For who they’ll vote: gli Amish, le midterm e la questione religiosa

 

Gli Amish, o Old Older Mennonites, sono un gruppo religioso protestante le cui radici affondano nelle prime comunità anabattiste europee. Adottano le tecnologie in maniera selettiva, distinguendo tra  ciò che può contribuire a rafforzare la comunità e ciò che può compromettere il percorso spirituale. Per sfuggire alle persecuzioni, nel Settecento molti di loro si trasferirono in Pennsylvania, lo stato che attualmente ne ospita la maggioranza: circa 48,000 su un totale nazionale di 318,390. Considerando il totale della popolazione americana, circa 325,719,178 individui, gli Amish sono a tutti gli effetti una minoranza tra le minoranze. Ciò nonostante costituiscono un buon campo di indagine per comprendere la rilevanza del fattore religioso nelle prossime elezioni di midterm e il peso che esso ha acquisito nelle fila del Partito repubblicano.

La partecipazione elettorale degli Amish è solitamente bassa e ciò è dovuto alla loro teologia che attua una netta separazione tra regno spirituale e mondano. Gli Amish devono innanzitutto obbedienza al primo dei due regni, anche se comunque devono rispettare quello terreno. La preminenza data al regno spirituale è dovuta innanzitutto alla suapresunta infallibilità e giustezza, ma anche al timore del possibile utilizzo della forza da parte del politico: il presidente degli Stati Uniti è capo delle forze armate e gli Old Older predicano la non violenza. È inoltre necessario aggiungere che Washington viene vista come una entità lontana che ha poco a che fare con la vita quotidiana, motivo per cui il voto può essere considerato come qualcosa di astratto o che comunque inficia la separazione dal mondo esterno e quindi la purezza spirituale.  Per tutti questi motivi, pur essendo la partecipazione al voto lasciata libera, generalmente i leader della comunità religiosa suggeriscono l’astensione invitando alla preghiera per il candidato.
Ciò nonostante gli Amish non si disinteressano alla politica. Anzi, andando un po’ indietro nel tempo sono perlomeno tre i casi in cui vi fu una certa mobilitazione all’interno della loro comunità.

Il primo episodio risale al 1896 quando, a contendersi la presidenza, erano il repubblicano William McKinley e il democratico William Jennings Bryan. Le elezioni del 1896 si svolsero in un clima polarizzato e furono periodizzanti perché i partiti si affrontarono su questioni essenziali che portarono ad una ridefinizione dei loro programmi.[1] McKinley propose una piattaforma incentrata sugli interessi corporativi dell’industria: una visione troppo distante da quella degli Amish che si identificarono con le proposte di Bryan, focalizzato sui piccoli agricoltori e i lavoratori, dando luogo ad una mobilitazione spontanea.[2]

La partecipazione al processo elettorale degli Amish tornò ad essere significativa solo nel 1960, durante la sfida per la presidenza tra il repubblicano Richard Nixon e il democratico John Fitzgerald Kennedy. Rilevante per molti cittadini americani, ma in particolar modo per gli Amish, era la confessione cattolico-romana di Kennedy. Molti vedevano nella Chiesa un’istituzione intollerante, ma soprattutto si domandavano a chi avrebbe dato fedeltà il candidato democratico: al Vaticano o al suo Paese? Gli Amish, considerando la cattolicità di Kennedy un problema, si mobilitarono in favore di Nixon e a difesa di un’America protestante. Come ebbe a dire un vecchio Amish ad un ricercatore dopo l’assassinio di Kennedy: «Kennedy won and God then removed him from office . . . we can see what happens when people attempt to run ahead of God, or to take things into their own hands».[3]

Le presidenziali del 2004, durante le quali forte era il senso di suggestione per le guerre in Afghanistan ed Iraq, sono il caso più importante. In questo ciclo elettorale la Pennsylvania fu uno degli stati su cui si concentrarono gli strateghi di Bush, individuando negli Amish una minoranza capace di influenzare l’esito del voto.[4] Le considerazioni che motivarono tale scelta si basavano sul fatto che la Pennsylvania è uno swing state che porta con sé ben 23 grandi elettori; è inoltre lo stato, come già detto, con la maggior concentrazione di Old Older Mennonites, con la presenza di Lancaster County, il più grande insediamento Amish d’America.

