Gli Stati Uniti visti dall’Italia. Gli studi americanistici dal 2010 a giugno 2012

I numerosi studiosi italiani che si occupano di Stati Uniti hanno dato vita a una tradizione storiografica oggi più che mai prolifica e innovativa. Questa preziosa rassegna storiografica degli studi di nordamericanistica pubblicati in Italia (o da studiosi italiani) dal 2010 al giugno 2012 di Matteo Sanfilippo è il più recente contributo di una rubrica storiografica curata dallo stesso autore e pubblicata da Il Veltro dal 1987. Le rubriche precedenti sono disponibili sul sito del CISPEA all’indirizzo http://www.cispea.org/Sezione.jsp?idSezione=153.

 

Con questa rassegna periodica siamo ormai arrivati a coprire un quarto di secolo (1987-2012) 1. In questi 5 lustri è divenuto evidente come vi siano tendenze costanti della produzione americanistica: dalla sempre più massiccia presenza dei giornalisti all’attenzione per le elezioni e i presidenti, per le relazioni tra Stati Uniti ed Europa e tra Stati Uniti ed Italia, o  più in generale per la politica estera americana. In tutto questo, l’impatto drammatico dell’11 settembre ha portato a concentrarsi sulla reazione al terrorismo e sulle sue conseguenze nello scacchiere internazionale. Inoltre, nell’ultimo lustro il divampare della crisi economica ha spinto ad interrogarsi sulle radici dello sviluppo statunitense e sui suoi legami con quello di tutto l’Occidente. Si vedano al proposito: Alessandro Morselli, La crisi del capitalismo finanziario americano. Dalla finanza all’economia reale, Città Aperta, Troina 2010; Marco Fortis, Dentro la crisi: 2009-2011. America, Europa, Italia, il Mulino, Bologna 2012 2. In tale contesto Vittorio Valli, L’economia americana da Roosevelt a Obama, Carocci, Roma 2010, e Innocenzo Cipolletta, Banchieri, politici e militari, Laterza, Roma-Bari 2010, hanno notato il peso delle guerre nelle crisi più recenti: insomma, la crisi del petrolio degli anni 1970 sarebbe legata ai costi del Vietnam e quella odierna ai costi dell’Iraq e dell’Afghanistan. Questa tesi è indubbiamente interessante e, oltre a ricondurre la crisi alle dinamiche scatenate dall’11 settembre, un tema ormai indagato da un decennio, conferma l’invito a una maggiore ponderazione degli eventi avanzato da Alessandro Roncaglia, Economisti che sbagliano. Le radici culturali della crisi, Laterza, Roma-Bari 2010, e suggerisce nuove domande. In particolare viene da chiedersi se gli Stati Uniti possano reggere ancora a lungo la leadership militare ed economica di cui hanno goduto o se la stiano già perdendo. Viene inoltre da domandarsi se l’insicurezza militare ed economica di questi ultimi anni costituisca veramente una nuova fase o non si possano vedere le crisi dagli anni 1970 ad oggi come un unico insieme.

Proprio quest’ultima ipotesi è avanzata dall’importante raccolta di saggi Oltre il secolo americano? Gli Stati Uniti prima e dopo l’11 settembre, a cura di Raffaella Baritono ed Elisabetta Vezzosi, Carocci, Roma 2011. In essa le curatrici e alcuni dei migliori studiosi italiani di cose americane (Duccio Basosi, Tiziano Bonazzi, Mario Del Pero, Sergio Fabbrini, Ferdinando Fasce, Daniele Fiorentino, Stefano Luconi, Marco Mariano, Marco Morini, Arnaldo Testi, Fabrizio Tonello e Maurizio Vaudagna) si dichiarano a favore della continuità fra il post-Vietnam e oggi, come del resto spesso confermato dalle ricerche di questi ultimi tre anni. Si è già accennato a quanto pubblicato nella storia dell’economia, ma probabilmente il settore più rilevante in questo senso è quello degli studi sulla politica estera 3. Alcuni autori hanno addirittura rivisitato il ruolo internazionale degli Stati Uniti dalla loro fondazione: Loretta Valtz Mannucci, La genesi della potenza americana. Da Jefferson a Wilson, Bruno Mondadori, Milano 2010; Arnaldo Testi, Quattro momenti dell’impero americano: frammenti di una conversazione, in Impero, imperi, a cura di Raffaele Romanelli, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli-Roma 2010, pp. 273-278; Mario Del Pero, Libertà e Impero. Gli Stati Uniti e il Mondo, 1776-2011, Laterza, Roma-Bari 2011, nuova edizione; Oliviero Bergamini, Storia degli Stati Uniti, Laterza, Roma-Bari 2011, nuova edizione; Alfredo Venturi, Le prime tredici stelle. L’alba di una superpotenza: gli Stati Uniti d’America, Hobby & Work, Bresso 2012. Altri hanno invece preferito un approccio più legato alle relazioni internazionali nel Novecento: Federico Romero, Storia internazionale dell’età contemporanea, Carocci, Roma 2012; Diego Gilardoni, L’America indispensabile. La politica estera degli Stati Uniti. Passato, presente e futuro, Casagrande, Bellinzona 2011 4.

Accanto a questi interventi di grande respiro, abbiamo un notevolissimo spettro di analisi specifiche. In primo luogo troviamo un discreto numero di riflessioni sui rapporti tra Europa e Stati Uniti: Federico Romero, Alle origini del 1989: i fattori internazionali, “Passato e presente”, 80 2010, pp. 27-39; Leopoldo Nuti, A Delicate Balancing Act; The Place of Western Europe in JFK’s Foreign Policy, “Journal of Transatlantic Studies”,8, 3, 2010, pp. 236-246; Francesca Lidia Viano, La statua della libertà. Una storia globale, Laterza, Roma-Bari 2010; Mario Del Pero, Víctor Gavín, Fernando Guirao eAntonio Varsori, Democrazie. L’Europa meridionale e la fine delle dittature, Le Monnier, Firenze 2010; Giuseppe Mammarella, Europa e Stati Uniti dopo la guerra fredda, il Mulino, Bologna 2010, Translating America. The Circulation of Narratives, Commodities, and Ideas Across the Atlantic, a cura di Marina Camboni, Andrea Carosso, Sonia Di Loreto e Marco Mariano, Peter Lang, Bern-New York 2011; L’Occidente allo specchio. Modelli di società a confronto, a cura di Alberto Martinelli, Università Bocconi, Milano 2011; Europe in the International Arena During the 1970s, a cura di Guia Migani e Antonio Varsori, Peter Lang, Bruxelles 2011; Europa e Stati Uniti nella nuova governance globale, a cura di Cosimo Ceccutti e Italico Santoro, Polistampa, Firenze 2011. Poi abbiamo i lavori su un periodo specifico dei rapporti fra Stati Uniti e il resto del mondo 5. Per comodità, possiamo ripartirli in studi sull’entre-deux-guerres e la seconda guerra mondiale (Lucio Tonda, La crisi di Shangai. Gli Stati Uniti e il contenimento del Giappone (1932), “Nuova Storia Contemporanea”, XIV, 2, 2010, pp. 41-86; Mira Susic, Il ruolo degli Stati Uniti d’America e della Gran Bretagna nella seconda guerra mondiale, Altromondo Editore, Vicenza 2010) e sul dopoguerra (Anna Maria Minutilli, L’occupazione americana nella Germania post-bellica. Aspetti culturali e politici, “Nuova Storia Contemporanea”, XIII, 6, 2009, pp. 145-156; Raffaella Baritono, “A New Deal for the World”: liberalismo e internazionalismo negli Stati Uniti post-1945, in L’Europa di De Gasperi e Adenauer. La sfida della ricostruzione (1945-1951), a cura di Maurizio Cau, il Mulino, Bologna 2011, pp. 231-250; Federico Romero, Was It Important? The United States in Alan Milward’s Postwar Reconstruction, in Alan S. Milward and a Century of European Change, a cura di Fernando Guirao, Frances M. B. Lynch e Sigfrido Ramírez, Routledge, London 2012, pp. 351-364). Abbiamo quindi gli interventi sulla guerra fredda (Leopoldo Nuti, Il nemico nella guerra fredda. Alcuni spunti di riflessione sulla dimensione ideologica della politica estera americana, in L’immagine del nemico. Storia, ideologia e rappresentazione tra età moderna e contemporanea, a cura di Francesca Cantù, Giuliana Di Febo e Renato Moro, Viella, Roma 2009, pp.185-201; Mario Del Pero e Phillip Deery, Spiare e Tradire. Dietro le quinte della Guerra Fredda, Feltrinelli, Milano 2011) e le presidenze più recenti: Nixon (Nixon, Kissinger e il Medio Oriente, a cura di Antonio Donno e Giuliana Iurlano, Le Lettere, Firenze 2010; Mario Del Pero, The Eccentric Realist. Henry Kissinger and the Shaping of American Foreign Policy, Cornell University Press, Ithaca NY 2010; Mario Del Pero, “Which Chile, Allende?” Henry Kissinger and the Portuguese Revolution, “Cold War History”, 4, 2011, pp. 625-657; Giuliana Iurlano, All’ombra della guerra fredda. Henry A. Kissinger e la concezione del containment negli anni Cinquanta, “Nuova Storia Contemporanea”, XV, 6, 2011, pp. 87-110; Elisabetta Giordano, Nixon, Kissinger e la “diplomazia triangolare”, “Clio”, XLVII, 2, 2011, pp. 333-356); Carter (Umberto Tulli, Tra diritti umani e distensione. L’amministrazione Carter, il Congresso e l’Unione Sovietica, “Contemporanea”, XIII, 2, 2010, pp. 261-284; Daniel Mori, La politica estera di Jimmy Carter, Gan, Roma 2010); Reagan (Stefano Luconi, Operation Urgent Fury: The Shift from Rhetorical to Military Offensive in Reagan’s Global Rollback of Communism, in The Globalization of the Cold War: Diplomacy and Local Confrontation, 1975-85, a cura di Max Guderzo e Bruna Bagnato, Routledge, London 2010, 38-52; Antonio Donno, Ronald Wilson Reagan: un ritratto a cento anni dalla nascita, “Cultura e identità”, III, 10, 2011, pp. 73-81; Mattia Toaldo, L’amministrazione Reagan e il terrorismo mediorientale. I casi del Libano e della Libia, “Mondo contemporaneo”, 1, 2011, pp. 69-96; Marilena Gala, The power of imagination: How Reagan’s SDI inadvertently contributed to the end of the Cold War, in Visions of the end of the Cold War in Europe, 1945-1990, a cura di Frédéric Bozo, Marie-Pierre Rey, N. Piers Ludlow e Bernd Rother, Berghahn Books, New York 2012, cap. 21); Bush (Francesco P. Galgani, Una questione di carattere. L’eredità della politica estera di George W. Bush, Bruno Mondadori, Milano 2010).

