“We are survivors, not savages”

Homeless ed elezioni nella Bay Area

Due degli elementi che forse più caratterizzano la Bay Area, al di là della maestosità dei grattacieli di San Francisco e della bellezza dell’Università di Berkeley, sono il problema dei senzatetto e l’alto costo degli affitti, entrambe questioni al centro di queste midterms 2018 che molto promettono dal punto di vista di una possibile opposizione nei confronti della Presidenza Trump, ma che rischiano di avere poco effetto per quanto riguarda le politiche locali.

Ad un primo sguardo, queste città non sembrano dare spazio ad una vera e propria sintesi ma, piuttosto, si palesano due universi contrapposti costituiti da chi riesce a mantenere uno stile elevato (anche per gli standard della Bay Area) e chi, invece, è ridotto alla necessità di sopravvivere giorno per giorno, sperando negli aiuti da parte degli enti locali e non.

A due passi dalla Silicon Valley, madre di molte delle aziende high-tech più importanti degli Stati Uniti, la Bay Area è per molti sinonimo di opportunità e di ricchezza: insomma, il posto perfetto dove il sogno americano sembra avverarsi per davvero. Per molti, infatti, la Silicon Valley è un mito, una vera e propria “land of milk and honey” in cui non è necessario avere studiato o avere seguito chissà quale percorso universitario per fare qualcosa della propria carriera, ma è sufficiente soltanto avere una buona idea da vendere per potere fare parte di quel circolo di “eletti” che hanno contribuito a far raggiungere il podio a San Francisco per numero di milionari in tutto il mondo.

Ma se per alcuni andare verso la Bay Area significa avvicinarsi verso alla vetta, per molti altri non è altro che sinonimo di affitti dai prezzi esorbitanti, in cui il rischio di avvicinarsi al baratro e toccare con mano la povertà diventa tangibile.

Lo scenario è devastante: tra città e periferie la differenza è completamente appiattita dall’enorme quantità di tende e accampamenti di fortuna per le strade di Berkeley che continuano a diramarsi fino ad arrivare al centro di Oakland o alla famosissima San Francisco, dove le attrazioni turistiche condividono lo spazio con i ripari dei senza tetto.

Di certo questi problemi non sono nuovi: la questione dei senzatetto e dell’alto tasso di povertà pare essere un problema intestino alla Bay Area almeno dagli anni Sessanta. Le scelte delle autorità per risolvere la questione sono state le più svariate, molto spesso inutili o becere, come l’ordinanza della città di San Francisco del 2010, la Civil Sidewalks Ordinance. Insieme a queste se ne possono elencare almeno un’altra decina, a partire dai dissuasori posti sulle panchine, scelta che, ironicamente, sembra annientare le distanze tra gli Stati Uniti e uno di quei tanti comuni italiani che da un paio di anni ha deciso di adottare le stesse “soluzioni”.

Guardando quella quantità inesorabile di sfollati, di senzatetto, di sottoproletariato urbano che vive degli scarti buttati dalle grandi catene dei fast-food come McDonalds, che costeggiano le vie di Oakland e Berkeley, un elemento salta all’occhio: sebbene sembri una situazione estremamente variegata e plurietnica, la maggioranza – e ciò non stupisce – è composta da appartenenti alle minoranze etniche, specialmente afroamericani. Ancora una volta, insomma, si palesa la solita divisione etnica strutturale agli Stati Uniti, e a confermarlo ci sono le statistiche della SPUR (San Francisco Bay Area Planning and Urban Research Association), che nel 2017 hanno stabilito che la maggioranza dei senzatetto nella Bay Area è composta da afroamericani (circa il 40%), nonostante essi costituiscano il 13.3% della popolazione locale.

A gennaio 2018 la stessa Leilani Farha, Special Rapporteur delle Nazioni Unite che ha avuto modo di visitare sia San Francisco che Oakland, ha definito la situazione “crudele e disumana”, ma soprattutto ha stabilito che la gestione dei campi per i senzatetto da parte delle due città viola i diritti umani. A far la sintesi di ciò, di questo sfacelo a cui paiono abbandonati migliaia di americani, ci pensano i cartelloni scritti dagli stessi senza tetto, che si susseguono uno dopo l’altro tra le tende e le recinzioni che cingono i campi allestiti dagli enti cittadini. Uno più di tutti ha colto la mia attenzione: proprio nella zona di North Oakland, dove si raggruppano una serie di tende e di casette prefabbricate costruite sotto i binari della BART, è possibile vedere un cartellone con su scritto “We are Survivors, not Savages”.