La campagna presidenziale tra gli Amish ottenne ottimi risultati, determinando un incremento del 169% nelle registrazioni per il voto nella sola contea di Lancaster, motivo per cui si parlò di una Bush fever.

Questo exploit fu innanzitutto dovuto a Bush stesso: un born again riconosciuto come legittimo rappresentante della destra religiosa, in cui gli Amish videro una persona vicina a loro per lo stile rustico e genuino e per il suo conservatorismo sociale.Certamente questo successo nelle registrazioni non fu dovuto solo all’immagine del presidente: a favore giocò anche la rilevanza che determinate questioni sociali, in particolare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’aborto, avevano assunto nel 2004. Ma fu comunque Bush a fungere da catalizzatore.

Questa convergenza non fu però sufficiente a far sì che gli Amish divenissero un fattore determinante in Pennsylvania, dove vinse il candidato democratico John Kerry.  È tuttavia da notare che su 2,134 Amish registrati per il voto nella sola contea di Lancaster, andarono a votare 1,342 di loro, il 63%, che rappresenta una buona percentuale.

L’esperienza del 2004 ha quindi insegnato che ottenere il voto degli Amish non è impossibile e che, nonostante essi non rappresentino una delle minoranze più consistenti, sono comunque un blocco elettorale su cui poter contare.

Anche per questo motivo durante la campagna presidenziale del 2016 è nato lo Amish PAC,che ha come obiettivo promuovere il voto tra gli Old Older Mennonites in Pennsylvania ed Ohio– il secondo stato numericamente più rilevante per la presenza di Amish – in favore del candidato Donald Trump. Nel 2016 il PAC è riuscito solo in parte nel suo obiettivo perché molti Amish non si identificavano in Trump, né si fidavano di lui: troppo libertino nella sua vita privata, pareva non molto convinto della sua affiliazione repubblicana viste le passate simpatie democratiche ed in più aveva fatto bancarotta, considerata peccato nella loro teologia. Ciò si è tradotto, sempre nel caso di Lancaster County, in 2,052 registrazioni per il voto, di cui 1,019 effettivi votanti. Considerando che Trump ha avuto solo lo 0,72%in più rispetto alla Clinton in Pennsylvania, secondo il PAC ed alcuni osservatori, gli Amish sarebbero stati uno dei fattori determinanti nella vittoria.

Nel corso degli ultimi due anni l’Amish PAC è rimasto attivo, cercando di potenziare il blocco elettorale in vista delle mid-term di novembre. L’esito di questa promozione rimane incerto, anche perché mancano statistiche aggiornate e proiezioni del voto. Ciò nonostante è possibile fare alcune considerazioni.

L’elettorato femminile rappresenta il 55% dell’elettorato attivo, la maggior parte vota democratico e nelle file di questo partito molte donne verranno, con molta probabilità, elette a cariche di rilievo. Ciò potrebbe spingere molti Amish a votare similmente al 2016 quando videro in Hillary Clinton una minaccia alla cultura patriarcale. Per di più Trump viene riconosciuto come il rappresentante dell’elite bianca, conservatrice e maschilista: un motivo in più per votarlo.

L’attuale presidente ha, inoltre, delle buone frecce al suo arco: la riforma fiscale del 2017 può ben essere spesa in un elettorato come quello Amish, favorevole ad una bassa tassazione; vi è poi la nomina alla Corte Suprema dei giudici Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, entrambi con posizioni conservatrici. Possiamo aggiungere lo spostamento dell’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme, un atto fortemente gradito alla destra religiosa.

Un’ulteriore considerazione riguarda, appunto, il legame che c’è tra la Christian Right e il partito Repubblicano.

La destra religiosa nacque alla fine degli anni Settanta raccogliendo chi, soprattutto tra gli evangelici, dava una lettura integralista della Bibbia e si opponeva alla svolta modernista degli anni Sessanta e Settanta. La Christian Rightsi oppone quindi al diritto all’aborto, ai diritti degli omosessuali e predica una società patriarcale sovente fondata sulla supremazia bianca. Al termine dei Settanta individuò una sponda favorevole nel partito Repubblicano che andava, sotto la spinta reaganiana, ridefinendosi.

