Romney Vs. Romney

533105_192577140862463_540434912_nLe primarie repubblicane del 24 aprile hanno rappresentato il primo vero test di popolarità nazionale per Mitt Romney, che in ciascuno dei cinque stati ha guadagnato una maggioranza consistente di consensi (Connecticut 67%, Delaware 56%, New York 63%, Pennsylvania 58% e Rhode Island 63%). Dopo il ritiro del principale concorrente alla candidatura per la casa Bianca, Rick Santorum, Romney è stato di fatto eletto dalla stampa americana come l’unico possibile competitor di Mr. Obama per il seggio presidenziale. Il candidato mormone non si è certo tirato indietro e ben lo dimostra il discorso della vittoria di martedì scorso, in cui Romney ha dichiarato l’inizio di una “nuova campagna”, il cui unico bersaglio politico è costituito dall’amministrazione democratica. A ben guardare, la campagna “anti-Obama” è sempre stata parte integrante del messaggio politico di Romney. “Obama isn’t working” è uno slogan comparso già nel 2011 e centrato sull’incapacità del Presidente in carica di affrontare non solo la crisi economica, bensì, più in generale, le stesse responsabilità connesse all’ufficio presidenziale. Dal sito ufficiale di Mitt Romney è addirittura possibile accedere ad una pagina (http://obamaisntworking.com/) dedicata a trattare punto per punto, tramite una serie di approfondimenti e filmati, l’inattendibilità delle promesse politiche dell’attuale Presidente, nonché una certa debolezza in campo internazionale, con particolare riguardo ai rapporti commerciali con la Cina e alla gestione del  programma di disarmo nucleare con la Russia, rinnovato l’8 aprile 2011 con il New Start (New Strategic Arms Reduction Treaty).

Se dunque la buona stella di Romney sembra risplendere alta nel firmamento politico statunitense, è evidente che la repentina necessità di modificare la propria strategia elettorale espone di fatto il candidato repubblicano agli attacchi di Barack Obama. Formalmente, infatti, le primarie del GOP non sono ancora concluse. Mancano ben cinque appuntamenti – per un totale di 18 stati – prima della Convention di Tampa (Florida) del prossimo agosto e né Ron Paul, né Newt Gingrich, hanno ancora ufficialmente ritirato la propria candidatura. Il 25 aprile il portavoce di Gingrich ha affermato che il candidato sia effettivamente propenso a lasciare la corsa alla nomination in favore di Romney.  Tale posizione è emersa proprio in seguito alla deludente performance nelle primarie del 24 aprile (Connecticut 10%, Delaware 27%, New York 13%, Pennsylvania 19% e Rhode Island 6%), nonché ai 4.3 milioni di dollari di debito che si trova già a dover sostenere 1. Va comunque sottolineato che Gingrich non sembra voler uscire dalle primarie da un momento all’altro, e comunque non prima che “venga predisposto una sequenza ordinata di eventi che possa massimizzare i benefici per il partito Repubblicano e per Mitt Romney” 2 – un’espressione a dir poco sibillina, che nasconde probabili tentativi di negoziazione con la controparte sul futuro corso della campagna presidenziale. Del resto, il possibile endorsement di Gingrich sarebbe del tutto auspicabile per Romney, soprattutto dato che, come prevedibile, il 16 aprile scorso Rick Santorum ha dichiarato ufficialmente di non appoggiare alcun candidato repubblicano, lasciando il proprio elettorato libero di scegliere: “finora non ho sostenuto nessun candidato, quindi ognuno può scegliere liberamente” 3. Formalmente ineccepibile, la scelta di Santorum ha in realtà mostrato come, in assenza di un indirizzo di voto preciso, parte dei sostenitori dell’ex candidato alle primarie abbia continuato a votare per quest’ultimo anche in occasione delle ultime consultazioni (Connecticut 7%, Delaware 6%, New York 9%, Pennsylvania 18% e Rhode Island 6%), sottraendo a Romney qualche migliaio di voti potenziali in tre dei 4 stati, e ben 146,745 voti in Pennsylvania. Infine, anche se il 19 aprile l’ex governatore del Massachusetts ha ottenuto l’appoggio ufficiale sia dello Speaker della Camera, John Boehner, sia del leader della minoranza in Senato Mitch McConnell 4, il “matrimonio arrangiato” tradisce una certa divergenza tra il congresso repubblicano e le posizioni di Romney 5: non soltanto i tagli alla spesa, la tassazione, ma anche l’eguaglianza tra i sessi, l’immigrazione, l’omofobia e la religione, sono tutti temi che mostrano una certa discrepanza e mancanza di visione unitaria tra l’ormai unico favorito alla nomination e il proprio partito.