Non mancano le discussioni di determinate alleanze (Giulia Bentivoglio, La relazione necessaria. La Gran Bretagna del governo Heath e gli Stati Uniti (1970-1974), FrancoAngeli, Milano 2011), di determinate aree (Antonio Donno, Gli Stati Uniti e il Mediterraneo islamico, in Questioni geopolitiche mediterranee, a cura di Attilio Pisanò, ESI, Napoli 2011, pp. 73-94; Elia Felippone, Gli Stati Uniti e la sicurezza del Golfo Persico. Dottrine e prassi da Nixon a Reagan, Guerini e Associati, Milano 2011; Bruno Pierri, Gli interessi americani nel Golfo Persico: il confronto tra produttori e consumatori petroliferi, 1971-1972, “Nuova Storia Contemporanea”, XV, 3, 2011, pp. 55-80, e Anglo-American Energy Talks and the Oil Revolution, 1968-1972, “RIME, Rivista di Storia dell’Europa Mediterranea”, 6, 2011, pp. 25-44; Matteo Matzuzzi, Washington tra due fuochi: la questione cipriota negli anni Settanta e la posizione degli Stati Uniti, “Clio”, XLVII, 4, 2011, pp. 671-693), del parallelismo fra gruppi di pressione alleati (Francesco Brunello Zanitti, Progetti di egemonia. Neoconservatori statunitensi e neorevisionisti israeliani a confronto, ISAG-All’Insegna del Veltro, Roma-Parma 2011; Mattia Toaldo, Libya 1896-2011: A Testing Ground for the Evolution of US Foreign Policy?, “Current Affairs in Perspective – Fondation Pierre du Bois”, 2, 2012, http://www.fondation-pierredubois.ch/en/Papiers-d-actualite/libya.html), del ruolo di obiettivi strategici peculiari, come il controllo dello spazio (Fausto Agus, Nuove tecnologie al servizio della strategia, Zona, Arezzo 2011) 6. Si è inoltre prestata grande attenzione alla NATO, soprattutto nell’integrare Europa e America: Simone Selva, Integrazione internazionale e sviluppo interno. Stati Uniti e Italia nei programmi di riarmo del blocco atlantico (1945-1955), Carocci, Roma 2009; Defining the Atlantic Community. Culture, Intellectuals, and Policies in the Mid-Twentieth Century, a cura di Marco Mariano, Routledge, London 2010; Federico Romero, NATO: the management of diversity, “Quaderni del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica”, I, 1, 2011, pp. 139-150; Daniele De Luca, Aldo Moro e la politica atlantica di sicurezza, in Aldo Moro nell’Italia contemporanea, a cura di Francesco Perfetti, Andrea Ungari, Daniele Caviglia e Daniele De Luca, Le Lettere, Firenze 2011, pp. 411-422; Marilena Gala, NATO modernization at the time of détente: a test of European coming of age?, in corso di stampa in “Historische Mitteilungen”. In questa chiave si è anche badato alle politiche di armamento e di disarmo: Leopoldo Nuti, A continent bristling with arms? Continuity and change in Western European security policies after the Second World War, in The Oxford Handbook of Postwar European History, a cura di Dan Stone, Oxford University Press, Oxford 2011, cap. 16, e Negotiating with the Enemy and Having Problems with the Allies: The impact of the Non-Proliferation Treaty on Transatlantic Relations, in The Routledge Handbook of Transatlantic Security, a cura di Jussi Hanhimaki, Georges-Henri Soutou and Basil Germond, Routledge, London 2010, pp. 89-102.

Alcuni lavori cercano di immaginare i drammatici scenari che possono attenderci, si pensi a Federico Rampini, Occidente estremo. Il nostro futuro tra l’ascesa dell’impero cinese e il declino della potenza americana, Mondadori, Milano 2011, oppure a Claudio Taddei, Frontiera e declino. Se gli USA decidono di restare leader, Robin Edizioni, Roma 2011. Sono contributi spesso troppo attenti alla possibilità di sorprenderci e alcune analisi forti delle strategie per contenere ieri il comunismo (Stella Calloni, Operazione Condor. Un patto criminale, Zambon Editore, Frankfurt 2010) e oggi il terrorismo (Giuliana Sgrena, Il ritorno. Dentro il nuovo Iraq, Feltrinelli, Milano 2010; Fulvio Grimaldi, L’Occidente all’ultima crociata, Zambon Editore, Frankfurt 2012). In questo campo predomina ovviamente l’attenzione per l’11 settembre. Qui abbiamo una egemonia delle ricostruzioni giornalistiche, troppo spesso alla ricerca di improbabili scoop, o addirittura degli approcci romanzeschi: Ennio Caretto, Le due torri. I dieci anni che hanno sconvolto l’America, Editori Riuniti, Roma 2011; Massimiliano Del Barba e Alessandro Faieta, Gli altri 11 settembre, Editori Riuniti, Roma 2011; Emanuele Bettini, Gli USA, Internet e la guerra. Memorie per la strategia di un conflitto, Aracne, Roma 2011; Adriana Albini, Il destino dell’11 settembre, Liberodiscrivere®, Genova 2011; Zero2. Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale dell11/9 è un falso, a cura di Giulietto Chiesa, Piemme, Milano 2011; Giorgio Radicati, 11 settembre. Io c’ero, Iacobelli, Roma 2011; Franco Fracassi, Piano Bojinka. Come fu organizzato l’11 settembre, Alpine Studio, Lecco 2011.

Tuttavia possiamo segnalare una notevole sintesi di Luigi Bonanate, Undicisettembre. Dieci anni dopo, Bruno Mondadori, Milano 2011, un’ottima cronologia, 10 anni che hanno cambiato il mondo, a cura di Loretta Napoleoni, Bruno Mondadori, Milano 2012, e alcune riflessioni molto serie sulle conseguenze di quell’attacco e sul clima politico-culturale indotto: Ottavio D’Addea, 11 settembre e la sicurezza globale. I fatti dell’11 settembre come problema storico, Archetipo libri, Bologna 2011; Tullio Fenucci, Sicurezza e diritti fondamentali negli Stati Uniti, Cacucci, Bari 2011; Lucio Caracciolo, America vs America. Perché gli Stati Uniti sono in guerra contro se stessi, Laterza, Roma-Bari 2011; Daniele Fiorentino, Non è un paese per vecchi: identità, paura e futuro nella cultura statunitense contemporanea, in Oltre il secolo americano, cit., pp. 267-284. Inoltre Andrea Pelizzo, “Maybe we are still fighting the same war”. Gli Stati Uniti tra i corsari del XVIII e i terroristi del XXI, “Società e storia”, 126, 2009, pp. 587-614, suggerisce un interessante parallelo con il passato. La lettura di questi ultimi testi può essere accompagnata da quella di studi più generali sull’odierno contesto giuridico e costituzionale statunitense: Chiara Bologna, Stato federale e “national interest”. Le istanze unitarie nell’esperienza statunitense, Bononia University Press, Bologna 2010; La Costituzione degli Stati Uniti, a cura di Fabrizio Tonello, Bruno Mondadori, Milano 2010; Paolo Bargiacchi, Orientamenti della dottrina statunitense di diritto internazionale, Giuffrè, Milano 2011; Anna S. Bruno, Constitutional fidelity. Saggio comparativo su una “figurazione” statunitense, Giappichelli, Torino 2011; Toni M. Fine, Il diritto americano. Un’introduzione completa al sistema giuridico anglo-americano, a cura di Anna Maria De Giacomo e Alessandra Pera, XL Edizioni,  Roma 2011.

