L’American Friends Service Committee (AFSC): genesi e sviluppo delle operazioni di soccorso umanitario quacchero in Europa e in Russia tra il 1917 e il 1923

Ambito e temi della ricerca

La ricerca è stata sviluppata nell’ambito del XXII ciclo di Dottorato in Storia delle Relazioni e della Organizzazioni Internazionali dell’Università del Salento. Gli argomenti trattati, pertanto, hanno trovato evoluzione e sviluppo nella redazione della tesi di dottorato dal titolo “L’American Friends Service Committee (AFSC): genesi e sviluppo delle operazioni di soccorso umanitario quacchero in Europa e in Russia tra il 1917 e il 1923”. Il lavoro ha inteso ricostruire la storia della fondazione dell’AFSC e degli interventi anglo-americani in Europa. Ai fini dell’indagine storica, il periodo analizzato è compreso tra la fondazione della struttura, nell’aprile del 1917, e il giugno 1923, mese in cui cessano ufficialmente le attività umanitarie statunitensi dell’American Relief Administration (ARA) di Herbert Hoover nella Russia sovietica.

La ricerca ha ricostruito, dapprima, la nascita del quaccherismo, come movimento religioso inglese di derivazione anabattista, per poi analizzarne lo sviluppo nelle comunità transatlantiche anglosassoni, fornendo i riferimenti necessari per inquadrare correttamente il fenomeno religioso e distinguerlo da altre confessioni pacifiste, radicatesi negli Stati Uniti, come i mennoniti o i brethren. Si è analizzata, quindi, la fondazione dell’AFSC e la strutturazione delle attività di soccorso, facendo riferimento all’ampio contesto dei precedenti interventi dei quaccheri britannici, in particolare nella Guerra franco-prussiana, nei Balcani e in Sud Africa. Si è proseguito illustrando l’inizio delle operazioni di soccorso umanitario quacchero in Europa, durante il primo conflitto mondiale ed è stato approfondito il tema dell’obiezione di coscienza, sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. Si è evidenziato come l’introduzione del servizio militare di leva abbia sollecitato le associazioni quacchere e i governi a cercare una soluzione per salvaguardare, da un lato, i principi pacifisti e, dall’altro, il rispetto della legge. Si è, poi, proceduto a esaminare le attività di soccorso umanitario dell’AFSC in Europa, prima in Francia, evidenziando i rapporti dell’associazione con l’American Red Cross (ARC) e con gli altri enti di soccorso umanitario, per poi seguire lo sviluppo delle attività anche negli altri Paesi europei. Particolare attenzione è stata data ai rapporti con la Commission for Relief in Belgium (CRB) e l’American Relief Administration (ARA), dirette da Herbert Hoover. L’ultima parte della ricerca ha preso in considerazione le complesse attività diplomatiche e di soccorso umanitario in Russia, dal primo conflitto mondiale alla rivoluzione e dal periodo della guerra civile a quello della carestia, con particolare attenzione ai rapporti tra l’AFSC e l’ARA.

Obiettivi

Scopo principale della ricerca è stato quello di ricostruire la storia di un’organizzazione internazionale fondata nel 1917, ma ancora operativa, per riesaminare da un punto di vista inedito alcuni eventi chiave della storia delle relazioni internazionali, tra il 1917 e il 1923. È stato utilizzato, quindi, un punto di vista particolare, quello di un’associazione umanitaria, pacifista, che è riuscita a proiettare le energie delle comunità quacchere statunitensi in zone di guerra, senza trasformarsi in un’associazione ancillare delle forze armate. Lo scopo non è stato, certamente, quello di esaltare l’idealismo, spesso assolutista, dei movimenti pacifisti o antimilitaristi, ma di indagare come un particolare tipo di istanze, portate avanti da un’associazione religiosa minoritaria, si siano imposte nell’ambito della politica internazionale americana. L’AFSC, infatti, è riuscita a mediare con il governo degli Stati Uniti la salvaguardia dei giovani obiettori di coscienza, senza confliggere con le leggi del Paese, impegnandoli in una serie di attività umanitarie di soccorso internazionale dapprima in Francia e, successivamente, in altri Paesi europei. La ricerca si è posta, quindi, l’obiettivo di approfondire i rapporti tenuti dall’AFSC con la Casa Bianca, il War Department e l’American Red Cross per lo sviluppo delle attività umanitarie.

