 20102011 (ma stampato aprile 2013), pp. 77123, e Leonardo Buonomo, Immigration, Ethnicity, and Class in American Writing, 18301860: Reading the Stranger, Fairleigh Dickinson University Press, Madison NJ 2013. Questo contributo apre a tutte le letterature etniche negli Stati Uniti, un argomento non molto approfondito da noi, ma si veda comunque lo stimolante Anna Scacchi, “Shopping for Simplicity”: Moda e americanizzazione nell’opera di Anzia Yezierska, “Oltreoceano”, 8, 2014, pp. 6578. Inoltre ancora Buonomo affronta il modo con cui la letteratura statunitense rappresenta il proprio paese e la sua complessità descrivendo l’esposizione colombiana del 1892 nel già menzionato Moving Bodies, a cura di Guido Abbatista.

Abbiamo esaurito gli aspetti più evidenti delle relazioni transatlantiche, ma gli Stati Uniti sono anche, sia pure in modo più indiretto, un faro per la produzione culturale e mediatica, come si vede dai communication studies ricordati nella prefazione di Gino Roncaglia alla riedizione di Walter Ong, Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, il Mulino, Bologna 2014, e in Tommaso Detti e Giuseppe Lauricella, Le origini di Internet, Bruno Mondadori, Milano 2013. Anche in questi campi la bibliografia italiana è di tutto rispetto, soprattutto grazie a inaspettate e provocanti riflessioni, come quella di Luca Codignola, Too Much of a Good Thing? Or, A Historian Swamped by the Web, in New Publication Cultures in the Humanities. Exploring the Paradigm Shift, a cura di Péter Dávidházi, Amsterdam University Press, Amsterdam 2014, pp. 63-87. Inoltre dobbiamo segnalare la crescita degli studi sulle esposizioni, soprattutto quelle universali, ricordando in particolare i due notevoli volumi di Marco Sioli, Expo d’America. Dalla mostra di Barnum all’evento globale, Ibis, Como-Pavia 2014, e il già citato Moving Bodies a cura di Guido Abbatista. Un aspetto importante delle attività espositive è legato alla pubblicità e ancora su questa lavora Ferdinando Fasce, Macchine, grandi magazzini, pubblicità. Gli Stati Uniti come nazione materiale tra Otto e Novecento, “Scienza & Politica. Per una storia delle dottrine” , 48, 2013, pp. 35-51. Sulla musica troviamo: Marilisa Merolla, Rock’n’roll Italian Way. Propaganda americana e modernizzazione nell’Italia che cambia al ritmo del rock 1954-1964, Coniglio Editore, Roma 2011; Simone Cinotto, Oltre la barriera del suono. Razza, consumo e produzione di luoghi nel rock and roll italoamericano, 1958-1963, “Quaderni storici”, 1/2014, pp. 265-296; il dossier Cantanti ed emigrazione, a cura di Stefano Pifferi, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, 10, 2014. Si vedano inoltre Nicola Gaeta, BAM. Il Jazz oggi a New York, Caratteri mobili, Bari 2013; Lorenzo Allori, Almost cut my hair. Musica rock e società Americana, 2, 19691979, Bonanno, Roma 2013; Mauro Zambellini, Love and Emotion. Una storia di Willy DeVille, Pacini Editore, Pisa 2014. Inoltre è particolarmente utile l’analisi di Giulia Crisanti, The Star Spangled Banner e la bandiera: Riflessioni fra storia e politica in occasione del duecentesimo anniversario dell’inno americano, disponibile nel sito dei giovani americanisti www.ceraunavoltalamerica.it . Sull’arte non è stato molto, ma non mancano i cataloghi stimolanti: Ugo Mulas, Cirque Calder, Corraini, Mantova 2014, e Germano Celant, Roy Lichtenstein. Sculptor, Skira, Milano 2013.

