Book Club n.1 – Novembre 2013

Il Book Club è una nuova proposta della riflessione storiografica che C’era una volta l’America propone tra le righe di Americana. L’idea nasce dall’iniziativa, inaugurata nel Numero 6 della Newsletter, di stilare periodicamente un elenco delle pubblicazioni degli ex alunni CISPEA.

Nel Book Club si trovano le segnalazioni che ci giungono da ex alunni, studiosi e appassionati, riguardanti pubblicazioni italiane e non, attinenti alla storia americana.

Invitiamo tutti i lettori a inviarci nuove segnalazioni all’indirizzo  ceraunavoltalamericacispea@gmail.com.

 

S. Cinotto, The Italian American Table: Food, Family, and Community in New York City, Urbana, University of Illinois Press, 2013, 312 pp.

9780252079344Looking at the historic Italian American community of East Harlem in the 1920s and 30s, Simone Cinotto recreates the bustling world of Italian life in New York City and demonstrates how food was at the center of the lives of immigrants and their children. From generational conflicts resolved around the family table to a vibrant food-based economy of ethnic producers, importers, and restaurateurs, food was essential to the creation of an Italian American identity. Italian American foods offered not only sustenance but also powerful narratives of community and difference, tradition and innovation as immigrants made their way through a city divided by class conflict, ethnic hostility, and racialized inequalities.

Drawing on a vast array of resources including fascinating, rarely explored primary documents and fresh approaches in the study of consumer culture, Cinotto argues that Italian immigrants created a distinctive culture of food as a symbolic response to the needs of immigrant life, from the struggle for personal and group identity to the pursuit of social and economic power. For generations of Neapolitan, Sicilian, and Calabrese immigrants in New York, Italian American cuisine was much more than a remnant of the home country; Cinotto shows, in vibrant detail, how the Italian American table we now celebrate emerged as the outcome of years of selective incorporations of cultural fragments, resources, and meanings available to the immigrant community. Adding a transnational dimension to the study of Italian American foodways, Cinotto recasts Italian American food culture as an American “invention” resonant with traces of tradition and shows how generations of creative, ambitious improvisers in tenement kitchens and behind restaurant stoves cooked, ate, and shared the foods that helped them make their way into American culture.

http://www.press.uillinois.edu/books/catalog/64zwy3ne9780252037733.html

 

D. Fiorentino, Gli Stati Uniti e il Risorgimento d’Italia, 1848-1901, Roma, Gangemi editore, 2013, 368 pp.

Fiorentino - Gli Stati Uniti e il Risorgimento d'ItaliaNel corso dell’Ottocento intellettuali, politici e combattenti per la libertà considerarono il Risorgimento un momento di importante trasformazione per le sorti del liberalismo e nella costruzione dello Stato-nazione. Tra costoro spiccavano di certo cittadini e rappresentanti degli Stati Uniti d’America che videro nel Risorgimento un’ideale continuazione del percorso liberal-repubblicano avviato con la guerra d’indipendenza americana. Questo volume prende in esame gli ultimi cinquant’anni del secolo nel contesto transnazionale, quando gli Stati Uniti rivolsero alle vicende italiane un’attenzione particolare che ha pochi eguali nella storia dei rapporti tra i due paesi. A seguire gli eventi e a coinvolgersi in essi non furono solo uomini di cultura e politici radicali ma anche gli apparati del governo federale e gli stessi funzionari di stanza in Europa. Il sacrificio di tanta gente comune insieme alle gesta di Garibaldi e alle sottigliezze di Cavour, attirarono un interesse che, come scrisse un diplomatico al culmine dell’esperienza della Repubblica romana del 1849, non consentiva di “rimanere spettatori indifferenti di fronte a una simile lotta”.

http://www.gangemi.com/scheda_articolo.php?id_prodotto=4529.

 

M. Mariano, L’America nell’Occidente. Storia della dottrina Monroe (1823-1963), Roma, Carocci editore, 2013, 232 pp.

9788843069811gLa dottrina Monroe è uno dei testi sacri della politica estera americana: in quasi duecento anni di vita è stata spesso invocata a sostegno delle guerre e dei trattati, delle azioni e delle omissioni, delle promesse e delle minacce che hanno propiziato l’ascesa degli Stati Uniti da fragile repubblica a potenza regionale, a superpotenza mondiale. Ma i principi enunciati da James Monroe nel 1823 – la divisione del mondo in due sfere contrapposte, il veto a interferenze e tentativi di colonizzazione europea nel Nuovo Mondo, l’impegno americano a evitare analoghe interferenze nel Vecchio Continente – si sono dimostrati così pervasivi e longevi soprattutto per il loro contributo alla definizione dell’identità americana. Per più di un secolo l’ideologia della dottrina Monroe ha intrecciato le premesse anticoloniali e gli esiti imperiali della politica estera degli Stati Uniti in una grande narrazione del ruolo storico dell’America e del suo posto nel mondo. Il potere americano ha da tempo assunto una proiezione globale, ma le sue origini e le sue implicazioni per l’identità nazionale sono comprensibili solo nel quadro di un “Occidente” di volta in volta ridisegnato dalla dottrina Monroe.

http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843069811.

