South Carolina: temi ed elettori, tra politica e religione

407439_125138597606318_411975525_nLe primarie in South Carolina hanno visto il mormone Romney e i cattolici Santorum e Gingrich contendersi un elettorato repubblicano spaccato e incerto. Nella culla del fondamentalismo protestante, la sfida per questi outsider è riuscire a conquistare il voto conservatore, Bibbia alla mano. Chi sono i mormoni? Come e per chi votano i cattolici? Esiste ancora una Destra Cristiana? Con questo contributo cerchiamo di fare luce sull’ecumenismo politico nella tradizione conservatrice statunitense.

Il South Carolina ha incoronato Gingrich. Con dodici punti di stacco su Romney l’ex portavoce della Camera rientra a pieno titolo nel dibattito e guadagna la rinnovata attenzione dei media, sfidando l’establishment del partito. La notizia sorprende, ma ci permette di cominciare a fare luce sull’elettorato repubblicano, che ci appare un poco disorientato: su tre tornate elettorali, tre sono stati i vincitori.

I motivi dello stacco di più di settantacinque mila voti da Romney e di più di centoquaranta mila da Santorum sono da ricercare nelle tematiche che la campagna sino ad oggi ha messo sul tavolo e a come ciascun candidato è stato capace di fronteggiarle.

Il South Carolina rientra a pieno titolo in quella che fu definita nel 1924 da Henry Louis Mencken la Bible Belt, una fascia di stati che dal Texas arriva sino alla Virginia, culla del fondamentalismo protestante. Per questo motivo, al termine delle votazioni in New Hampshire, si aveva la sensazione che più la campagna si sarebbe spostata a sud più le questioni economiche avrebbero lasciato spazio a temi legati ai valori, alla famiglia, alla moralità, alla religione. Ed effettivamente da allora sono stati numerosi i contributi registrati sulla stampa che trattano del mormonismo di Romney, dell’endorsement di un nutrito gruppo evangelico al cattolicissimo Santorum, e della conversione dalla chiesa battista al cattolicesimo di Newt Gingrich.

In South Carolina il 66 percento della popolazione è bianca, e circa il 70 percento è affiliato a chiese protestanti, in larga parte a quella battista del sud. Nell’elettorato repubblicano locale, gli evangelici costituiscono circa il 60 percento. Nonostante i numeri suggeriscano una tendenziale omogeneità, sin da subito si è compreso quanto questa componente dell’elettorato fosse spaccata, riportando alla mente i risultati delle stesse primarie di quattro anni fa, in cui Mike Huckabee e Fred Thompson si divisero il voto evangelico lasciando la vittoria a John McCain.

Considerate le caratteristiche personali e politiche dei candidati, la spaccatura era pressoché inevitabile. Stupisce in questo senso l’apparente poca incidenza sul voto della fede dei candidati in generale, ed ancor più rispetto al mormone Romney, sulla cui sconfitta ha prevalso maggiormente la critica alla sua eccessiva moderazione. Il mormonismo, definito da alcuni più che una religione, un culto, secondo un sondaggio realizzato nell’ottobre del 2011 da LifeWay Research, istituto affiliato proprio alla chiesa battista del sud, è considerato estraneo alla cristianità da tre pastori su quattro. Il nome esteso della chiesa mormone è “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’Ultimo Giorno”, ma nonostante il nome, ci sono profonde differenze con le altre confessioni cristiane – ad esempio, il rifiuto della dottrina della Trinità, il disconoscimento dei Vangeli e dell’Antico Testamento, la concezione della vita nell’aldilà.

A sfidare Romney, si sono presentati due candidati cattolici conservatori. Definirli tali non è però sufficiente a spiegare la loro posizione rispetto a questioni legate alla famiglia, all’aborto, all’omosessualità e a collegarli direttamente alla tradizione conservatrice protestante.

Nel 1998 lo stratega repubblicano Steven Wagner pubblicò su Crisis i risultati del Catholic Voter Project: come tanti altri progetti di quegli anni, questo aveva l’obiettivo di monitorare la spaccatura dell’elettorato cattolico e i motivi del passaggio di una parte di questo dal partito Democratico a quello Repubblicano. I risultati del sondaggio mostravano come sostanzialmente l’elettorato cattolico fosse diviso in due gruppi, chiamati da Wagner Social justice Catholics e Social renewal Catholics. Gli elettori del primo gruppo sono quelli che sino alla fine degli anni sessanta del novecento si auto-identificavano come liberal: di questa tradizione hanno mantenuto la percezione che ci sia  tutta una classe di vittime escluse dalla piena partecipazione ai benefici dell’economia e della società statunitense e credono che sia una primaria responsabilità del governo aiutare queste persone. Si tratta quindi di un gruppo di elettori più sensibile alle questioni di genere e di razza, che promuove il multiculturalismo e la tolleranza, rifiuta la sussidiarietà degli aiuti preferendo che questi vengano distribuiti dal governo nazionale e auspica una maggiore regolamentazione del capitalismo a tutela dei poveri e della famiglia. I Social renewal Catholics, invece, respingono la visione del primo gruppo e portano l’attenzione sulla moralità o sul suo presunto declino all’interno del governo federale e della più ampia cultura popolare; per questo, fanno dell’opposizione all’aborto e ai matrimoni omosessuali i due argomenti fondamentali di difesa della famiglia e credono in un governo più attento alla moralità che alla giustizia sociale.