Durante la presidenza Reagan, comunque, la destra religiosa non trovò quel margine di azione in cui sperava ed iniziò ad attuare un’opera di riorganizzazione e infiltrazione nel Partito repubblicano al fine di influenzarne le dinamiche interne. Gli sforzi si concretizzarono nell’elezione di Bush nel 2000, che portò alla nomina di molti evangelici in posizioni di rilievo. Alla fine del mandato nel 2008 il partito Repubblicano è quindi profondamente cambiato: non solo vi sono stati candidati provenienti dalla destra religiosa come Rick Santorum e Ted Cruz, ma in generale la maggior parte dei membri del partito si contende i voti dei religiosi, aspetto che ha comportato la presa di posizioni sempre più conservatrici.

Ciò aiuta a capire perché nel 2004, nel 2016 e anche a questa tornata elettorale il partito Repubblicano rivolga la sua attenzione agli Amish, consapevole di essersi spostato su posizioni più conservatrici che rispecchiano parte della loro visione teologica. I fattori su detti, inoltre, propendono favorevolmente verso una partecipazione degli Old Older che non faccia perlomeno diminuire il numero di votanti del 2016, il cui voto andrà con molta probabilità al Grand Old Party. Due ulteriori considerazioni suffragano questa ipotesi.

Durante le elezioni del 2016 vi fu una certa perplessità nei settori della destra religiosa per Trump, e i motivi erano i medesimi degli Amish precedentemente elencati. In particolare, durante le primarie repubblicane tra gli evangelici l’indice di gradimento per Trump era di circa il 24%. Oggi i sondaggi sostengono invece che questo indice è salito all’80%. Ciò è frutto del pragmatismo degli evangelici, che si focalizzano più sui fini che sui mezzi, e all’estrema polarizzazione politica che fa sì che Trump, una volta eletto, sia diventato il rappresentante dei religiosi. È lecito presumere, pur con le dovute cautele del caso, che anche gli Amish siano coinvolti da questo meccanismo e dal lungo processo storico che ha portato all’alleanza tra destra religiosa e GOP, e che quindi vada ad avvantaggiare il partito Repubblicano.

Un ruolo potrebbe svolgerlo anche l’attuale vicepresidente Mike Pence, viste le sue idee contrarie alla comunità LGBT e fortemente conservatrici, considerato il rappresentante della Christian Right alla Casa Bianca, che già alle elezioni del 2016 aiutò Trump nel convincere i religiosi a votarlo.

Si può constatare, inoltre, che i tre momenti in cui si è verificata una partecipazione di rilievo degli Amish al processo elettorale (1896, 1960, 2004) erano caratterizzati o da polarizzazione politica o dalla percezione del momento come di cambiamento e/o di crisi, perlomeno all’interno della loro comunità. Considerando che le elezioni di midterm di novembre saranno caratterizzate da polarizzazione politica, ridefinizione delle linee elettorali e dei programmi di partito con centralità dell’elettorato femminile e di candidate donne, è probabile che questo spingerà alla partecipazione degli Amish. A maggior ragione se consideriamo l’aspro confronto che ha luogo negli Stati Uniti su temi come l’aborto, la parità di genere e il movimento #MeToo. Un confronto che gli Amish potrebbero leggere come contrapposizione tra cultura tradizionalista e modernista e, per questo, prendervi parte tramite il voto.

La Pennsylvania è, comunque, uno swing state e ciò rende ancor più difficile far previsioni. Nel 2000 vi vinse Al Gore con uno scarto del 4,17 %; nel 2004 a vincere fu ancora una volta un democratico, John Kerry, ma con un margine più stretto del 2,5 %.  Nel 2016, invece, è stato un repubblicano a vincere, Donald Trump, con solo lo 0,72 %di margine su Hillary Clinton. In questo senso una possibilità i democratici, di vincere, la hanno. Non certo, però, a Lancaster County, roccaforte repubblicana e maggior centro di insediamento Amish, dove nel 2000, nel 2004 e nel 2016 ha sempre vinto il candidato repubblicano. Ma Donald Trump non è Bush: non è affatto detto che gli Amish giudichino il voto per un candidato così distante dal loro stile di vita in linea con i presupposti che guidano le loro scelte.

[1]  Arnaldo Testi, Trionfo e declino dei partiti politici negli Stati Uniti, 1860-1930, Torino, Otto editore, 2000, pp. 61-62.

[2]Donald B. Kraybill, Kyle C. Kopko, Bush Fever: Amish and Old Order Mennonites in the 2004 PresidentialElection, “The Mennonite Quarterly Review”, Vol. 81, N. 2, Aprile 2007, pp. 165-205.

[3]Ibid.

[4]Ibid.

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