Sul cinema registriamo di nuovo un gran numero di contributi, spesso di qualità: Il grande incantatore. Il cinema di Terry Gilliam, a cura di Gabriele Rizza e Chiara Tognolotti, Edizioni ETS, Pisa 2013; Simone Santi Amantini, Christopher Nolan. Realtà e sogno al lavoro, Whiterose Pictures, San Giustino 2013; Fabrizio Fogliato, Abel Ferrara. Un filmaker a passeggio tra i generi, Sovera Edizioni, Roma 2013; Ilaria Feole, Wes Anderson. Genitori, figli ed altri animali, Edizioni Bietti, Milano 2014; Adriana Pagliara, Il sogno del Minotauro. Il cinema di Terrence Malick, Historica Edizioni, Cesena 2014; Enrico Giacovelli, Il silenzio è d’oro. Il cinema comico americano, Gremese, Roma 2014; Fabio Pavesi, Propaganda a Hollywood. La minaccia nazista, la censura e lo studio system, Le Mani, Recco 2014; Joel e Ethan Cohen, a cura di Giacomo Manzoli, Marsilio, Venezia 2014; L’ossessione visiva. Il cinema di Ridley Scott, a cura di Andrea Fontana, Historica Edizioni, Cesena 2014; Martin Scorsese, a cura di Gemma Lanzo e Costanzo Antermite, Gemma Lanzo Editore, Manduria 2014; Simone Brancati, Quentin Tarantino. Asfalto nero e acciaio rosso sangue, Le Mani, Recco 2014; Piero Oronzo, Darren Aronofsky. Mente, corpo e anima, Sovera Edizioni, Roma 2014; Giancarlo Mancini, Steven Soderbergh, Le Mani, Recco 2014; Francesca Brignoli e Nuccio Lodato, Marilyn Monroe. Inganni, Le Mani, Recco 2014. In questo quadro è da notare il ritorno di attenzione per il noir: Silvio Raffo, Lo schermo oscuro, Edizioni Bietti, Milano 2014, e Arcobaleno noir. Genesi, diaspora e nuove cittadinanze del noir fra cinema e letteratura, a cura di Alessandra Calanchi, Galaad Edizioni, Giulianova 2014, nonché la coniugazione di storia e storia del cinema in Stefano Cambi, Diplomazia di celluloide? Hollywood dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda, FrancoAngeli, Milano 2014. Sono inoltre molto interessanti le riflessioni di Ferdinando Castelli, Cormac McCarthy: portare il fuoco, “La Civiltà Cattolica”, 3933, 3 maggio 2014, pp. 224235, sull’opzione religiosa in uno scrittore, i cui romanzi e sceneggiature sono in genere imperniati sul dilemma: il nulla o Dio? Analogamente vale la pena di leggere Ferdinando Fasce e Silvio Alovisio, A proposito di “Italy in Early American Cinema” di Giorgio Bertellini, “Quaderni storici” 1/2014, pp. 317324, e soprattutto due riflessioni sui rapporti tra cinema e visione di genere: Valeria Cammarata e Serena Marcenò, Mildred Pierce e i margini della crisi, “Studi culturali”, X, 3, 2013, pp. 475491, e Giada Goracci, The Postmodern Feminine Beauty Ideal in Shrek, “Iperstoria”, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it. Infine Matteo Sanfilippo, Modelos de analisis del cine histórico: Francia, Estados Unidos e Italia, in Hacer historias con imagenes, a cura di Angel Luis Hueso Montón e Gloria Camarero Gómez, Editorial Síntesis, Madrid 2014, pp. 3157, affronta il cinema “storico” e la sua critica, e Bruno Ramirez approfondisce il tema nell’eccezionale Inside the Historical Film, McGill-Queen’s University Press, Montreal-Kingston 2014.

