Here’s a Tale a Feller Told Me: Woody Guthrie, The Old Man Trump e la politica

Il tre ottobre è il cinquantenario dalla morte di Woody Guthrie, probabilmente il più importante cantante folk americano, padre musicale di Bob Dylan e Bruce Springsteen. Fervente anti-fascista e comunista fu anche uno strenuo sostenitore della causa dei diritti civili[1]. Arrivare quindi a questo anniversario sapendo che è esistito un intreccio fra la vita di Woody Guthrie e quella di Fred Trump, padre dell’attuale presidente, sarebbe stato difficile da immaginare, fino a poco tempo fa.

Fred nacque a New York nel 1905 divenendo, nel tempo, un abile costruttore che, puntando sulle case per la middle e lower class, si arricchì sfruttando i programmi di finanziamento e prestiti del New Deal concessi tramite il Federal Housing Administration – una agenzia che aveva lo scopo di migliorare gli standard abitativi e stabilizzare il mercato dei mutui. Fu nel quadro di questo programma federale che, tra gli anni Trenta e Quaranta, Fred Turmp costruì centinaia di case mono-familiari nel Queens e a Brooklyn, tra cui un complesso di Beach Heaven dove abitò Woody tra il 1950 e il 1952. In questi appartamenti era praticata un’implicita scelta di esclusione razziale, per la quale, nel 1973 e nel 1978, sia Fred che Donald vennero accusati dal Civil Rights Division del Dipartimento di Giustizia. In entrambi i casi i Trump riuscirono a cavarsela. Nel ’73, infatti, il giovane Donald intraprese una causa contro il Dipartimento accusandolo di diffamazione. Le trafile legali terminarono solo dopo due anni, con la firma di un accordo che non prevedeva una ammissione di colpa da parte dei due Trump, ma comunque li impegnava alla desegregazione delle loro proprietà. Nel 1978 furono però ancora accusati di violare l’accordo. I Trump riuscirono ad uscirne indenni anche stavolta sfruttando la scadenza dell’accordo del ’75 che arrivò prima che il Dipartimento potesse avere prove sufficienti per iniziare una nuova causa[2]. Bisogna anche ricordare che la stessa Federal Housing Administration favoriva queste pratiche discriminatorie quando invitava i costruttori e gestori degli appartamenti finanziati ad evitarne l’uso “non armonioso”, suggerendo implicitamente di escludere i neri dalle case per i bianchi[3]. Pochi dubbi sembrano comunque esserci sul razzismo del padre di Trump, dal momento che il 29 maggio 1927 partecipò a una marcia del Ku-Klux-Klan che si tenne a New York in occasione della Memorial March per i militari caduti durante la quale vi furono violenti scontri fra la polizia e i membri del KKK. Fra i sette arrestati del Klan vi era anche Trump che secondo delle fonti indossava la divisa del clan[4].

Quando Woody Guthrie abitò a Beach Heaven le pratiche discriminatorie negli allogi costruiti da Fred Trump erano tollerate, per cui una volta scoperte Woody scrisse tre brevi testi in cui si scagliava contro Fred. Le strofe sono state ritrovate solamente nel 2015 e pubblicate da Will Kaufman nel gennaio dell’anno scorso in un articolo per The Conversation. Tom Morello, Ani Di Franco e Ryan Harvey le hanno musicate in una canzone, Old Man Trump, che gioca sull’ambiguità del cognome (non si sa se si riferiscono al padre o al figlio) per attaccare il razzismo di Donald, riportando all’attualità politica l’anti-razzismo del cantautore. Ma non sempre Guthrie è stato un anti-razzista.

Woody nacque in Oklahoma nel 1912, uno Stato in cui vigeva il segregazionismo e il cui contesto razzista lo influenzò a lungo. La famiglia Guthrie si era stabilita nel Sud a metà dell’Ottocento, e sia il nonno che Charlie, il padre di Woody, iniziarono a far fortuna lavorando in piccoli ranch. Charlie aveva un buon spirito imprenditoriale che lo portò a cambiare diversi mestieri – il suo forte era la speculazione terriera – e ad essere eletto come rappresentante del suo distretto nel 1910 per il Partito democratico. Quando, nel 1912, nacque Woody la famiglia era ormai di condizione agiata, anche se con il tempo questa condizione cambiò in peggio. Charlie era profondamente diverso da come suo figlio diventò. Probabilmente membro del Ku-Klux-Klan, certamente nel 1911 prese parte ad un linciaggio nella sua città, Okemah, ai danni di una famiglia afro-americana, linciaggio poi raffigurato in una cartolina che ritraeva i corpi impiccati sotto ad un ponte[5].

