“On Every Issue, Bill De Blasio is the True Progressive Choice”: Una breve riflessione sul primo cittadino di New York

Prima pagina del New York Post, 4 novembre 2013

Prima pagina del New York Post, 4 novembre 2013

«And so today, we commit to a new progressive direction in New York. And that same progressive impulse has written our city’s history. It’s in our DNA» 1.

Quando il 1° gennaio 2014 Bill De Blasio si è insediato nel municipio della città di New York, ha giurato di porre fine alla storia delle “due città”: niente più diseguaglianze sociali ed economiche, maggiore attenzione alla middle class e un unico obiettivo, imprimere sulla città una nuova direzione progressista. New York, dopo venti anni di governo repubblicano e indipendente sembra dunque pronta per tornare ad essere la capitale del liberalism. Ma quali sono i temi di questo ritorno? Quali gli strumenti per realizzare la nuova agenda?

Le promesse elettorali sono state molto generose: edilizia popolare, sicurezza pubblica nel rispetto dei diritti civili, copertura previdenziale per le assenze per malattia, aumento delle tasse per le classi ricche per aprire più asili e offrire maggiori servizi per il doposcuola, salario minimo per un numero maggiore di lavoratori, campagne elettorali meno costose, riduzione delle diseguaglianze, trasparenza e efficienza nell’amministrazione comunale.

La sfida non è dunque delle più semplici, se al programma si aggiunge la coabitazione con il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo, anch’egli democratico ma in profumo di presidenziali e per questo fortemente motivato a non inimicarsi il settore della finanza e quell’1% di ultraricchi che dopo la sentenza McCutcheon 2 farà davvero la differenza nei bilanci dei candidati alla presidenza.

L’elezione.

De Blasio per la sua campagna ha speso circa 10 milioni di dollari, in larga parte raccolti con donazioni inferiori ai 5 mila e avvalendosi del contributo di un Political Action Committee (PAC) per un ammontare di circa 19 mila dollari 3. Ciononostante, è lungi dal poter essere considerato un outsider della politica statunitense vecchio stile: oltre ad aver lavorato come Direttore regionale per lo stesso Cuomo quando era Segretario per il Dipartimento per l’urbanistica durante l’amministrazione Clinton, ha gestito la campagna elettorale per il senato di Hillary Clinton nel 2000, per poi dedicarsi alla politica locale come consigliere comunale a New York e poi come public advocate durante l’amministrazione del sindaco Michael Bloomberg 4.

La vittoria, con 49 punti percentuali di vantaggio sul contendente Joe Lhota (sic!), è stata salutata dal New York Post con una copertina decisamente eloquente: “Back to the USSR”. Secondo Alan Akrivos (Socialist Alternative) e Jen Roesch (International Socialist Organization), la vittoria di De Blasio è sintomo di almeno due elementi connessi alla politica interna statunitense: il primo è l’impatto del movimento Occupy sulla coscienza della classe lavoratrice che ancora subisce le conseguenze della crisi economica, mentre il secondo è una generale maggiore propensione a destinare il voto a candidati che sono espressione della sinistra relativamente più radicale (come è successo, ad esempio, nelle elezioni comunali di Seattle, nelle quali la socialista Kshama Sawant è stata eletta consigliere) 5.

Le nomine.

Effettivamente, De Blasio ha cominciato la sua carriera di attivista negli anni Ottanta sostenendo i sandinisti e il socialismo democratico e, secondo l’opinionista Jarrett Murphy 6, ha riportato il suo orientamento progressista in consiglio comunale sin dalla prima riunione, riequilibrandone i poteri e l’agenda all’insegna di tre parole chiave: unità, eguaglianza e onestà. L’apertura democratica in consiglio – che negli anni precedenti era fortemente accentrato nelle mani del sindaco Bloomberg – è un segno evidente dell’accresciuta presenza dei progressives eletti nei distretti di quartiere e delle istanze che ciascuno dei professionisti chiamati a dirigere i diversi dipartimenti rappresenta: come ha sostenuto lo stesso De Blasio, «abbiamo bisogno di persone che condividano i nostri valori progressisti rispetto al futuro di questa città» 7. Melissa Mark-Viverito (portavoce), Laetitia James (public advocate), Scott Stronger (revisore), Carmen Fariña (Istruzione), Emma Wolfe (Affari Intergovernativi), Maya Wiley (Gabinetto), Zachary W. Carter (Ufficio legale) sono solo alcuni dei dirigenti di recente nomina con una lunga carriera di attivismo alle spalle, dai diritti civili al sindacalismo, dalla tutela per il diritto alla casa all’inclusione sociale. La carriera sul campo e l’orientamento politico progressista non sono però gli unici criteri di selezione per i nuovi amministratori: Bill Bratton, ad esempio, è stato nominato capo del Dipartimento di polizia a seguito dei successi ottenuti all’interno delle forze armate nella riduzione e nella prevenzione delle attività criminali. Rimangono infine alcuni, anche se pochi, funzionari – soprattutto nel settore del business – provenienti direttamente dalla precedente amministrazione, che hanno legami con Wall Street (come Kyle Kimball, a capo dello Sviluppo economico, o Shari C. Hyman, per la Business Intergrity Commission). Parafrasando – con una battuta – proprio il sindaco De Blasio in visita alla Cooper Union lo scorso 10 aprile: questa amministrazione è un prodotto della politica dei movimenti, ma lascia anche che Goldman Sachs continui a “muovere” i propri prodotti 8.

