Sonderweg: La “via speciale” della Germania all’unità

“Franzosen und Russen gehört das Land,
das Meer gehört den Briten,
Wir aber besitzen im Luftreich des Traums
Die Herrschaft unbestritten.”
Heinrich Heine, Deutschland. Ein Wintermärchen, 1844

 

Unità tedesca ed unificazione italiana. I concetti fondamentali

Anton von Werner, “La proclamazione dell’Impero tedesco“ (1877).

Anton von Werner, “La proclamazione dell’Impero tedesco“ (1877).

I processi di unificazione in Germania ed in Italia, possono essere analizzati in chiave comparata con particolare attenzione alla questione nazionale ed al liberalismo come dottrina politica nelle diverse declinazioni che ebbe nei due Stati. Questo lavoro ha, quindi, lo scopo di porre in evidenza sia le analogie quanto, soprattutto, le profonde differenze nella costituzione dello Stato unitario in Germania ed in Italia, concentrando l’analisi sulle specificità del caso tedesco nei suoi concetti fondamentali di StaatNation e Bund.

Dopo le vittorie della Prussia nella guerra dei ducati nel 1864, nella campagna contro l’Austria nel 1866 e nel conflitto con la Francia nel 1870–1871, la proclamazione dell’Impero Tedesco, avvenuta il 18 gennaio 1871 nel castello di Versailles, rappresentò la conclusione di un processo unitario che, sorto dal nazionalismo romantico e passato attraverso la contrapposizione tra conservatorismo e liberalismo, condusse all’affermazione della potenza prussiana sotto l’abile regia politica e diplomatica del cancelliere Otto von Bismarck-Schönhausen.

Già da questa sommaria introduzione, appare possibile dedurre le evidenti analogie tra unificazione italiana ed unità tedesca. Entrambi i casi, infatti, sono caratterizzati da elementi comuni quali il sentimento nazionale, il confronto tra filosofie politiche antitetiche e, in più, l’affermazione di uno Stato  egemone – il Regno di Sardegna, il Regno di Prussia –  i cui primi ministri, Camillo Benso di Cavour, Otto von Bismarck-Schönhausen, con determinazione maggiore degli stessi sovrani Vittorio Emanuele II di Savoia e Guglielmo I di Hohenzollern, intesero utilizzare il processo di unificazione come strumento di politica di potenza, attuando una visione realista delle relazioni internazionali che impose il ricorso alla guerra come mezzo per l’affermazione dello Stato.

A fronte di queste similitudini, risaltano con maggiore chiarezza le particolarità esclusive dell’unificazione tedesca, quel  Sonderwegche costituisce la “via speciale” della Germania all’unità. Stante un sentimento nazionale storicamente forte e radicato, tale da superare le distinzioni di classe o di Stato di appartenenza attraverso la formazione di una comunità culturale coesa nella ricerca dell’unità politica, l’unificazione divenne una risorsa fondamentale nel gioco politico-diplomatico di Bismarck, il quale riuscì abilmente a strumentalizzare la questione nazionale per piegarla alle esigenze della politica di potenza del Regno di Prussia nel perseguimento dell’egemonia regionale e, successivamente, continentale.

Con riguardo alle specificità del caso tedesco, la formazione dello Stato unito può essere descritta come l’interazione di tre Begriffe o concetti fondamentali, quali le idee di Staat (Stato), Nation (Nazione) e Bund (legame, ma anche lega, unione politica). La complementarietà di Staat e Nation, o meglio, di Staatsnation (Nazione come Stato, Costituzione ed istituzioni) e Kulturnation (Nazione come civiltà, come idem sentire, legame sentimentale e culturale), costituisce, dunque, l’essenza del Sonderweg (Rusconi 2011)Sulla via speciale all’unità, ogni tedesco prima che suddito di uno dei tanti Stati che compongono il Deutscher Bund – la Confederazione Germanica istituita dal Congresso di Vienna (1814–1815) come successore del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica – sperimentava effettivamente il senso di appartenenza ad una Kultur, ovvero ad una comunione di civiltà che trascende i confini statali, ed attendeva l’intervento di uno Stato egemone in grado di dare alla comunità del popolo ed all’unione degli Stati un’organizzazione politica stabile ed efficiente che ponesse la Germania in grado di competere con le altre potenze europee. I concetti di Stato e Nazione, infine, erano legati ed interagivano con un terzo Begriff: il Bund, ovvero il legame con cui si costituisce la Genoβenschaft, l’ “unione di compagni”. Il concetto di Bund, dunque, rende manifesta una prima differenza sostanziale col modello di unificazione italiana. L’unione dinamica diStaat e Nation in Germania può essere paragonata per opposizione ad una Nationkultur italiana plurisecolare che affrontò notevoli difficoltà nell’affermazione della Staatsnation.