Arrivato a Berkeley circa un mese fa, le mie aspettative erano diverse, e neanche lontanamente si avvicinavano alla realtà dei fatti. Già durante il mio secondo giorno di permanenza ebbi modo di vedere la Scientifica e la polizia di Berkeley chiudere dentro un sacco il corpo di una senzatetto, Michelle, le cause della cui morte sono ancora da chiarire. A ricordarla un memoriale e alcuni cartelloni scritti da alcuni clochard su cui era possibile leggere il suo nome e “Am I next?”.

La questione dei senzatetto mette comunque in risalto almeno quattro problemi, tre dei quali hanno contribuito a costruire la campagna elettorale non solo per queste midterm, ma anche per le elezioni comunali di Oakland che si terranno il 6 novembre, per la decisione nei confronti di varie proposte di referendum statali che stanno polarizzando l’elettorato, ma soprattutto per l’elezione del nuovo governatore dello Stato della California.

Il primo è il problema dell’alto costo degli affitti, che negli anni è cresciuto a dismisura rendendo praticamente impossibile per molti la possibilità di affittare una casa. Il problema precipuo, evidentemente, è impedire che sempre più californiani siano costretti a vivere per strada. Non sono pochi i natii della Bay Area che hanno venduto la casa per saldare i debiti e che adesso sono costretti a pagare gli affitti esorbitanti offerti su Airbnb.

Già nel 1995 il Costa-Hawkins Rental Housing Act era risultato incapace di porre un limite all’alto tasso di crescita degli affitti locali, e la crisi abitativa iniziata nel 2016 e la pressione di nuove ondate migratorie verso la Bay Area, a partire dalla crisi economica del 2008, hanno fatto il resto. Anche per un lavoratore altamente qualificato è diventato difficile potersi permettere di pagare un affitto.

È in questo contesto che si inserisce la proposta di legge n°10, la quale sta dividendo seriamente l’elettorato californiano, separando del tutto la Bay Area dal resto della California, e sembra anche avere spaccato lo stesso Partito democratico. In sintesi, la Prep.10, sostenuta dalla Coalition for Affordable Housing, propone la sospensione dei controlli statali sul costo degli affitti, lasciandone la responsabilità agli enti locali. Ad essere colpiti saranno i locatori, i quali dovranno abbassare il costo degli affitti in concerto con le decisioni locali. La proposta è supportata a maggioranza dai democratici, anche se non tutti i membri del partito si trovano d’accordo. Molti si accodano ai repubblicani che sostengono la libera scelta dei locatori di stabilire il prezzo degli affitti, mentre l’elettorato sembra non credere che un controllo degli affitti sia la risposta. Contraria è anche la presidentessa della NAACP California, Alice Huffman, convinta che tale proposta possa colpire duramente i proprietari di immobili più poveri e impedire allo Stato di intervenire in loro difesa. Chi invece sostiene con forza la Proposta è Jovanka Beckles, che concorre per l’Assembly District 15 ed è supportata da Bernie Sanders che, negli ultimi giorni, ha sottolineato l’importanza della proposta di legge per il futuro della Bay Area.

Il secondo problema è se destinare o meno denaro pubblico per la costruzione di nuove case in favore dei senzatetto e da dove prendere i soldi necessari. Questo uno dei problemi che vorrebbe risolvere la Proposta di legge C, la quale permetterebbe a San Francisco di tassare i miliardari e milionari che hanno fatto della città la loro sede commerciale, e destinare una parte del denaro per la costruzione di nuove case da destinare ai clochard. Ad essa si oppongono non solo gli esponenti repubblicani di San Francisco, ma anche la Prima Cittadina, London Breed, la quale si dice convinta che “money alone is not going to solve homelessness”. Ovviamente non mancano gli attacchi di chi, invece, quel sogno americano sembra averlo raggiunto per davvero, ovvero i miliardari arricchitisi grazie al settore informatico.

