The Americans – l’altro volto della Guerra fredda

Sebbene abbia debuttato in sordina rispetto ad altre serie televisive, The Americans è riuscita col tempo a conquistarsi un’appassionata, per quanto ristretta, fetta di pubblico e a vincere due Emmy nel 2018, tra cui quello per la miglior sceneggiatura per una serie drama. Ideata dall’ex agente della CIA Joe Weisberg e coprodotta da Joel Fields, essa si ispira alla storia vera di due agenti segreti sovietici, Donald Heathfield e Tracey Foley, scoperti nel 2010 negli Stati Uniti, dopo vent’anni di attività.  La serie ha esordito nel 2013 e si è conclusa nella primavera del 2018, per un totale di sei stagioni.

I protagonisti sono Philip ed Elizabeth Jennings, all’apparenza due comuni cittadini americani, che vivono nei suburbs di Washington D.C. con i due figli adolescenti, Paige e Henry, e gestiscono la loro agenzia di viaggi. I due coniugi sono in realtà spie sovietiche sotto copertura che lavorano per rubare informazioni strategiche agli Stati Uniti di Reagan. La trama si infittisce quando, nel pilot, un agente che lavora nel dipartimento di controspionaggio dell’FBI, Stan Beeman, si trasferisce nella casa di fronte a quella dei Jennings. Da quel momento inizierà una caccia alla spia che si concluderà soltanto nell’ultima stagione.

Gli aspetti che differenziano The Americans e la rendono particolarmente interessante rispetto ad altre serie di spionaggio sono molteplici. Innanzitutto, la serie è ambientata negli anni Ottanta, tra il 1981 e il 1987. Oltre al fascino che possono esercitare abiti, arredamento e musica di quegli anni, lo spettatore può godere di una narrazione costantemente scandita da fatti storici. I creatori della serie si sono infatti basati su L’archivio Mitrokhin, che raccoglie migliaia di file secretati del KGB, trafugati in Occidente dall’agente sovietico Vasilij Mitrokhin alla fine degli anni Ottanta. Proprio in questi documenti sono descritte, con dovizia di particolari, innumerevoli operazioni del KGB, incluse quelle degli illegals, ovvero spie che lavorano per la madrepatria vivendo in altri stati sotto copertura, come i protagonisti della serie.

La ricostruzione del contesto storico, tuttavia, non è l’unico elemento centrale alla serie. Essa infatti si sviluppa su due binari paralleli: da un lato i fatti realmente accaduti, riguardanti il lavoro dei protagonisti e, dall’altro, l’elemento romanzato costituito dalla loro vita famigliare. Alle missioni di spionaggio dense di suspance vengono affiancati i problemi che Philip ed Elizabeth affrontano quotidianamente nella loro vita privata. Scopriranno i figli la vera identità dei genitori? Scoprirà Beeman chi sono in realtà i suoi vicini? Riusciranno Philip ed Elizabeth a salvare il loro matrimonio? Se infatti la conclusione della Guerra fredda è nota a tutti, la storia di Philip ed Elizabeth non lo è, ed è proprio questo elemento che spinge lo spettatore a seguire la serie con maggior curiosità.

Un’altra caratteristica di The Americans che è stata tanto criticata quanto lodata è il fatto che sia una serie cosiddetta slow burn. A differenza della maggior parte delle serie di spionaggio odierne, come 24 (Fox, 2001-2010) e Homeland (Fox, 2011-), qui l’azione non costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo della trama. Al contrario, spesso e volentieri i momenti chiave sono costituiti da silenzi, espressioni o sguardi. Sono proprio questi gli aspetti centrali della narrazione di The Americans che si sviluppa gradualmente. Nell’arco della storia gli showrunner costruiscono trame e sottotrame, fatte di segreti e doppie identità, che si intrecciano e progrediscono lentamente, tenendo lo spettatore col fiato sospeso.

Il punto di forza della serie risiede però, a mio parere, nella rappresentazione della Guerra fredda da un punto di vista inedito: quello della spia sovietica. Tradizionalmente, dall’inizio della Guerra fredda i media americani erano stati impegnati in un’opera propagandistica che mirava alla rappresentazione della spia sovietica come incarnazione del male. Ciò ha fatto in modo che questo personaggio rimanesse per decenni relegato a un ruolo di villain stereotipato. In The Americans tale cliché viene rovesciato. I creatori donano una tridimensionalità inedita alla spia sovietica, eliminando la tradizionale dicotomia del “noi” contro “loro”, “buoni” contro “cattivi”.  La revisione storica che compie The Americans e l’innovativa chiave di lettura utilizzata per il personaggio della spia rendono difficile al pubblico scegliere da che parte stare. Il tipico spettatore americano si trova quindi – con suo stupore – a identificarsi e prendere le parti di quello che per decenni era stato dipinto come il nemico per eccellenza degli Stati Uniti e dell’idea di democrazia occidentale.  

È interessante riflettere su come gli showrunner abbiano deciso di fare una rivisitazione di un personaggio così radicato nella cultura statunitense, cercando di sfatare gli stereotipi alimentati da decenni di prodotti culturali. The Americans, infatti, attraverso la sua revisione storica, dà la possibilità di iniziare ad aprire una crepa nella pluridecennale narrazione americana della Guerra fredda, decostruendo e umanizzando un personaggio a lungo dipinto semplicemente come “nemico”. In questo senso, la serie diventa ancora più interessante se si cerca di leggerla in termini odierni, tempi in cui, sempre più facilmente, si tende a cedere al fascino e alla semplicità delle narrazioni dell’odio e nascondersi dietro le barriere dei propri confini, pur di non provare a comprendere l’altro.

 

Bibliografia

Andrew, Christopher e Vasilij Mitrokhin. L’archivio Mitrokhin. Le attività segrete del KGB in Occidente. Milano: Rizzoli, 1999.

Moylan, Brian. Mission Improbable: How The Americans Changed the Concept of the Spy Show. 6 giugno 2016, in https://www.theguardian.com/tv-and-133radio/2016/jun/06/how-the-americans-changed-the-spy-show-genre. Ultimo accesso 13 settembre 2018.

Olimpio, Guido. L’odissea di Tim e Alex, figli (ignari?) di spie russe. 27 settembre 2017, in https://www.corriere.it/extra-per-voi/2017/09/28/odissea-tim-alex-figli-ignari-spie-russe-9b5f3368-a44f-11e7-b9ac-71d7c26035bb.shtml?refresh_ce-cp. Ultimo accesso 13 settembre 2018.

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