Può un Democratico vincere in Mississippi?

Lunedi 5 Marzo l’anziano Senatore del Mississippi Thad Cochran ha annunciato le sue dimissioni a causa di problemi di salute. Ottanta anni, Repubblicano conservatore, eletto per la prima volta nel 1978 e decimo senatore degli USA per durata del mandato (39 anni e 13 giorni). Nota di colore sul personaggio: qualche tempo fa aveva difeso strenuamente il suo seggio nella camera del Senato, che è lo stesso dove sedeva Jefferson Davis, presidente della Confederazione (“I don’t want them taking my desk away either. That’s Jefferson Davis’s desk over there where I’m sitting. …I’m very proud to have that”). Nonostante i sentimentalismi sudisti, comunque, l’anziano Repubblicano si è costruito negli anni la fama di persona estremamente corretta e gentile. Nel 2014 aveva vinto la rielezione anche grazie al voto afroamericano.

Le sue dimissioni non giungono inaspettate, ma aprono la strada ad una serie di speculazioni sul futuro del GOP in Mississippi. Il prossimo novembre, infatti, nello Stato delle magnolie si voterà per scegliere entrambi i nuovi senatori da inviare a Washington (scade infatti anche il mandato dell’altro senatore, sempre Repubblicano, Roger Wicker). Il 6 novembre si terranno dunque due elezioni contemporaneamente, una Senate election ed una Senate special election. Normalmente, osservatori politici e giornalisti avrebbero dato per scontato l’assunto ‘Mississippi = Republican Party’ e il discorso si sarebbe chiuso lì.  Invece questa volta nei media si è fatta strada l’idea che un Democratico eletto in Mississippi non sarebbe un’idea così folle. Qualcuno ne parlava già una settimana dopo la vittoria del Democratico Doug Jones in Alabama, una vittoria che rappresenta un precedente importante nel Sud. Il motivo, sostanzialmente, risiede nel precedente di Doug Jones in Alabama e nel sistema di voto che vige in Mississippi per le “special elections”. Per rimpiazzare il senatore che si ritira, infatti, è previso che il giorno delle elezioni tutti i candidati concorrano uno contro l’altro, senza le affiliazioni di partito mostrate sulla scheda di voto. Non ci sono primarie, è sostanzialmente un tutti contro tutti. Se nessuno supera il 50%, i due candidati con il più alto numero di preferenze si fronteggeranno in un ballottaggio. Per strano che sembri, questo sistema avvantaggia i Democratici del Mississippi, come viene spiegato bene qui:

“Mississippi is two things: Very Republican and very inelastic, meaning it has very few persuadable voters and doesn’t swing much from one election to the next […] Under normal circumstances, that makes it extremely difficult for any Democrat to claw his or her way to 50 percent of the vote, but in a campaign without party labels (or at least where they aren’t front and center), the lead weight that is a “D” next to one’s name is partially lifted”.

L’idea sarebbe più o meno questa: se per il partito Repubblicano si candidasse una figura impresentabile (come lo era quella di Roy Moore in Alabama) o non abbastanza forte, i Democratici avrebbero una chance. Soprattutto se si presentasse un candidato abbastanza centrista da non risultare immediatamente troppo inviso agli elettori repubblicani. La settimana scorsa il Governatore del Mississippi ha nominato la Repubblicana Cindy Hyde-Smith come senatrice pro-tempore per rimpiazzare Cochran fino al giorno delle elezioni. Smith ha già dichiarato che concorrerà nelle elezioni speciali per confermare il suo ruolo. Secondo molti, è stata una mossa sbagliata, perché Hyde Smith fino al 2010 era iscritta al partito Democratico.

L’altro concorrente Repubblicano, l’ultraconservatore Chris McDaniel, ha già iniziato una campagna elettorale basata proprio sull’attaccare il passato da Democratica della Hyde-Smith. C’è il rischio, insomma, che sia i Repubblicani conservatori che i Democratici le voltino le spalle il giorno del voto. D’altro canto, proprio McDaniel è una figura che potrebbe rappresentare un rischio per il GOP, finendo per diventare il tanto temuto “nuovo Roy Moore”, a causa della sua immagine, molto contestata, e delle sue posizioni ultra-conservatrici. Diversi Repubblicani lo hanno già criticato: qualcuno lo ha definito un “lunatic” e  lo ha ironicamente paragonato a Moore sul piano morale. È legato agli ambienti neo-confederati e ci sono anche gravi sospetti su un suo coinvolgimento in  comportamenti illegali durante la campagna del 2014, che coinvolsero la moglie del suo concorrente. Molti aspettavano con interesse l’endorsement di Trump ad uno dei candidati, ma il Presidente ha dichiarato di non voler prendere posizione sulla “special election” del Mississippi (mentre nell’altra elezione sostiene l’uscente Roger Wicker), secondo alcuni proprio per non “compromettersi” con un candidato impopolare come è avvenuto in Alabama. Si ripeterebbe insomma una scena già vista: l’establishment Repubblicana contro la frangia ultra-conservatrice.

Se i Democratici trovassero un candidato adatto, vincere contro Cindy Hyde-Smith e Chris McDaniel sarebbe dunque possibile. Per adesso, l’unico Democratico ad essersi presentato alla sfida è l’afroamericano Mike Espy, politico di lungo corso, ex Segretario dell’Agricoltura sotto Bill Clinton. Come viene spiegato molto bene da questo articolo su Vox, se Epsy riuscirà nei prossimi mesi a dimostrarsi un candidato forte e ad assicurarsi il voto afroamericano (che in Mississippi è 1/3 del totale), è altamente probabile che andrà al ballottaggio finale della special election. Il voto Repubblicano infatti si spezzerebbe tra il candidato dell’establishment (Hyde-Smith) e quello dell’ultra-destra (McDaniel). Secondo un articolo sul Clarion Ledger, Epsy avrebbe anche un minimo di “appeal among Republican voters” che potrebbe risultare fondamentale. Sarebbe il primo nero ad essere eletto ad una carica statale in Mississippi fin dalla Ricostruzione seguita alla Guerra Civile.

I dati degli ultimi decenni, non sono comunque particolarmente incoraggianti: in Mississippi i Democratici non vincono un seggio al senato dal 1982 (36 anni). Certo il Mississippi è uno stato conservatore, ma ha comunque una base elettorale Democratica più ampia dell’Alabama. Il momento sembra tuttvia favorevole, con gli ultimi sondaggi che mostrano un partito Repubblicano in calo. Il 6 novembre prossimo si voterà in 33 stati per eleggere i nuovi senatori. Per avere la maggioranza al Senato, i Democratici devono vincere almeno due dei seggi attualmente occupati dai Repubblicani, senza perderne nessuno. Difficile, ma non impossibile. L’ex Senatore Tren Lott ha detto “I’ve lived a lot of Mississippi political history, and I’ve studied it for as long as I can remember. This one takes the cake. Over the last 50 years, and probably more than that, we’ve not had anything like this”. L’opinione corrente, nello Stato e fuori, è che questa sarà una delle elezioni più significative della storia del Mississippi.

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