Da un punto di vista strettamente procedurale, la presenza di queste divergenze, unita al proseguimento delle primarie, offre dunque agli avversari democratici la possibilità di monitorare costantemente il grado di coesione interna degli elettori repubblicani attorno alla candidatura di Romney e, eventualmente, di individuare un bacino di “indecisi” da poter conquistare. A questo proposito, una delle ultime statistiche sul voto presidenziale condotte dal New York Times e dalla CBS News mostra come, nonostante Santorum abbia negato un aperto sostegno a Romney, quest’ultimo sia riuscito ad inglobare il bacino di Cristiani evangelici dell’ex principale competitor interno, guadagnando alla propria causa il 54 per cento del voto nazionale repubblicano. Tuttavia, come si è accennato, all’interno del GOP l’ex-governatore del Massachusetts fatica ancora a suscitare un forte e sincero entusiasmo in vista delle elezioni presidenziali. A remare contro – ma, secondo alcuni osservatori, ancora per poco – sono i Repubblicani più conservatori, che vedono in Romney un candidato populista, che preferisce raccontare agli elettori quello che vogliono sentirsi dire, piuttosto di ciò in cui realmente crede. 6

I risultati dello scorso 24 aprile, seguiti dall’annuncio dell’imminente ritiro di Gingrich, sembrano però non lasciare più molto spazio alle frizioni interne, e segnali incoraggianti, nel senso di un ricompattamento del partito, cominciano ad arrivare anche da alcuni originari detrattori di Romney, come il pastore della chiesa battista di Dallas, Robert Jeffress. Se solo un anno fa Jeffress affermava la non cristianità del mormone Romney, oggi è pronto a sorvolare su quello che ritiene ‘il male minore’ se sull’altro piatto della bilancia c’è il Presidente uscente: “Data l’alternativa tra un Cristiano come Barack Obama che abbraccia principi contrari alla Bibbia come l’aborto e un mormone come Mitt Romney che crede nei valori biblici come la santità della vita e del matrimonio, io ritengo che ci siano delle buone ragioni basate sulla Bibbia per votare Mitt Romney” 7.

Il messaggio che i Repubblicani si preparano a lanciare agli elettori americani è dunque quello dell’unità, un principio che, in questa delicata fase della campagna elettorale, per Romney è in realtà un’arma a doppio taglio.

Romney non è più solo il candidato dei repubblicani, ma deve ora proporsi come il nuovo Presidente, come colui che può rimediare ‘ai guai’ commessi da Obama. Ed è questa la linea politica che si è apprestato a seguire da circa metà aprile.

Ora che si è aggiudicato la nomination repubblicana, Romney deve disfarsi velocemente della veste di conservatore e traghettare il suo messaggio politico verso un più blando moderatismo.

Il delicato processo di revisione della propria immagine politica sta già sollevando alcune critiche, alimentate ovviamente dalla campagna democratica che lo dipinge come un conservatore senza  un vero programma.

Il cambio di linea del candidato mormone è stato goffamente prospettato già alla fine di marzo, quando il portavoce di Romney aveva paragonato ad un “etch a sketch” 8 la campagna politica dell’ex governatore: “Tutto cambia.[…] quasi come un etch a sketh. Puoi rimescolare tutto e iniziare di nuovo.” 9 Questa infelice uscita era andata a rafforzare una delle critiche maggiormente avanzate a Romney: la mancanza di una vera e propria linea politica e il suo affermare quanto gli elettori vogliono sentirsi dire, oscillando quindi tra posizioni conservatrici e moderate; un atteggiamento che nei primi passi delle primarie è stato percepito come un segnale di scarso spirito repubblicano, pericolosamente somigliante alla condotta politica di Obama. Proprio in risposta a queste accuse, e nel tentativo di intercettare l’elettorato repubblicano necessario a guadagnare la nomina presidenziale, Romney ha cercato di evidenziare al massimo il proprio legame con i valori tradizionali e conservatori. Ora, però, proprio questa immagine così faticosamente costruita, rappresenta un sostanziale svantaggio in vista della campagna presidenziale nazionale.