Curiosamente si trova molto meno sulle serie televisive e quasi tutti i volumi sono firmati da autori stranieri, ma si veda comunque Federica Marchetti, La signora in giallo. Che fine ha fatto Jessica Fletcher?, Tabula Fati, Chieti 2013, e soprattutto il recente e molto interessante Schermi americani. Geografia e geopolitica degli Stati Uniti nelle serie televisive, a cura di Fabio Amato ed Elena Dell’Agnese, Unicopli, Milano 2014. Anche sui fumetti non abbiamo granché: Fiorenzo Iuliano, “I’m not a Loser, I’m just drawn that way”: comix, graphic novels, and the ethos of the antihero, “Iperstoria”, n.s., 3, marzo 2014, www.iperstoria.it. La produzione è di nuovo abbondante per quanto riguarda la critica letteraria e la storia della letteratura. Le sintesi non sono moltissime e sono tutte virate verso i decenni a noi più vicini: Cinzia Scarpino, Cinzia Schiavini e Massimo S. Zangari, Guida alla letteratura degli Stati Uniti. Percorsi e protagonisti (19452014), Odoya, Bologna 2014, e i saggi in Come gather ‘round friendsÁcoma per Bruno Cartosio e Alessandro Portelli, a cura di Giorgio Mariani, Stefano Rosso e Donatella Izzo, Shake, Milano 2013. Sono invece tantissimi i contributi, nei quali un elemento o un autore servono a identificare una fase particolare dell’evoluzione culturale statunitense. Per il primo caso, vedi Anna Scacchi, Shawls Redefine Womanhood in American Literature, 1850s-1920s, in Fashioning the Nineteenth Century. Habits of Being 3, a cura di Cristina Giorcelli e Paula Rabinowitz, Minnesota University Press, Minneapolis MN  2014, e Anna De Biasio, L’autonomia e il fattore del genere nel campo letterario statunitense dell’Ottocento, “Iperstoria”, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it. Si leggano inoltre Cinzia Scarpino, American Uncles and Aunts: Generations, Genealogies, Bildungs in 1930s Novels, “Altre modernità”, 9 (2013), pp. 158183, e Ancestors, a cura di Donatella Izzo e Roberto Cagliero, fascicolo monografico di “Iperstoria”, n.s., 4, settembre 2014, www.iperstoria.it. Per il secondo caso, si consultino Alessandro Portelli, Postfazione, in Emily Dickinson, Io lascerò il mio cuore appena in vista, a cura di Francesco Fava, Editori Internazionali Riuniti, Roma 2013, 18190, e Giorgio Mariani, Stephen Crane tra story e fact, “Nuova Corrente”, 151 2013, pp. 23-34, e Herman Melville: una introduzione, Carocci, Roma 2013. A proposito di letteratura come lente per scrutare la società statunitense, Assunta Assia Zizza, “Remembering A Thing and Reliving A Thing Does Not Confer An Obligation To Tell About A Thing”: Perspectives on Child Abuse in Stephen King’s Gerald Game, “Iperstoria”, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it, difende il valore di King contro la condanna comminata da uno dei tanti libri scritti in tarda età da Harold Bloom. Il lavoro è intelligente, resta, però, la sensazione che attaccare Bloom sia ormai come sparare sulla Croce Rossa. Forse, invece di smontare il critico pezzo a pezzo, varrebbe la pena di capire perché sia riuscito a godere di così vasta fama in patria e all’estero. Nel campo letterario resta infine da segnalare l’attenzione di Giorgio Mariani al tema della guerra, si confrontino la sua Introduzione al fascicolo monografico Narrazioni della distruzione: Scrivere la Seconda Guerra mondiale, “Fictions”, XII, 2014, pp. 916, e From Sicily 1943, to Iraq 2003. Resisting the Enlisting of John Hersey’s A Bell for Adano as Propaganda for the American Empire, “Review of International American Studies, 6, 12, 2013, pp. 6780.

Egualmente sostanziosa è la produzione sul pensiero statunitense, spesso fonte di ispirazione per intellettuali e giornalisti della Penisola. Citando alla rinfusa, possiamo ricordare: Raffaella Baritono, Ripensare lo Stato: scienze sociali e crisi politica negli Stati Uniti fra Otto e Novecento, “Ricerche di storia politica”, 3, 2013, pp. 301318; Gabriele Manella, Chicago e gli studi urbani. L’attualità della scuola ecologica, FrancoAngeli, Milano 2013; Alfio Mastropaolo, Barrington Moore Jr. (1966; 1969) Social Origins of Dictatorship and Democracy: Lord and Peasant in the Making of the Modern World, “Polis”, 3/2013, pp. 451462; Il capitalismo americano e i suoi critici, a cura di Pier Paolo Poggio, Jaca Book-Fondazione Micheletti, Milano 2013; Michele Cento, Daniel Bell e lo Stato post-industriale: percorsi di “assemblaggio” dello Stato americano, “Passato e Presente”, 91, 2014, pp. 103126; Irene Brancasi, Rappresentazione e costruzione urbana nella cultura tardo settecentesca, da Parigi a Washington, “Intersezioni”, 2/2014, pp. 189224; Massimo Salvadori, Le stelle, le strisce, la democrazia. Tocqueville ha veramente capito l’America?, Donzelli, Roma 2014; Giuseppe Moscati, Sul pensiero di Michael Walzer. A partire da una recente monografia, “La Cultura”, 1/2014, pp. 161-168; Aldo Schiavello, Ronald Dworkin e il positivismo giuridico: un bilancio provvisorio, “Rivista di filosofia del diritto” 1/2014, pp. 19-40; Giuseppe Zaccaria, Rileggendo la jurisprudence normativa di Ronald Dworkin: una valutazione complessiva, ibidem, pp. 41-60; Pierfrancesco Biasetti, La riflessione angloamericana sui diritti: oltre le teorie della scelta e dell’interesse?, “Ragion pratica”, 1/2014, pp. 135-158; Mauro Farnesi Camellone, Il problema teologico-politico e la possibilità della filosofia. Il “ritorno” come pratica del pensiero in Leo Strauss, “Filosofia politica”, 1/2014, pp. 121136. Cristina Bon e Silvio Cotellessa, Lo specchio di Turner. Sezionalismo e regionalismo tra le due sponde dell’Atlantico, “Storia del pensiero politico”, 1/2014, pp. 87-114; Enzo Rossi, Legitimacy and Consensus in Rawls’ Political Liberalism, “Iride”, 1/2014, pp. 3756; Orientamento sessuale e diritti civili. Un confronto con gli Stati Uniti d’America, a cura di Marilisa D’Amico, Costanza Nardocci e Matteo Winkler, Franco Angeli, Milano 2014.