I candidati alla carica di governatore, per canto loro, sembrano avere pareri diversi in merito, ma convergono sull’idea di destinare parte dei soldi pubblici alla costruzione di nuove infrastrutture. Da una parte Gavin Newsom, esponente del Partito democratico e già vicegovernatore della California, aveva già fatto parlare di sé quando nei primi anni Duemila, prima di diventare sindaco di San Francisco, era riuscito a far approvare la Proposition N (o Care not Cash) finalizzata ad evitare la dispersione di denaro proveniente dal welfare pubblico e destinato ai senzatetto, così da impedire l’acquisto di droga e alcol, e indirizzare quegli stessi soldi alle casse della città per la costruzione di nuovi centri d’accoglienza. Ma, d’altra parte, in questa campagna Newsom sostiene l’esigenza di dovere creare un nuovo ufficio che dei problemi dei senza tetto si occupi a più livelli, dai problemi sanitari fino ad arrivare a quelli puramente economici. John Cox, il candidato repubblicano estremamente conservatore, antiabortista, che nega il cambiamento climatico e fortemente sostenuto da Trump fin da maggio, non sembra avere nessun piano concreto, se non il sostegno a favore dei centri specializzati che da anni aiutano i senzatetto.

La terza questione fa riferimento allo salute psichica dei clochard: non sono in pochi, infatti, i senzatetto che soffrono di disturbi mentali e che si ritrovano a girare per il centro di San Francisco o per Telegraph Avenue, a Berkeley, in preda a crisi di pianto o con gli occhi fissi verso il vuoto per ore.

Anche qui le risposte da parte dei vari candidati – dalle distrettuali alle governatoriali – seguono la linea della Proposta di Legge C, dandone però dimensione nazionale. Infatti, la Proposta di Legge 2 si basa sulla “Millionaire Tax” californiana votata una decina di anni fa, ed è finalizzata a tassare i milionari californiani per un totale di 2 miliardi di dollari, da destinare alle cure mentali dei senza tetto. Sorprendentemente, non sono solo i democratici a sostenere la proposta, ma anche il Partito repubblicano californiano ha ritenuto necessario risolvere la situazione con una imposta sul reddito della classe più abbiente.

L’ultimo problema da considerare è quello del voto degli homeless, questione che coinvolge tutta la California e non solo la Bay Area. I senzatetto nello Stato della California sono circa 134.000, secondo le stime annuali del Department of Housing and Urban Development statunitense, e a San Francisco sono circa lo 0,80% della intera popolazione locale. Sebbene probabilmente non si parli di cifre elevate ai fini dei risultati elettorali, rimane comunque il problema di incentivare i senzatetto a partecipare alle votazioni. Secondo la National Coalition for the Homeless (NCH), infatti, per anni i clochard sono stati scoraggiati in molti stati dall’andare a votare, lasciando le decisioni politiche ad appannaggio di chi, invece, si colloca nell’area di reddito high incomecome successo per le elezioni di metà mandato 2014. Di questo problema pare non essersene preoccupato nessun esponente politico attualmente in corsa. A curarsene, oltre la già citata NCH, sono gli attivisti che scrivono per giornali specializzati sul tema dei senzatetto nella Bay Area. Questo il caso di Street Spirit, giornale venduto dagli stessi clochard per le strade di Berkeley, e che da anni si impegna per dare una voce a chi, nei fatti, di voce non ne ha.

Bisogna aspettare i risultati del 6 novembre per vedere quali di queste – e altre – proposte verranno approvate, ma risulta difficile pensare che queste siano sufficienti a risolvere la questione. Il rischio, infatti, è che si ripresentino le stesse situazioni verificatisi a suo tempo a San Francisco con la già citata legge “Care not Cash”, che ha contribuito sì alla costruzione di nuove abitazioni e di centri di supporto, ma che non è riuscita a risolvere fino in fondo i problemi dei senza tetto. Infatti, ancora una volta, sembra sfuggire ai candidati una proposta seria che cerchi di intervenire nel settore dell’impiego, elemento che risolverebbe il circolo vizioso a cui la Bay Area sembra essere giunta, e che ha soltanto favorito la crescita dei grandi capitali a favore di chi di capitali già ne aveva, riducendo gli homeless ad essere l’ombra di se stessi, equiparati a scansafatiche o a veri e propri criminali, intrappolati in un loop in cui l’eroina ne fa da padrone.

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