Un altro obiettivo primario è stato quello di analizzare i contributi dell’AFSC alle successive attività umanitarie dell’ARA. In questo caso, è stato necessario ricostruire la genesi di alcuni interventi umanitari governativi statunitensi, analizzando le attività dellaCommission for Relief in Belgium (CRB), della U.S. Food Administration e l’evoluzione dell’ARA da ente governativo a non-profit corporation. Infine, si è imposto un ulteriore obiettivo, quello di verificare se l’AFSC potesse avere i caratteri di una moderna ONG, in considerazione del patrimonio culturale di partenza, delle modalità operative, della cooperazione non subordinata alle politiche del governo degli Stati Uniti e della vocazione internazionale delle attività. Le conclusioni della ricerca sembrano confermare una serie di dati in tal senso, tuttavia sarebbe necessario condurre una ricerca comparata sulle attività di altre strutture coeve come il Jewish Joint Distribution Committee e  Save the Children, per stabilire il primato dell’AFSC in questo campo.

Contesto storiografico

In lingua italiana non esistono contributi sulle attività dell’AFSC, con la sola eccezione di uno studio del professor Massimo Rubboli dell’Università di Genova, che ha formulato, nel 1998, un intervento sulle attività dell’AFSC in provincia di Chieti, dove i volontari quaccheri hanno contribuito alla ricostruzione dopo al Secondo conflitto mondiale. Per quanto è stato possibile comprendere, nessuno studioso italiano ha compiuto studi approfonditi su questa struttura, benché alcuni abbiano indirizzato le loro ricerche sulla nascita del movimento religioso quacchero e sugli aspetti etici e spirituali della fede quacchera. Tra gli studiosi, che si sono occupati di quaccherismo, si possono ricordare il Professor Stefano Villani dell’Università di Pisa, che ha svolto ricerche sull’evoluzione storica del fenomeno religioso, focalizzando parte delle sue ricerche sui rapporti dei primi predicatori quaccheri con le province toscane, tra il XVII e il XVIII secolo, e il Professor Pier Cesare Bori, decano degli studi sulla fede e sul misticismo quaccheri, divenuto il riferimento italiano per quanti intendano approfondire lo studio del quaccherismo, accostandosi alla spiritualità del movimento e ai suoi ideali di servizio umanitario, pacifismo e non-violenza. Un ulteriore cenno meritano le ricerche della Professoressa Bruna Bianchi dell’Università Ca’ Foscari, che ha esaminato le attività di Anna Ruth Fry, famosa attivista pacifista e suffragetta, protagonista e referente delle attività di soccorso umanitario dei quaccheri britannici, contemporanee a quelle dell’AFSC, sulla quale il presente lavoro ha avuto modo di indagare, sia utilizzando fonti secondarie che materiali d’archivio.