La maggior parte dei libri menzionati sin qui trattano dei riflessi globali di quanto avviene negli e agli Stati Uniti. In Italia vi è, però, un interesse precipuo per le relazioni fra la Penisola stessa e la repubblica americana. La riflessione su tali relazioni si sviluppa su diversi versanti, parzialmente riassunti in Lucia Ducci, Stefano Luconi e Matteo Pretelli, Le relazioni tra Italia e Stati Uniti. Dal Risorgimento alle conseguenze dell’11 settembre, Carocci, Roma 2012. Sempre in questo settore abbiano i lavori sulle radici ottocentesche dell’avvicinamento fra le due nazioni: Gli Stati Uniti e l’Italia alla fine del XIX secolo, a cura di Daniele Fiorentino, Gangemi, Roma 2010; Stati Uniti e Italia nel nuovo scenario internazionale 1898-1918, a cura di Id. e Matteo Sanfilippo, Gangemi, Roma 2012; Id., Nation-building e le relazioni tra Italia e Stati Uniti, 1861-1891, in La costruzione degli stati nazionali e l’esperienza  italiana e americana a confronto. Convegni del 150° dell’Unità d’Italia, V, Bononia University Press, Bologna 2012, pp. 57-78. Si vedano inoltre: Lucia Ducci, George P. Marsh Correspondence: Images of Italy, 1861-1881, Fairleigh Dickinson University Press, Madison NJ 2012; Carlo Botta, Storia della guerra dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Ristampa anastatica della prima edizione (Parigi, D. Colas, 1809), a cura di Antonella Emina, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010; Carlo Botta. La ragione e la passione, a cura di Ead., CNR-Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea ed Hever, Cagliari-Ivrea 2012; Daniele Fiorentino, Stati Uniti d’America, in Il Mondo ci guarda. L’Unificazione italiana nella stampa e nell’opinione pubblica internazionali (1859-1861), a cura di Michele Marchi e Fulvio Cammarano, Le Monnier-Mondadori, Firenze-Milano 2011, pp. 279-299. Seguono le analisi degli avvenimenti prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale: Domenico Fracchiolla, L’ambasciatore Tarchiani e la lobby italiana. La diplomazia italiana a Washington nell’immediato dopoguerra (1945-1947), “Nuova Storia Contemporanea”, XIII, 3, 2009, pp. 45-66; Tommaso Piffer, Gli alleati e la resistenza italiana, il Mulino, Bologna 2010; Raimondo Luraghi, L’Italia in guerra contro gli Stati Uniti, “Nuova Storia contemporanea”, XIV, 5, 2010, pp. 25-32; Viaggio nell’Italia del 1946. Quattro lettere di Barbara Barclay Carter a Luigi Sturzo, a cura di Giovanna Farrell-Vinay, “Contemporanea”, XIII, 1, 2010, pp. 79-102; Silvia Salvatici, “Not enough food to feed the people”. L’Unrra in Italia (1944-1945), “Contemporanea”, XIV, 1, 2011, pp. 83-99. A proposito del conflitto sono puntuali i contributi sui bombardamenti e l’avanza alleata durante la seconda guerra mondiale: Fabrizio Carloni, L’”Operazione Husky” e la prima strage di civili. L’eccidio di Vittoria nel Ragusano (10 luglio 1943), “Nuova Storia Contemporanea”, XIII, 2, 2009, pp. 69-80; Claudia Baldoli e Marco Fincardi, Italian Society under Anglo-American bombs: propaganda, experience, and legend 1940-1945, “The Historical Journal”, 52, 4, 2009, pp. 1017-1038; Ugo Mancini, La guerra nelle terre del papa. I bombardamenti alleati tra Roma e Montecassino attraversando i Castelli Romani, Franco Angeli, Milano 2011; Maria Porzio, Arrivano gli alleati! Amori e violenza nell’Italia liberata, Laterza, Roma-Bari 2011. Sono abbastanza numerosi anche gli interventi sugli anni 1950 e 1960, con una forte curiosità per i rapporti fra America e destra italiana (Michele Tossani, La difficile identità. L’estrema Destra italiana e l’America nella stampa neofascista tra il 1945 e il 1960, Aracne, Roma 2010, e Federico Robbe, L’impossibile incontro. Gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta, Franco Angeli, Milano 2012) e per quelli con la Democrazia Cristiana (Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la crisi del governo Tambroni, “Nuova Storia Contemporanea”, XIV, 2, 2010, pp. 87-112; Lucia Ducci, Il secondo viaggio di De Gasperi oltre-Atlantico nella stampa statunitense (24-26 settembre 1951), “Quaderni Degasperiani per la Storia dell’Italia Contemporanea”, 4, 2012, pp. 147-171), nonché per la comprensione italiana degli avvenimenti d’oltre Atlantico (Luigi Bruti Liberati, Witch-Hunts and Corriere della Sera. A Conservative Perception of American Political Values in Cold War Italy: The 1950s, “Cold War History”, 11, 1, 2011, pp. 69-83). Sugli anni settanta abbiamo Maurizio Molinari, Governo ombra, Rizzoli, Milano 2012. Infine troviamo il giudizio statunitense sul governo Berlusconi ricostruito a partire da wikileaks: Mimmo Franzinelli e Alessandro Giacone, La provincia e l’impero. Il giudizio americano sull’Italia di Berlusconi, Feltrinelli, Milano 2011. Tale giudizio deve essere letto alla luce della tradizionale e in genere negativa considerazione degli italiani da parte degli statunitensi: Stefano Luconi, La rappresentazione degli italiani nell’immaginario statunitense, “Diacronie”, 5, 4, 2010, http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2011/01/LUCONI_La-rappresentazione-degli-italiani-nellimmaginario-statunitense.pdf; Matteo Sanfilippo, Faccia da italiano, Roma, Salerno Editrice, 2011.

Molto concerne le relazioni internazionali, si vedano in particolare i lavori di Leopoldo Nuti: L’Italia e l’Alleanza atlantica, in Gli italiani in guerra. Conflitti, identità, memorie dal Risorgimento ai nostri giorni, diretto da Mario Isnenghi, V, Le armi della Repubblica: dalla Liberazione a oggi, a cura di Nicola Labanca, UTET, Torino 2009, pp. 59-76; Italian Foreign Policy in the Cold War: A Constant Search for Status, in Italy in the Post-Cold War Order. Adaptation, Bipartisanhip, Visibility, a cura di Maurizio Carbone, Lexingtonbook, Lanham 2011, pp. 25-46; Die Nukleardebatte in der italienischen Politk der spaeten 1970er und fruehen 1980er Jahre, in Zweiter Kalter Krieg und Friedensbewegung. Der NATO-Doppelbschluss in deutsch-deutscher und internationaler Perspektive, a cura di Philipp Gassert, Tim Geiger e Hermann Wentker, Oldenbourg, München 2011, pp. 325-344; Italy’s Nuclear Choices, “UNISCI Discussion Papers”, 25, 2011, pp.167-181.

Talvolta il rapporto tra Italia e Stati Uniti è mediato dalla presenza dell’autore in questi ultimi. Abbiamo qui una memorialistica di viaggio che si trasforma in riflessione politica, se non in giudizio sulla nazione visitata/studiata: Franco Andreucci, 49 pezzetti d’America, ETS, Pisa 2010; Roberto Faenza, Un giorno quest’America. Diario avventuroso di un regista italiano nell’America di Obama, Aliberti, Reggio Emilia 2012. Qualche volta il risultato è comunque curioso, come nel quadro musicale di Guendalina Sibona, Appunti da New York. Su e giù al ritmo della Grande Mela, Aereostella, Milano 2012, e di Cristina Donà e Michele Donina, God Less America, Galaad Edizioni, Giulianova 2010 (sui luoghi delle canzoni di Bruce Springsteen), oppure interessante, come nel quadro urbanistico di Alessandro Coppola, Apocalypse town. Cronache dalla fine della civiltà urbana, Laterza, Roma-Bari 2012 7, in quello ecologico di Cinzia Scarpino, US Waste. Rifiuti e sprechi d’America. Una storia dal basso, Il Saggiatore, Milano 2011, o ancora in Fabrizia Forte, Il sogno del giardino. Paesaggi invisibili americani, Massa, Napoli 2010. Tuttavia spesso si ha l’impressione che essere sul posto non garantisca una buona visuale e che i libri prodotti potrebbero piuttosto divenire un oggetto di studio nell’analisi degli italiani a priori sugli Stati Uniti. È quanto, per esempio, si ricava in controluce da Gianni Minischetti, Oriana Fallaci in New York, Sperling & Kupfer, Milano 2011. Talvolta, tuttavia, la presenza sul posto garantisce scoperte interessanti come l’albo fotografico commentato in Geminello Alvi e Gianni Riotta, New York. Born back into the past, Alinari 24 Ore, Firenze 2011.

Tornando ai rapporti tra Italia e Stati Uniti, abbiamo ancora lo studio dei risvolti culturali e mediatici: ItaliaAmerica: il mondo dei media, a cura di Emanuela Scarpellini e Jeffrey T. Schnapp, il Saggiatore – Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 2012 (secondo volume di una serie iniziata con ItaliaAmerica: l’editoria, a cura di Idd., 2008). Nonché quello delle relazioni economiche: Federico Rigamonti, By Chance or Deliberate Effort. Gli investimenti statunitensi di Benjamin Ingham e della sua ditta 1840-1950, in Studi Storici dedicati a Orazio Cancila, a cura di Antonino Giuffrida, Fabrizio D’Avenia e Daniele Palermo, Mediterranea, Palermo 2011, pp. 1370-1440; Francesca Fauri, La special relationship Fiat-Chrysler. Dall’accordo del 10 aprile 1947 a quello del 30 aprile 2009, “Italia contemporanea”, 258, 2010, pp. 57-72, e Il piano Marshall e l’Italia, il Mulino, Bologna 2010.