In questo ambito si possono considerare anche gli studi sui movimenti di protesta degli anni 1960 e 1970: Luca Benvenga, The cultural workers. Fenomeni politico culturali e contestazione giovanile negli anni ‘60, Bepress, Lecce 2014; Valentina De Rossi, “Put Your Bodies on the Gears”: Mario Savio e il Free Speech Movement, “Iperstoria”, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it; Erminia Maltri, La beat generation in America e in Italia, Talos Edizioni, Castrolibero 2014; Luca Falciola, “In the belly of the beast”. Ipotesi sul contenimento della violenza dei white radicals americani, “Mondo Contemporaneo”, 3/2013, pp. 115145. Per estensione si possono qui prendere in conto anche gli studi sui movimenti di protesta più recenti (per esempio il dossier Orizzonti di Occupy: il linguaggio di OWS e di altre forme odierne di protesta popolare, a cura di Anna Belladelli, “Iperstoria”, n.s., 3, marzo, www.iperstoria.it) e su quelli più lontani nel tempo (Ferdinando Fasce e Stephen Brier, When Italian Workers Fight: Ethnic Nationalism and Class Struggle in the Progressive Era, Immigration et Travail aux États-Unis, a cura di Bénédicte Deschamps e Isabelle Richet, L’Harmattan, Paris 2013, pp. 4565, e Cristina Mattiello, Influssi religiosi sul sindacalismo anglosassone nella prima industrializzazione, “Iperstoria, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it).