Quanto al contesto storiografico in lingua inglese, ha stupito l’assenza di uno studio storico complessivo sulle attività dell’AFSC. L’associazione ha, infatti, attraversato tutte le emergenze umanitarie del XX secolo, fornendo aiuti e assistenza durante la Guerra civile spagnola, la Seconda guerra mondiale e la decolonizzazione del subcontinente indiano, tanto da meritarsi, insieme ad un’altra associazione quacchera britannica, il Premio Nobel per la Pace nel 1947. L’AFSC è stata, inoltre, una delle prime strutture umanitarie ad assistere i profughi arabi dopo le guerre seguite alla nascita dello stato di Israele e ha fortemente riaffermato, negli Stati Uniti, i valori del dialogo, del pacifismo e del ripudio delle armi durante la Guerra fredda e la guerra del Vietnam, impegnandosi, anche ai giorni nostri, in molti Paesi devastati dai conflitti contemporanei, come l’Iraq. È da sottolineare che le posizioni assunte dall’AFSC in ambito di disarmo, di rapporti con l’Unione sovietica e con Paesi comunisti, di interventi armati all’estero e di arruolamento dei cittadini nelle forze armate, di diritti civili e di emancipazione sono state spesso in contrasto con le politiche statunitensi e queste circostanze, probabilmente, non hanno  favorito buoni rapporti né con l’opinione pubblica, né con le autorità. L’AFSC è frequentemente citata dagli studiosi del pacifismo, dagli storici dei diritti degli afroamericani e anche dagli studiosi dei movimenti di sinistra statunitensi – oltre che, ovviamente, dagli studiosi del quaccherismo –, ma non è emersa l’esigenza di provvedere a licenziare una pubblicazione scientifica sull’attività complessiva dell’AFSC, sebbene non manchino contributi recenti su specifici temi o contesti d’intervento umanitario, come la ricerca della Professoressa Nancy Gallagher sugli interventi dell’AFSC in Medio Oriente dopo la nascita di Israele, edita nel 2007.

Sulla storia del quaccherismo si è fatto riferimento al testo fondamentale di John Sykes, Storia dei Quaccheri (1966), alle opere storiografiche, per quanto datate, di Rufus Jones The Later Periods of Quakerism (1921) e di William W. Comfort Quakers in the Modern World (1949), preceduti dal necessario inquadramento nell’ambito del protestantesimo. Per questo si è resa necessaria la consultazione dei testi di Christopher Hill, Il mondo alla rovescia. Idee e movimenti rivoluzionari nell’Inghilterra del Seicento (1981), di Roland Baiton,La Riforma protestante (2000) e di Massimo Rubboli, I protestanti (2007). Per un inquadramento generale del movimento pacifista britannico, tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, si è fatto riferimento al testo di Martin Ceadel, Semi-detached Idealists: The British Peace Movement and International Relations 1854–1945 (2000), mentre per analizzare il tema del pacifismo negli Stati Uniti si è consultata l’edizione del 1936 di Merle Curti, Peace or War: The American Struggle, 1636–1936. Un altro testo di Merle Curti,American Philantropy Abroad (1988), è stato utile per una generale disamina dell’impegno filantropico statunitense all’estero.

Il testo di David Kennedy, Over Here: The First World War and the American Society (2004) ha permesso un inquadramento generale in tema di associazioni antimilitariste e di coscrizione; quello di Charles Moskos e John Chambers, The New Conscientious Objection from Sacred to Saecular Resistance (1993) ha fornito molti elementi per comprendere il tema dell’obiezione di coscienza nella società americana. Di John Chambers, apprezzato storico militare, è anche il testo To Raise an Army (1987), utilizzato per comprendere le politiche governative sul reclutamento, approfondite mediante il confronto con uno studio sull’organizzazione dell’esercito degli Stati Uniti di James Hewes, Special Studies from Root to Macnamara Army Organization (1975). Questi temi sono stati, ovviamente, studiati facendo largo ricorso alla consultazione di testi pubblicati nei primi decenni del Novecento e alle fonti primarie edite, soprattutto per quanto riguarda le politiche sul Draft del governo, come, per esempio il testo di Walter G. Kellogg, The Coscientious Objector (1919) o il testo edito nel 1918 dal governo statunitense Statement Concerning the Treatment of Conscientious Objectors in the Army.