Ecco quindi che il “victory speech” tenutosi in New Hampshire il 24 aprile può essere visto come uno spartiacque fra i due momenti della campagna di Romney, e fornisce pertanto anche la chiave di interpretazione del discorso politico rielaborato negli ultimi dieci giorni.

In New Hampshire Romney si è voluto principalmente presentare come un “anti-obamiano”. Evidenziando la mancanza di leadership politica del Presidente in carica e l’insoddisfazione degli americani, ha affermato che il momento del cambiamento – quello vero – è arrivato. Con lo slogan “a better America – begins tonight”, Romney ha assunto dunque ufficialmente il compito di battere Obama nelle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre, rivolgendosi in particolare a tutti quegli americani, stanchi, delusi, disillusi ed impoveriti dall’America di Obama, fatta di promesse non mantenute e di un perenne stato di crisi economica. Il messaggio chiave, più volte ripetuto, è che esiste qualcosa di meglio per l’America e che Romney è l’uomo a cui affidare le sorti del paese. Un discorso semplice  e lineare in cui, però, non si fa accenno a programmi o riforme.

Se il discorso del New Hampshire ha inaugurato ufficialmente la campagna presidenziale di Romney ed apre il confronto diretto con Barack Obama, già da una decina di giorni i media americani hanno seriamente iniziato a valutare le reciproche aspettative di vittoria dei due candidati. In particolare, il già citato sondaggio del 13 aprile, condotto congiuntamente da New York Times e CBS News, ha mostrato un panorama piuttosto ambiguo, in cui Obama risulterebbe avere un vantaggio molto limitato sullo sfidante. 10

Volendo poi sezionare il consenso elettorale per temi, sulla questione economica, che rappresenta ad oggi il nodo centrale del dibattito politico, 11 i due concorrenti sembrano in sostanziale parità. Se da una parte la crisi rischia di penalizzare Obama, 12  dall’altra l’ineguaglianza sociale 13 tende ad agire in suo favore. Il 49% delle donne appoggia Obama (contro il  43%  per Romney), mentre le percentuali risultano invertite nel caso degli uomini.

Va poi notato che circa un terzo degli intervistati non sembra in realtà avere ancora un’idea definita del repubblicano Romney (rispetto al quale il 29% degli elettori ha comunque un’opinione positiva). Alla luce di quanto rilevato sull’esigenza avvertita da Romney di disfarsi di un’immagine eccessivamente conservatrice, proprio quest’ultimo dato offre dunque all’ex governatore lo spazio di manovra necessario per spostare voti in proprio favore e far pendere l’ago della bilancia dalla propria parte. Allo stesso tempo, però, il candidato repubblicano dovrà prestare estrema attenzione ai messaggi da veicolare all’elettorato, dal momento che già 6 persone su 10 lo giudicano un politico populista. Anche il tentativo di Romney di avvicinarsi all’elettorato ispanico attraverso il tema dell’immigrazione ha sollevato critiche e perplessità. La sua posizione, infatti, sembra di nuovo poco chiara e in alcuni punti addirittura contraddittoria 14. Una prova lampante di questa ennesima ambiguità è rinvenibile in un dibattito dello scorso 20 aprile con alcuni leader di impresa e comunitari latino-americani, nel corso del quale, invece di definire la propria posizione sull’immigrazione illegale e la stessa comunità ispanica, 15 Romney ha preferito nuovamente adottare la strategia dell’attacco diretto alle ‘deficienze’ di Obama: “gli ispanici hanno vissuto tempi difficili con l’amministrazione Obama”; “durante la presidenza Obama gli ispanici hanno dovuto lottare per trovare lavoro come mai prima” 16.

Per il momento l’ex governatore sembra dunque faticosamente alla ricerca di una propria identità, scisso fra l’esigenza di disfarsi di un’armatura conservatrice costruita nel corso delle primarie, e la necessità di non indebolire troppo la propria credibilità all’interno al GOP, già di fatto non particolarmente solida; il tutto nel tentativo di attrarre i voti sia degli indecisi, sia delle minoranze ispaniche e dell’elettorato femminile, che fanno stabilmente parte del bacino elettorale di Obama.