Charlie era anche anti-socialista. Nel 1911 pubblicò Fixed Aim of Socialism, un testo sarcastico contro i socialisti. All’epoca non esisteva ancora il Partito comunista, ma il padre di Woody non sarebbe stato certamente un suo elettore, a differenza del figlio. Woody Guthrie divenne infatti un fervente sostenitore del CPUSA, un sostegno che non era – o non era soltanto – ideologico, piuttosto era legato all’attenzione e ai programmi che il partito indirizzava all’organizzazione della working class più povera, delle minoranze nere e immigrate. E questa sua politicizzazione negli anni della Grande depressione coincideva con il superamento del retaggio razziale e razzista della sua famiglia. Questo retaggio era per certi versi ancora presente quando egli arrivò in California alla metà degli anni Trenta insieme ai migranti delle Dust Bowl che cercavano di sfuggire alla povertà, alla fine delle piccole proprietà, alle grandi tempeste di polvere che colpivano soprattutto la zona dell’Oklahoma e del Texas a causa dell’erosione del suolo per l’aumento delle superfici coltivabili in seguito all’industrializzazione dell’agricoltura. Durante le trasmissioni che teneva in una radio di Los Angeles spesso usava la parola nigger che ritroviamo anche in sue canzoni come Little Liza Jane (un brano black degli anni Trenta reinterpretato da Woody). Ancora più rilevante in questo senso è il testo Santa Monica Social Register Examine ‘Er del 1937, scritto dopo un incontro “aggressivo” con alcuni afro-americani. Santa Monica è un miscuglio di ironia condita con una serie di stereotipi razzisti dell’epoca, come quello ad esempio del presunto istinto primitivo dei “negri”:

“We could dimly hear their chants
And we thought the blacks by chance,
Were doing a cannibal dance
This we could dimly see.
Guess the sea’s eternal pounding
Like a giant drum a-sounding
Set their jungle blood to bounding;
Set their native instincts free.”[6]

Il cambiamento, se così lo si può definire, avvenne il 20 ottobre 1937 quando un ascoltatore gli inviò una lettera di rimprovero per aver cantato la versione razzista di Run, Nigger, Run di Uncle Dave Macon, in cui si sostiene che se anche i “negri” provano a scappare vengono acciuffati dai “patroller”. In altri versi si ribadisce che i ragazzi non lasceranno le ragazze da sole, sottintendendo il pericolo che potrebbero correre se invece lo fossero. La lettera lo colpì cosi tanto che non solo la lesse alla radio, ma chiese anche scusa. Come in molti hanno notato, Guthrie stava diventando consapevole di essere in una situazione molto simile a quella dei neri. In quanto Oakie – i bianchi impoveriti senza casa che migravano verso ovest – era lui stesso vittima di segregazione, talvolta persino di fantasie eugenetiche.

Nella sua autobiografia invece, Bound for Glory (1943), non v’è traccia del suo “razzismo”. Piuttosto racconta quando da bambino incontrò una signora di colore che comprava il latte da sua nonna, che gli spiegò con dolcezza quanta sofferenza potesse creare la parola “nigger.” Woody era incredulo: non riusciva a capire la differenza che poteva esserci fra un bianco e un nero[7]. Il disagio rispetto a questo suo passato emergeva nella dedica di Slipknot (1940) alle vittime del linciaggio al quale aveva partecipato il padre nella quale esprimeva la speranza che un giorno tutto questo non accada più. Anche nel romanzo Seeds of Man (scritto nel dopoguerra e pubblicato postumo nel 1975), che racconta di un viaggio in Messico nel 1931 col padre, emerge questo disagio nel tentativo di riabilitare la figura paterna.