Sulla società e i rivolgimenti politici in Russia il testo di riferimento è stato quello di Andrea Graziosi, L’Urss di Lenin e Stalin: Storia dell’Unione Sovietica 1914–1945 (2007). Sulla politica estera statunitense del periodo, il testo di riferimento è stato quello di Jean Baptiste Duroselle, Da Wilson a Roosevelt. La politica estera degli Stati Uniti dal 1913 al 1945 (1963), mentre per la diplomazia e la politica estera statunitensi in Russia sono stati utilizzati i seguenti testi: George Kennan, Russia Leaves the War: Soviet-American Relations 1917–1920 e The Decision to Intervene: Soviet-American Relations 1917–1920 (1984); Leo Bacino, Reconstructing Russia: U.S. Policy in Revolutionary Russia, 1917–1922 (1999); Donald Davis, Eugene Trani, The First Cold War: The Legacy of Woodrow Wilson in U.S.-Soviet Relations (2002); Walter Russell Mead, Special Providence: American Foreign Policy and how it Changed the World, (2002); David Foglesong, America’s Secret War against Bolshevism: U.S. Intervention in the Russian Civil War (1995); Robert Willett, Russian Sideshow: America’s Undeclared War, 1918–1920 (2003).

Sugli interventi umanitari in Russia e sulla partecipazione dell’AFSC alle attività dell’ARA sono stati utilizzati i testi di Benjamin Weissman, Herbert Hoover and Famine Relief to Soviet Russia, 1921–1923 (1974), il testo di Richenda Scott, Quakers in Russia (1964) e il testo David McFadden e Claire Gorfinkel, Constructive Spirit: Quakers in Revolutionary Russia (2004).

Fonti

La ricerca ha utilizzato fonti primarie, inedite e edite, e fonti secondarie, sia coeve alle attività dell’associazione, per il periodo che ci interessa sia successive.

Fonti primarie

Le fonti primarie inedite sono state reperite negli archivi dell’AFSC, presso la  sede centrale di Filadelfia, in Cherry Street. L’attività di ricognizione e studio del materiale cartaceo ha seguito una scansione temporale, partendo dai faldoni catalogati come Minutes, relativi agli anni 1917 e 1918. I documenti esaminati sono costituiti da lettere e bollettini indirizzati ad altre organizzazioni quacchere, privi di approfondimenti in tema di impiego di obiettori di coscienza e con scarsi o imprecisi riferimenti alla costituzione dell’associazione o alle attività di soccorso umanitario europee. Successivamente, l’ambito delle ricerche è stato ristretto alle attività operative dell’AFSC e si è analizzato il contenuto dei faldoni relativi al primo anno di General Administration (1917), per poi affrontare gli anni successivi. Lo studio di queste fonti ha posto diverse difficoltà: spesso i documenti risultavano troppo fragili per la consultazione; in altri casi, erano copie-carbone di corrispondenza inviata (prive di intestazioni, data e firma); in altri casi ancora, l’ordine e la nomenclatura delle cartelle di un faldone non corrispondevano al reale contenuto. Malgrado queste difficoltà, durante la ricognizione sono stati raccolti circa novecento documenti. La migliore conoscenza dell’archivio, dopo il lavoro sulla General Administration, ha permesso di individuare un ulteriore settore, dove erano custoditi i rapporti e la corrispondenza del cosiddetto Foreign Service, che hanno offerto informazioni più pertinenti al tema della ricerca. Anche la disamina di questi materiali, compresi tra il 1917 e il 1925, ha presentato, comunque, problemi. I documenti selezionati sono stati circa millenovecento e costituiscono solo una minima parte del materiale visionato, spesso rinvenuto in cattive condizioni di conservazione e, frequentemente, collocato nei faldoni senza una precisa catalogazione. Purtroppo, da quanto si è potuto constatare,  alla sistematica raccolta di materiale cartaceo – piuttosto scrupolosa in questi novant’anni – non è seguito un costante lavoro di catalogazione e di successiva archiviazione. Infatti, all’epoca della ricerca nel 2008, gli archivisti e i volontari dell’associazione stavano provvedendo a ricostruire e risistemare  gli archivi dell’associazione.

