Recensione de “Gli spot elettorali nelle campagne presidenziali americane: forme, immagini, strategie”

img32Il volume di Marco Morini è il risultato della rielaborazione e pubblicazione della tesi di dottorato dell’autore stesso. 1 Il brillante lavoro di analisi dell’uso e del valore degli spot elettorali nelle elezioni americane è sapientemente sintetizzato in un libro dalla massima fruibilità. Il testo ha il duplice pregio di approfondire una tematica in Italia poco studiata e di farlo con estrema semplicità. È così un utilissimo strumento per leggere e interpretare il messaggio politico che viene veicolato attraverso un mezzo, lo spot, estremamente flessibile e largamente impiegato sia nella fase delle primarie che nella fase successiva del vero e proprio confronto-scontro della campagna presidenziale americana.
Il libro è diviso in due parti, di cui la prima si occupa di presentare lo spot, la sua storia, l’origine e la sua evoluzione dalla seconda metà del Novecento ad oggi. Esamina gli aspetti formali e contenutistici dello spot: ovvero come venga confezionato il messaggio (subliminale e non) attraverso l’uso del linguaggio, dei colori, del suono, delle immagini. 2

La seconda parte è quella più prettamente analitica e sperimentale; l’autore esamina raggruppandoli a seconda del contenuto tutti gli spot della campagna presidenziale (primarie incluse) del 2008.
Il lettore viene così lentamente immerso all’interno del mondo degli spot dalla sua introduzione nel lontano 1952, 3 ad alcuni dei più celebri spot (ad esempio “Daisy”, realizzato durante la campagna presidenziali di Johnson nel 1964), fino all’avvento del web e alla campagna di Obama del 2008.

Lo spot che potrebbe essere definito come un semplice messaggio di pochi secondi (normalmente 30) ci viene raccontato da Morini come uno strumento poliedrico e dalle varie funzioni. L’autore, che interpreta lo spot come “messaggio politico il cui stile e contenuto sia sotto il totale controllo del suo produttore e che sia trasmesso attraverso l’utilizzo di un mezzo di comunicazione di massa”,Vedi p. 56. 4 ne mette in luce proprio la complessità e varietà, facendo risaltare come il messaggio venga trasmesso attraverso l’intreccio di più tecniche e sovrapponendo spesso più di una tematica. Gli spot sono quindi una specie di creazione artistica, denotati da un grandissimo valore comunicativo e impiegati come uno strumento diretto di comunicazione tra il candidato e l’elettorato e contemporaneamente come mezzo di comunicazione e confronto tra i candidati stessi.

Lo spot deve definire e distinguere il candidato, farne emergere i punti di forza sottolineando le debolezze dell’avversario; deve raccontare chi è il candidato, quale sia il suo programma. Esso può essere positivo, in questa categoria ad esempio rientrano tutti gli spot che tratteggiano i caratteri biografici, le qualità, il programma del candidato che lo sta producendo, o negativo. Il negative campaigning è una caratteristica peculiare, e per un europeo generalmente insolita, di fare politica; si compone di accuse più o meno velate o allusioni riguardanti l’avversario: normalmente si tende ad evidenziare la mancanza di leadership, l’inefficienza, l’amoralità dello sfidante. Morini sottolinea come gli spot televisivi siano il mezzo privilegiato del negative campaigning che ha un notevole peso nella campagna elettorale. 5 Un’altra interessante categoria analizzata è l’endorsement, in cui un personaggio noto al pubblico americano, o anche un amico o un parente, dichiara di sostenere il candidato e ne elogia le virtù politiche e non.

Lo spot è un vero e proprio linguaggio codificato e cifrato, interpretabile su vari livelli. È pensato per raggiungere target diversi, in alcuni casi i candidati scelgono addirittura di farne di specifici per determinati stati; gli spot usano diversi toni, possono essere seri quanto divertenti, usare l’humour quanto essere emotivamente coinvolgenti. Ma essi si differenziano anche in base al mezzo di comunicazione attraverso il quale sono trasmessi. Vengono quindi prodotti sia per la televisione che per internet. Questi ultimi in genere sono quelli con il più alto contenuto informativo, dedicati ad un elettorato più attento e attivo. Internet ha permesso la proliferazione di spot “indipendenti”, che non hanno quindi un legame con il candidato o con gruppi organizzati al fine di fare campagna elettorale; questo ovviamente aumenta la partecipazione dell’elettore, che da semplice utente e fruitore si trasforma in soggetto attivo della campagna elettorale.