Un aspetto particolare dei rapporti fra la Penisola e gli Stati Uniti è legato a quelli tra Washington e il Vaticano e tra i cattolici statunitensi e la Curia pontificia: Gabriele Iacovino, Henry Cabot Lodge: l’uomo di Nixon alla Santa Sede, “Nuova Storia contemporanea”, XIII, 3, 2009, pp. 89-116; Giulia D’Alessio, Santa Sede, Stati Uniti e cattolicesimo americano negli anni di Pio XI, in Pius XI: Keywords, a cura di Alberto Guasco e Raffaella Perin, LIT, Zurich-Berlin, 2010, pp. 383-392; Lucia Pozzi, Vaticano e controllo delle nascite: l’evoluzione della famiglia negli Stati Uniti degli anni Trenta, “Storia e futuro”, 27, 2011, http://www.storiaefuturo.com/it/numero_27/articoli/1_famiglia-contraccezione-ogino-knaus-vaticano~1440.html; Alberto Guasco, Pius XI and America, “Journal of Modern Italian Studies”, 16, 3, 2011, pp. 404-407 (sul convegno Pius XI and America, 2010, alla Brown University); Luca Castagna, Un ponte oltre l’oceano. Assetti politici e strategie diplomatiche tra Stati Uniti e Santa Sede nella prima metà del Novecento (1914-1940), il Mulino, Bologna, 2012. Nell’ambito dei rapporti tra Chiese europee e statunitensi non si è, però, pensato alla sola Chiesa romana, ma anche a quelle protestanti, si veda il quadro generale in L’Europa e la sua espansione religiosa nel  continente nordamericano, a cura di Luciano Vaccaro, Centro Ambrosiano, Gazzada, 2012, un episodio particolare in Matteo Sanfilippo, Alessandro Gavazzi: oltre l’Italia, l’America, “Barnabiti Studi”, 123, 2011, pp. 245-267, e i saggi di Massimo Rubboli: La teologia biblica del Patto e la Costituzione americana, “Humanitas”, 65, 2010, pp. 15-31; Illuminismo, filosofia scozzese del Common sense e protestantesimo americano, in Illuminismo e protestantesimo, a cura di G. Cantarutti and S. Ferrari, Franco Angeli, Milano 2010, pp. 229-242; Calvinismo in America: dagli ugonotti ai puritani, “Dimensioni e problemi della ricerca storica”, 2, 2010, pp. 165-185; I battisti. Un profilo storico-teologico, Claudiana, Torino 2011. Senza tralasciare l’antologia di testi curata da Mario Corona, I puritani d’America, Aracne, Roma 2009, si può inoltre segnalare che Tiziano Bonazzi, Rôle privé des religions et rôle public de la foi religieuse aux États-Unis, in L’enseignement du fait religieux à l’ère de la mondialisation, a cura di Mohammed Haddad, Simpact, Tunis 2010, pp. 125-135, indaga un aspetto centrale della cultura statunitense, mentre Luca Codignola approfondisce la rete transatlantica cattolica nell’età napoleonica: From “France’s Cromwell” to “Consummate Brigand”: North Atlantic Catholics and Napoleon, 1789-1815, in Napoleon’s Atlantic. The Impact of Napoleonic Empire in the Atlantic World, a cura di Christophe Belaubre, Jordana Dym e John Savage, Brill, Leiden-Boston 2010, pp. 25-44, e La storiografia sulla Chiesa Cattolica nei paesi del Nord America 1760-1830, in Venti secoli di storiografia ecclesiastica. Bilancio e prospettive, a cura di Luís Martínez Ferrer, EDUSC, Città del Vaticano 2010, pp. 353-359. Infine Luca Codignola, Giovanni Pizzorusso e Matteo Sanfilippo, Le Saint-Siège, le Canada et le Québec. Recherches dans les archives romaines, Sette Città, Viterbo 2011, accennano ai rapporti tra Chiesa cattolica statunitense e Chiesa cattolica canadese.

Il momento chiave nella crescita del cattolicesimo statunitense è legato alla sua penetrazione tra le masse emigrate ottocentesche: Francesco Motto, Vita e azione della parrocchia nazionale salesiana dei SS. Pietro e Paolo a S. Francisco (1897-1930). Da colonia di paesani a comunità di italiani, LAS, Roma 2010; Migrazioni. Dizionario socio-pastorale, a cura di Graziano Battistella, SIMI-San Paolo, Roma – Cinisello Balsamo 2010; Matteo Sanfilippo, Emigranti portoghesi negli Stati Uniti: la documentazione vaticana, in Hinc Illae Lacrimae, a cura di Gaetano Platania, Cristina Rosa e Mariagrazia Russo, Viterbo, Sette Città, 2010, pp. 445-452; Id., La Santa Sede e l’emigrazione dall’Europa centro-orientale negli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento, Sette Città, Viterbo 2010.

Gli studi sull’emigrazione non si limitano soltanto a seguire lo sviluppo del cattolicesimo, ma approfondiscono ogni aspetto della presenza soprattutto italiana. A tal proposito è difficile procedere con ordine: il settore è infatti quello che è maggiormente cresciuto nel corso di questi ultimi 25 anni, come d’altronde tutta la produzione sui fenomeni migratori: Matteo Sanfilippo, Una produzione sterminata: 2009-2010, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, 7, 2011, pp. 150-156. Bisogna dunque costruire una sorta di elenco telefonico, ricordando alcuni temi e alcuni autori, senza, però, dimenticare che vi è un enorme spazio coperto da produzioni divulgativo-giornalistiche in caccia degli aspetti più curiosi. In Angelo Mastrandrea, Il trombettiere di Custer e altri migranti, Ediesse, Roma 2010, si passa per esempio da John Martin, unico superstite tra i cinque squadroni del Settimo Cavallerie massacrati a Little Big Horn, all’anarchico Mario Buda, che nel 1920 compì un feroce attentato a Wall Street, dal gangster Joe Gallo al gestore di locali musicali Mike Porco, che lanciò Bob Dylan a New York. In Giuliano Orlando, Rocky Marciano l’invincibile, Limina, Arezzo 2011, una biografia sportiva è invece utilizzata per verificare i risultati concreti dell’integrazione. Infine, Maurizio Molinari, Gli italiani di New York, Laterza, Roma-Bari 2011, accatasta interviste e ritratti apparentemente senza molto costrutto, se non per indicare che la presenza italiana in quella città è estremamente variegata.

Tra gli autori che si sono più interessati all’emigrazione italiana negli Stati Uniti possiamo ricordare l’opera immane di Stefano Luconi, già più volte menzionata in queste rassegne: Reazioni negli Stati Uniti al crollo del fascismo. Le comunità italo-americane, in Le reazioni interne ed internazionali al crollo del regime fascista: 25 luglio 1943, a cura di Michele Abbate e Robert Mallett, Edizioni Sabinæ, Cantalupo in Sabina 2010, pp. 87-104; Il Ministero degli Affari Esteri nel periodo fascista, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, 6, 1, 2010, pp. 23-37; From the Construction of Ethnic Identity to Assimilation: Italian Americans and Consumerism in Providence, Rhode Island, 1900-1960, “VIA: Voices in Italian Americana”, 21, 1, 2010, pp. 62-81; Crossing Borders on the Picket Line: Italian-American Workers and the 1912 Strike in Lawrence, Massachusetts, “Italian Americana”, 28, 2, 2010, pp. 149-61; L’identité ethnique des Italo-Américains et le traumatisme de la Seconde Guerre mondiale, in Guerres et identités dans les Amériques, a cura di Marie-Christine Michaud e Joël Delhom, Presses Universitaires de Rennes, Rennes 2010, pp. 71-80; Italian Americans’ Self-Representation at the Dawn of the 21st Century, in USA: Identities, Cultures, and Politics in National, Transnational and Global Perspectives, a cura di Marina Camboni et al., Edizioni Università di Macerata, Macerata 2010, pp. 515-525; Ethnicity and Race in the Representation of Italian Americans’ Identity, in Identités et cultures minoritaires dans l’aire anglophone: Entre “visibilité” et “invisibilité”, a cura di Lucienne Germain et al., L’Harmattan, Paris 2010, pp. 209-225; Italian Americans and Transnationalism: Old Wine in New Bottles?, in Italian Passages: Making and Thinking History, a cura di John Paul Russo e Teri Ann Bengiveno, American Italian Historical Association, New York 2010, pp. 74-87; con Danilo Catania e Gianfranco Zucca, Guardando l’oceano da un grattacielo, Sette Città, Viterbo 2011; Discrimination and Identity Construction: The Case of Italian Immigrants and their Offsprings in the USA, “Journal of Intercultural Studies”, 32, 3, 2011, pp. 293-307; Luoghi catalizzatori dell’emigrazione italiana di massa negli Stati Uniti: Pittsburgh e Paterson, in Mattia Giurelli, un migrante tra Porchiano e Paterson, a cura di Alberto Sorbini, Editoriale Umbra, Foligno 2011, pp. 65-99; The Pitfalls of the ”Italian Diaspora”, “Italian American Review”, 1, 2, 2011, pp. 147-176; The Ethnic Press and the Translation of the U.S. Political System for Italian Immigrants in the United States, 1924-1941, nel già ricordato Translating America, a cura di Marina Camboni, Andrea Carosso, Sonia Di Loreto e Marco Mariano, pp. 317-331; Italian Migrations and Diasporic Approaches: Historical Phenomena and Scholarly Interpretations, in The Cultures of Italian Migrations: Diverse Trajectories and Discrete Perspectives, a cura di Graziella Parati e Anthony Julian Tamburri, Fairleigh Dickinson University Press, Madison, NJ, 2011, pp. 153-68; Whiteness and Ethnicity in Italian-American Historiography, in The Status of Interpretation in Italian American Studies, a cura di Jerome Krase, Forum Italicum, Stony Brook NY 2011, pp. 146-63. È di poco meno impressionante la produzione di Matteo Pretelli: Il fascismo e gli italiani all’estero, CLUEB, Bologna 2010; L’emigrazione italiana negli Stati Uniti, il Mulino, Bologna 2011; The Myth of Mussolini in the U.S. “Little Italies”, in Przewroty – Rewolucje – Wojny, a cura di Adam Kosiadlo, Wydawnictwo Uniwersytetu Gdańskiego, Gdańsk 2011, pp. 273-283; Education in the Italian Colonies during the Interwar Period, “Modern Italy”, 3, 2011, pp. 275-294; La via fascista alla democrazia americana. Cultura e propaganda nelle comunità italo-americane, Sette Città, Viterbo 2012. I due autori hanno inoltre co-firmato L’immigrazione negli Stati Uniti, il Mulino, Bologna 2008, e assieme a Marco Sioli hanno studiato i meccanismi di esclusione/accettazione degli immigrati sin dal più lontano passato: Marco Sioli, The Repression in the Early Republic: John Adams, the Alien and Sedition Acts, and the Politics of Exclusion, “RSA Journal”, 19, 2008, pp. 151-172; Stefano Luconi, Sigillare la frontiera: immigrazione, sicurezza e integrazione, in Oltre il secolo americano?, cit., pp. 251-65; Matteo Pretelli, Stati Uniti. Una legge per l’immigrazione, “Il Mulino”, 5/2010, pp. 798-895, e Dal Trattato di Guadalupe-Hidalgo al Secure Fence Act. Politiche statunitensi di controllo del confine fra Messico e Stati Uniti, “Memoria e Ricerca”, 39, 2012. Sempre su quest’ultimo tema vedi anche Gli stranieri e i diritti. Europa e Nord America a confronto, a cura di Lucio Pegoraro e Justin O. Frosini, CLUEB, Bologna 2010, nonché Daniele Fiorentino, Multiculturalism and the Legacy of Cultural Pluralism, “RSA Journal”, 20 (2009, ma apparso nel 2012), pp. 111-126, che presenta le posizioni di chi già nel primo Novecento era a favore di una maggiore apertura alle culture degli immigranti.