L’analisi di migliaia di documenti ha imposto scelte severe e parte del materiale, dopo un’attenta lettura, non ha rivelato elementi utili a contestualizzare gli ambiti di ricerca. Ad ogni modo, sono stati reperiti e opportunamente fotografati anche i bollettini originali, pubblicati anno per anno dall’AFSC, che hanno il pregio di restituire l’immagine pubblica offerta dall’associazione durante quegli anni. Il lavoro di archivio ha suggerito di limitare la ricerca al 1923 e di indirizzarne gli approfondimenti ai primi interventi umanitari in Francia, agli aiuti alla popolazione russa durante la guerra civile e alle complesse attività condotte dall’AFSC, dall’ARA e da altre associazioni internazionali durante la carestia L’analisi dei materiali d’archivio rinvenuti ha, infatti, evidenziato l’importanza delle operazioni di soccorso umanitario portate alla Russia dilaniata dalla guerra civile prima e alla neonata URSS poi. Non solo, sono apparsi in tutta la loro rilevanza i rapporti con il governo degli Stati Uniti, l’ARA, la Croce Rossa e altre associazioni umanitarie tra le quali il Jewish Joint Distribution Committee (JDC), la Young Men Christian Association  (YMCA) e Save the Children.

Le fonti primarie edite sono, invece, costituite da documenti governativi statunitensi, grazie ai quali è stato possibile delineare la politica estera americana dell’epoca e l’atteggiamento del governo nei confronti degli obiettori di coscienza, attraverso, per esempio, l’analisi dei provvedimenti per l’impiego di somme del bilancio federale destinate all’acquisto di aiuti umanitari o l’analisi della legislazione sulla coscrizione.

Fonti secondarie

I testi utilizzati per un primo approccio ai temi di ricerca sono stati i numerosi volumi editi tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del Novecento, sulle attività quacchere anglosassoni durante e dopo il primo conflitto mondiale. Da questi, però, si è ricavata solo una minima bibliografia utile. Molti volumi, infatti, non sono altro che rielaborazioni letterarie degli interventi umanitari, privi di un preciso contesto temporale e privi di qualsivoglia riferimento bibliografico ulteriore, come per esempio i testi Some Form of Peace (1968) di Marvin Weisbord,  Swords into Ploughshares (1937) di Mary Hoxie Jones e Quaker in Action (1929) di Lester Jones. Tra le poche eccezioni, si indicano i testi di Anna Ruth Fry, A Quaker Adventure (1927), e quello di Rufus Jones, A Service of Love in War Time (1920). Nel primo l’autrice, promotrice del Friends’ Emergency and War Victims’ Relief Committee britannico dal 1914 al 1924, descrive le operazioni di soccorso quacchere condotte in Francia, Olanda, Belgio, Serbia, Russia, Austria, Ungheria, Polonia e Germania, ma elenca e ricostruisce solo le attività inglesi e, pur citandoli spesso, accenna soltanto ai contributi dell’AFSC. Tale ricostruzione è comprensibile dal momento che le attività di soccorso britanniche avevano avuto inizio già nel 1914, quindi ben prima dell’intervento degli americani dell’AFSC. In ogni caso, il testo della Fry è stato utile per ottenere riscontri rispetto all’esposizione di Rufus Jones, che ha, invece, offerto una panoramica piuttosto completa della creazione dell’AFSC e dei primi interventi umanitari in Francia. Il libro di Rufus Jones, pubblicato a pochi anni dagli accadimenti descritti, documenta in maniera piuttosto rigorosa la scansione temporale dell’intervento quacchero in Francia e, soprattutto, le difficoltà affrontate per il riconoscimento dello status di obiettore di coscienza per i volontari quaccheri in età di leva. Le indicazioni ricavate dal libro di Jones, inoltre, sono state confermate dalla ricerca negli archivi dell’AFSC, che ha fornito puntuali riscontri sull’apertura della Casa Bianca e del War Department nei confronti degli obiettori di coscienza quaccheri.