La seconda parte del volume, quella che l’autore giustamente chiama “la ricerca empirica”, analizza nel dettaglio singoli spot della campagna elettorale del 2008 e più in generale il messaggio politico ad essi sotteso. La metodologia di raccolta ed elaborazione dei dati è piuttosto rigorosa. Vengono presi in esami gli spot di tutta la campagna elettorale dei candidati Barack Obama, Hillary Clinton, John McCain, Mike Hunckabee e da gruppi terzi. Lo scopo dichiarato “è quello di verificare le strategie comunicative messe in atto negli spot elettorali della campagna elettorale 2008, quali le caratteristiche degli spot, le differenze tra primarie e contesto generale in uno stesso candidato, le differenze tra gli spot televisivi e quelli realizzati per il web e il comportamento di gruppi terzi in televisione e in internet”. 6 Ma in effetti il panorama che emerge dall’analisi è ben più articolato. È interessante come Morini sia in grado attraverso la descrizione dei singoli spot di far emergere gli aspetti salienti della campagna nella sua complessità. Gli spot diventano un efficacissimo mezzo di comunicazione e strumento per seguire e interpretare la campagna dei vari candidati. Essi vengono prodotti e trasmessi a ritmo piuttosto serrato, spesso in un botta e risposta tra i due candidati, creando una vera e propria narrazione, anche cronologicamente caratterizzata. L’autore si sofferma spesso a considerare anche la disponibilità economica dei singoli candidati e come ciò caratterizzi la strategia di un candidato anche nel produrre spot. Ad esempio l’immenso budget a disposizione di Obama nel 2008 gli ha permesso di fare campagna elettorale non solo in tutti gli stati, ma di produrre spot appositamente per alcuni stati, e più in generale di poter produrre e trasmettere più spot. Un interessante aspetto evidenziato dall’autore è quello di usare gli spot di negative campaigning per disperdere le energie e le risorse dell’avversario, tecnica proficuamente utilizzata dal candidato democratico nel 2008. 7 Inoltre attraverso l’analisi del contenuto degli spot (che l’autore divide in sei macro-categorie: contenuti depoliticizzati, curriculum di governo, valori, issuesnegative campaigning, menzione al presidente uscente o di altri leader del passato) l’autore riesce a tratteggiare alcune dinamiche politiche, come ad esempio: la connessione tra presidente uscente e il candidato dello stesso partito; come esistano alcune figure politiche che vengano utilizzate nelle campagne elettorali come simboli stessi della nazione; l’ambigua relazione tra partito, Congresso e candidato (soprattutto nel passaggio dalle primarie alla campagna presidenziale dopo l’investitura nelle convention). L’analisi dei sondaggi diventa lo specchio della campagna elettorale: la rilevanza delle tematiche e quanto queste varino da zona a zona; 8 quanto un candidato democratico investa di più in alcune issue e un repubblicano in altre; come le caratteristiche personali dei candidati influiscano sul discorso politico complessivo; la persistenza di leitmotiv durante tutta la campagna di cui spesso entrambi i candidati si fanno portavoce, ad esempio il cambiamento. Alla “retorica del change” di Obama e all’etichetta di maverick della politica da parte di McCain è dedicata particolare attenzione in vari punti nel testo, e specificatamente nei capitoli dedicate alla campagna elettorale rispettivamente di Obama e McCain.

Uno sguardo significativo alla politica americana deriva anche dall’analisi fatta delle primarie, in cui McCain e Obama cercano di emergere come leader del proprio partito. La lotta serrata tra Obama e la Clinton è analizzata con particolare acume.

In conclusione, Morini è riuscito a ridare un quadro complessivo delle elezioni del 2008 attraverso l’analisi degli spot; allo stesso tempo il libro è ricco di spunti  e interpretazione e può essere un valido strumento per comprendere i messaggi politici e del linguaggio politico adottato nelle campagne elettorali americane sia passate che future.

Note:

  1. M. Morini, Gli spot elettorali della campagna presidenziale 2008, Otto Editore, Torino 2011. Il libro ha vinto la XIII edizione del Premio “Celso Ghini” per il biennio 2009–2010.
  2. Agli aspetti peculiari dello spot e alla sua narrazione Morini dedica due capitoli, il quarto e il quinto.
  3. La campagna presidenziale del 1952 (Eisenhower v. Stevenson) è effettivamente la prima in cui ci si avvale dello spot, precedentemente impiegato dal democratico William Burnett Benton nella campagna per il Senato del 1950 in Connecticut.
  4. Vedi p. 56.
  5. La rilevanza del negative campaigning è evidenziata in più punti nel libro; in particolare l’autore gli dedica il terzo capitolo. Uno dei motivi per cui la propaganda negativa sarebbe particolarmente usata data la tradizionale disinformazione dell’elettorato americano.
  6. Vedi p. 86.
  7. A questo proposito le somme investite in spot (in milioni di $): Obama, 236; McCain, 135,5. Vedi tabella 7 p. 89.
  8. Le tematiche principali sono essenzialmente tre: l’economia, l’Iraq e l’energia rinnovabile. Ovviamente ci sono tantissime altre questioni affrontate: l’aborto, la corruzione, l’immigrazione, la sanità, il terrorismo, le tasse, il riscaldamento globale, la limitazione delle armi, la scuola e la formazione, la politica estera, la difesa, il lavoro, le pensioni, la previdenza sociale, il trasporto, il commercio. Per ognuna di esse l’autore  non si limita solo a mostrare quanti spot sono stati realizzati per ogni candidato e con quale spesa ma esamina i messaggi politici allegati ad ogni specifica issue.

COMMENTI

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0