 

Federica Morelli, Il mondo atlantico. Una storia senza confini (sec. XV-XIX), Roma, Carocci editore, 2013, 280 pp.

Morelli - Il mondo atlanticoL’Atlantico non è solo un oceano, è lo spazio che ha permesso al Vecchio Mondo di unirsi al Nuovo, dando vita a società, economie, culture. Il libro narra dell’incontro e dell’interazione tra europei, africani e amerindiani, non rimanendo confinato all’analisi degli imperi o delle economie coloniali: al centro vi sono gli uomini, con i loro modi di vita, di lavoro e di consumo, le loro pratiche culturali e religiose. Tale prospettiva offre un’interpretazione originale alla storia dell’espansione e del colonialismo europei, rompendo le tradizionali frontiere territoriali e cronologiche. Lo studio della formazione di società multietniche avant la lettre apre infatti nuovi orizzonti per comprendere non solo il processo di “razzializzazione” delle società da una parte e dall’altra dell’Atlantico, ma anche il carattere degli imperi coloniali.

http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843067640.

 

Iperstoria. Testi Letterature Linguaggi, numero II, ottobre 2013

La sezione monografica del numero di ottobre 2013 è dedicata al film Django Unchained, di Quentin Tarantino. L’approccio utilizzato non è mutuato dai film studies, ma dagli studi di americanistica, che in tempi recenti si sono aperti all’interdisciplinarità e hanno accolto come loro oggetto d’analisi anche testi non puramente letterari. Per questo motivo i saggi sono, sì, interessati al linguaggio cinematografico, ma anche e soprattutto a come questo si possa coniugare con tematiche di più ampio respiro che permettano di riflettere sulla cultura e sulla società statunitensi, al di là della specificità del mezzo di comunicazione.

Arianna Mancini fa un excursus storico sul cosiddetto Eurowestern, mentre Johannes Fehrle legge Django Unchained come un esempio di neo-blaxploitation, ovvero come attualizzazione di quella corrente filmica degli anni Settanta con protagonisti afroamericani. Stefano Bosco analizza il film applicando la definizione di parodia di Linda Hutcheon, Elisa Bordin si chiede se la pellicola possa essere un western tendenzialmente revisionista o tradizionale, mentre Sara Corrizzato e Stefano Rosso esplorano, rispettivamente, il problema della rappresentazione degli afroamericani e della violenza quale elemento costitutivo dell’universo western.

Nella sezione generale, la gran parte dei saggi e delle recensioni sono dedicati agli American Studies, secondo prospettive disciplinari diverse: religione, storia e letteratura si intrecciano con gender studies e studio dei media. In particolare, segnaliamo il contributo di Matteo Sanfilippo, Storiografia e immaginario delle frontiere nordamericane. L’autore ripercorre la storia della lettura e dell’interpretazione della frontiera da Washington Irving a Walter Prescott Webb, passando per Herbert E. Bolton e il suo maestro Frederick Jackson Turner. Sanfilippo si concentra sull’analisi del solo movimento dall’Atlantico al Pacifico, riportando come l’avanzata verso Ovest, nell’Ottocento, fosse seguita e illustrata dalla stampa, dalla letteratura locale e dalle arti figurative, «sempre attente a sottolineare quanto i nuovi spazi [fossero] diversi dal Vecchio Mondo, antropologicamente e visivamente», mentre nel Novecento il cinema, il teatro, il circo e il rodeo, la spettacolarizzano sino al culmine degli anni Cinquanta con la fondazione della Western Writers of America. La centralità del grande schermo permane sino ai giorni nostri, seppur con notevoli differenze tra i generi, di cui Django Unchained è l’ultimo degli esempi. Come sostiene l’autore, «In questi ultimi anni gli storici più attivi anche nel valutare la storia o le storie delle frontiere statunitensi abbandonano la terminologia turneriana e si volgono verso il termine “border”, cioè confine, come mostra il loro sito: http://www.absborderlands.org/.L’immaginario della frontiera si è ormai separato dallo studio delle frontiere storiche, tuttavia resta molto da fare per valutare il suo peso nell’evoluzione culturale degli Stati Uniti».

http://www.iperstoria.it/joomla/numeri/62-indice-numero-ii-ottobre-2013.

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