Un testo di notevole importanza per inquadrare le attività di soccorso quacchere sino agli anni Trenta è stato quello di Willis Hall,Quaker International Work in  Europe since 1914, stampato in Francia, nel 1938. L’autore, in questo caso, ha affrontato lo studio delle tematiche del soccorso umanitario con modalità scientifiche, riferendosi alla numerosa letteratura in materia e accennando a una serie di ulteriori fonti, che pur non avendo attinenza con l’ambito di ricerca, hanno fatto apprezzare l’importanza del lavoro.

Un altro testo importante è risultato The Quaker Star under Seven Flags del 1962, scritto da John Forbes. Per quanto sintetico, è la pubblicazione che più di ogni altra ha fornito spunti per ulteriori ricerche bibliografiche. Il testo analizza tutti gli interventi dell’AFSC dalla fondazione al 1927, illustrando lo sviluppo delle attività dell’associazione in Francia, Germania e Russia e i rapporti con le autorità statunitensi. Un altro utile contributo è risultato il testo di John Ormerod Greenwood, Quaker Encounters, pubblicato in Inghilterra nel 1975. L’autore fornisce, infatti, un quadro temporale molto più ampio delle attività di soccorso umanitario quacchero in Europa, facendo emergere come l’attività umanitaria quacchera in Europa sia stata quasi esclusivamente britannica, almeno sino al 1917. In particolare, l’autore ricostruisce gli interventi britannici nei Balcani e in Russia nella seconda metà del XIX secolo e in Francia, durante la Guerra franco-prussiana. Particolare attenzione è data ai contributi umanitari durante la Guerra anglo-boera e al coinvolgimento dei quaccheri nel dibattito sul pacifismo nell’Impero britannico. Quest’analisi ha portato ad approfondire, attraverso una serie di testi dell’epoca, il successivo dibattito sulla coscrizione durante il Primo conflitto mondiale. Il volume illustra anche la collaborazione tra i quaccheri inglesi coordinati da Ruth Fry e l’AFSC, soprattutto per le attività svolte alla fine del conflitto e durante la carestia in Russia degli anni Venti.

Quanto all’ARA di Hoover, la mole di fonti secondarie è assolutamente notevole; una fonte di assoluto rilievo è costituita tre dei quattro volumi dell’opera An American Epic, editi dal 1959 al 1961, che raccolgono documenti e corrispondenza di Herbert Hoover con le associazioni umanitarie statunitensi, il governo americano e quello sovietico. Questi hanno rappresentato uno straordinario strumento di approfondimento per l’analisi puntuale di tutta la politica statunitense degli aiuti per il periodo considerato.

Assolutamente importante per dati e statistiche, utili a comprendere l’ampiezza e l’articolazione degli interventi umanitari statunitensi, soprattutto a livello governativo, è stato il libro di Frank Surface e Raymond Bland, American Food in the World War and Reconstruction Period: Operations of the Organizations under the Direction of Herbert Hoover 1914 to 1924, edito a Stanford, nel 1931. In merito alla completezza di questo studio, dalla lettura sono emersi chiaramente i contributi forniti dalle associazioni umanitarie non-governative, che sono stati indicati anche per ambito geografico di riferimento, con precisi riferimenti contabili.

Quanto al tema specifico degli aiuti alla Russia, di notevole importanza sono i testi di Fisher, The Famine in Soviet Russia, del 1927 e di Frank Golder e Lincoln Hutchinson, On the Trail of Russian Famine (1927). Altre fonti di un certo pregio sono quelle di Anna Haines,Health Work in Russia (1928) e il testo di Hertha Kraus, International Relief in Action: Selected Records, with Notes (1944).