Passiamo ora ai temi trattati dagli studiosi dell’emigrazione, iniziando con l’approfondimento dell’impatto psicologico dello stesso viaggio migratorio (Augusta Molinari, Emigrazione e follia nel primo Novecento. Una storia poco nota dell’emigrazione transoceanica italiana, “Rivista sperimentale di freniatria”, CXXXV, 3, 2010, pp. 47-65; Sebastiano Marco Cicciò, “E il viaggio non finiva mai”. Note sull’emigrazione italiana transoceanica, “Storia e Futuro”, 22, 2010, http://www.storiaefuturo.com/it/numero_22/articoli/1_emigrazione-transoceanica~1311.html), e della creazione di specifiche forme comunitarie (William Foote Whyte, Street Corner Society [1943], a cura di Margherita Ciacci, il Mulino, Bologna 2011; Small Towns, Big Cities: The Urban Experience of Italian Americans, a cura di Dennis Barone and Stefano Luconi, American Italian Historical Association, New York 2010). Alcuni esplorano inoltre le filiere locali dell’esodo: Clara Pilotti Delaini e Angelica Leonesio Zielo, Appartenenza. Tremosine. Storie di emigrazione negli Stati Uniti d’America, Grafica 5, Trento 2010, e Marco Jaccond, Addio senza addio. Storia di uno zio d’America. Da Gaby in Valle d’Aosta a Glastonbury nel Connecticut, Priuli & Verlucca, Torino 2010. Altri si focalizzano sulle migrazioni risorgimentali, quando politica ed economia congiurano nello spingere a partire: Agostino Bistarelli, Gli esuli del risorgimento, il Mulino, Bologna 2011. Dal Risorgimento in poi si sviluppa anche una letteratura italiana in America che talvolta coincide e talvolta collide con lo sguardo sugli Stati Uniti dei letterati italiani: è il campo preferito da Martino Marazzi (A occhi aperti. Letteratura dell’emigrazione e mito americano, Franco Angeli, Milano 2011), ora abilmente invaso da Gianni Paoletti, Vite ritrovate. Emigrazione e letteratura italiana di Otto e Novecento, Editoriale Umbra, Foligno 2011, Stefano Luconi, Guido Piovene nell’America di Truman, “Forum Italicum”, 45, 1, 2011, pp. 124-37, e Ambra Meda, Al di là del mito. Scrittori italiani in viaggio negli Stati Uniti, Vallecchi, Firenze 2011. Accanto alla letteratura dobbiamo infine ricordare la musica, importantissima nella vita quotidiana degli immigrati, come segnala Gianni Daldello, The America dream, Italic, Ancona 2010 (con tre cd), e in quella di fabbrica, vedi Ferdinando Fasce, Singing and Morale-Building on the Shopfloor in World War One Waterbury, “Connecticut History”, 50, 2, 2011, pp. 146-157, oltre che nell’affermazione mediatica del gruppo immigrato: Franco Meli, Il mio nome è Frank Sinatra. Una leggenda italoamericana, Arcipelago Edizioni, Milano 2011.

Proprio la fabbrica è un argomento che riappare nella nostra rassegna dopo alcuni anni di assenza. Ora sembra trovare il suo posto all’incrocio fra studio degli emigranti italiani e storia del movimento operaio locale (Stephen Brier e Ferdinando Fasce, Italian Militants and Migrants and the Language of Solidarity in the Early-Twentieth-Century Western Coalfields, “LABOR. Studies in Working-Class History of the Americas”, 8, 2, 2011, pp. 88-122) o della sinistra (Stefano Luconi, L’ottantennale della morte di Sacco e Vanzetti, “Archivio storico dell’emigrazione italiana”, 6, 1, 2010, pp. 117-131; Mario Gianfrate, Jennifer Guglielmo e Vito Antonio Leuzzi, Elvira Catello e la «Lux» tra utopia e libertà. Una pacifista pugliese a New York nel ‘900, Dal sud, Bari 2011). In questo recupero del lavoro e dell’antagonismo politico si distingue la storia orale, in particolare la pluridecennale ricerca di Alessandro Portelli, America profonda. Due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky, Donzelli, Roma 2011 (They Say in Harlan County. An Oral History, Oxford University Press, New York 2010). Va, però, anche segnalato il contributo di Valerio Evangelisti, già autore di alcuni romanzi sul movimento operaio statunitense e gli immigrati (Noi saremo tutto e One Big Union, Mondadori, Milano rispettivamente 2004 e 2011), alla traduzione di Richard Boyer e Herbert Morais, Storia del movimento operaio negli Stati Uniti 1861-1955 [1955, poi riedita nel 1979], a cura di Mario Maffi, Odoya, Bologna 2012. Evangelisti ha firmato un testo introduttivo su L’antagonismo cancellato, che, abbreviato, è apparso anche su “La Repubblica”, che è disponibile all’indirizzo http://www.carmillaonline.com/archives/2012/04/004253.html.

Si è accennato agli inizi ad alcuni elementi ricorrenti nella produzione italiana sugli Stati Uniti. Per ora abbiamo soprattutto discusso dei rapporti internazionali, ma un’altra colonna portante dell’americanistica è legata al ripetersi delle elezioni presidenziali. Queste sono sempre molto studiate, vedi da ultimo Marco Morini, Gli spot elettorali nelle campagne presidenziali americane: forme, immagini, strategie, Otto, Torino 2011. Inoltre determinano la polarizzazione su singoli personaggi: si pensi al profluvio di opere su Obama. Abbiamo i ritratti del presidente, la presentazione dei suoi avversari e dei suoi alleati, i dubbi sulla sua possibilità di essere rieletto, le analisi della sua azione: Federico Romero, Il Presidente senza le parole giuste, in “Aspenia Online”, 5 febbraio 2010, http://www.aspeninstitute.it/aspen/?q=ar/Romero_Obama_050210; Alberto Pasolini Zanelli, L’ora di Telemaco. Un’odissea americana, Settecolori, Lamezia Terme 2010; Giovanni Castellaneta, Obama e l’ombra cinese, Guida, Napoli 2010; Raffaele Sciortino, Obama nella crisi globale. Dal we can al we can’t, Abiblio, Trieste 2010; Mario Margiocco, Il disastro americano. Riuscirà Obama a cambiare Wall Street e Washington?, Fazi, Roma 2010; Sergio Fabbrini e Ray La Raja, I democratici americani nell’epoca di Barack Obama, Solaris, Roma 2010; Claudio Angelini, Obama. Un anno di sfide, Rizzoli, Milano 2010; A un anno dal sogno. Politica e comunicazione dell’amministrazione Obama, a cura di Elena Acuti and Debora Spini, Edizioni ETS, Pisa, 2010; Obama, addio?, “Acoma”, nuova serie, 1, 2011; Giampiero Gramaglia, Tutti i rivali del presidente. I candidati repubblicani contro Obama, Editori Riuniti, Roma 2011; Giulietto Chiesa e Pino Cabras, Barack Obush, Ponte alle Grazie, Milano 2011; Glauco Maggi e Maria Teresa Cometto, Obama dimezzato. L’America verso il 2012, Boroli Editore, 2011. Un posto particolare in questi studi spetta alla disanima della questione sanitaria, vista come un momento cruciale, se non addirittura come la causa, delle sue difficoltà: Gavino Maciocco, Piero Salvadori e Paolo Tedeschi, Le sfide della sanità americana. La riforma di Obama, Il Pensiero scientifico, Roma 2010, e Giorgio Freddi, L’anomalia americana. Perché è tanto difficile, se non impossibile, riformare la sanità statunitense, Vita e Pensiero, Milano 2012.