Un’ulteriore comparazione di notevole utilità ai fini di una migliore comprensione della profonda diversità tra unità tedesca ed unificazione italiana, si trova dunque sia nel concetto di Nazione, sia nelle differenti esperienze belliche all’origine dei rispettivi processi di unificazione nazionale.

Sin dall’umanesimo di Ulrich von Hutten (1488–1523) e dalla filosofia politica della Riforma, a fronte della frantumazione politica del territorio, l’idea di Nazione venne considerata in Germania come patrimonio dell’intera Genoβenschaft, senza distinzioni in base alla classe cui l’individuo potesse appartenere o in base allo Stato di cui potesse essere suddito. Questa concezione unitaria dell’idea di Nazione ebbe la sua massima formalizzazione nell’opera di Johann Gottfried Herder (1744–1803) e nei Reden an die deutsche Nation, pubblicati da Johann Gottlieb Fichte (1762–1814) nel 1808 durante l’occupazione francese del Regno di Prussia. In particolare, Herder considerò il sentimento nazionale come vincolo sociale capace di unificare il Volk  – il popolo –  e rendeva la Nazione un elemento spontaneo ed indipendente dalla volontà umana. Questo spirito nazionale che assume forme di innatismo è fondamentale per la comprensione dell’unità tedesca, poiché Bismarck lo avrebbe fatto proprio dando prova di acuto realismo. Abbracciando il progetto  della Kleindeutsche Lösung, volto all’unificazione degli Stati tedeschi settentrionali in una confederazione che escludesse l’Austria, Bismarck, pur non condividendo l’ideale nazionale di matrice liberale, sposava la causa nazionalista e ne diveniva alfiere. Tale apparente rivolgimento non deve stupire, poiché rappresenta uno degli esempi classici del realismo che animò l’intera azione politica del Presidente dei Ministri prussiano. Con l’adesione all’ideale nazionale, infatti, Bismarck fu capace di fornire una solida fonte di legittimazione all’espansione del Regno di Prussia, presentando questa all’opinione pubblica come realizzazione di un’unità nazionale già presente a livello ideale, così ottenendo  il consenso di molti liberali già contrari al suo governo autoritario.

In Italia, al contrario, l’idea di Nazione fu esclusiva delle élites liberali e il processo unitario provocò gravi reazioni contrarie all’unificazione, come lo sviluppo del brigantaggio meridionale e l’opposizione del movimento cattolico conservatore.

Ulteriore differenza essenziale tra Germania ed Italia è riscontrabile nella visione storiografica e nella mitografia nazionale delle guerre per l’unità. I conflitti ingaggiati dalla Prussia tra il 1864 ed il 1866, prima a fianco dell’Austria contro la Danimarca per la questione dei ducati di Schleswig ed Holstein, poi con l’Italia ed alcuni Stati della Confederazione Tedesca contro l’Austria ed altri Stati delDeutscher Bund per l’affermazione dell’egemonia prussiana sulla Germania, non rappresentano campagne di unificazione, maEinheitskriege, “guerre di unità” in cui il sentimento nazionale è drammaticamente già acquisito, tanto da venire nominate ancheBruderkrieg, ovvero “guerra dei fratelli”.

Non appare questa la sede per approfondire il successo della politica estera bismarckiana fino alla vittoria sulla Francia nella guerra franco-prussiana del 1870–1871 ed alla proclamazione del Deutsches Reich. Ciò che si ritiene essenziale rimarcare è il fatto che, nel caso tedesco, la cementazione dello spirito nazionale precedette le guerre di unificazione prussiane. Il nazionalismo ebbe per Bismarck una funzione esclusivamente strumentale per l’affermazione della potenza prussiana. Prima che il perfezionamento dell’unità culturale attraverso l’unificazione politica, l’obiettivo fondamentale delle guerre per l’unità fu l’espansione del Regno di Prussia ai fini del raggiungimento dell’egemonia in Europa centrale e dell’inserimento nel gioco delle grandi Potenze su di un piano partecipazione paritaria. A tale scopo, il nazionalismo venne a costituire per Bismarck niente altro che una risorsa di fondamentale importanza per la creazione del consenso nel compimento del suo progetto politico basato su di un’unificazione “durch Eisen und Blut”, ovvero “col ferro e col sangue”, come Bismarck stesso affermò il 30 settembre 1862, innanzi alla Commissione per il Bilancio della Camera dei Deputati del  Landtagprussiano al culmine della crisi istituzionale sull’aumento delle spese militari. I conflitti combattuti tra il 1864 ed il 1871 costituiscono, dunque, esempi applicativi della Realpolitik di Bismarck, quello schema analitico introdotto da Ludwig August von Rochau (1810–1873) nei suoi Grundzüge der Realpolitik (1853). In questo schema analitico, le guerre sono funzionali all’affermazione dello Stato nazionale nell’interesse prussiano e, quindi, tedesco, ancor prima che all’affermazione del liberalismo e di quell’idea di Nazione che ad esso appartiene. La guerra, in conclusione, è pura esplicazione della politica di potenza bismarckiana.