È doveroso precisare che l’ambito di ricerca, pur rimanendo focalizzato sulle attività dell’AFSC tra il 1917 e il 1923, ha preso direzioni molteplici, che hanno consentito di mettere in rilievo la complessità dei rapporti correnti tra enti governativi, associazioni benefiche, personalità della politica, della finanza e dell’umanitarismo pacifista. A tale proposito, si può affermare che l’utilizzo di queste fonti ha reso necessari molteplici approfondimenti, per quanto, ovviamente, non esaustivi. A solo titolo di esempio, sono state diverse le fonti secondarie utilizzate per comprendere gli ambiti di intervento dell’American Red Cross (ARC) e il suo successivo coinvolgimento nel conflitto, con l’American Red Cross War Council; come anche si è approfondita la biografia del suo presidente dell’epoca, Henry P. Davison, attraverso due testi come la sua testimonianza sulle attività dell’ARC The American Red Cross in the Great War, edito nel 1919, e il lavoro di Thomas Lamont, Henry P. Davison: A Record of a Useful Life del 1933. Tali approfondimenti hanno portato allo sviluppo di un’ampia bibliografia, che ha raccolto circa cinquecento volumi e articoli.

Conclusioni

Le innumerevoli fonti, associazioni e strutture, a cui si è fatto riferimento, hanno tratteggiato un quadro articolato e complesso, che meriterebbe di essere sviluppato ulteriormente. Stanti i limiti imposti dagli obiettivi primari della ricerca, tuttavia, è stato possibile accertare relazioni e ricostruire legami,  rilevando aspetti e implicazioni che sembrano delineare una diversa prospettiva d’approccio allo studio della storia delle relazioni internazionali.

È utile ribadire che, a differenza di studi più tradizionali, questa ricerca ha riguardato la nascita e lo sviluppo delle attività umanitarie di una singola associazione internazionale statunitense, in un determinato ambito temporale. Lo scopo è stato, quindi, quello di ricostruire una storia delle relazioni internazionali da una visuale differente, proponendo una lettura delle attività diplomatiche e umanitarie internazionali, dal punto di vista di una singola associazione di soccorso, dotata di un patrimonio culturale certamente particolare, che ha svelato, però, caratteri straordinariamente attuali, molto simili a quelli di una moderna ONG.

In merito a quest’ultima considerazione, si ritiene di poter ragionevolmente affermare che l’AFSC ne abbia avuto, sin dalla fondazione, i caratteri e questo per tre ordini di considerazioni: l’organizzazione della sua struttura, le modalità di relazione con i governi, le modalità d’intervento operativo. L’AFSC, infatti, si caratterizza, immediatamente, come una ONG, perché rispetta i criteri fondamentali di riconoscimento di queste strutture: il carattere associativo, la mancanza dello scopo di lucro, la vocazione internazionale e l’indipendenza dal governo. Malgrado questi caratteri siano palesi nell’AFSC del 1917 non sarebbero sufficienti per affermare che questa si connoti come una moderna ONG. Questo ulteriore passaggio deriva, infatti, dal riconoscimento implicito da parte del governo degli Stati Uniti dell’importanza delle sue attività e dal rispetto dei valori che la fondano.

Le modalità di relazione tra AFSC e governo statunitense, infatti, sono improntate al reciproco riconoscimento, senza alcuna rinuncia, da parte dell’AFSC, ai suoi principi di non coinvolgimento con le strutture militari e, da parte del governo americano, nel non pretendere il rispetto coattivo della propria legislazione. In altre parole, due soggetti, giuridicamente diversi, dotati di poteri assolutamente incomparabili, hanno cercato e trovato il modo di conciliare istanze e pretese contrapposte, senza che la parte debole fosse costretta a sottrarsi alle legge e senza che la parte forte imponesse il proprio legittimo potere.