La ricca letteratura sull’attuale presidente spinge a muoversi in due direzioni complementari: lo studio della politica interna e il ruolo degli afro-statunitensi. Riguardo alla prima i contributi sembrano andare in tutte le direzioni. Da un lato, riscontriamo la grande attenzione per i nemici del presidente: Michele Tossani, Repubblicani senza Bush. Storia e prospettive del conservatorismo americano, Aracne, Roma 2010. Marco Respinti, L’ora dei “tea party”. Diario di una rivolta americana, Solfanelli, Chieti 2010; Guglielmo Tossani, L’altra America. Il partito repubblicano sfida Obama, Brioschi, Milano 2010; Stefano Magni, It’s tea party time. Individuo e stato nell’America contemporanea, Fondazione Magna Carta, Roma 2011; Giovanni Borgognone e Martino Mazzonis, Tea party. La rivolta populista e la destra americana, Marsilio, Venezia 2012. Dall’altro, abbiamo la curiosità per il passato: Marco Sioli, Tra storia e mito. Politiche e usi politici di Abraham Lincoln, “Altre Modernità”, 3, 2010, pp. 156-165; Roberto Impicciatore, Causes and consequences of population growth: the Benjamin Franklin’s Observations, “Popolazione e storia”, 2/2008 (ma 2010), pp. 39-60; Luigi Marco Bassani, Dalla rivoluzione alla guerra civile. Federalismo e stato moderno in America 1776-1865, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009; Arnaldo Testi, Capture the Flag: The Stars and Stripes in American History, New York University Press, New York 2010; Id., introduzione, cura e traduzione di Plunkitt di Tammany Hall, ETS, Pisa 2010, seconda edizione ampliata; Gli antifederalisti. I nemici della centralizzazione in America (1787-1788), a cura di Alberto Giordano e Luigi Marco Bassani, IBL Libri, Torino 2011; L’età di Thomas Paine. Dal senso comune alle libertà civili americane, a cura di Matteo Battistini e Marco Sioli, Franco Angeli, Milano 2011; Matteo Battistini, Una Rivoluzione per lo Stato. Thomas Paine e la Rivoluzione americana nel mondo atlantico, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012. Sul primo versante si trovano utili suggestioni in La storia politica negli Stati Uniti d’America: un dialogo a più voci, a cura di Raffaella Baritono, “Ricerche di Storia Politica”, 1, 2012, pp. 63-82, e Stefano Luconi, Urban and Regional Interests, in A Companion to Franklin D. Roosevelt, a cura di William D. Pederson, Wiley-Blackwell, Malden, MA, 2011, pp. 114-34. Sul secondo versante si deve consultare la produzione di Matteo Battistini: Living in Transition in the Atlantic World: Democratic Revolution and Commercial Society in Thomas Paine Political Thought, in http://nuevomundo.revues.org/, e The Transatlantic Republican. Thomas Paine e la democrazia nel mondo atlantico, “Contemporanea”, XII, 4, 2009, pp. 625-650. Bisogna inoltre consultare Luca Codignola, Little Do We Know. History and Historians of the North Atlantic, 1492-2010, E-book a cura di Matteo Binasco, CNR – Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, Cagliari- Genova-Milano-Roma-Torino 2011, e leggere alcuni saggi sui pensatori politici americani: Visioni del comunismo. Harold D. Lasswell, Nathan Leites e Bertram Wolfe tra politica e scienze sociali, a cura di Andrea Mariuzzo e Franco Andreucci, L’Ornitorinco, Milano 2010; Giorgio Mariani, “Safety is in our speed”: Reading Bauman Reading Emerson, “Review of International American Studies”, 4, 2-3, 2009-2010, pp. 40-48; Sebastiano Maffettone, Introduzione a Rawls, Laterza, Roma-Bari 2010; Francesco Regalzi, Walter Lippman, Nino Aragno, Torino 2011.

Sempre restando nel campo di una storia politica a tutto tondo, che è assieme anche storia sociale, uno dei libri più importanti è Bruno Cartosio, I lunghi anni Sessanta. Movimenti sociali e cultura politica negli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano 2012. Questo lavoro si pone a mezza strada fra le analisi dell’oggi e quelle di ieri, perché lo studioso riflette su una vicenda ormai lontana mettendo in evidenza, però, quanto alcuni suoi effetti abbiano ancora oggi importanza, come del resto aveva già segnalato curando assieme a Fabrizio Tonello, 1968-2008, da ieri a domani, “Ácoma”, 37, 2008 8. Scartando il lato più decisamente legato allo spettacolo, cui sono dedicati Alessio Cacciatore, Woodstock 1969. La storia, i protagonisti, la leggenda, Gruppo Albatros, Roma-Viterbo 2011, e 1969. Storia di un favoloso anno rock da Abbey Road a Woodstock, a cura di Riccardo Bertoncelli, Giunti, Firenze 2011, oppure l’analisi dell’apporto marcusiano, Giuseppe Gagliano, La nuova sinistra americana e il movimento del maggio francese nelle interpretazioni di Herbert Marcuse e Raymond Aron, UNI Service, Trento 2011, Cartosio mette in evidenza l’importanza di quel decennio per l’evoluzione del concetto di giustizia sociale 9, in particolare per la posizione degli afro-statunitensi. Proprio quest’ultimo tema è affrontato nelle ampie sintesi di Enrico Beltramini, L’America post-razziale. Etnia, politica e religione dalla schiavità a Obama, Einaudi, Torino 2010, e Stefano Luconi, Gli afro-americani dalla guerra civile alla presidenza di Barack Obama, CLEUP, Padova 2011, oltre che dal più specifico e dettagliato contributo di Nadia Venturini, Con gli occhi fissi alla meta. Il movimento afroamericano per i diritti civili, 1940-1965, Milano, FrancoAngeli, 2010. Sempre di Ead., America post-razziale? Percorsi di analisi su razza ed etnicità negli Stati Uniti, “Passato e presente”, 86, 2012, pp. 123-136, presenta un bilancio degli studi sull’argomento. I testi di Beltramini e Luconi menzionano come termine ad quem Obama e in effetti la presidenza di quest’ultimo ha avuto un certo effetto se non sulla condizione degli afro-statunitensi quanto meno sugli studi ad essi relativi. Negli anni passati erano stati infatti relativamente pochi, mentre in questi tre anni sono aumentati e hanno ripercorso la storia dei neri dal primo Ottocento: Marco Sioli, “A scandalous and inhuman traffic”: gli Stati Uniti e la soppressione della tratta degli schiavi, “Culture”, 21, 2008, pp. 99-114; Giovanni Fabbi, Le trincee lontane. Il Sud degli Stati Uniti e la Prima Guerra Mondale: Il caso del Sud Carolina, Otto editore, Torino 2009; Ferdinando Fasce, Il colore del petrolio. Ernest Dichter, la benzina e la questione razziale, “Contemporanea”, XIII, 3, 2010, pp. 513-532; William E. Du Bois, Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo, a cura di Sandro Mezzadra, il Mulino, Bologna 2010; Giovanna Garamone, Sonia Sanchez, afroamerican dream. La protesta diventa cultura, Aracne, Roma 2011; Antonio Soggia, La nostra parte per noi stessi. I medici afro-americani tra razzismo, politica e riforme sanitarie (1945-1968), FrancoAngeli, Milano 2012. Sono stati inoltre studiati i movimenti razzisti, che hanno invano cercato di fermare l’ascesa afro-statunitense: Guido Caldiron, L’impero invisibile. Destra e razzismo dalla schiavitù a Obama, Manifestolibri, Roma 2010, e Franco Nencini, Storia del Ku Klux Klan, Odoya, Bologna 2010.

L’attenzione per gli afro-statunitensi non è stata eguagliata da quella per i nativi americani, seguiti soprattutto da Fedora Giordano: “Speaking for the Generations”: lingua delle origini e poesia nativa americana, in La lingua delle origini nel Novecento. Poeti e filosofi. a cura di Giuliana Ferreccio, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2010, pp. 183-212; Immagini di Indiani d’America nei Musei Vaticani: i bozzetti di Ferdinand Pettrich, in Letture d’immagini. Storie, rappresentazioni, simboli, a cura di Ciro Robotti, Edizioni Grifo, Lecce 2011, pp. 137-154; Notes on Contemporay Indian Identity, “RSA Journal”, 20, 2009 (ma 2012), pp. 47-62; a cura di, Gli indiani d’America e l’Italia, IV, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2012. È inoltre apparso un lavoro sull’età coloniale: Emanuela Usai, All’ombra della Lunga Casa. Lega irochese e Imperi coloniali europei in Nord America nel XVII secolo, Franco Angeli, Milano 2010.