Gli studi di pura storia non sono pochissimi, ma sono dispersi tra molti argomenti. In primo luogo abbiamo le colonie e le missioni (Luca Codignola, Le missioni nell’area nord-atlantica, 16221830. Linee interpretative, in Ad ultimos usque terrarum terminos in fide propaganda. Roma fra promozione e difesa della fede in età moderna, a cura di Massimiliano Ghilardi et al., Sette Città, Viterbo 2014, e Missionary Time and Space: The Atlantic World in the Early Modern Age, in Religion in the Atlantic World, a cura di John Corrigan, University Press of Florida, Tallahassee FL 2014), la Rivoluzione (Luciano Pellicani, Atene, Gerusalemme e la storia degli Stati Uniti. Una guerra culturale alle origini dell’identità americana, “Nuova storia contemporanea”, XVII, 5, 2013, pp. 1332; Luca Codignola, Benjamin Franklin and the Holy See, 17834. The Myth of Non-Interference in Religious Affairs, in Actes du colloque en l’honneur de Jean-Michel Lacroix, a cura di Hélêne Harter, Bruxelles, PIE Peter Lang, 2014; Thomas Jefferson, Note sullo stato della Virginia, a cura di Pierangelo Castagneto, Città del Silenzio, Novi Ligure 2014) e la Costituzione (Le radici pagane della Costituzione americana, a cura di Nunziante Mastrolia e Luciano Pellicani, Edizioni Ariele, Milano 2014). Poi troviamo la guerra civile (Niccolò Ferrari, La civiltà perduta. Gli Stati Confederati nella guerra civile americana, Gabrielli Editori, San Cariano 2013; Mariano Gabriele, Verità e leggenda della guerra civile americana. L’ultima opera di Raimondo Luraghi, “Nuova storia contemporanea”, XVII, 5, 2013, pp. 119130) e l’espansione verso Ovest (Matteo Sanfilippo, Storiografia e immaginario delle frontiere nordamericane, “Iperstoria”, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it; Valeria Menichini, Meglio se orfani. Pony express nel selvaggio West, Sometti, Mantova 2013; Giuliana Iurlano, Line in the Sand: Frontiera e frontiere negli Stati Uniti dell’Ottocento, “Eunomia. Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali”, III, 1, 2014, pp. 255262). Quindi scopriamo gli approfondimenti sulla crisi e il nuovo sviluppo tra le due guerre (Giovanni Fenu, Gli Stati Uniti tra splendore e povertà (19191939), Booksprint, Salerno 2013; e soprattutto Maurizio Vaudagna, The New Deal and the American Welfare State. Essays from a Transatlantic Perspective (19331945), Otto, Torino 2014, che riassume una quarantennale esperienza di studi) e su quella più recente (Giovanni Basta, New globalization and the Crisis of suburban mobility in USA, Felici, Pisa 2013; Bruno Cartosio, La grande frattura, Ombre Cort, Verona 2014; Marta Gara, Obama e la lotta per il salario minimo nelle elezioni a medio termine, in www.ceraunavoltalamerica.it). Inoltre non mancano lavori sulla seconda guerra mondiale (Roberto Iacopini, La battaglia che cambiò la seconda guerra mondiale: Pearl Harbor, Newton Compton, Roma 2013), sul dopoguerra (Alberto Indelicato, Joseph McCarthy e il maccartismo, “Nuova storia contemporanea”, XVII, 6, 2013, pp. 121128), sull’espansionismo novecentesco in genere (Aldo e Angelo Colleoni, Breve storia delle aggressioni americane, Anteo, Cavriago 2013; Gianfranco Peroncini, La nascita dell’impero americano. 19341946. La commissione Nye e l’intreccio industriale, militare e politico che ha governato il mondo, Mursia, Milano 2013) e sul secondo Novecento (Giuseppe Mammarella, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Laterza, Roma-Bari 2013, ennesimo aggiornamento di un libro assai fortunato). Infine sono interessanti i contributi sulla religione nella storia statunitense. Abbiamo infatti i lavori di due specialisti rispettivamente dei movimenti protestanti e delle missioni cattoliche, che approfondiscono temi precedentemente sfiorati: Massimo Rubboli, Religione, politica e secolarismo negli Stati Uniti: una prospettiva storica, “Memoria e Ricerca”, n. 43, maggioagosto 2013, pp. 109125; Luca Codignola, The Molding of a Roman Élite: Ralph Smith and Felix Dougherty, the Two Earliest American Students at Rome’s Collegio Urbano, 17831824, “Itineraria”, 2014; Giancamillo Trani, La Chiesa Cattolica negli USA tra devozione e associazionismo, in Rapporto Italiani nel mondo 2014, TAV, Roma 2014, pp. 374382. Abbiamo inoltre un debutto eclatante, il libro, frutto di una tesi di dottorato, di Irvy Cendron su Un’analisi escatologica della realtà. Il movimento Social Gospel, il Mulino 2014, il quale, oltre a fare il punto su quest’ultima corrente religiosa, propone importanti considerazioni sulla religiosità protestante negli Stati Uniti del secondo Ottocento e sulle sue differenze con l’Europa.

Un posto a parte meritano gli studi sulla storia e la storia della cultura afrocamericana e sul movimento per i diritti civili: Stefano Luconi, Dalle piantagioni allo studio ovale. L’inserimento degli afro-americani nella politica statunitense, Padova, Cleup, 2013. Annalucia Accardo, Il dharma invisibile: buddhismo e cultura afroamericana, “Iperstoria”, n.s., 2, ottobre 2013, www.iperstoria.it; Anna Scacchi, Madri, figlie e antenate nel racconto contemporaneo della schiavitù: Kindred di Octavia Butler, in Letteratura e conflitti generazionali. Dall’antichità classica a oggi, a cura di Davide Susanetti e Nuala Distilo, Carocci, Roma 2013, pp. 308322; Elisabetta Soro, Il Florida Federal Witer’s Project. Il caso di Zora Neale Hurston, Aracne, Roma 2014; Lorenzo Ravano, Reinventare la “doppia coscienza”. Paul Gilroy e la fortuna di Frantz Fanon nella critica nera anglo-americana, “Filosofia politica”, 2/2014, pp. 341350; Nadia Venturini, Il movimento per i diritti civili, in Il capitalismo americano e i suoi critici, già citato, pp. 83-93; Alberto Benvenuti, “Cuba si, Yanquee no!”: il radicalismo afro-americano e la Cuba di Fidel dalla vittoria della rivoluzione alla Baia dei Porci, “Contemporanea”, 2 (2014), pp. 25171, e Gli afro-americani e la lotta per i diritti negli anni della guerra fredda, “Passato e Presente”, 92 (2014), pp. 10925; i due saggi di Elisabetta Bini ed Elisabetta Vezzosi nel già citato Moving Bodies, a cura di Guido Abbatista. Sul mondo degli autoctoni si trova solo approcci letterari, come la cura di Marinella Salari di Daniel Gookin, Gli indiani convertiti nella Nuova Inghilterra, Morlacchi, Perugia 2014, oppure Fedora Giordano, Native Americans and modern wars in the work of Ralph Salisbury, a Cherokee volunteer in World War II, in La Guerra e le armi nella letteratura in inglese del Novecento, a cura di Lucia Folena, Trauben, Torino 2013, pp. 5773.