L’AFSC è stata in grado di utilizzare la propria autonomia in modo assolutamente straordinario, anticipando molte delle modalità di intervento umanitario delle ONG contemporanee. In primo luogo, ha organizzato, formato e utilizzato obiettori di coscienza come volontari per attività di soccorso; in secondo luogo, queste attività sono state indirizzate esclusivamente alla popolazione civile, organizzando la distribuzione di cibo e vestiario, la costruzione di villaggi prefabbricati per i profughi, l’assistenza sanitaria verso le vittime più deboli dei conflitti – madri e bambini – e la riorganizzazione delle attività agricole, per garantire la sussistenza delle popolazioni, dopo la cessazione degli aiuti.

Lo studio, quindi, ha consentito di definire i rapporti tra quest’associazione, il governo degli Stati Uniti e le diverse strutture governative, in un periodo straordinario della storia americana e internazionale. Il rifiuto delle armi, la caparbia rivendicazione del diritto all’obiezione di coscienza, l’afflato spirituale di matrice religiosa hanno costantemente indirizzato le attività dell’AFSCin ogni passaggio, a dimostrazione che, anche in momenti difficili, i singoli possono farsi portatori di una visione del mondo diversa e operare secondo coscienza. Questi pacifisti d’azione, quindi, sembrano dimostrare l’esistenza e la possibilità di altre scelte, che possono superare ogni tipo di imposizione governativa, anche se legittimamente poste e anche se derivanti dallo status di cittadino.

Per quanto si è potuto capire dallo studio delle dinamiche correnti tra l’AFSC e il governo degli Stati Uniti, il diritto a resistere alla chiamata alle armi, la possibilità di ignorare i richiami patriottici, la volontà di porsi non tanto contro le politiche dell’epoca quanto a favore della ragionevolezza e dalla convivenza tra i popoli, hanno costituito una concreta possibilità di scelta anche agli inizi del Novecento. Assume un valore notevole la volontà del governo degli Stati Uniti di dialogare con questi estremisti della pace, aprendo confronti, legittimando strutture e costruendo canali di comunicazione, che non si sono mai interrotti e che hanno consentito alla democrazia americana di riportare nell’ambito di una visione politica complessa e articolata anche gli obiettori di coscienza. L’atteggiamento del presidente Wilson e l’apertura offerta agli obiettori dell’AFSC dal War Department offrono spunti di riflessione su quanto potesse essere matura, nel 1917, l’azione del governo americano, rispetto a quella dei Regni e degli Imperi europei.

Ciò che colpisce, infine, è la straordinaria attualità dei problemi e delle tensioni che l’AFSC ha affrontato novant’anni fa, in un’epoca e in ambiti solo apparentemente diversi da quelli odierni. Le attività e le prospettive che gli uomini e le donne dell’AFSC hanno elaborato e condotto sono così vicine a quelle del soccorso umanitario del XXI secolo, che c’è da chiedersi se molte delle domande, che oggi vengono poste, non abbiano, invece, già trovato alcune risposte all’epoca.

Quanto a un eventuale sviluppo di questo tema di ricerca, gli spunti offerti sono assolutamente cospicui, potendo spaziare dalla ricostruzione storica delle attività dell’AFSC, sino ai giorni nostri, al contributo generale dato dai pacifisti all’istituzione delle moderne organizzazioni internazionali, dalla ricostruzione puntuale delle operazioni umanitarie condotte dalla Società delle Nazioni, all’interazione delle varie associazioni non governative durante queste attività. Importante sarebbe lo studio comparato dei materiali analizzati con quelli d’archivio di altre strutture, come quelli che si trovano presso l’Hoover Institute a Stanford.

In sede di discussione della tesi di dottorato, è stato suggerito l’approfondimento dei rapporti sul tema dell’obiezione di coscienza tra il governo statunitense e l’AFSC, tenendo conto del loro impatto sull’opinione pubblica e sul dibattito politico dell’epoca, attualmente oggetto di ricerca.

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