Un altro settore che ha rivelato una forte tendenza alla crescita è quello della storia delle donne. In parte potrebbe essere l’onda lunga degli anni 1960, Cartosio sottolinea infatti quanto le rivendicazioni femminili siano una eredità di quel periodo. In parte, però, è anche il frutto di avvenimenti e riflessioni più vicine nel tempo, come rileva Raffaella Baritono, Un nuovo protagonismo delle donne, nel già più volte citato Oltre il secolo americano?, pp. 153-170, e Il pensiero politico delle donne in La politica e gli Stati. Problemi e figure del pensiero occidentale, , a cura di Raffaella Gherardi, Carocci editore, Roma 2011, edizione ampliata e aggiornata, pp. 65-78. Si vedano inoltre il quadro teorico in World Wide Women. Globalizzazione, Generi, Linguaggi, E-Book a cura di Tiziana Caponio, Fedora Giordano, Beatrice Manetti e Luisa Ricaldone, Università di Torino – CIRSDe, Torino 2011, e Raffaella Baritono, introduzione e cura di Chandra T. Mohanty, Femminismo senza frontiere. teoria, differenze, conflitti, Ombrecorte, Verona 2012, e quello storico in Femminismi  senza frontiere, a cura di Elisabetta Bini e Arnaldo Testi, “Genesis. Rivista della Società Italiana delle Storiche”, 2009/2 (ma autunno 2010). Approcci più specifici sono in Maria Susanna Garroni, La Women’s International League for Peace and Freedom tra le due guerre: un percorso tra istituzioni e società, “Giornale di storia contemporanea”, XII, 2, 2009, pp. 90-115; il già citato studio di Fabbi, Le trincee lontane. Il Sud degli Stati Uniti e la Prima Guerra Mondale; Donatella Izzo, Women and Men, in Henry James in Context, a cura di David McWhirter, Cambridge University Press, Cambridge 2010, pp. 378-88; Raffaella Baritono, La politica del velo, “Passato e presente”, 80, 2010, pp. 165-175; Power Underestimated. American Women Art Collectors, a cura di Inge Reist e Rosella Mamoli Zorzi, Marsilio, Venezia 2011. Da segnalare anche l’edizione italiana di Angela M. Jeannet, Il grande risveglio. Il movimento delle donne nell’America profonda, Franco Angeli, Milano 2010, sugli anni 1970 in Pennsylvania: i documenti dell’autrice, docente di italiano e francese negli Stati Uniti, relativi agli anni 1969-1983 si trovano nella Rubenstein Library alla Duke University. Per una presentazione vedi la pagina http://library.duke.edu/rubenstein/findingaids/jeannetangela/.

Dobbiamo ancora ricordare un cospicuo numero di studi sulla produzione culturale americana. In primo luogo uno studio dei monopoli mediatici (Franco Palumberi, Gli imperi dei mass media in America, Lotta Comunista, Milano 2011), uno della satira politica (La Guerra Fredda nella Satira Politica Est/Ovest, a cura di Elena Baldassarri e Pia G. Celozzi Baldelli, Aracne, Roma 2010) e alcuni su letteratura e graphic novel: Il graphic novel negli Stati Uniti, a cura di Vincenzo Bavaro e Donatella Izzo, “Ácoma”, 38, 2009, e Paolo Simonetti, Supereroi postmoderni: letteratura e graphic novel negli Stati Uniti, “Fictions. Studi sulla narratività”, IX, 2010, pp. 31-57. In secondo luogo non si deve dimenticare la letteratura tout court, dove bisogna prima di tutto segnalare La letteratura Americana dal 1900 a oggi. Dizionario per autori, a cura di Luca Briasco e Mattia Carratello, Einaudi, Torino 2011 e poi una serie di interventi su singoli autori e temi: Vittoria Intonti, Small Circular Frame: La narrativa breve di Henry James, Napoli, Liguori, 2009; La letteratura per l’infanzia negli Stati Uniti, a cura di Anna Scacchi e Cinzia Schiavini, 39, 2010; Simone Francescato, Collecting and Appreciating: Henry James and the Transformation of Aesthetics in the Age of Consumption, Peter Lang, Oxford 2010; Massimo Bacigalupo, Rapallo and Rome, in Ezra Pound in Context, a cura di Ira B. Nadel, Cambridge University Press, Cambridge 2010, pp. 250-260; Frontiers and Cultures: Euro- and Pan-American Studies / Fronteras y Culturas: Estudios Euro y Panamericanos, a cura di Margherita Cannavacciuolo e Simone Francescato, Studio LT2, Venezia 2011; Fiorenzo Iuliano, Il corpo ritrovato. Storie e figure della corporeità negli Stati Uniti di fine Novecento, Shake, Milano 2012. Infine, abbiamo l’enorme lavoro di Salvatore Proietti sulla letteratura fantascientifica, in parte ricostruibile all’indirizzo http://www.fantascienza.com/magazine/collaboratori/360/profilo/salvatore-proietti/, senza dimenticare le sue prefazioni per le collane di Delos Books e la sua partecipazione alla nuova rivista “Anarres”.

Come al solito sono molti e assai interessanti gli interventi sul cinema. In genere sono imperniati su singoli autori: Fabio Migneco, Richard Linklater. L’età inquieta, Falsopiano, Alessandria 2011; Robert Altman, a cura di Emanuela Martini, Il castoro, Milano 2011; Gus Van Sant, a cura di Barbara Grespi, Marsilio, Venezia 2011; Nicolò Barretta, Andrea Chimento e Paolo Parachini, Alla ricerca della (in)felicità. Il cinema di Todd Solonz, Falsopiano, Alessandria 2012; Il cinema di Don Siegel, a cura di Fabio Zanello, Edizioni Il Foglio, Piombino 2012. Però, non mancano i tagli tematici: Roy Menarini, Il cinema dopo il cinema. Dieci idee sul cinema americano 2001-2010, Le Mani, Recco 2010 (il cinema dopo l’11 settembre); Oreste De Fornari, Classici americani, Le Mani, Recco 2011; Federico Pagello, Grattacieli e superuomini. L’immagine della metropoli tra cinema e fumetto, Le Mani, Recco 2011; Letizia Rogolino, Il mito del viaggio nel cinema americano contemporaneo, Falsopiano, Alessandria 2012; Cinema e generi 2012, a cura di Renato Venturelli, Le Mani, Recco 2012 (fa parte di una serie di volumi, spesso su film e serie statunitensi, iniziata nel 2005). Troviamo pure un lavoro sul filone disneyano: Roberto Lasagna, Walt Disney. Una storia del cinema, Falsopiano, Alessandria 2012, che ricostruisce la vicenda non solo del capostipite, ma della compagnia stessa. Abbiamo quindi saggi su singoli attori, ritratti come epitomi di un periodo: Claudio Manari, Elisabeth Taylor, Gremese, Roma 2010; Mariapaola Pierini, Gary Cooper. Il cinema dei divi, l’America degli eroi, Le Mani, Recco 2011; Audrey a Roma, a cura di Ludovica Damiani e Luca Dotti, Mondadori, Milano 2011 10. Nella stessa chiave sono proposti pure singoli film, in particolare da Elena Dagrada, Woody Allen: Manhattan, Lindau, Torino 2012 (ristampa di un saggio del 1997), e La grande rapina al treno. The Great Train Robbery (Edwin S. Porter, 1903) e la storia del cinema, Mimesis, Milano 2012. Sono infine stimolanti alcuni saggi che sfruttano i film per interpretare un periodo storico: Luigi Bruti Liberati, Hollywood contro Hitler. Immagini cinematografiche di una guerra giusta, Lampi di stampa, Milano 2010; Simone Francescato, La donna è mobile: Portraits of Suburban Women in 1970s American Cinema, Academica Press, Palo Alto CA 2010; Stefano Alpini, Visioni di Guerra. La fabbrica del consenso nel cinema hollywoodiano, ETS, Pisa 2011; Silvia Cassamagnaghi, Quando lo zio Sam volle anche loro. Hollywood, le donne e la seconda guerra mondiale, Mimesis, Milano 2011. Sempre in questo ambito si possono considerare pure gli studi sulle serie televisive (Franco Bonazzi e Daniela Pusceddu, Sex and the City e i paradossi della postmodernità, Franco Angeli, Milano 2010; Post-serialità. Per una sociologia delle tv-series. Dinamiche di trasformazione della fiction televisiva, a cura di Sergio Brancato, Liguori, Napoli 2011) e YouTube visto quale veicolo pubblicitario (Americo Bazzoffia, Spot 2.0, Franco Angeli, Milano 2010).

All’incrocio fra storia, letteratura e cinema troviamo gli studi sul vecchio West, un altro argomento improvvisamente riapparso grazie al lavoro pionieristico di Stefano Rosso, che ha curato Le frontiere del Far West. Forme di rappresentazione del grande mito americano, Shake, Milano 2008, e L’invenzione del west(ern). Fortuna di un genere nella cultura del Novecento, Verona, Ombre Corte, 2010. Sul piano più propriamente storico Ferdinando Fasce ha curato Il significato della Frontiera nella storia americana di Frederick J. Turner, “Contemporanea”, XII, 3, 2009, pp. 555-580, mentre su quello più divulgativo abbiamo Luca Barbieri, Storia dei pistoleri, Odoya, Bologna 2010, e Mario Bussoni, Buffalo Bill in Italia. L’epopea del Wild West Show, Mattioli 1885, Fidenza 2011. Andrea Bosco e Domenico Rizzi, I cavalieri del West. Storia, cinema, leggenda, Le Mani, Recco 2011, hanno inoltre comparato i personaggi nella realtà a quelli rappresentati sullo schermo.