Un altro settore nel passato molto esplorato era quello della storia delle donne, o più recentemente della storia di genere. Oggi, al di là dei dovuti riferimenti, spesso soprattutto nelle pagine degli studiosi maschi, in questo campo abbiamo pochissimo, ma questo poco è di grande spessore. Si tratta infatti dell’importante volume La storia di genere in Italia in età moderna. Un confronto tra storiche nordamericane e italiane, curato dalla purtroppo scomparsa Elena Brambilla e da Anne Jacobson Schutte (Viella, Roma 2014), nel quale studiose delle due sponde atlantiche saggiano questo approccio applicandolo alla storia della Penisola italiana tra Cinque e Ottocento, ma anche discutendone l’impatto sulla nostra storiografia.

Per finire Anna Scacchi ha suggerito una chiave molto interessante per legare storia e lingua, lingua e identità nazionale, soprattutto nei primi decenni della vicenda statunitense: “Perfect Users of Words”. Lingua, letteratura e identità nazionale nell’Ottocento americano”, in Abeunt studia in mores. Saggi in onore di Mario Melchionda, a cura di Giuseppe Brunetti e Alessandra Petrina, Padova University Press, Padova 2014, pp. 157167, e A Language Fit for Democracy: Views of American English in the Early American Republic, in Culture e Transcultura delle Americhe. Studi dedicate a Daniela Ciani Forza, a cura di Silvana Serafin, La Toletta, Venezia 2014, pp. 145158. Abbiamo concluso con questi due contributi proprio per sottolineare quanto il periodo preso in esame sia stato proficuo e ricco di tentativi innovativi dal punto di vista dello studio. In compenso il progressivo appannamento del ruolo egemonico degli Stati Uniti ha comportato una ridotta visibilità degli studi su di essi. Di conseguenza ottimi lavori sono apparsi senza quasi essere letti al di fuori di una ristretta cerchia di specialisti.

Note:

  1. I precedenti interventi sono apparsi ne “Il Veltro” XXXII (1988), 5–6, pp. 566–576; XXXIII (1989), 1–2, pp. 129–137; XXXIV (1990), 5–6, pp. 535–555; XXXV (1991), 5–6, pp. 575–584; XXXVII (1993), 5–6, pp. 541–555; XXXIX (1995), 1–2, pp. 163–173; XL (1996), 5–6, pp. 607–617; XLI (1997), 5–6, pp. 481–490; XLII (1998), 5–6, pp. 500–507; XLIII, (1999), 5–6, pp. 646–658; XLIV (2000), 5–6, pp. 581–597; XLVI, 5–6 (2002), pp. 594–605; XLVIII, (2004), 1–2, pp. 154–165; LI (2007), 1–2, pp. 109–133; LIII (2009), 1–2, pp. 115–127, e 5–6, pp. 101–113; LVI, 1–2 (2012), pp. 132–149; LVII (2013), 1–6, pp. 199–208. I testi più antichi sono raccolti nel sito del CISPEA grazie all’aiuto di Marco Mariano: http://www.cispea.org/. Come al solito, in questo lavoro, ho contratto un debito di gratitudine con colleghi e amici: Raffaella Baritono, Simone Cinotto, Luca Codignola, Antonio Donno, Claudia Evangelista, Ferdinando Fasce, Anna Gialluca, Fedora Giordano, Stefano Luconi, Martino Marazzi, Giorgio Mariani, Marco Mariano, Leopoldo Nuti, Alessandro Portelli, Matteo Pretelli, Federico Romero, Gino Roncaglia, Anna Scacchi, Marco Sioli, Maurizio Vaudagna e Nadia Venturini.

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