Note:

  1. Nonostante fino a metà aprile avesse sostenuto che sarebbe andato avanti fino alla convention repubblica di Tampa di  quest’estate, Gingrich ha infatti ammesso: “I think you have to at some point be honest with what’s happening in the real world, as opposed to what you’d like to have happened” e ha aggiunto anche:  “I think obviously that I would be a better candidate, but the objective fact is the voters didn’t think that. And I also think it’s very, very important that we be unified”. Cfr. http://thecaucus.blogs.nytimes.com/2012/04/25/gingrich-says-romney-will-be-nominee-urges-unity/?hp#
  2. “orderly process had been arranged that would maximise the benefits to the Republican party and to Mitt Romney” http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-17845674
  3. “I haven’t supported any candidate at this point, so that’s really up to you.” http://www.chicagotribune.com/news/la-pn-rick-santorum-declines-to-endorse-mitt-romney-20120416,0,7454869.story
  4. http://www.tnr.com/article/politics/102750/mitt-romney-republicans-congress-policy-agenda
  5. http://www.tnr.com/article/politics/102750/mitt-romney-republicans-congress-policy-agenda
  6. http://www.nytimes.com/2012/04/19/us/politics/new-york-times-cbs-news-poll-shows-doubts-on-economy-helping-romney.html?pagewanted=2&_r=1&ref=politics.
  7. “Given the choice between a Christian like Barack Obama who embraces very unbiblical principles like abortion and a Mormon like Mitt Romney who supports biblical values like the sanctity of life and marriage, I think there’s a good biblical case for voting for Mitt Romney”   http://www.tnr.com/article/politics/102771/romney-mormon-religion-backlash-election-obama
  8. è un giocattolo per bambini. Nella versione originale (1960) consiste in una specie di lavagnetta sulla quale attraverso due pulsanti è possibile disegnare.
  9. Everything changes […] It’s almost like an Etch A Sketch. You can kind of shake it up and restart all over again”  http://www.nytimes.com/2012/03/22/us/politics/etch-a-sketch-remark-a-rare-misstep-for-romney-adviser.html
  10. http://www.nytimes.com/2012/04/19/us/politics/new-york-times-cbs-news-poll-shows-doubts-on-economy-helping-romney.html?pagewanted=2&_r=1&ref=politics
  11.  “It’s still about the economy, and we’re not stupid” afferma Romney. http://www.latimes.com/news/politics/la-pn-romney-its-still-about-the-economy-and-were-not-stupid-20120424,0,6706757.story
  12. “Americans are showing gradual signs of optimism: 33 percent say the economy is getting better now, compared with 14 percent who said the same last October. But only 27 percent of voters said Mr. Obama had changed the country for the better, compared with 20 percent who said he had changed it for the worse and 47 percent who said he had not changed it at all” http://www.nytimes.com/2012/04/19/us/politics/new-york-times-cbs-news-poll-shows-doubts-on-economy-helping-romney.html?_r=3&pagewanted=2&ref=politics; http://www.tnr.com/blog/the-stump/103017/the-case-queasiness-about-obama-and-the-economy ; http://www.tnr.com/article/politics/100595/obama-escape-artist-excerpt
  13. Sull’ineguaglianza sociale si veda ad esempio:
    http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/subjects/i/income/income_inequality/index.html?inline=nyt-classifier
  14. http://htpolitics.com/2012/04/23/romney-declines-to-endorse-rubio-immigration-plan/http://www.tnr.com/article/politics/102939/romney-immigration-mexico-immigrant-election.
  15. Romney ha infatti negato l’appoggio al dream act del senatore repubblicano Marco Rubio, e una parte del suo staff sta tentando di indebolire il precedente appoggio allo SB 1070. Si vocifera addirittura circa l’eventualità di un vice ispanico.
  16. “The Obama administration has brought hard times to Hispanics in America”;”Under President Obama, more Hispanics have struggled to find work than at any other time on record”    http://lubbockonline.com/filed-online/2012-04-20/romney-woos-hispanics-says-obama-has-failed-them#.T5hXHbM9Wf4

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