Il programma.

Le nomine delle principali cariche dipartimentali ci descrivono dunque un mutato orientamento, ma non una rivoluzione ideologica. Potremmo piuttosto leggerlo come una rivoluzione programmatica: a tutti gli effetti, i temi in agenda sono strutturalmente diversi da quelli dell’amministrazione precedente e di stampo fondamentalmente liberal. Tra questi, i primi a passare da proclami elettorali a programmi reali sono il paid sick leave (che implica la possibilità che i lavoratori chiedano un permesso per malattia pagato, sia per sé sia per assistere un familiare); l’aumento dei posti a disposizione negli asili comunali e delle attività del dopo scuola; il miglioramento delle condizioni contrattuali per le unità abitative; il mutamento delle convenzioni con le scuole paritarie; un più consistente sostegno finanziario per le biblioteche pubbliche e un maggiore controllo delle attività di polizia.

In particolare, i casi del sistema scolastico e delle attività del Dipartimento di polizia ci offrono alcuni spunti di riflessione più articolati. Durante il discorso di insediamento, De Blasio ha sostenuto la necessità di aumentare le tasse dei più abbienti (oltre i 500 mila dollari annui) per poter estendere i programmi scolastici e offrire la copertura totale delle richieste per gli asili pre-k (4 anni) con il tempo continuato: «That’s less than three bucks a day – about the cost of a small soy latte at your local Starbucks» 9. Con tre dollari al giorno per quell’1,4% di cittadini più ricchi, dunque, il neosindaco intendeva coprire l’aumento della spesa per garantire un servizio il cui costo avrebbe inciso principalmente sulle tasche della classe media. La questione ha causato non pochi attriti con Albany: il governatore Andrew Cuomo, in corsa per la rielezione il prossimo autunno, dopo un timido entusiasmo iniziale ha respinto il piano, proponendo una copertura statale all’aumento della spesa. Dopo alcune settimane di contrattazione, e con la decisa influenza dell’acceso dibattito sui fondi alle scuole paritarie, la voce di spesa è stata approvata nel bilancio per l’anno scolastico 2014–2015, esattamente come proposta da Cuomo. De Blasio ha annunciato la notizia come un grande passo avanti per la città, ma ha incassato la battuta d’arresto dichiarando che l’amministrazione cercherà di focalizzarsi su politiche la cui attuazione non richieda la controfirma governatoriale 10, come già è successo nel caso delle disposizioni per il paid sick leave.