L’ex senatore della Pennsylvania fa parte di questo secondo gruppo. Promotore di un ecumenismo più politico che religioso, Santorum si è posto in linea con la visione evangelica della famiglia e del governo, riuscendo a strappare esattamente una settimana prima delle primarie il supporto ufficiale di 150 leader cristiani conservatori (secondo il Family Research Council ottenendo però solo il 75 percento dei voti della convention). Pochi giorni dopo, Gingrich ha ribadito che il gruppo minoritario di quella stessa convention avrebbe votato in suo favore. Aldilà delle scaramucce elettorali, lo stretto legame tra conservatorismo cattolico e destra cristiana merita di essere approfondito.

Nel 1973 la Corte Suprema, con i casi Roe v. Wade Doe v. Bolton stabilì che la scelta dell’aborto doveva essere tutelata dal diritto alla privacy stabilito dal quattordicesimo emendamento e che questo sarebbe stato persino auspicabile in casi di necessità, al fine di tutelare la salute della donna. Le reazioni di cattolici ed evangelici furono diverse ed in alcuni casi contrastanti, ma in entrambi i gruppi crebbe l’esigenza di prendere una posizione politica: nel caso dei cattolici mettendo in discussione la loro fedeltà al partito Democratico, nel caso degli evangelici risvegliando il loro ormai assopito fervore politico. Sul finire degli anni settanta ecco allora che prese vita quella che diventerà nota come la “destra religiosa”, inizialmente incentrata solo sul conservatorismo protestante, ma attenta al potenziale allargamento della coalizione verso altre forme di attivismo religioso. Le vicissitudini di questo gruppo religioso sono plurime (sbandamento, bancarotta, campagne presidenziali sbagliate…), ma negli anni novanta il born-again Ralph Reed riprese le redini del movimento dando vita alla Christian Coalition, che sin dall’inizio mise in agenda il coinvolgimento dei conservatori cattolici a tutti i livelli dell’organizzazione. Il terreno di incontro erano le tematiche che facevano parte del bagaglio ideologico della destra cristiana sin dagli anni settanta: aborto, omosessualità, educazione sessuale nelle scuole e famiglia, ma con una novità, i buoni per la frequenza di scuole religiose. Questi ultimi sin dagli anni trenta erano terreno di battaglia sul quale prendeva forma il sentimento anti-cattolico protestante: proibirne l’uso significava togliere supporto alle scuole cattoliche, impedirne la diffusione ed eliminare così una potenziale minaccia per la cultura protestante.

Manifesto di questo connubio è il dibattutissimo “Evangelicals and Catholics Together: The Christian Mission in the Third Millennium”, pubblicato su First Things nel Maggio del 1994, di stampo principalmente teologico, con qualche riferimento alle istanze politiche che la Coalition porta avanti. La reazione, soprattutto in campo evangelico, fu esplosiva, ma nel lungo termine il documento ha contribuito a rafforzare il legame: nelle elezioni del 2004 George W. Bush ha ottenuto l’80 percento del voto evangelico e il 52 percento del voto cattolico, proprio nella sfida contro il cattolico John Kerry. Il voto dei due gruppi ha garantito a Bush più della metà dei voti totali.

Ad oggi, i conservatori di entrambi i gruppi condividono la battaglia contro il secolarismo, il relativismo e quello che viene definito “individualismo ipermoderno”, trovano un terreno comune nel linguaggio degli assoluti morali e vedono nel papato di Giovanni Paolo II (più che in Jerry Falwell e Pat Robertson) una guida per i principi pro-life. Alcune discrepanze però rimangono: ad esempio, sulla guerra i Iraq: gli evangelici furono dei forti sostenitori, ma il Vaticano si oppose; oppure sulla questione israelo-palestinese, nei confronti della quale i cattolici sono un po’ meno filo-israeliani.

Newt Gingrich e Rick Santorum si sono battuti per conquistare il supporto dei social conservatives di entrambe le confessioni, ma Gingrich ha avuto la meglio. E’ possibile che l’uscita di scena di Rick Perry e il suo supporto a Gingrich abbiano distolto brevemente l’attenzione dall’intervista della ex moglie Marianne Ginther, da cui l’etica religiosa del candidato rischiava di uscire fortemente lesa. Ma se l’ex portavoce ha ottenuto il voto del 36 percento delle donne (rispetto al 30 percento di Romney, il 19 percento di Santorum e il 13 percento di Ron Paul) e il 39 percento dei voti degli elettori sposati, è evidente che qualcosa è cambiato. Per l’elettorato del South Carolina, conservatore ed evangelico, questa è senza dubbio un’anomalia. Forse non tutti sanno che Gingrich si è convertito al cattolicesimo in occasione di questo suo terzo matrimonio. O forse fondamentalmente l’elettorato non è interessato alla sua appartenenza religiosa.

La spaccatura all’interno di quella che viene definita la Christian Right induce a pensare che questo sia il momento del suo declino: i Christian Soldiers di Pat Robertson e Jerry Falwell sono ormai più che adulti, e le nuove generazioni sembrano più sensibili e solidali a tematiche come l’omosessualità o la giustizia sociale. Detto questo, è anche vero che il movimento rimane ancora molto forte sulla tematica dell’aborto e della contraccezione, cause sposate con maggiore veemenza dagli under 30.

La vittoria in South Carolina di Gingrich sottolinea l’attenzione che i repubblicani in questo momento prestano alle prospettive di politica economica e finanziaria, e la loro predilezione per un candidato che sia all’altezza della personalità e della retorica obamiana. Un candidato che abbia fegato e che affronti con passione le sfide. Rimane da capire se questo sia indicato per un presidente, e se sia davvero la carta vincente contro Obama.

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