Il Partito Repubblicano e gli appuntamenti elettorali successivi al Super Tuesday

Al termine di un mese elettorale ricco di appuntamenti importanti, la corsa alla nomination per il Partito Repubblicano alle prossime elezioni presidenziali di novembre è più che mai aperta. Il candidato favorito, l’ex-Governatore del Massachusetts Mitt Romney guida la gara con 568 delegati conquistati, più della metà dei 1144 necessari per l’investitura alla Convention di Tampa il prossimo agosto. I suoi inseguitori, però, non hanno nessuna intenzione di mollare la presa, forti del loro bottino di delegati ma soprattutto di come si sono evoluti gli appuntamenti elettorali successivi al Super Tuesday. L’ex-Senatore della Pennsylvania Rick Santorum ha conquistato 273 delegati, l’ex-Speaker della Camera dei Rappresentanti Newt Gingrich 135 e il Rappresentante del Texas Ron Paul 50.I risultati in Mississippi, Alabama e Louisiana hanno confermato la difficoltà di Mitt Romney di affermarsi negli Stati in cui l’elettorato del Partito Repubblicano è più conservatore. La vittoria di Rick Santorum negli Stati sopra citati ha dimostrato che, nonostante Romney resti nei sondaggi a livello nazionale il candidato più accreditato per sconfiggere Barack Obama a novembre, le sue posizioni non prettamente di destra sui temi etici cruciali lo hanno lasciato indietro rispetto ai suoi contendenti, nelle preferenze degli elettori al voto nei tre Stati qui analizzati. Già alla vigilia delle primarie in Alabama e Mississippi, le previsioni sui risultati davano un testa-a-testa tra Santorum e Gingrich, senza però indicare un chiaro favorito tra i due. Ciò nonostante, le percentuali di consenso che Santorum è riuscito a raccogliere assumono un rilevante significato politico, dal momento che la sua campagna non dispone dell’organizzazione messa in piedi anche a livello locale dal Partito per Mitt Romney. Più che per quest’ultimo quindi, che aveva sempre dichiarato che negli Stati del profondo Sud “avrebbe giocato fuori casa”, la sconfitta è stata più pesante per Newt Gingrich. L’ex-Speaker della Camera, forte del recente successo in Georgia, ha messo in gioco la sua retorica di “uomo del Sud”, combinata con l’esperienza nei meandri della politica di Washington D.C., per continuare a legittimare la prosecuzione di una campagna piuttosto deludente. All’indomani della vittoria in Alabama e Mississippi, Santorum non ha perso l’occasione per esortare Gingrich a farsi da parte, per ricompattare in suo favore i voti del fronte conservatore e anti-establishment all’interno del Grand Old Party (G.O.P.) La strategia di Santorum non ha pagato in Illinois, dove Mitt Romney ha vinto con un margine di dieci punti percentuali sul suo rivale, lasciando gli altri ancora più distanziati. Le primarie del G.O.P. in questo Stato, roccaforte del Partito Democratico e Stato in cui il Presidente Barack Obama è stato eletto Senatore, non erano determinanti per la corsa alla nomination dal 1988; a maggior ragione qui gli elettori repubblicani hanno voluto accordare la loro preferenza al candidato per loro più accreditato a battere il Presidente in carica nelle elezioni generali. La facile affermazione dell’ex-Governatore del Massachussets gli permette di riprendere il filo narrativo della sua campagna elettorale, che fin dal principio vuole presentarlo come il candidato naturale non solo alla nomination per le elezioni, ma alla stessa Presidenza degli Stati Uniti. Inoltre, Romney ha potuto dare una risposta concreta alle domande interne di un Partito Repubblicano da sempre minoritario nello Stato, composto da un elettorato tendenzialmente moderato ma con un social conservatism, concentrato soprattutto nelle regioni rurali a sud di esso. Per social conservatism si intende la consolidata convinzione che per ridare all’America la crescita economica e il primato che le spetta sulla scena internazionale, occorra tornare alla tutela dei valori tradizionali del Paese. Ma tale spinta non è stata sufficiente a far emergere l’alternativa Rick Santorum. Newt Gingrich e Ron Paul hanno tenuto qui una campagna elettorale di basso profilo e hanno lasciato in anticipo l’Illinois per puntare sulla Louisiana. Poi in Louisiana è arrivato il nuovo stop per Mitt Romney. Nonostante i risultati definitivi lo diano più che doppiato da Rick Santorum, questa per l’ex-Governatore poteva non essere una sconfitta annunciata. Alcuni elementi nella composizione dell’elettorato e alcune variabili presenti alla vigilia del voto avrebbero potuto rivelarsi decisivi per la rimonta di Romney. Innanzitutto, va contemplato il fattore Newt Gingrich che ha potuto contendere a Santorum la fetta di elettori che simpatizzano per il “Tea-Party”. Inoltre, differentemente dall’Alabama e dal Mississippi, l’elettorato della Louisiana si compone di un terzo di Cattolici che, in contesti analoghi ha espresso, differentemente dagli Evangelici, la propria preferenza per Romney. Infine, c’è da considerare anche che la Louisiana è lo stato