L’azione di riforma delle attività di polizia è invece passata un po’ più in sordina nei canali mainstream. Il caso delle attività di stop-and-frisk del New York Police Department era esploso qualche mese prima dell’insediamento del neosindaco, quando nell’agosto del 2013, il giudice di New York Shira Scheindlin aveva dichiarato incostituzionali le attività di racial profiling che portavano sistematicamente gli agenti a fermare e perquisire neri e ispanici 11. In occasione della conferenza stampa tenuta lo scorso 30 gennaio a Brownsville, centro di Brooklyn popolato in prevalenza da afro-americani, De Blasio ha annunciato un’inversione di rotta, prevedendo un processo di riforma all’insegna del dialogo e la nomina di un supervisore legale che assicuri la costituzionalità delle attività del NYPD 12. La nomina di Bill Bratton appare in questo senso controversa. Sebbene infatti il neosupervisore abbia ottenuto risultati importanti nella lotta al crimine, è anche vero che i livelli di repressione delle forze di polizia da lui dirette sia a New York (durante un precedente mandato) sia nella città di Los Angeles, hanno raggiunto livelli inaccettabili, in particolare nelle comunità nere 13. Ciononostante, il connubio con Joseph Ponte, incaricato della riforma del sistema carcerario cittadino, lascia intravedere un mutamento nelle strategie di gestione del crimine cittadino. Negli ultimi tre anni, Ponte ha lavorato nella prigione dello stato del Maine con buoni risultati, in particolare riducendo l’uso dell’isolamento, migliorando il sostegno psicologico e psichiatrico ai detenuti e garantendo l’ingresso nella struttura ad avvocati e giornalisti. I numeri della prigione newyorkese di Rikers Island sono però di tutt’altra natura rispetto al Maine: nella struttura sono reclusi stabilmente 12 mila detenuti (10 mila più del Maine), a fronte di più di 81 mila ingressi temporanei registrati nel 2013. A queste cifre si aggiungono poi quelle del sindacato degli agenti penitenziari della città di New York, che ha un bacino di iscritti superiore ai 9 mila membri e il cui presidente Norman Seabrook – considerato tra i più potenti degli Stati Uniti – non ha accolto di buon occhio le previsioni di riforma: «You push me, I push back», così avrebbe dichiarato Seabrook in un’intervista riportata dal New York Times 14.

Sebbene controverse, le misure intraprese nel settore dell’istruzione e in quello carcerario lasciano intravedere, in netto contrasto con l’amministrazione Bloomberg, la realizzazione di un’unica strategia che interrompa la così detta school-to-prison pipeline – il canale che troppo spesso porta i giovani dai banchi di scuola ai penitenziari giovanili. Il presupposto alla base di tale strategia risiede nella possibilità di offrire alternative di recupero e reinserimento di studenti e studentesse nell’ambito delle attività scolastiche, abbandonando l’abusata pratica degli anni Ottanta di ricorrere alle forze di polizia in favore di un ruolo più centrale di docenti e presidi 15.

Un futuro post-liberal?

Dopo quattro mesi dall’insediamento, Bill De Blasio conserva ancora le simpatie di circa metà della popolazione newyorkese, ma è evidente come il suo disegno progressista per la città si sia scontrato con equilibri politici – interni all’establishment del partito democratico, spaccato lungo la linea del populismo – ed economici – tra il partito e i suoi finanziatori – che moltiplicano le mani di una partita a poker ancora tutta da giocare. È indubbio che grazie a Occupy Wall Street – con tutte le sue imperfezioni e limiti 16 – i toni del dibattito nazionale in merito a questioni di eguaglianza, di equità economica e di tutela dei diritti siano notevolmente cambiati. La «gilded age of inequality» così come l’ha definita Laetitia James, nuovo public advocate della cittàè sotto gli occhi del 99% della popolazione newyorkese. Questo potrebbe indurci a pensare che forse il successo elettorale del neosindaco possa essere piuttosto considerato il frutto di uno zeitgeist 17. In effetti, nella sua candidatura hanno trovato espressione una generazione con prospettive di crescita economica notevolmente ridotte rispetto a quelle precedenti, il disincanto degli elettori democratici davanti al continuo corteggiamento tra il partito dell’asinello e Wall Street, e un rinnovato linguaggio legato alla johnsoniana War on Poverty. Di certo, quello che De Blasio si trova ad affrontare – come molti suoi colleghi di partito – è un periodo di profonda auto-riflessione del liberalism statunitense, che prende forma, tra le altre, proprio in quella città che dalla fine degli anni Settanta è stata eretta a capitale dell’ordine neo-liberale 18. E se questo non fosse altro che il preludio per un “Post-liberal future” 19, con proposte radicali ma non più generate da una politica bipolare, destra-verso-sinistra, individuo-verso-collettività, stato-verso-mercato?