Woody riuscì dunque ad emanciparsi dal contesto razziale e razzista di provenienza, come testimoniano numerose successive canzoni e il suo impegno a favore degli afro-americani. Un impegno che crebbe col tempo, fino a divenire centrale nel secondo dopo guerra. Ad esempio in Here’s a Tale a Feller Told Me (senza data) richiama il viaggio degli schiavi all’epoca della tratta e il lavoro tra i filari di cotone; in Einstein Theme Song (agosto 1950) critica i maltrattamenti e discriminazioni razziali cercando di mostrare come non vi sia differenza fra il Nord ed il Sud del paese: ovunque vada, un nero è sempre maltrattato. Altre canzoni prendono spunto dalla cronaca dei suoi giorni, in un intreccio che mette in risalto la tragedia dell’avvenimento, il patriottismo delle vittime, e le ingiustizie legali visto che la maggior parte delle giurie erano composte da soli bianchi[8]. Il 4 settembre 1949 il suo impegno lo portò anche a rischiare la vita a Peekskill (New York) ad un concerto di Paul Robeson, cantante e attivista afro-americano: il concerto era stato programmato per il 27 agosto, ma fu necessario un rinvio a causa del blocco dell’American Legion e del KKK che già in questa occasione avevano aggredito il pubblico e gli organizzatori, fra cui vi era anche Woody. A settembre, invece, il concerto riuscì, ma all’uscita le macchine vennero colpite da una sassaiola che provocò diversi feriti, tra cui di nuovo Guthrie. Su questa vicenda scrisse diverse canzoni, come Peekskill Klookluk Blues o My Thirty Thousand.

Il dopoguerra fu quindi per Woody un periodo di forte attivismo per i diritti civili, attivismo che lo condusse a scrivere le strofe contro Fred Trump. Non sappiamo se Guthrie e Trump si siano mai incontrati: ciò che però è interessante è l’intreccio delle due vite: un intreccio che avvicina Fred a Charlie Guthrie, per lo spirito imprenditoriale e il razzismo, mentre rende l’avversario dei “ricchi”[9] e dei razzisti ancora oggi attuale nel dibattito pubblico che coinvolge Donald Trump. La registrazione di Old Man Trump – il riutilizzo politico delle strofe mai pubblicate da Woodie – si inserisce cioè nel quadro politico lasciatoci in eredità dalle elezioni dello scorso novembre. E non è stata certa la prima volta che è stato fatto un uso politico di Woody Guthrie. Il suo testo più celebre, This Land is Your Land, è stato usato più volte sia da politici democratici che repubblicani, anche se ciò può apparire strano considerando ciò che Guthrie cantava in Ease my Revolutionary Mind:

“If you’re a republican or a democrat,
Or a white hood Ku Klux Klan,
No use to ring my doorbell
‘Cause I’ll never be your man” [10]

Proprio per questo una delle figlie di Woody, Nora, ha attuato un controllo più stringente sulla proprietà delle canzoni, anche se pure qui troviamo un certo uso politico: “Our control of this song has nothing to do with financial gain…. It has to do with protecting it from Donald Trump, protecting it from the Ku Klux Klan, protecting it from all the evil forces out there”.[11]

Anche Bernie Sanders durante le primarie democratiche ha “coinvolto” Woody, andando a visitare il Woody Guthrie Center e cantando la notte della vittoria in Vermont, assieme ad alcuni collaboratori, This Land. Bisogna dire che Sanders non è nuovo alle canzoni di Woody: nel 1987 partecipò alla registrazione di un disco, con trenta musicisti del Vermont, dal titolo We Shall Overcome, in cui vi sono anche alcune canzoni di Woody[12]. Anche Lady Gaga al Super Bowl di quest’anno ha interpretato This Land con un implicito riferimento contro Trump. E si potrebbe andare ancora indietro negli anni per mostrare come le canzoni di Guthrie siano state calate in contesti sociali e politici diversi: nel 2009 Bruce Springsteen ha cantato assieme a Pete Seeger This Land per l’inaugurazione della presidenza Obama; nella campagna presidenziale del 1988 fu invece George H.W. Bush ad usarla; nel 1968 all’interpretazione di This Land da parte di Seeger rispose il capo dei Sioux Lakota rimproverandogli che, piuttosto, questa terra “belongs to me”: il cantante folk scrisse così un nuovo verso (This land was stole by you from me), per includervi il punto di vista dei nativi[13].