I liberali prussiani ed il connubio con l’autoritarismo di Bismarck

Vignetta pubblicata il 16 dicembre 1866, pochi mesi dopo la vittoria di Königgrätz. Bismarck traina i Liberalen prussiani sul carro della vittoria.

Vignetta pubblicata il 16 dicembre 1866, pochi mesi dopo la vittoria di Königgrätz. Bismarck traina i Liberalen prussiani sul carro della vittoria.

La comparazione dei processi di unificazione in Italia ed in Germania consente di porre in evidenza una significativa analogia nelle strategie adottate da Cavour e Bismarck per l’allargamento del consenso ai fini dell’attuazione del loro programma politico e, specificamente, della risoluzione della questione nazionale. Mentre il conte liberale inaugurò la politica del connubio con le forze d’opposizione del Centrosinistra, onde emarginare la destra conservatrice, il principe  conservatore seppe sfruttare le istanze deiLiberalen prussiani per vincere la loro opposizione alla sua politica autoritaria. A tal scopo, dando ulteriore prova del proprio realismo, Bismarck fece leva sul pragmatismo dei suoi avversari ed utilizzò quel sentimento nazionale che costituiva al tempo stesso un principio fondamentale per i liberali ed uno strumento privo di contenuti ideologici per il Presidente dei Ministri del Regno di Prussia.
Questa manovra di cooptazione, fu resa più agevole dalle caratteristiche strutturali del pensiero e della politica liberali come si manifestarono nella Germania della seconda metà del XIX secolo, in particolare dal forte pragmatismo che animava i Liberalen. Il liberalismo tedesco, infatti, poneva al centro della sua analisi politica una particolare forma di rapporto tra Stato e società, incardinata nell’idea di una possibile realizzazione del maggiore grado di libertà politica ed economica per l’individuo anche nel contesto di uno Stato conservatore ed autoritario come la Prussia degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del XIX secolo. Ciò è vero non solo sul piano prettamente filosofico, ma anche su quello più propriamente politico. Dando prova di abile pragmatismo, i Liberalen intercettarono l’apertura di Bismarck ed avviarono un avvicinamento al Presidente dei Ministri che culminò nel sostegno fornito al governo dopo la vittoria nella guerra contro l’Austria nel 1866. Pur di perseguire l’obiettivo della massima realizzazione del principio di libertà individuale nello “Stato-caserma” prussiano, i liberali giunsero, quindi, ad una sorta di connubio con il conservatorismo: se appoggiare Bismarck equivaleva alla rinuncia allo sviluppo delle istituzioni in senso pienamente parlamentare, in favore di un assetto istituzionale di tipo autoritario al limite dell’assolutismo, questo era l’unico modo per partecipare in futuro al governo della Germania, in una posizione di forza che rendesse possibile l’avvio di una sincera “rivoluzione liberale” (Cioli 2003).

Dall’apertura alla collaborazione con le forze conservatrici ed autoritarie e dalla strategia fondata su un approccio pragmatico alla competizione politica, emerge la specificità dei Liberalen prussiani in confronto ai liberali italiani. Dando dimostrazione di notevole pragmatismo, stanti l’acquisizione dell’idea di Nazione (Kulturnation) e l’obiettivo della costituzione dello Stato Nazionale (Staatsnation), i Liberalen ed, in particolare, la Nationalliberale Partei fondata nel 1866 – lo stesso anno della vittoria prussiana a Königgrätz – sarebbero stati fedeli sostenitori di Bismarck, quale Presidente dei Ministri del Regno di Prussia e Cancelliere dell’Impero Tedesco, anche a costo di rinunciare a questioni fondamentali del liberalismo. Tuttavia, il sostegno al Caesarenthum di Bismarck, inteso come forma moderna del cesarismo (Rusconi 2011) sarebbe stata causa di un grave pregiudizio sulla Regierungsfähigkeit (“capacità di governare”) dei liberali tedeschi, con drammatiche conseguenze per la storia della Germania contemporanea.

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