Proseguendo con la nostra panoramica, incontriamo una rilevante analisi di rimozione fotografica. Annarita Curcio, Le icone di Hiroshima. Fotografie, storia e memoria, Postcart, Roma 2011, ci mostra infatti come le immagini della bomba atomica siano state censurate dalla cultura statunitense e da quella giapponese. Nel settore artistico abbiamo il lavoro di Sabina De Gregori, Shepard Fairey in arte Obey, Castelvecchi, Roma 2011, sul contributo all’elezione di Obama di un antico “street artist”, e l’analisi di Simona Rinaldi, La tempera dei primitivi nella pittura americana degli anni 1930-1950, “OPD Restauro”, 21, 2010, pp. 302-310, su come la traduzione inglese nel 1930 del trattato sulle tecniche della pittura medievale di Cennino Cennini abbia alimentato la diffusione della pittura a tempera.

Esaurite le arti visive abbiamo infine la musica: un settore sempre piuttosto corposo delle nostre rassegne. Si è già accennato ai contributi su Woodstock, discusso inoltre dal già menzionato volume di Cartosio sugli anni 1960. Sulla musica di quel decennio scopriamo ancora un libro: Lorenzo Allori, Almost cut my hair. Musica rock e società americana, I, 1960-1968, Bonanno, Acireale 2011. Vediamo poi rimanere stabile la curiosità per singoli cantanti (Michele Monina, Lady Gaga, Castelvecchi, Roma 2010; Valter e Francesco Binaghi, Johnny Cash. The Man in Black, Arcana, Roma 2010; Tommaso Labranca, Freddie Mercury, e Jimi Hendrix, Good Mood Edizioni Sonore, entrambi Padova 2010), per singoli gruppi (Daniele Follero, Kiss. Le maschere del rock, Odoya, Bologna 2011) e per singoli album (Andrea Valentini, Kill ‘em all, Tsunami, Milano 2010). Non mancano le descrizioni di avvenimenti curiosi, da Enzo Guaitamacchi, Delitti Rock, Arcana, Roma 2010 a Mimmo Franzinelli, Rock & servizi segreti. Musicisti sotto tiro, Bollatti Boringhieri, Torino 2010, oppure di fasi particolari: Claudio Todesco, Grunge. Il rock dalle strade di Seattle, Tsunami, Milano 2011.

Fondamentalmente il rock riscuote sempre grande attenzione: Riccardo Bertoncelli, Storia leggendaria della musica rock e 1965-1966. La nascita del nuovo rock, Giunti, Firenze 2010 e 2011; Ernesto Assante, Le leggende del rock, White Star, Vercelli 2010. E nonostante non sia un prodotto esclusivamente americano tende a essere dipinto come un elemento “all American”. La stessa cosa accade per il mondo digitale, come risalta dalla lettura del più importante contributo sul tema dell’attuale trasformazione culturale: Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione – Sei lezioni sul futuro del libro, Laterza, Roma-Bari 2010, e Fabrizio Tonello, L’età dell’ignoranza, Bruno Mondadori, Milano 2012. Per un ulteriore aggiornamento, si confronti Roncaglia, Il mercato editoriale e la sfida della rete: disintermediazione o opportunità?, “Italianieuropei”, 21, 2011, nonché Maurizio Ferraris, Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani, Milano 2011, e Anima e iPad, Guanda, Parma 2011. Proprio questi ultimi libri suggeriscono una prima conclusione di questa veloce rassegna. La letteratura sui temi trattati in queste pagine è di notevole spessore, quantitativo e qualitativo, e tuttavia pur avendola raccolta con cura, mese dopo mese, non mi aveva dato nel tempo l’impressione di essere di tale livello. Probabilmente anche gli specialisti finiscono per essere soprattutto colpiti da quanto trovano in rete e per dimenticare quanto viene stampato in libri e riviste. Viene dunque da chiedersi se in questo, come in tutti i campi di studio, non sia alla fine più importante rivedere una voce di Wikipedia che scrivere un intero libro.

 

Note:

  1. I precedenti interventi sono apparsi ne “Il Veltro” XXXII (1988), 5-6, pp. 566-576; XXXIII (1989), 1-2, pp. 129-137; XXXIV (1990), 5-6, pp. 535-555; XXXV (1991), 5-6, pp. 575-584; XXXVII (1993), 5-6, pp. 541-555; XXXIX (1995), 1-2, pp. 163-173; XL (1996), 5-6, pp. 607-617; XLI (1997), 5-6, pp. 481-490; XLII (1998), 5-6, pp. 500-507; XLIII, (1999), 5-6, pp. 646-658; XLIV, 2000, 5-6, pp. 581-597; XLVI, 5-6, 2002, pp. 594-605; XLVIII, 2004, 1-2, pp. 154-165; LI, 2007, 1-2, pp. 109-133; LIII, 2009, 1-2, pp. 115-127; LIII, 2009, 5-6, pp. 101-113. Anche questa volta ringrazio gli amici e colleghi, senza il cui aiuto sarebbe stata impossibile qualsiasi parvenza di completezza: Raffaella Baritono, Matteo Battistini, Tiziano Bonazzi, Luigi Bruti Liberati, Luca Codignola, Mario Del Pero, Antonio Donno, Ferdinando Fasce, Daniele Fiorentino, Marilena Gala, Fedora Giordano, Stefano Luconi, Martino Marazzi, Giorgio Mariani, Leopoldo Nuti, Matteo Pretelli, Federico Romero, Massimo Rubboli, Marco Sioli, Emanuela Usai, Maurizio Vaudagna.
  2. Per altri aspetti dello sviluppo economico statunitense, vedi Ferdinando Fasce, Paternalismo, efficienza e profitto: ideologia e utopia nel progetto amazzonico di Henry Ford, “Il mestiere di storico”, II/2, 2010, pp. 11-14; Nicola Criniti, Stati Uniti e Barcellona. Il traffico marittimo della bandiera nordamericana con la Catalogna attraverso i reports consolari (1800-1861), Giuffrè, Milano 2011; Fulvia Arienti, Real estate. Guida pratica agli investimenti immobiliari in America, Edizioni Dialogika, Milano 2011.
  3. Sul piano della riflessione economica si pone ancora lo studio delle mutazioni indotte dallo svilupparsi della società dei consumi, si veda al proposito Ferdinando Fasce, Morte di un commesso viaggiatore. L’altra faccia della società dei consumi negli Stati Uniti del secondo dopoguerra, in La rivoluzione dei consumi. Società di massa e benessere in Europa 1945-2000, a cura di Stefano Cavazza e Emanuela Scarpellini, il Mulino, Bologna 2010, pp. 135-159. Altri spunti interessanti sono in La mano visibile di Alfred D. Chandler Jr., a cura di Daniela Luigia Caglioti, “Contemporanea”, XIII, 3, 2010, pp. 561-589.
  4. Altri suggerimenti sono in opere più generali, come Studi gramsciani nel mondo: le relazioni internazionali, a cura di Mario Del Pero et al., il Mulino, Bologna 2010, oppure Ennio Di Nolfo, Prima lezione di storia delle relazioni internazionali, Laterza, Roma-Bari 2011.
  5. Qui possiamo anche considerare le memorie del primo conflitto mondiale in Edith Wharton e Nellie Bly, Da fronti opposti. Diari di guerra, 1914-1915, a cura di Luisa Cetti, Viella, Roma 2010, nonché altri materiali di storia militare: Gabriele Faggioni, Storia della marina degli Stati Uniti (1775-1918). Dalla guerra di indipendenza alla prima guerra mondiale, Mattioli 1885, Fidenza 2010.
  6. Su quest’ultimo tema si tenga presente anche Luca Codignola, An Historian’s Viewpoint: Historical Approaches to Human Space Flight and the “Humans in Outer Space” Project, in Humans in Outer Space: Interdisciplinary Perspectives, a cura di Ulrike Landfester, Nina-Louisa Remuss, Kai-Uwe Schrogl e Jean-Claude Worms, Springer, Wien-New York 2011, pp. 300-305.
  7. Sulle strutture urbane in America e il loro riflesso letterario, cfr. anche Urban Cultures in/of the United States: Interdisciplinary Perspectives, a cura di Andrea Carosso, Peter Lang, Bern 2010.
  8. Su questa continuità, vedi anche la versione aggiornata di Bruno Cartosio, Stati Uniti contemporanei. Dalla guerra civile a oggi, Giunti, Firenze 2010.
  9. Sul tema, vedi pure le valutazioni assai intelligenti di Raffaella Baritono, Liberalismo e giustizia sociale negli Stati Uniti contemporanei, in Democrazia sociale. Il riformismo europeo e l’anomalia italiana, a cura di Paolo Pombeni e Giovanni Consorte, Cedam, Padova 2010, pp. 347-417, nonché l’inquadramento generale in Democracy and Social Rights in the “Two Wests”, a cura di Maurizio Vaudagna e Alice Kessler-Harris, Otto, Torino 2009.
  10. Sul fenomeno del cinema statunitense a Roma abbiamo anche un volume curato da Stefano Della Casa e Dario E. Viganò, Hollywood sul Tevere. Anatomia di un fenomeno, Mondadori Electa, Milano 2010 e un documentario (Hollywood sul Tevere, diretto da Marco Spagnoli, 70’, Cinecittà Luce – Studio Universal, 2009).

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