Note:

  1. Inaugural Address of Mayor Bill de Blasio: Progress for New York, January 1, 2014, http://www1.nyc.gov/office-of-the-mayor/news/005-14/inaugural-address-mayor-bill-de-blasio-progress-new-york#/0.
  2. La sentenza della Corte Suprema, con 5 voti a favore e 4 contro, ha dichiarato incostituzionale il limite posto ai contributi elettorali complessivamente  ricevibili dai candidati alle elezioni federali. Cfr. McCutcheon v. Federal Election Commission, No. 12–536, http://www.supremecourt.gov/opinions/13pdf/12-536_e1pf.pdf.
  3. La media delle donazioni è stata di 841 dollari. New York City Campaign Finance Board, http://www.nyccfb.info/.
  4. Per capire la rete di personaggi politici e professionisti legati alla coppia De Blasio – McCray si veda la ricostruzione grafica del New York Times http://www.nytimes.com/interactive/2013/11/08/nyregion/bill-de-blasios-circle-of-power.html.
  5. «Socialism at the Ballot Box», Brecht Forum, http://www.youtube.com/watch?v=p1PR04toZsg. Il Brecht Forum, centro della New York Marxist School, dopo 40 anni di attività ha dovuto chiudere la propria sede.
  6. Jarret Murphy cura specificamente una rubrica sui 100 giorni di De Blasio per la testata The Nation. Per i dettagli sul primo consiglio comunale si veda «At New York City Council, Progressive Era Begins With Rule Changes»,  http://www.thenation.com/blog/178522/meanwhile-city-council
  7. Nikita Stewart, «De Blasio Picks More Liberal Activists Than Managers for City Posts», The New York Times, February 28, 2014, http://www.nytimes.com/2014/03/01/nyregion/de-blasio-picks-more-liberal-activists-than-managers-for-city-posts.html.
  8. Michael M. Grynbaum, «De Blasio, Marking 100 Days on Job, Says ‘Grass Roots’ Will Drive Agenda», The New York Times, April 10, 2014, http://www.nytimes.com/2014/04/11/nyregion/de-blasio-marking-100-days-on-job-says-grass-roots-will-drive-agenda.html.
  9. «Inaugural Address of Mayor Bill de Blasio», cit.
  10. Michael M. Grynbaum, «Missteps Aside, de Blasio Looks to Focus Anew on Activist Style», New York Times, April 9, 2014, http://www.nytimes.com/2014/04/10/nyregion/missteps-aside-de-blasio-sees-success-in-his-first-100-days.html.
  11. Il giudice Scheindlin è incaricato del caso Floyd v. City of New York, una class action contro la città di New York, il sindaco Bloomberg e il NYPD, accusati dell’uso incostituzionale e razzista dei fermi e delle perquisizioni. Cfr. Center for Constitutional Rights, Floyd, et al. v. City of New York, et al.,  http://ccrjustice.org/floyd.
  12. Il sindaco ha annunciato anche il ritiro della causa di appello della Città nel caso Floyd. Cfr. nota 10.
  13. “We Will Not Break the Law to Enforce the Law”: NYC to Reform Stop & Frisk, End Racial Profiling, http://www.democracynow.org/2014/1/31/we_will_not_break_the_law.
  14. M. Winerip, «De Blasio Setting Up a Test: Prison Reformer vs. Rikers Island», The New York Times, April 4, 2014, http://www.nytimes.com/2014/04/05/nyregion/joseph-ponte-new-yorks-new-corrections-commissioner-faces-challenge-at-rikers.html
  15. M. Denzel Smith, «It’s Time to Close New York’s School-to-Prison Pipeline», The Nation, December 26, 2013, http://www.thenation.com/article/177719/its-time-close-new-yorks-school-prison-pipeline.
  16. R. Solnit, «Why Imperfect Occupy Still Had Lasting Effects», Mother Jones, September 16, 2013, http://www.motherjones.com/politics/2013/09/occupy-wall-street-anniversary-effects.
  17. Sebbene con effetti sostanzialmente diversi da quelli sortiti da De Blasio, il riferimento è allo “spirito del tempo” che, secondo Martin Luther King, avrebbe dato vita al gesto di protesta di Rosa Parks, ed è tratto da B. Master, «The Zeitgeist Tracked Down Bill de Blasio», The Nation, December 26, 2013, http://www.thenation.com/article/177720/zeitgeist-tracked-down-bill-de-blasio.
  18. Sul significato della parola “liberal” nel linguaggio politico statunitense si veda M. Mariano, «Da “unica tradizione” a “L-word”. La strana morte del liberalismo americano», in R. Baritono, E. Vezzosi, Oltre il secolo americano? Gli Stati Uniti prima e dopo l’11 settembre, Roma, Carocci, 2011, cap. V.
  19. G. Goodhart, «A Post-liberal Future?», Demos Quarterly, n.1, Winter 2013/2014, http://quarterly.demos.co.uk/article/issue-1/a-postliberal-future/ e il dibattito ad esso collegato in «Responses to the Lead Essay», http://quarterly.demos.co.uk/article/issue-1/responses-to-a-postliberal-future/.

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