meno rurale della fascia del “Deep South”. La popolazione si concentra per un 59% nei sobborghi delle grandi città, dove l’elettorato preferisce Mitt Romney perché lo considera il candidato ideale a sconfiggere Barack Obama nelle elezioni di novembre.Le tematiche affrontate in queste settimane di campagna elettorale hanno evidenziato tutte le contrapposizioni interne al Partito Repubblicano e al suo elettorato emerse nei risultati sopra analizzati. Rick Santorum ha prevalso in Alabama, Mississippi e Louisiana facendo appello al cuore del social conservatism. Un’enfasi che ha fatto presa sulla consistente fetta di cristiani-evangelici che compone la fascia più ampia di elettorato negli Stati del “Deep-South” e che ha lavorato per Santorum grazie al network dei luoghi di culto. In questi giorni in cui la riforma sanitaria di Obama è all’esame della Corte Suprema che dovrà verificarne la costituzionalità, la retorica di Rick Santorum coglie l’occasione di attaccare violentemente il progetto di legge del Partito Democratico e di riflesso accusare il suo rivale Mitt Romney di aver varato, ai tempi in cui era Governatore del Massachusetts, una legge piuttosto simile alla contestata riforma. Le recenti polemiche sulla campagna di accesso alla contraccezione per le donne, la forte opposizione all’aborto e ai matrimoni tra omosessuali hanno compattato l’elettorato conservatore intorno a Santorum, assicurandogli un credito elettorale a livello nazionale che l’establishment di Partito non può ignorare in vista delle elezioni a novembre.Dall’altra parte, i moderati del Partito Repubblicano hanno dimostrato, attraverso il voto in Illinois, che la retorica sui temi sociali non è la strada giusta per tornare alla Casa Bianca. I sostenitori del fiscal conservatism si riconoscono nella ricetta di politica economica che Mitt Romney vuole somministrare al Paese. Significativo è stato un suo discorso all’International Hall della University of Chicago, nel cuore dell’ “Obamatown”, come i suoi abitanti chiamano il quartiere della città dove il Presidente viveva prima del 2008. In quel contesto, il candidato repubblicano non ha perso occasione per criticare la politica economica dell’Amministrazione democratica, basata su una maggiore incidenza dell’azione statale nell’economia, contrapponendogli il modello meno interventista basato sui tagli alle tasse, l’abolizione di tutti gli organi federali messi in piedi per combattere la crisi economica e l’abolizione della riforma sanitaria. Gli Stati Uniti, per Romney, hanno una lunga tradizione culturale incentrata sulla libertà, individuale ed economica, che non ha bisogno dell’eccessiva ingerenza del Governo per poter far ripartire la potente macchina produttiva statunitense.Il Partito Repubblicano esce da questo lungo mese elettorale senza un candidato alle Presidenziali consacrato dal voto popolare, lacerato al suo interno da anime diverse che hanno dimostrato, con le loro preferenze, di voler partecipare attivamente alla scelta di colui che dovrà mandare a casa Barack Obama. Molti commentatori assicurano che alla fine Mitt Romney ce la farà ad ottenere la nomination ma, non riuscendo a sfondare negli Stati a maggioranza ultra-conservatrice, ha ormai perso l’aura di inevitabilità che gli dava essere il favorito dall’establishment nazionale del Partito e sulla quale ha impostato la candidatura fin dagli inizi. I suoi avversari, però, sono ben decisi a prolungare la campagna elettorale il più possibile. Se Newt Gingrich e Ron Paul hanno perso quasi tutte le possibilità di influenzare la corsa, i risultati di questi ultimi appuntamenti elettorali dimostrano che lo stesso non si può dire per Rick Santorum. Il suo exploit assume un significato di legittimazione politica fondamentale, non solo perché ha raccolto intorno a sé il voto della destra religiosa, ma perché è riuscito ad inserirsi nella portentosa macchina elettorale organizzata dal Partito Repubblicano a favore di Mitt Romney. Gli stessi commentatori sembrano consapevoli che Santorum non riuscirà a strappare la nomination al suo avversario, ma questi ultimi successi hanno dimostrato che ha ormai conseguito il vantaggio psicologico per potergli complicare la strada e, allo stesso tempo, costruirsi il giusto credito per la campagna elettorale per le Presidenziali del 2016. Il Partito Repubblicano ha bisogno di sbloccare questa situazione per potersi concentrare sulla campagna elettorale vera e propria contro Barack Obama. A questo scopo, sempre più “big” del Partito hanno dichiarato pubblicamente il loro appoggio a Mitt Romney, anche chi, come l’ex-Governatore della Florida Jeb Bush, aveva sperato fino all’ultimo che emergesse un candidato alternativo in grado di ricompattare l’elettorato del G.O.P.. Il Partito non può permettersi che le lacerazioni interne arrivino a dominare la Convention di Tampa il prossimo agosto e rischiare che diventi una resa dei conti vera e propria.

COMMENTI

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0