This Land is Your Land è in effetti diventata una sorta di secondo inno non ufficiale, cosa che inevitabilmente ne implica un forte uso politico. Vi sono inoltre più versioni di This Land: la versione “moderata” pubblicata nel 1951 (registrata nel 1944) è priva dei due versi contro la proprietà privata e la povertà. Pur criticando God Bless America di Irving Berlin, reinterpretata da Kate Smith nel 1938, This Land è comunque pur sempre una canzone patriottica, ma di un patriottismo che riprende l’orgoglio e il legame con la propria terra – anche con toni naturalistici e con echi dello storico Manifest Destiny statunitense, ma che allo stesso tempo – specie nella versione integrale del testo – è proprio delle esperienze novecentesche di lotta sindacale, sociale e politica, anche quelle vicine al CPUSA: il patriottismo di Woody[14]. Per quanto le sue canzoni possano essere esplicite nelle loro condanne, vi è talvolta una ambiguità di fondo che, assieme al patriottismo, le rende assimilabili e riutilizzabili in vari contesti. L’importanza non è più in Guthrie, ma nell’uso politico che viene fatto dei suoi testi.

 

[1]                                 Interessanti sono gli scritti della sua rubrica Woody Sez, degli anni Trenta, che teneva sul People’s World Magazine, organo del Partito comunista.

[2]                                 Si veda: https://www.nytimes.com/2016/08/28/us/politics/donald-trump-housing-race.html?_r=0 letto il 26/09/2017

[3]                                 https://theconversation.com/woody-guthrie-old-man-trump-and-a-real-estate-empires-racist-foundations-53026

                  https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=mdp.39015018409246;view=1up;seq=5 part II, pp. 228-230.

Entrambi controllati il 26/09/2017.

[4]                David Johnston, The Making of Donald Trump, New York, Melville House, 2016, capitolo II. Si possono reprire anche alcuni articoli di giornale dell’epoca con facilità. Ad esempio si veda: http://query.nytimes.com/gst/abstract.html?res=9806EED6123FE03ABC4953DFB066838C639EDE&legacy=true controllato il 26/09/2017

[5]                Joe Klein, Woody Guthrie: a life, New York, Delta, 1999, capitolo I.

[6]                                 Will Kaufman,Woody Guthrie. American Radical, Roma, Arcana, 2012, p. 209.

[7] Woody Guthrie, Bound for Glory, New York, Penguin Group, 1971, p. 44-45.

[8] Ad esempio: The Ferguson Brothers Killing (1946) o The Ballad of Rosa Lee Ingram (1948).

[9] Woody giudica i “ricchi” secondo la cultura populista statunitense che li ha storicamente raffigurati come causa del malessere sociale. Ad esempio in Pastures of Plenty A Self-Portrait, New York, Harper Collins Publishers, 1990, pp. 27-29: “In this old world there are 2 bunches of people, the one’s that are rich and the ones that are poor. The ones that do the work and the ones that get the money. The ones that make the big money dont do much work, and some of them dont do any at all. […] The ones that are rich without working, and the ones that work all of the time and never rich”.

[10]                              http://woodyguthrie.org/Lyrics/Ease_My_Revolutionary_Mind.htm letto il 26/09/2017.

[11]                              https://theconversation.com/in-another-newly-discovered-song-woody-guthrie-continues-his-assault-on-old-man-trump-64221 letto il 26/09/2017.

[12]                              http://www.rollingstone.com/politics/news/watch-bernie-sanders-sing-woody-guthrie-classic-on-super-tuesday-20160302 letto il 26/09/2017.

[13]                              https://www.ft.com/content/5a04db16-0009-11e6-99cb-83242733f755

[14]                              http://www.woodyguthrie.org/Lyrics/This_Land.htm letto il 26/09/2017

 

 

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