Intervento del console Larrea alla conferenza conclusiva della VII Summer School

Pubblichiamo l’intervento del Console John Larrea del Consulate General of the United States di Firenze alla conferenza conclusiva della Summer School CISPEA tenutasi il 30 giugno 2011 presso la sede di Reggio Emilia dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

 

Sono molto felice di essere qui per la conclusione della settima Scuola Estiva di Storia Americana. Sappiamo tutti che questo è un momento particolarmente importante nel calendario degli Stati Uniti. Siamo molto vicini al quattro di Luglio, un momento che ci porta, come americani, a riflettere e ad essere riconoscenti per le libertà di cui ciascuno di noi gode. In particolare, sono molto grato della prossimità con il quattro di Luglio perché l’Ambasciatore David Thorne sarebbe dovuto essere qui, ma per l’occasione è dovuto rimanere a Roma: ciò significa che ha chiamato me cosicché io venissi al suo posto, e per questo sono molto contento.

L’Ambasciatore mi ha chiesto di comunicare a voi tutti quanto è colpito dalla vitalità degli American Studies in Italia e dal supporto che Boorea offre a questa straordinaria, eccellente iniziativa, a questo magnifico evento. Egli mi ha chiesto di portarvi le sue parole.

Il tema della Scuola Estiva CISPEA “1861–1901. Stati Uniti, Italia, Germania e le sfide dell’unità nazionale” è chiaramente rilevante tanto per gli Stati Uniti quanto per l’Italia. Come tutti sappiamo, quest’anno si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia e sono sicuro che tutti qui sapete altrettanto bene che è anche il 150° anniversario dell’insediamento di colui che io considero essere il più grande Presidente degli Stati Uniti di tutti i tempi: il Presidente Abraham Lincoln.

Egli, come sapete, assunse l’incarico in un periodo nel quale molte delle assemblee statali si muovevano verso la secessione e, difatti, alla fine diedero inizio alla Guerra Civile americana, che fu senza dubbio l’evento più importante nella storia della nostra nazione. Furono quattro anni di tempi difficili e durante questi quattro anni ci furono molti momenti in cui il popolo dell’Unione, il popolo del Nord, era pronto a cedere, era pronto a dire “non ne vale la pena, disfiamoci di Abraham Lincoln alla prossima occasione e mettiamo fine a questa guerra”.

Sono tanti gli storici che hanno scritto di come a quel tempo molti americani, in particolare nel Nord-Est, a New York e a Boston, stessero prendendo a cuore e seguendo la campagna del Generale Garibaldi per l’unificazione d’Italia. Per gli ideali che rappresentava, lui ispirò e fornì loro motivazioni e stimoli. Questo aiutò il popolo a sostenere il Presidente Lincoln in una lunga battaglia di quattro anni per preservare l’Unione. Di fatto, gli storici dicono che il Presidente Lincoln ad un certo punto abbia persino offerto il comando generale a Garibaldi. La storia ci dice chiaramente che alla fine lui non venne negli Stati Uniti per guidare l’esercito dell’Unione, ma questo dimostra che esempio fosse e infatti, in suo onore, la famosa 39esima divisione di fanteria dell’unione di New York fu rinominata “The Garibaldi Guard”.

Un altro grande Presidente americano è John F. Kennedy, che cinquanta anni fa disse: “Tutti dobbiamo qualcosa all’Italia”. Disse: “Il Risorgimento ha prodotto un Paese moderno ma ha anche rappresentato il risveglio della società Occidentale e un contributo forte per le libertà e i diritti”. Questa è una grande eredità per voi, di cui dovete essere orgogliosi. E io sono orgoglioso di essere qui, nel Paese in cui questa eredità ha avuto inizio.

I nostri Paesi, Stati Uniti e Italia, sono diversi, certo. Ma allo stesso tempo abbiamo fatto esperienza più o meno nello stesso momento del raggiungimento dell’unificazione e della libertà. Io penso che i due Paesi si siano influenzati a vicenda: certamente, l’Italia ha influito molto sugli Stati Uniti. In tempi più recenti abbiamo stabilito forti legami che ora sono più forti che mai. Di questo all’Ambasciata a Roma e a Washington siamo molto orgogliosi. Come ho detto, queste relazioni si sono rafforzate negli anni, arricchite da forti legami politici, storici e sociali. Io vivo da anni qua in Italia e voglio ringraziarvi tutti per avermi invitato.

Sono sicuro che tutti voi che siete qui oggi avrete successo nel vostro percorso di studio e professionale.

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